Il re è morto, viva il re 9


Che la festa cominci: libertà e perline colorate per tutti. Una volta si diceva “adda venì baffone”, ma gioivano solo i nostrani comunisti babbionizzati da una propaganda mistificatrice; adesso che sta arrivando Full Monty, tutti, ma proprio tutti, sembrano inebriati dall’estasi (o dall’extasy).

Non ho intenzione di venire alla festa, troverò una scusa, dirò che ho la febbre; sono disposto anche a fingere che sono in lutto stretto per la morte politica di un amico, ma alla festa non ci vengo. E, comunque, respingo fermamente l’accusa di essere prevenuto nei confronti del demiurgo, che non ha ancora preso il comando della nave, giacché questa, che dovrebbe essere logicamente una condizione sospensiva, viene disinvoltamente abrogata anche da quelli che festeggiano. Resterò da solo a casa “con le quattro capriole di fumo del focolare”, come “una cosa posata in un angolo e dimenticata”.

Respingo anche la prova provata dello spread, ridisceso un tantino, appena la candidatura di Full Monty ha sbaragliato tutte le altre possibili. E con questo? Scenderà ancora con la nomina ufficiale e con la presentazione del governo alle Camere, è sicuro. I mercati festeggeranno. Benissimo, e allora? Forse che i mercati non festeggiano sempre quando un’azienda licenzia qualche migliaio di operai? Ed ancora, non festeggiano quando un governo riduce o abbatte il welfare, trasferendo ai privati sanità, scuola o beni comuni? Che bella scoperta.

Ma non si era detto che i mercati avevano drogato la finanza, creando una ricchezza fittizia a livello mondiale di sette o otto volte superiore a quella reale e gonfiando in tal modo quella bolla planetaria che è all’origine della crisi? E non aveva tentato il povero Obama, il cosiddetto uomo più potente della Terra, di porre delle regole a Wall Street, fallendo miseramente e vergognosamente?
Tuttavia, si dirà, e giustamente, che la flessione dello spread consentirà di pagare meno interessi sul debito pubblico e che anche il danaro erogato dalle banche ad imprenditori e famiglie (mutui e prestiti personali) costerà di meno. Bisogna convenire che non è un vantaggio da poco per quelli che saranno nelle condizioni di poterne usufruire, ma forse sarebbe opportuno tenere a mente che quelli che nel frattempo avranno perso il posto di lavoro o sono rimasti precarizzati, insomma gli scarti di vita in genere, rimarranno sostanzialmente insensibili alle variazioni dello spread nella olimpica indifferenza del capitale finanziario transnazionale: spezzettare la merce umana è oggi il sistema migliore per rapinarla.

Facciamo a capirci: tutti sono liberi di festeggiare se finalmente anche in questo Paese la destra-destra potrà governare applicando seriamente un po’ di sano liberismo, specialmente se personalmente ed individualmente potranno ingrassare ancora di più, ma, gentilmente, la smettessero di contrabbandare i loro interessi spiccioli con gl’interessi del Paese, del popolo. Può darsi persino che non se ne rendano conto fino in fondo, ma sono gli stessi che speravano di lucrare dall’arrivo di Berlusconi e che sono rimasti delusi. Benissimo, hanno tutto il diritto di gridare a squarciagola: “E’ morto il re, viva il re”.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

9 commenti su “Il re è morto, viva il re

    • eduardo

      Purtroppo il mio computer non è “tecnicamente” in grado di aprire il link suggerito. Me ne scuso.

  • fma

    Pare che non vogliano Monti, tra gli altri, Susanna Camusso e Ignazio La Russa. Per tacere di Giuliano Ferrara.
    Tutti e tre in odio ai mercati e per amore della democrazia.
    Anche in questo campo, come tra i fautori di Monti, qualcuno ci è, e qualcuno ci fa.
    Questo è certo.
    Com’è certo che in questo momento abbiamo bisogno di cose concrete.
    Chi ha un’alternativa concreta a Monti ce la faccia conoscere: che sia fattibile, qui e ora.

    • eduardo

      Non c’è nessuna alternativa. Monti, appunto, è il nuovo re. Le contorsioni di Berlusconi mi sembra siano espressione (anche legittima) di un potere di contrattazione interessato a questo punto ai beni di famiglia, oltreché a quel “salvacondotto” giudiziario tutto sommato accettabile. Gli altri recitano tutti la parte prevista dal copione.
      Il fatto che Monti rappresenti l’unica via “possibile” non m’impedisce di ritenere che non sia una buona via: ripristinare lo statu quo (lo stesso che ci ha condotto nella attuale crisi) mi sembra un’occasione sprecata. Fermo restando che, a mio avviso, la causa della crisi trae origini dalle modalità dello sviluppo neo-capitalistico mondiale e non dal debito sovrano del nostro Paese.

    • eduardo

      NATALE
      di Giuseppe Ungaretti

      Non ho voglia
      di tuffarmi
      in un gomitolo
      di strade
      Ho tanta
      stanchezza
      sulle spalle
      Lasciatemi così
      come una
      cosa
      posata
      in un
      angolo
      e dimenticata
      Qui
      non si sente
      altro
      che il caldo buono
      Sto
      con le quattro
      capriole
      di fumo
      del focolare

      Napoli, il 26 dicembre 1916

  • pier

    articolo di Orazio Licandro

    Mario Monti: il pugno di ferro dei banchieri.

    “La verità è cosa popolare, forse plebea, manda cattivo odore, sta agli antipodi delle buone maniere ed è diametralmente opposta al tono della buona società”. Così scriveva, nei suoi Pamphlets, Paul-Louis Courier, grande grecista, brillante polemista settecentesco e fustigatore di etichette e riti di corte.

    Sebbene sia certo di incorrere nella generale disapprovazione, credo che sia un bene spendere qualche parola di verità per la gravità del momento: il costituendo governo Monti rappresenta l’ennesima anomalia della ormai malata, o forse sarebbe meglio dire moribonda, democrazia italiana.

    Ricapitoliamo in breve. Nei mesi scorsi si è invocato un cambio di governo (a guida Monti) o elezioni anticipate per varare le misure chieste dalla Bce, perché – si diceva – il governo Berlusconi debole e delegittimato non era in grado di assicurare il raggiungimento degli obiettivi. Poi, improvvisamente, scatta l’accelerazione della crisi politica, si aggrava per l’effetto di chiare manovre speculative (sarebbe interessante capirne di più su protagonisti e ispiratori) e si costringe Berlusconi a rompere ogni indugio assicurando l’approvazione di quelle misure entro questa settimana per poi rassegnare le dimissioni e andare al voto in tempi rapidissimi.

    Così sembrava in un normale, per quanto grave, quadro politico, e ciò appariva condiviso da quasi tutte le forze politiche in parlamento. Ma ieri l’ennesima furibonda manovra speculativa come una gragnuola di colpi cadeva sull’Italia e mutava lo stato delle cose: e così dal Quirinale inaspettatamente giungeva la nomina di Mario Monti come senatore a vita e subito l’intenzione di incaricarlo come capo di governo.

    Bene! Ma per fare cosa? Se la Bce ha visto accolte da Berlusconi le indicazioni che bisogno c’è adesso del governo Monti? Che bisogno c’è di mantenere in vita il peggior parlamento della storia repubblicana? Che bisogno c’è, in un momento di acutissima crisi politica, economica e morale, far considerare dall’opinione pubblica quelle decine di parlamentari con seri problemi giudiziari dei “salvatori della patria”? Cosa c’entrano, ad esempio, Dell’Utri, Romano e Scilipoti con il tentativo di salvataggio e di riscatto dell’Italia? Cosa sarebbe mai successo di tanto più grave se si fosse andati a elezioni a gennaio nella speranza democratica di rinnovare le istituzioni, ridando ad esse dignità? A tutte queste domande dovrebbe e saprebbe ben rispondere il Presidente della Repubblica, ma non può, perché dovrebbe ammettere che quando c’è una crisi del genere la parola torna ai cittadini; ma soprattutto dovrebbe ammettere la sostanza delle cose e per farlo dovrebbe abbracciare quella maleodorante verità di cui si diceva all’inizio…

    Allora è bene dire che per paradosso ciò che accadrà con il costituendo governo sarà peggio di ciò che ci riserveranno gli ultimi scampoli del governo berlusconi, cioè l’approvazione di un piano di “riforme aggressive“, per dirla con Obama. Accadrà che tre giorni dopo l’insediamento si dirà che l’Italia ha fatto bene ma che non è ancora sufficiente, che bisognerà compiere ulteriori sacrifici. Accadrà che ancora di più diritti e servizi verranno tolti; che licenziare sarà sempre più facile e strumento dell’arbitrio assoluto dei padroni; accadrà che le pensioni verranno scippate e che borse di studio per i meritevoli ma privi di mezzi economici non ci saranno più – pazienza, per quei ragazzi, ancora qualche sacrificio.

    Accadrà che liberalizzazioni e privatizzazioni che pensavamo di aver arrestato con i referendum del giugno scorso (appena qualche mese fa, eh?) riprenderanno con virulenza e profondità; accadrà che l’intero patrimonio immobiliare, storico, artistico, archeologico, paesaggistico verrà privatizzato, cioè svenduto a poche, le solite, facoltosissime famiglie e consorterie del più arcaico, provinciale e ignorante sistema capitalistico occidentale. Accadrà che i ricchi e i potenti saranno ancora più ricchi e potenti, mentre i deboli e i bisognosi ancora più deboli e bisognosi. Accadrà…, no sta già accadendo che questa, sin dalle origini, claudicante democrazia di un Occidente declinante venga espropriata definitivamente dai banchieri, sì da padroni e banchieri nel nome dell’emergenza, soprattutto grazie a un popolo inerte e cieco, che ignaro come un toro corre felice e mugghiante verso chi lo macellerà.

    Le elezioni, come i referendum, invece avrebbero potuto indicare una volontà popolare e sovrana verso altre e più eque ricette economiche. Ma questo rischio non si poteva certo far correre a padroni e banchieri, e dunque subito via libera al governo Monti sino al 2013, nel nome dell’emergenza, della concordia e della salvezza della patria!

    • eduardo

      Il ragionamento di Licandro si poggia su questa affermazione: “Le elezioni, come i referendum, invece avrebbero potuto indicare una volontà popolare e sovrana verso altre e più eque ricette economiche”.
      Non credo che ciò sarebbe potuto accadere per l’ottimo motivo che i partiti di sinistra di una qualche significatività elettorale non formulavano questa offerta agli elettori.
      Il fascino del PDCI del resto riposa proprio nello sfrontato rifiuto (per la verità molto poco comunista) di fare i conti con la realtà.
      Per la cronaca, poi: mercoledì scorso abbiamo sfiorato in un giorno solo il fallimento. Questo è un fatto accaduto non il timore di un possibile accadimento, che fa rabbrividire chiunque provi a moltiplicare un giorno per due mesi.
      Col che non contesto la totale dipendenza dal potere finanziario trasnazionale, anzi proprio perché lo ritengo reale, non intendo farmi stritolare solo per portare Diliberto e magari un altro in Parlamento.

I commenti sono chiusi.