Il Quadro

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Il Quadro" è stato scritto da Il Gobb

Oggi voglio dipingervi un quadro. Non vi piacerà. A me non è piaciuto quando ne ho messo insieme tutti i colori. Sono colori cupi.

Cominciamo dai dettagli locali, gli stessi che ho messo insieme per arrivare a quelli globali e quindi all’idea che sto per esporre.

ITALIA

Innanzitutto la sempre crescente disuguaglianza fra i più ricchi e i più poveri, come si evince dalle crude cifre del rapporto OCSE “Growing Unequal“. È un sentiero che hanno imboccato quasi tutti i Paesi cosiddetti “occidentali” (le virgolette indicano incredulità e sfottò: chiamarli così mi disgusta, è pura propaganda di guerra *_*) e che dimostra una volta di più quanto l’idea che un maggiore benessere sociale sia raggiungibile tramite un mercato deregolato sia solo una pia illusione. E infatti ora si statalizzano le banche (che è pure inutile e populista, ma andiamo con ordine).

Attualmente il reddito medio del 10% degli italiani più poveri è circa 5.000 dollari (tenuto conto della parità del potere di acquisto), quindi sotto la media Ocse, che è di 7.000 dollari. Invece il reddito medio del 10% più ricco è circa 55.000 dollari, sopra la media Ocse. Redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni Ottanta: si tratta del più elevato aumento nei Paesi Ocse, dove l’aumento medio è stato del 12%.

In questo contesto il governo propone la rottamazione di auto e lavatrici per rilanciare i consumi e l’economia: assolutamente demenziale.

La neo-povertà di chi ha un lavoro è un altro problema. Siamo sempre di più.
Abbiamo un reddito da lavoro, ma questo non ci consente di vivere dignitosamente.
Molti di noi mangiano alla Caritas almeno un paio di volte a settimana, altrimenti alla fine del mese non si arriva. Fossimo disoccupati, almeno…

Ovviamente la mobilità sociale è sempre più una chimera. Qui i figli di genitori poveri hanno meno possibilità di accedere alla ricchezza, di conquistare un miglior status socioeconomico. Secondo l’OCSE il 10% più ricco dei cittadini italiani detiene il 42% della ricchezza totale del Paese e circa il 28% del reddito disponibile.

Mi sembra inutile ricordare che la mobilità sociale è possibile, in linea di principio, solo a coloro che riescono a garantirsi un’istruzione superiore, quindi le necessarie competenze per svolgere lavori altamente qualificati: medici, avvocati, ricercatori.

Ecco, ricercatori. Anche loro hanno dei problemini, con tutti questi tagli. Impediscono loro di regolarizzarsi, sminuiscono il ruolo dell’università nella ricerca (che per produrre risultati elevati deve percepire fondi dallo Stato, non dalle aziende) e affossano la nostra produzione di tecnologia innovativa, quindi la nostra competitività.

In questo momento in tutta Italia ogni grado di scuola pubblica è incazzato nero. Ma nero. Perché la riforma Gelmini mira ad abbattere definitivamente la scuola pubblica, eliminando il tempo pieno (con relativa difficoltà delle famiglie a reddito più basso, che non possono permettersi di non lavorare o pagare una babysitter). Unitela al fatto che le scuole private percepiscono fondi pubblici e quelle pubbliche (per ora le università – senza riforma, è bastato un comma nella finanziaria – ma vedrete che presto si estenderà a tutti) devono cercarsi gli sponsor. Non ci vuole molto a capire che è un modo di ridistribuire soldi pubblici in cambio di… voti? Favori? Ha senso chiederselo? L’importante è che questo distrugge di fatto la possibilità di garantirsi un’istruzione paritaria, suddividendo di fatto la società italiana in due (se non in tre: vedi la proposta di introdurre l’apartheid sui banchi): una elite di governo e una classe di lavoratori poveri, privi di diritti, spaventati dai nemici che il governo di volta in volta indica e pronti a regalare fette della propria libertà personale in nome della sicurezza.

Fino ad ora i provvedimenti presi in favore di quest’ultima sono ridicoli, populisti, assolutamente inefficaci quando non addirittura inapplicabili. Penso al DDL Carfagna sulla prostituzione, in base al quale nessuno verrà mai condannato perché definisce un reato impossibile da provare. Penso all’espulsione degli stranieri colpevoli di reati… delinqui e io ti porto alla frontiera. Mi giro e rientri. Che pena è? Ma ci pensate quando sentite ‘ste stronzate in TV? L’ultima è fantastica: ritiro a vita della patente ai condannati per reati relativi alla droga.

In più abbiamo la chiesa cattolica, le cui ingerenze nella nostra vita privata e in quella legislativa dello Stato hanno raggiunto livelli incredibili. Adesso hanno cominciato anche a fare pressione per introdurre, oltre all’ora di religione (con insegnanti scelti dalla curia e pagati dallo Stato, con stipendi superiori ai colleghi che insegnano cose vere), una bella ora di bibbia. Di bibbia! Dedicata a tutti, anche a chi non frequenta l’ora di religione! Per “conoscere il grande codice della nostra cultura e riuscire a capire la nostra identità“, dato che è “componente fondante dell’identità nazionale“, secondo monsignor Ravasi.

Nemmeno mi metto a ricordare il fallimento del referendum sulla procreazione assistita, la pressione politica per non introdurre il testamento biologico etc etc etc.

Ho letto da poco “I peccati delle donne nel Medioevo“, di Duby. Fatelo anche voi: pochi libri come questo saggio mettono in luce la assoluta necessità per la chiesa di controllare la nostra intimità più profonda, cioè i processi riproduttivi, quindi il corpo delle donne. Controlla quello e controllerai gran parte della vita emotiva e morale delle persone.

Così come si fa con il concetto di identità, che è MOLTO sensibile. Notate come insistono su questo punto, sulle radici cristiane dell’Europa (che è diventata così proprio quando il papato ha cominciato a sgretolarsi, grazie tante al revisionismo storico), tema fortissimo da quando siamo in guerra contro il “satana” musulmano e terrorista. È diventata la scusa per ogni retrograda cavolata teocratica.

In questo contesto (progressiva distruzione di qualsiasi stato sociale, compressione delle libertà civili) sono cominciate le proteste sulla riforma scolastica, che hanno la caratteristica disperazione dell’adesso o mai più: se passa questa siamo finiti. Ci sono stati scontri a Milano, e l’ordine appare chiaro: possiamo pure fare qualche corteo colorato e innocuo, ma guai alle occupazioni dei binari e alle proteste più dure.

Volano manganellate.

E Silvio stavolta non scherza, ha l’occasione di fare un test importantissimo: verificare quanta violenza statale siamo disposti a sopportare. Quanto i (suoi, tutti) media sapranno coprire, mentire. Sapevo che non era niente di buono, e adesso temo di capire quale fosse uno degli scopi per cui è stato messo l’esercito in strada. È arrivato finalmente il momento di reprimere duramente scioperi e proteste senza preoccuparsi più di tanto?

Pare di sì. È clamoroso. È una dichiarazione di guerra contro il popolo italiano, almeno quello in disaccordo con lui.

Sentitelo:

Il governo è pronto a ricorrere alle forze dell’ordine per impedire l’occupazione di scuole e università da parte di quegli alunni che anche oggi continuano a manifestare contro il decreto Gelmini. Non permetteremo che vengano occupate scuole e università perché l’occupazione dei posti pubblici non è un fatto di democrazia ma di violenza nei confronti di altri studenti, delle famiglie e dello Stato. Convocherò il ministro dell’Interno e gli darò istruzioni dettagliate su come intervenire con le forze dell’ordine per evitare che queste cose succedano. Sono assolutamente convinto che lo Stato debba garantire i diritti dei cittadini. Faremo lo Stato. Chi compie reati lo sappia. (*)

Ecco qui: protesti? Sei nemico dello Stato. In questo atto vedo il germe della fine della libertà di sciopero, e provate a darmi del pessimista: questo qui stringe alle corde la popolazione per fare i suoi interessi e, quando questa reagisce perché non ha altra scelta, mena più forte.

Leggete la fonte e rabbrividite, c’è tutto il solito repertorio: siamo noi che non capiamo quanto sono illuminate le sue leggi, non esiste nessun taglio alla scuola, nessuno toccherà il tempo pieno, è tutta propaganda della sinistra. Nell’articolo c’è persino l’opposizione veltroniana: “Sono parole che considero molto gravi… che possono essere cariche di conseguenze. Ho l’impressione che il presidente del Consiglio abbia voluto soffiare sul fuoco, cosa che non deve fare”.

Ha l’impressione, lui. Oh, poverino. Qui ci si sta scippando di mano la democrazia, ciccio, e tu hai l’impressione?

La stretta autoritaria è evidente fin dal famigerato G8 di Genova, nel 2001, ma adesso sta diventando azione sistematica. Il fascindaco della mia fascittà ha dichiarato guerra a tutti i possibili oppositori che potrebbero, agendo sul territorio, mobilitare i quartieri contro le sue iniziative. Nei giorni scorsi a Roma hanno “trovato” alcune bombe molotov al centro sociale Horus.

Ora, quando una notizia del genere riguarda un centro sociale che non conosco il dubbio può persino esserci, perché non posso verificare. Quando però quei ragazzi li conosco, dato che ho frequentato parecchio l’Astra e seguito gli sgomberi che hanno subìto, e so che lì sopra ci abitano intere famiglie con bambini, allora posso gridare: CE LE HANNO MESSE.

Forse il proprietario del palazzo ha bisogno di un favore. Alemanno il fascindaco dice che “a Roma c’è un problema di stabili occupati che sottraggono spazi alla cittadinanza”. O forse lucrosi affitti agli immobiliaristi. Ma perché, le famiglie che abitano lì non sono “cittadinanza”? Inoltre l’argomento è pretestuoso: la Gemini, ditta proprietaria dell’immobile, l’ha lasciato per anni nell’abbandono, vuoto e in rovina, e ha ricevuto un provvedimento di sequestro da parte della vecchia giunta per un cambio illegale di destinazione d’uso. E allora? Chi è che sottrae spazio alla cittadinanza, i proprietari o gli occupanti?

Quindi, riassumendo: situazione economica particolarmente sfasciata, divario crescente fra ricchi e poveri, il cibo che costa sempre di più, libertà civili in diminuzione netta, riforma scolastica “di classe”, ricerca morta, ingerenze legislative del clero, nuove povertà in allargamento, campagna mediatica costante verso gli stranieri (un popolo spaventato è più facilmente governabile, perché è sempre disposto a credere a chi dice che li salverà… sì, anche se il pericolo non esiste e basterebbe una politica migratoria razionale – non la Bossi/Fini – per risolvere tutti i problemi connessi).

Penso poi a tutte le porcate fatte coi soldi pubblici, altro che i fannulloni di Brunetta: illimitati miliardi di euro alle banche (continuano a ripeterci la favoletta che “nessuna fallirà”: ma davvero ci credete? Su che basi?), i debiti di Alitalia, l’Alta Velocità (che ormai è una voragine: quanti miliardi di euro si deve ingoiare? Quanti mafiosi dobbiamo arricchire con questi appalti?)

Unica nota finanziariamente positiva? Forse non pagheremo il multone per Rete4 perché… le frequenze di Europa7 le cede la RAI. Un colpo di genio puro. Vedete cosa si può fare se si è proprietari di Rete4 e Presidenti del Consiglio allo stesso momento?

MONDO

Qui le cose non vanno molto meglio. L’aumento del divario fra ricchi e poveri riguarda un po’ tutti.

Di preoccupante c’è anche che il petrolio sta finendo (o sta diventando più costoso estrarlo, il che è lo stesso): la domanda supera l’offerta di uno-due milioni di barili al giorno.

In realtà non importa poi molto, perché la crisi economica che è appena cominciata è profondamente strutturale e indica, a mio modesto giudizio, che il capitalismo è finito. Ha fallito. Sarebbe l’ora dell’eco-economia, ma ci spero poco.

Dare soldi alle banche per non farle fallire è una misura congiunturale del tutto inutile sul lungo periodo, che serve solo a fornire paracadute d’oro ai manager in picchiata di utili (soprattutto qui in Italia, devo dire, che è tradizione).

Quello che nessuno sembra ricordare è che i governi sono intervenuti già più volte in sostegno dell’economia mondiale, e in particolar modo quello americano “tutto mercato e niente Stato”: nel 1987 con la crisi delle borse, nel 1989 col crollo dei risparmi e prestiti, nel 1997 con la crisi finanziaria in Asia (faceva un sacco paura al tempo), nel 2001/2002 con il caso Enron.

Le tendenze strutturali del capitalismo stanno facendo a pugni con i cicli che normalmente esso attraversa. Per dirla con Wallerstein:

la percentuale dei tre costi principali che incidono sulla produzione capitalistica – salari, fattori produttivi, tasse – è regolarmente aumentata rispetto al prezzo di vendita, al punto che oggi è impossibile ricavare dalla produzione quei profitti che hanno sempre consentito una forte accumulazione di capitale. Non che il capitalismo non riesca a fare quello che ha sempre fatto così bene. È proprio perché lo ha fatto troppo bene che ha scardinato le basi dell’accumulazione futura.

(…)

Stiamo entrando in una fase protezionista (addio globalizzazione!). Andiamo verso una maggiore ingerenza dei governi nella produzione. Perfino gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno nazionalizzando le banche e le industrie in crisi.

Il che, en passant, mi ricorda anche certe politiche di informazione sulla pericolosità delle merci altrui, sulla diffidenza verso la Cina etc…

Per darvi un’idea di quanto stiamo localmente inguaiati, moltissimi comuni e regioni italiani hanno “in pancia” investimenti relativi ai derivati strutturati che ormai si sono sgretolati grazie alla crisi dei mutui sub-prime. Questo significa NUOVI DEBITI PUBBLICI.

Si è puntato troppo sul valore creato non dalla produzione, ma dall’investimento. Un sistema che permetta questo si apre a tutti i possibili abusi. Chi mi legge sa che considero sana solo un’economia che consideri l’ambiente come la conditio sine qua non si fanno affari, e quindi lo cura.

Il warfare americano presto smetterà di funzionare, e il mondo è già diventato economicamente multipolare: non possiamo più parlare di superpotenza singola, ci sono Cina e India, Taiwan, altri in ascesa.
Ma dovranno fare in un altro modo, perché l’esportazione del capitalismo ha convinto la gente e i governi che è possibile vivere al di sopra delle proprie possibilità, e intendo proprio TUTTA la gente e MOLTO al di sopra: l’Earth Overshoot Day è lì a ricordarcelo.

Ah, prima di chiudere, sempre pensando all’Italia… volete sentire ancora una cosina di Wallerstein?

Possiamo dire con certezza che il sistema attuale non sopravvivrà. Quello che non sappiamo è che ordine prenderà il suo posto. Non sarà un sistema capitalistico, ma potrebbe essere qualcosa di molto peggio (ancora più polarizzato e gerarchico) o di molto meglio (relativamente democratico ed egualitario).

(…)

Si va verso una ridistribuzione populista della ricchezza da parte dei governi, che può assumere forme socialdemocratiche o forme autoritarie di estrema destra. E stiamo andando verso un grave conflitto sociale all’interno dei Paesi, perché tutti si dovranno accontentare di una torta più piccola.

Non vi sembra qualcosa di familiare? Non vi pare che stia accadendo in questo stesso momento?

Lo vedete, il quadro? L’ho dipinto abbastanza chiaramente?

Ovvio, questo è per forza di cose un riassunto senza troppi dettagli, ma… beh, spero si veda l’immagine che ho davanti agli occhi e ho provato a trasmettervi.

Non ci sto mettendo nemmeno il riscaldamento globale, con i relativi, immani costi sia economici che in termini di vite umane.

Il futuro ci riserva, e spero di sbagliarmi, una gran massa di morti. Centinaia di milioni, se non un miliardo o due, e una elite di ricconi rinchiusi al sicuro dalla fame e dalle rivolte. Fantascienza? Magari. Sarò felice se avrò torto.

Ma il fatto che un sacco di esperti veri (non come me) o, per fare un esempio preso a caso, L’Internazionale sull’ultimo numero, dicano le stesse cose che dico io da qualche mese, non mi conforta affatto. Non so voi, io sono spaventato a morte.

(*) La dichiarazione è stata rinnegata nei contenuti. Purtroppo le smentite di Berlusconi giungono ad una velocità superiore a quella che abbiamo nell’impaginare MC. (N.d.R.)

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