Il Punto di Vista
10 novembre, 2007 - 19:30 di redazione
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Un lettore ci ha pregato di far conoscere la sua esperienza a tutti. Questa volta non ci siamo soffermati a valutare il valore informativo o politico del pezzo. Lo abbiamo preso per quello che è: una testimonianza che è facile entrare nel tunnel della depressione, ma è anche possibile uscirne con il supporto di chi ci ama e la forza di volontà. Speriamo che leggere queste parole possa servire da incoraggiamento a chi si trova a vivere una situazione di questo tipo.
Conobbi una ragazza bellissima, di un’altra nazionalità quasi per caso. Successe dopo due mesi che mi ero lasciato con la mia ex. La vidi su un autobus che mi riportava a casa dopo essere andato a trovare una cara amica in una città straniera poco distante dalla mia città natale. Quando la vidi pensai che fosse molto bella, ma piccolina. I suoi occhi erano azzurri ed il suo sguardo intelligente e limpido. Si sedette nel sedile davanti al mio. Io il giorno dopo dovevo lavorare e sarei arrivato a casa alle quattro di notte. Alle nove avrei dovuto cominciare. Pensai di dormire per recuperare.
Poi si mise a fianco a me un uomo. Il suo odore era tipico di chi ha lasciato ad “affumicare” i suoi vestiti in una cucina dove si preparano cibi speziati di ogni sorta. Non riuscivo a dormire. Era gennaio. L’odore era fortissimo ed amplificato dal bocchettone di aria calda che soffiava su di me. Così pensai di sedermi a fianco di quella ragazza. Avrei avuto il posto a fianco al corridoio e con un po’ di fortuna non avrei più sentito quel forte odore di spezie. Poco dopo mi presentai a lei, che quasi non sentiva con gli auricolari nell’orecchio. Li tolse. Avevo studiato la sua lingua dalle scuole dell’obbligo fino alle scuole superiori, ma in tutta quella settimana non l’avevo quasi parlata. Non riuscivo.
In quel momento mi sentii padrone della lingua e parlammo per tutte le 5 ore del viaggio. Fu una sorpresa quando scendemmo nel freddo autogrill di montagna e vidi che era piccolina anche di statura, ma di una tale bellezza da abbagliare con uno sguardo. Ci scambiammo i numeri. Lei andava a visitare Roma. Le promisi che sarei andata a trovarla nella sua città al suo ritorno.
Durante quella settimana ci scrivemmo moltissimo, e al suo ritorno passò di nuovo dalla mia città. Andai a salutarla alla stazione degli autobus e le portai un pacchetto con dentro una guida della mia città, dei cioccolatini e una lettera. Quando glielo diedi ci avvicinammo e ci baciammo. Sembrava amore. Lei, per ricambiare, mi regalò il suo braccialetto d’argento. Così piccolino con tanti cuoricini tutti attaccati. Non sarei mai riuscito ad indossarlo a causa della taglia. Lo conservai con cura. Dopo poche settimane andai a trovarla. Stavamo insieme. Ci separavano molti chilometri, ma l’amavo.
Dopo otto mesi di ricerche trovai lavoro nel suo paese, ma in altra città. La distanza era doppia, ma stranamente ci voleva molto meno tempo per vedersi. Lei poteva star da me molti più giorni di prima e con più frequenza. Era tanto premurosa nonostante la sua età e cucinava benissimo!
Poi dopo otto mesi circa cominciai ad avere una sorta di depressione. Il lavoro che ero andato a fare mi opprimeva. Star solo (nonostante avessi qualche amico italiano) mi faceva star male. Non facevo sport, mi annoiavo, mi sentivo morire. Avevo bisogno di contatti. Ero in una delle più belle città del mondo, ma ero solo. Ero solo dentro. Parlare tutti i giorni una lingua diversa dalla mia mi spezzava in due. Stavo male. Qualche volta guardavo fuori dalla finestra del mio piccolo appartamento del 5° piano e pensavo di lasciarmi andare. Credevo che avrei trovato pace
Così cominciai a scrivere e-mail agli amici, ma nessuno mi capiva. Tutti dicevano cose banali Provavano un po’ a tirarmi su di morale, ma senza successo. Nessuno trovava parole confortanti Addirittura qualcuno venne lì. Mi fece un piacere enorme, ma io avevo bisogno di una persona stabile accanto a me, qualcuno che mi capisse, che parlasse con me. Neanche lei, la donna della mia vita, era capace di aiutarmi. Lei voleva che io andassi nella sua città e stessi con lei. Non è che non le importasse il mio stato di salute, ma lei aveva un obiettivo ed era che io vivessi con lei. Nella sua “agendina delle priorità” c’era scritta una frase “Il mio uomo deve vivere con me”. Così telefonavo 10 volte al giorno a mia madre, ma nonostante i suoi sforzi non riusciva a convincermi che le cose stessero a posto.
Dopo mesi per presi coscienza e tornai in Italia, probabilmente era la cosa migliore da fare e la feci. La mia ragazza era furibonda Non capiva il perché, mi accusava di essere un mammone e di non amarla a sufficienza. Aveva paura che non sarei più tornato da lei.
Io tornai in Italia è vero, ma per trovare lavoro dovetti spostarmi ancora. La depressione non passava, mi sentivo schiacciato Solo dopo lunghi colloqui con mia madre e gli amici “ritrovati”, riuscii a cominciare a capire che dovevo cambiare il punto di vista. Intanto la mia ragazza continuava a spingermi ad andare da lei. Mi diede un ultimatum. Era febbraio ed io sarei dovuto andare a vivere nella sua città entro e non oltre dicembre. A Luglio la lasciai E la lasciai con l’amaro in bocca. Credevo che sarebbe stata la donna della mia vita .
Vivere in un altro stato, litigare con tutti i miei amici più stretti, cambiar di nuovo città e dover ricominciare tutto daccapo, non avere più amici, avere un nuovo lavoro e nuovi colleghi, aver finito quella stupenda storia d’amore mi disorientava. Avevo allucinazioni Credevo che tutto il mondo “sparlasse” alle mie spalle e mi vedesse come un malato di mente Credevo che addirittura cospirassero. Dagli amici ai parenti e ai passanti. Li sentivo addirittura parlare di me. Stavo dando di matto. Alle volte guardavo in faccia i miei capi e scoppiavo a piangere senza ragione.
Avevo provato di peggio. In passato mio padre mi aveva fatto vivere di peggio. A me, mia madre e mia sorella, indirettamente ma sempre a causa di quel padre, avevo dovuto dormire per una settimana in macchina e farmi la doccia in un centro sportivo per non far capire niente a nessuno. Avevo dormito per tre mesi vicino ad una chiesa dividendo la stanza con uno studente. Tutto questo guadagnando quasi sempre 350euro al mese e senza un contratto. Insomma le mie esperienza me le ero fatte. Esperienze vissute a fondo. Eppure stavo a pezzi
Poi la ripresa. Il mio capo capii la situazione e mi disse di prendermi dei giorni di malattia da passar con la mia famiglia. Non sentirsi più obbligato della mia lei, non sentirsi più obbligato a dover cambiar stato, la ritrovata fiducia nelle mie capacità sia nel lavoro che con il gentil sesso L’aiuto di alcuni amici mi fecero riprendere La spallata finale la diedero 5 amici con cui passai le vacanze più belle della mia vita. Ora sto bene, mi sento forte, audace, oso molto di più, non ho paura delle persone. Mi sto ricostruendo un vita, sto conoscendo nuove persone, le sto scegliendo con cura. Sto anche riprendendo il buono che c’era della mia vecchia vita. Faccio sport, faccio passeggiate, fotografie, disegno, scrivo, leggo moltissimo. Amo.
Il messaggio è uno solo. Per quanto la vita possa essere dura e difficile, ricordiamoci che a volte basta cambiare il punto di vista. Parliamo il più possibile con le persone. Tutte le persone. Stringiamoci attorno ai nostri parenti (quelli di cui abbiamo fiducia, che ci amano). Amiamo. Viviamo la vita ogni giorno come fosse l’ultimo. Facciamo del bene. E’ incredibile il ritorno che si ha. E’ scontato, ma vero.
Vi lascio con un messaggio, ma anche questo lungo purtroppo, quindi andate a cercarvelo Il messaggio è di Pablo Neruda E comincia così Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine
Buona vita a tutti
Il Punto di Vista è di redazione

La mente umana è infinita, considero che la depressione è una terribile e malefica perversione della nostra mente, e come dici: "basta cambiare il punto di vista", io sempre ho visto l'argomento attraverso del concetto della bottiglia mezzo piena o mezzo vuota, c'è gente che parla di fortuna e sfortuna, io credo che non esistono, la nostra vita compie dei cicli che sono positivi o negativi a seconda della nostra "positività" verso le circostanze, in base alle nostre reazioni (causa/effetto) si sviluppano ulteriori conseguenze e quindi il nostro ciclo cambia, con o senza la nostra volontà, ma il tutto riporta al nostro pensiero e la nostra voglia di lottare verso le avversità, la forza interna che possiamo dominare o no, tutti l'abbiamo, ma non tutti siamo capaci di tirarla fuori nei momenti giusti, e questo a volte ci sommerge nella depressione, la quale non può essere combattuta dagli amici o parenti, ne meno della persona amata, perchè nessuno di loro è dentro della nostra mente e non conosce quello che veramente ci sta affondando dall'interno dei nostri pensieri/visioni della nostra realtà.
La maggior parte delle volte siamo noi che costruiamo i famosi "castelli in aria" basati sul nostro pensiero senza tenere conto o valutare se quello che ci succede è l'effetto causato da un nostro comportamento, crediamo che è tutto generato dal nostro intorno, allora ci sentiamo sfortunati, non è vero, quello che ci succede è stato provocato generalmente da noi stessi, magari inconsapevolmente, pero questo non ci esime dalle conseguenze.
Per me, l'unica cosa che può aiutare è la lotta verso la propria felicità o se vogliamo, possiamo chiamarla serenità, non devono importare gli ostacoli, deve importare solo l'obbiettivo, e mentre si lotta si è felici anche se sommersi nel sacrificio, tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, se crediamo nel nostro obbiettivo, risaliremmo dal buio.
Salutoni
Grazie per questa bella testimonianza.
Grazie al nostro lettore e a Miguel
Per me, l’unica cosa che può aiutare è la lotta verso la propria felicità o se vogliamo, possiamo chiamarla serenità, non devono importare gli ostacoli, deve importare solo l’obbiettivo, e mentre si lotta si è felici anche se sommersi nel sacrificio, tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, se crediamo nel nostro obbiettivo, risaliremmo dal buio.
Belle le tue parole Miguel, mi ricordano una poesia di Neruda:
……..
No puedo quedarme sentado.
Hoy tengo muchas batallas que vencer.
Hoy tengo muchas sombras que herir y terminar.
Hoy no puedo estar contigo, debo cumplir mi obligacion de luz…
destruyendo la oscuridad.
Yo debo repartirme hasta che todo sea dìa,
hasta que todo sea claridad y alegrìa en la tierra.
Luna
Grazie Luna
Si, grazie al lettore e grazie a Miguel.
Quel che mi dispiace delle depressioni è che tanta gente non ne crede l'esistenza.
Spesso chi è depresso si sente dire di smetterla di piagnucolare.
Credo sia l'errore più grande che si possa fare.
Chi è depresso ha bisogno di persone fidate, è come un bambino sperso. Se si approfitta di lui è la fine. Bisogna ricominciare tutto da capo. Si rischia addirittura di perderlo.
Il depresso è in un altro mondo ragiona con logiche diverse va fatto riposare mentalmente, coccolato, bisogna raccontargli la sua vita passata, ricordargli chi è e quel che ha fatto, fargli capire che non è tutto così nero come sembra. Ma mai dirgli frasi scontate. Mai dire banalità. Piuttosto è meglio tacere e ascoltare quel che dice. Portarlo in mezzo al verde e fare scampagnate… Non forzarlo, potrebbe prenderla come un attacco.
Ank’io voglio uscirne da questa tristezza ke mi sta divorando l’anima…
Mi sento smarrito in un vortice senza nessuna via d’uscita…
Voglio ritrovare quel ragazzino spensierato di una volta ke rideva alla vita…ke si divertiva e ke nn aveva paura di niente…dove tutto era un gioco…
Ma nella vita si cresce, piano piano si ci sente sempre + soli, sempre + insoddisfatti…
Perke???
Perke è cosi difficile vivere???
Perke è cosi difficile trovare un senso alla nostra vita???
Forse sara la fine o forse la rinascita della mia vita, ma voglio provarci, rischiare tutto e pertutto…anke a costo di uccidermi…
Vivere senza speranza e senza stimoli e come spegnersi lentamente…