Il Pregiudizio di Darwin, i Nostri Pregiudizi 8


Quando si tenta di inquadrare una teoria scientifica, anche tra le più note al pubblico non specialistico, si è spesso in difficoltà nel ricondurla al periodo storico di appartenenza, tanto più se l’esercizio appare come una sterile domanda epistemologica. Nonostante sia fondamento di tutte le scienze naturalistiche, la teoria della selezione naturale descritta da Charles Darwin non fa in questo senso eccezione. Quanti saprebbero dire quanti anni fa è stata elaborata?

Charles Darwin

Il 2009 è stata l’occasione per commemorare i 150 anni dalla pubblicazione de “L’origine delle specie” ed il bicentenario della nascita di Darwin stesso. Un lasso di tempo infinitamente breve se pensiamo alle enormi ricadute di una teoria esplosiva come quella darwiniana; a partire da allora, e come mai prima in maniera massiva, si è aperto uno squarcio nella visione del mondo naturale incentrato sulla Creazione biblica. Quella che ci viene offerta per la prima volta è un’ipotesi non fideistica e disincantata, in cui la selezione naturale è l’artefice invisibile della diversità biologica in cui siamo avvolti e la figura di Dio, quantunque lontana dall’essere negata o invalidata, risulta in secondo piano o semplicemente non necessaria. Tutto questo solo un secolo e mezzo fa. Non male.

Le idee maturate durante gli ormai famosi viaggi sul brigantino Beagle soggiacciono ad un intenso lavoro di catalogazione e raccolta, che verrà poi integrato con gli interessi di Darwin per i saggi malthusiani sulla crescita delle popolazioni. In particolare la consapevolezza che le risorse in natura sono limitate e che le popolazioni viventi in un ecosistema si riproducono più velocemente del ripristino delle stesse, indusse il naturalista inglese a pensare che per l’accesso ad esse vi fosse una forma diretta di competizione. La variabilità sorprendente dei caratteri osservabili anche all’interno di una stessa specie ed, in taluni casi, la loro apparente correlazione ad un vantaggio (si pensi alla radiazione adattativa dei fringuelli delle Galapagos e ai loro becchi così diversi, per diete diverse) persuade inoltre Darwin ad immaginare che una “migliore” strutturazione dia un vantaggio evolutivo: tali piccoli cambiamenti sono selezionati positivamente( o negativamente) e la loro graduale accumulazione darà origine a nuove specie.

L’intuizione darwiniana, unita alla riscoperta delle leggi della genetica descritte da Gregor Mendel decenni prima (che Darwin non conosceva!), ad una formulazione prettamente matematica per la genetica di popolazione ed ai dati paleontologici costituisce quella che viene chiamata teoria sintetica o Neodarwinismo. Fine della noiosa agiografia.

Oltre al quando ed al cosa, per avere un completo contesto storico bisogna però anche conoscere il “chi”. L’idea di scienza dipinta come asettica e disinteressata è infatti affascinante ed idealistica ma non corrisponde praticamente mai al vero, e se un disciplina scientifica nasce dagli uomini per gli uomini, sarà lecito aspettarsi che tutte le passioni ed i pregiudizi che ci caratterizzano colorino il nostro lavoro. Darwin ad esempio intrattenne stretti rapporti con Charles Lyell, geologo scozzese autore del libro “Principi di geologia”, le cui idee inerenti l’uniformismo ed il gradualismo in natura condizionarono i fortemente i meccanismi di azione proposti per la selezione naturale. In particolare Darwin sentì la necessità di vincolare a doppio filo la presenza della selezione naturale con la sua azione, ordinata e regolare, operante a velocità cosi basse da renderne apprezzabile i risultati solo su tempi molto lunghi. In altre parole la speciazione, ovvero la formazione di nuove specie, viene ad essere il risultato di una lenta successione di piccoli cambiamenti graduali. Già Thomas Henry Huxley, primo entusiasta divulgatore della teoria tanto da essere definito ”il mastino di Darwin” , espose però all’amico in una lettera le sue perplessità : “ Vi siete sobbarcato una difficoltà non necessaria quando avete adottato senza riserve il principio del Natura non facit saltus”. Le testimonianze fossili dell’epoca, come buona parte di quelle odierne, non fornirono certamente a Darwin le cosiddette “prove positive” per avallare la sua teoria; difficilmente infatti è possibile ricostruire la storia paleobiologica mediante una sequenza lineare, che mostri in maniera sottile tutti i “punti” per il quale un’evoluzione graduale sarebbe dovuta passare. Lo spinoso argomento dei fossili mancanti, della carenza degli “anelli mancanti” tra una forma ed un’altra trovò (e trova) spesso giustificazione nell’estrema incompletezza fossile. Darwin la paragonò ad un grande libro a cui ormai rimanevano solo poche pagine intatte.

Solo nel 1970 circa, il paleobiologo Stephen Jay Gould ed il paleontologo Niles Heldredge proposero un modello scientifico che, anche tenendo conto delle testimonianze fossili pervenuteci, fornisce una nuova lettura del “tempo” nel cambiamento biologico, sempre sotto l’egida della selezione naturale. In diversi saggi successivi Gould osserva come la maggior parte dei fossili mostri dei lunghi periodi di stasi, in cui non si osservano significativi cambiamenti morfologici, accoppiati con la comparsa improvvisa di nuove specie diverse. In pratica non sono i fossili ad essere incompleti ma la selezione naturale ad agire con velocità differenti portando a compimento il processo di speciazione in tempi rapidi (secondo il canone biologico migliaia di anni, che sono comunque una frazione infinitesima del periodo di presenza di una specie). ” I documenti fossili sono dunque testimoni fedeli di ciò che la teoria dell’evoluzione predice e non i poveri resti di una storia molto più ricca”.

S.J. Gould nei Simpons

Nell’esporre tale teoria detta degli equilibri punteggiati Gould mette in evidenza che non intende sottolineare la “verità” assoluta di questa concezione. Egli semplicemente riconosce nell’analisi di Darwin un errore sistemico, poiché l’idea gradualista non è stata “letta” nelle rocce fossili a disposizione ma assunta come “preferita” per via della filosofia dominante occidentale, in cui atomismo, riduzionismo e gradualismo sono ,ad esempio, concetti fortemente diffusi. Non a caso basandosi sull’allora Unione Sovietica in cui il senso comune possiede connotazioni a volte radicalmente differenti, Gould ritrova più di un’analogia tra il cambiamento punteggiato e le leggi della dialettica riformulate da Hengels a partire dalla filosofia hegeliana. Se dunque le filosofie dominanti inducono spesso direzioni preconcette al nostro pensiero l’approccio migliore dovrebbe essere plurale, valutando caso per caso se esse costituiscono un modello armonico di descrizione naturale o, viceversa, solamente un costrutto artificioso.

E dunque, in che direzione procede oggi la scienza e quali sono i nostri pregiudizi? Non ho ovviamente risposte certe ma solo un auspicio. Non posso che far mie le parole dello stesso Gould, auspicando che “ ..se la nostra fortificata preferenza a priori per un modello comincerà a dissolversi, potremo finalmente essere in grado di accogliere la pluralità di risultati che la complessità della natura ci offre”.

Ispirato a “Il pollice del panda” di S. J. Gould


8 commenti su “Il Pregiudizio di Darwin, i Nostri Pregiudizi

  • Mente Critica

    Un pezzo notevole per una serie di motivi:

    Propone con ammirabile sintesi e grande chiarezza un argomento complesso e, a volte, remoto alla stessa comunità scientifica più tesa al risultato "utilizzabile" che alla spiegazione del perché.
    Un uomo di scienza come me lo legge come una preghiera laica all'incertezza, l'unico punto di riferimento della ricerca.
    E' scritto da un ragazzo che oggi raggiunge la laurea triennale e questo mi riconcilia con la vita dopo la stagione dei nonciclopedisti e dei fanboy.
    Questo ragazzo, in una comunicazione privata, mi attribuisce una parte di merito nella crescita delle sue capacità critiche. E qui, il vecchio soldato ed il vecchio scienziato, si sono fermati un attimo a fissare il muro per godere dell'improvviso calore che si sono sentiti salire nel cuore.

    Grazie A. Spero che mia figlia ti somigli un po' (da questo punto di vista, ovviamente, perché lei è molto più carina di te)

    Un abbraccio da zio
    l.

    • silvio

      Complimenti a bijuu per l’ottimo pezzo, sia nel contenuto che nella forma, e al Comandante per aver contribuito a salvare un giovane cervello dall’ammasso.

    • bijuu

      Grazie ed un abbraccio di rimando.

      Ps: la tua pupetta vince di sicuro a mani bassissime 😉

  • Mente Critica

    Un pezzo notevole per una serie di motivi:

    Propone con ammirabile sintesi e grande chiarezza un argomento complesso e, a volte, remoto alla stessa comunità scientifica più tesa al risultato "utilizzabile" che alla spiegazione del perché.
    Un uomo di scienza come me lo legge come una preghiera laica all'incertezza, l'unico punto di riferimento della ricerca.
    E' scritto da un ragazzo che oggi raggiunge la laurea triennale e questo mi riconcilia con la vita dopo la stagione dei nonciclopedisti e dei fanboy.
    Questo ragazzo, in una comunicazione privata, mi attribuisce una parte di merito nella crescita delle sue capacità critiche. E qui, il vecchio soldato ed il vecchio scienziato, si sono fermati un attimo a fissare il muro per godere dell'improvviso calore che si sono sentiti salire nel cuore.

    Grazie A. Spero che mia figlia ti somigli un po' (da questo punto di vista, ovviamente, perché lei è molto più carina di te)

    Un abbraccio da zio
    l.

  • Mente Critica

    Un pezzo notevole per una serie di motivi:

    Propone con ammirabile sintesi e grande chiarezza un argomento complesso e, a volte, remoto alla stessa comunità scientifica più tesa al risultato "utilizzabile" che alla spiegazione del perché.
    Un uomo di scienza come me lo legge come una preghiera laica all'incertezza, l'unico punto di riferimento della ricerca.
    E' scritto da un ragazzo che oggi raggiunge la laurea triennale e questo mi riconcilia con la vita dopo la stagione dei nonciclopedisti e dei fanboy.
    Questo ragazzo, in una comunicazione privata, mi attribuisce una parte di merito nella crescita delle sue capacità critiche. E qui, il vecchio soldato ed il vecchio scienziato, si sono fermati un attimo a fissare il muro per godere dell'improvviso calore che si sono sentiti salire nel cuore.

    Grazie A. Spero che mia figlia ti somigli un po' (da questo punto di vista, ovviamente, perché lei è molto più carina di te)

    Un abbraccio da zio
    l.

  • efraim

    Bello sì e confermato da tutti i modelli delle teorie del caos e della complessità che, più o meno a partire da quegli anni, si sono sviluppate.

I commenti sono chiusi.