Il Potere, le Lobby e l’Opinione Pubblica.

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A dar retta al terzo principio della dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Peccato che non valga in campo sociale. Se le azioni intraprese dal governo Monti si dovessero misurare dalle reazioni, bisognerebbe pensare che i più vessati sono stati gli autotrasportatori, che minacciano la rivoluzione, mentre i meno colpiti i pensionati a 1410 euro al mese, che non hanno neppure fatto “beh!”

In realtà ai pensionati oltre ad aumentargli l’autostrada e il gasolio gli hanno pure bloccato la pensione, mentre agli autotrasportatori gli hanno solo aumentato il gasolio e l’autostrada, prevedendo di rimborsargli le accise e scontargli il pedaggio. Che non basterà probabilmente a calmierare il prezzo delle zucchine, notoriamente trasportate su gomma, delle quali sono ghiotti i pensionati, che in questo modo insieme alle zucchine avranno pure il danno e la beffa.

Volendolo adattare alla politica, il terzo principio andrebbe riformulato in quest’altro modo: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria,  proporzionata al potere sociale di cui dispone la classe che subisce l’azione”

Così si spiegherebbe perché l’equità, quando si parla di sacrifici, sia tanto restia a tradursi in realtà, chiunque sia chiamato ad applicarla. Lo impedirebbero da una parte la forza necessariamente limitata di chi chiede, dall’altra la capacità di ritorsione di cui dispongono le categorie chiamate a dare: se tu mi fai questo, io ti faccio quest’altro. Pensaci bene, non ti conviene.

Altrimenti non si capirebbe perché un governo che decide di far pagare l’ICI ai cittadini non la faccia pagare anche alla Chiesa. Delle due l’una, o è convinto dell’insostituibile funzione della Chiesa nel processo di aggregazione sociale e pensa che vada in qualche modo premiata; oppure teme che i parroci l’accusino dal pulpito d’offendere Nostro Signore, alienandogli il supporto dei cattolici, mettendolo a rischio di cadere e di farsi male. La Chiesa, che ha il naso fine, un lieve sentore d’iniquità deve averlo avvertito se ha sentito il bisogno di rassicurare la collettività che la giustizia non è stata affatto mortificata, anzi: “I Comuni vigilino, e noi per la nostra parte lo faremo – dice il cardinale – Ci piacerebbe solo non si investissero tempo e risorse in polemiche che, se pur accettiamo in spirito di mortificazione, finiscono per far sorgere sospetti inutili e, in ultima istanza, infirmare il diritto dei poveri di potersi fidare di chi li aiuta”. Un modo molto gesuitico per spostare l’attenzione dall’elusione dell’ICI al sacrosanto diritto dei poveri a fidarsi dei propri parroci, per distrarre i villani che stanno davanti al banchetto delle tre carte.

Lo stesso fanno Notari, Speziali, Autotrasportatori, Tassinari e ogni altra categoria dotata di potere d’interdizione, quando proclamano che difendono se stessi, per il nostro bene. È evidente che ogni Categoria lavora per sé, né s’è mai visto il contrario, per spuntare le migliori condizioni; tanto più vantaggiose quanto più significativo è il ruolo che la Corporazione gioca e più vantaggiosa la posizione che occupa nel contesto sociale; quanto più debole e colluso è il Potere; ma soprattutto quanto più incapace d’intendere e di volere è l’Opinione Pubblica.

Quando si dice debole e colluso non s’intende accusare il potere di debosciaggine e di camurria, ma evidenziare che non esiste potere che non rappresenti degli interessi e non debba appoggiarsi a questa categoria per resistere alle pressioni di quella.

Non ha alcun valore pratico, né politico, affermare che non dovrebbe essere così. Non è nel DNA del Potere di essere neutrale. Nel momento in cui le fazioni trovassero un’intesa il Potere diventerebbe immediatamente inutile; ma finché restano in antagonismo tra loro il Potere è indispensabile per imporre ai riottosi la volontà comune, che è poi quella dei Grandi Elettori. Che in democrazia dovrebbero essere semplicemente gli Elettori, cioè l’Opinione Pubblica. Peccato che il favore dell’Opinione Pubblica sia sempre in vendita, Franza o Spagna purchè se magna, da ricomprarsi continuamente come quello di una mignotta qualsiasi. Con esiti spesso letali per le casse dello Stato.

È la qualità dell’Opinione Pubblica, in fin dei conti, che condiziona nel bene e nel male il Potere dello Stato, consentendogli d’essere iniquo favorendo alcune categorie ai danni di altre, senza pagarne il fio. Questo capita non tanto perché l’Opinione Pubblica sia egoista e faccia i propri interessi, che sarebbe sacrosanto, ma al contrario in quanto non sa distinguere quali siano i suoi veri interessi; portata per costituzione naturale assai poco alla logica e assai di più al sentimento. Eternamente predisposta, per essere stata tante volte scottata dallo Stato, a vedere degli amici in tutti coloro che si proclamano contro lo Stato e dalla parte del Popolo. Spesso senza andare troppo per il sottile, né entrare nel merito, sovente assai complicato; spesso senza discernere tra ciò che pare e ciò che è; senza pesare il pro e il contro per l’immediato e per il futuro; stando più volentieri dalla parte di ciò che sarebbe auspicabile, piuttosto che di ciò che è concretamente possibile; lasciandosi volentieri incantare dalle parole, anche quando sarebbe molto facile capire che si tratta di chiacchiere che non potranno mai tradursi in fatti.

Se non fosse così, se l’Opinione Pubblica non si contentasse d’essere rappresentata in piazza di volta in volta dai benzinai, dai camionisti, dagli insegnanti, dagli studenti, dai Family Day, dai no TAV, dalle bandiere e dalle canzoni, dai palchi e dalle concioni; se trovasse il modo di manifestare al Potere la propria assoluta volontà, faccio degli esempi, di destinare il canone RAI, le sovvenzioni alla stampa di partito, gli emolumenti degli impiegati in soprannumero della regione Sicilia, gli stipendi dei consiglieri e degli assessori di uno sproposito di comuni e di provincie, i fondi destinati all’acquisto degli F35, alla riduzione del debito pubblico di quel 3% annuo previsto per i prossimi anni vent’anni dal Fiscal Pact, se lo facesse, non si troverebbe l’anno venturo a dover pagare un altro aumento delle accise e dell’IVA, continuando a versare regolare stipendio a Gasparri e alla Minetti.

Ma un’Opinione Pubblica così non c’è. Né si vede dove e come possa nascere.

Quando Gutenberg inventò la stampa si disse che di lì in poi sarebbe stata tutta un’altra musica, perché tutti avrebbero potuto avere un libro e il Potere non avrebbe più potuto approfittare dell’ignoranza della povera gente. Lo si disse anche dopo che Lutero smascherò la Chiesa; dopo che Marx ebbe scoperto la congiura dei capitalisti ai danni dei proletari; lo si disse quando si avviò la scolarizzazione di massa; dopo che Marconi inventò la radio e tutti poterono sapere ciò che accadeva direttamente dalla viva voce dei protagonisti. Con l’avvento della televisione, che permise di vedere direttamente i fatti senza che fossero manipolati dai nostri inviati notoriamente asserviti al Potere, si pensò che finalmente la democrazia diretta fosse a un passo. L’apoteosi si ebbe con l’avvento della rete, che consentiva a ognuno di vedere in tempo reale le immagini di ciò che accadeva nel pianeta, di leggere il parere di tutti gli altri e finalmente di aggiungerci il proprio.

Tutto questo è accaduto. Se fosse stata solo una questione di strumenti a quest’ora dovremmo essere a cavallo. Invece l’Opinione Pubblica è sempre allo stesso punto, incapace di controllare il Potere, che preferisce trattare con le lobby.

Magari sono io che vedo male, ma se fosse così si porrebbe una domanda inquietante: e se non fosse una questione di strumenti? se l’Opinione Pubblica, compresa quella della rete, fosse solo troppo stupida per ambire a controllare il Potere?

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Uno che pensa che il futuro sia importante, ma non come si crede, forse perché ce l’ha già tutto alle spalle. Che sia inutile e pericoloso perdere di vista il presente, soprattutto quando ti chiedono l’uovo oggi per la gallina domani. Perché la gallina non abita nel futuro, come dimostra ampiamente il passato.

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