Il Posto Fisso è una Fregatura
4 marzo, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Qualche mattina fa leggevo la bella lettera di un amico che, parlando del suo lavoro (da dipendente), raccontava dell’entusiasmo con il quale sta affrontando le nuove responsabilità che gli sono state affidate e della determinazione che intende avere se e quando si tratterà di prendere decisioni difficili e dolorose.
Mi ero ripromesso di non commentare o almeno di non commentare troppo. Ognuno fa il suo percorso e non è utile trasmettere esperienze che fanno riferimento ad altri tempi ed altri costumi.
Ora, invece, mi ritrovo a scrivere di lavoro, forse proprio avendo in mente quella bella lettera ed, in particolare, i passi dove il mio amico descrive il modo con il quale è stato capace di conciliare il maggiore impegno con la vita familiare.
Per quanto sia poco loquace nella vita a base carbonio, questa virtù non mi è stata concessa in quella a base silicio dove, ormai da anni, parlo e sparlo di ciò che conosco e, con molta disinvoltura, di ciò di cui non so nulla.
Chi mi vuole bene, mi perdonerà. Degli altri non mi preoccupo.
Fa piacere sapere che ci sia ancora qualcuno felice del proprio lavoro. A leggere quanto ci viene riportato dai giornali, sembra che nessuno riesca a essere sereno in questi giorni difficili.

Cominciamo dai precari per definizione, gli operatori di call center, tipico il caso dei 7000 dipendenti Phonemedia, da sei mesi senza stipendio e ora tutti per strada
E’ così che riparte il meccanismo diabolico della precarietà. Entri in un call center con contratto a progetto, poi passi a tempo determinato e dopo due anni a tempo indeterminato. Quando l’azienda chiude, anche in casi misteriosi come la vicenda Phonemedia, o sali sulle barricate o vai in un nuovo call center, che magari ha chiesto a sua volta fondi pubblici, dove ricominci dal contratto a progetto.(1)
Si passa, poi, alla manodopera specializzata con contratto a tempo indeterminato come gli operai della FIAT che, in questi giorni in cassa integrazione per due settimane dopo che su Termini Imerese non sembrano esserci più margini di trattativa.
Nell’annunciare il provvedimento l’Azienda aveva spiegato che si era reso necessario per adeguare i livelli produttivi alla domanda. Secondo i dati dell’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri, la raccolta degli ordini nel mercato italiano ha subito, a gennaio e nella prima decade di febbraio, un calo di oltre il 50% rispetto al quarto trimestre del 2009, ultimo periodo nel quale erano in vigore gli incentivi all’auto.(2)
Nemmeno per i professionisti ad alta qualificazione c’è pace. La vicenda Agila-Eutelia dimostra che laurea e competenza non offrono nessuna tutela a migliaia di specialisti che, con l’attuale gestione della flessibilità, hanno speranza zero di trovare un impiego con retribuzione in linea con la loro anzianità ed esperienza.

Le cose, infine, non sono semplici nemmeno per gli alti quadri aziendali. La storia di Stefania Boleso, marketing manager della Red Bull, a suo dire allontanata per aver trascorso un periodo di maternità, è molto istruttiva.
Sono stata spostata in un locale a pian terreno riadattato a ufficio, distante cinque piani dal resto dell’azienda. Mi hanno tolto la responsabilità del marketing. In teoria avrei dovuto lavorare con due colleghe. Peccato che entrambe fossero in maternità. Insomma, ero sola». Boleso ha resistito poche settimane. «Un giorno mi è venuto un attacco di panico, ho creduto di morire. Al pronto soccorso mi hanno detto che stavo rischiando l’esaurimento. Alla fine ho mollato. Il 19 dicembre ho firmato la resa. Ho scambiato i miei diritti con una buonuscita. Non avevo alternativa: dopo aver perso cinque chili e la serenità, non mi sono sentita di imporre altre tensioni alla mia famiglia(3)
Io, personalmente, sono giunto ad una conclusione: il lavoro dipendente in Italia è una trappola dalla quale sfuggire ad ogni costo. A meno che non si lavori per lo stato, abbasso il posto fisso.
Le tutele per il lavoro dipendente oggi sopravvivono solo sulla carta e, fra poco, nemmeno su quella(4). La legge Biagi e le successive modifiche intervenute sul testo hanno fornito una serie di strumenti, come le agevolatissime cessioni di ramo d’azienda, che consentono a qualsiasi impresa di liberarsi rapidamente di intere strutture se ritenute non più convenienti. Senza contare l’ulteriore alea introdotta con l’adozione dell’arbitrato in luogo del giudizio civile per le cause di lavoro.
Niente di male se i dipendenti fossero tutti considerati “flessibili” dall’inizio e retribuiti in misura adeguata all’elasticità del rapporto. Il bello della situazione attuale è che si continua a retribuire come se si fosse stabilito un patto a tempo indeterminato (che diventa parte non monetizzata della retribuzione) e poi ci si libera dei dipendenti come se, invece, fossero dei semplici avventizi. Il tutto in un quadro generale del mondo del lavoro che non consente nessuna mobilità.
Visto che nessuno di chi detiene le leve del potere, e sottolineo nessuno, ha interesse a modificare questo stato di cose, il mio consiglio è di lasciar perdere per sempre il lavoro dipendente e di darsi alla libera iniziativa. L’incertezza, tutto sommato, è la stessa, le possibilità sicuramente superiori. Se poi la libera iniziativa individuata sarà il delinquere, questo è un costo sociale che chi ha portato il nostro paese a questo stato avrà considerato. O no?
Comunque, la parola d’ordine è: o dipendenti di Brunetta o liberi imprenditori. Che Fiat, Red Bull e compagnia cantante si cerchino i loro collaboratori in Romania, India, Ungheria e se non li trovano, che si fottano. Vuol dire che compreremo meno cose e saremo tutti più magri e sani visto che, comunque, non potremo permettercele. Poi, un giorno, qualcuno mi spiegherà come Confindustria si immagina l’Italia di domani. Dopo aver spostato le produzioni all’estero e ridotto all’osso le retribuzioni, chi comprerà le loro macchine e le loro lattine(5) qui in Italia?
Note- fonte [↩]
- fonte [↩]
- fonte [↩]
- vedi anche [↩]
- secondo me, la Red Bull fa anche un po’ schifo. Opinione personale. [↩]
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Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....[...] E’ indubbio che, oggi come oggi, un bugiardo, un briccone, un disonesto, un cuore di pietra, un approfittatore, un vizioso, un incontinente hanno molte più possibilità di soddisfare le proprie ambizioni. Fosse solo per il fatto che certe “qualità” sono particolarmente apprezzate in politica e in affari, mentre la strada del posto fisso e della vita semifreddo è diventata una mera illusione trovandomi pienamente d’accordo con quanto scritto qui(1). [...]