Il Ponte di Einstein-Rosen 18


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L’insegna è anonima. Il piano è il terzo. Lei aspetta con pazienza l’ascensore e mentre sale ripensa mentalmente a quello che intende chiedere.
L’uomo ascolta in silenzio, deve averne sentite tante. Ogni tanto prende qualche appunto. Di sottofondo c’è una musica leggera, ma lei non riesce a capire se sia diffusa nella stanza o se venga da altrove.
Al termine del racconto, l’uomo rimane a guardarla in silenzio per qualche secondo. Poi, a bassa voce, le chiede: “Lui è morto?”.
“Sì, ovviamente, mi sono informata e so che non si accettano trasporti che coinvolgono persone ancora in vita”.
“Infatti. Ha le coordinate dettagliate? Ci occorrono tutte, con estrema precisione.”
“Sì, c’è questa foto. So dove è stata scattata e quando. E’ il giorno che precede il suo compleanno. Quella dietro è la scrittura di mia nonna. Vede, si vede anche abbastanza chiaramente l’orologio a muro. Dovrebbe essere sufficiente”
“Dovrebbe”, fa l’uomo. “Sempre che sua nonna non si sia confusa con la data o che l’orologio non sia fermo o vada avanti di tre ore. Abbiamo un margine molto ristretto, non possiamo tenerla lì per troppo tempo.”
L’uomo si accorge dell’espressione della ragazza. Non voleva essere così duro. Chi si siede davanti a lui a volte viene perché ha intenzione di divertirsi o per curiosità. Quando qualcuno viene per il motivo per il quale quella donna è lì, tutto è più difficile.
“Comunque, non si preoccupi troppo. Abbiamo fatto trasporti riusciti con informazioni molto più approssimative. Alla peggio si annoierà per una decina di minuti e perderà un bel po’ di soldi. Lei sa che le è concessa un’unica possibilità, vero? Fino a quando le leggi non cambieranno anche se avrà quattrini a sufficienza non potremo portarla da nessun’altra parte.”
“Lo so, ma sento che le informazioni sono giuste. Non ne avrò mai di migliori e ora come ora è lì l’unico posto dove voglio andare.”
“Bene. Allora iniziamo con la procedura standard. Raccoglieremo una serie di informazioni, le verificheremo, poi le indicheremo data e ora di inizio del trasporto in funzione della quale sarà stabilita la tariffa. Pochi secondi di differenza nell’orario di partenza possono comportare costi notevolmente diversi. C’è una motivazione tecnica molto complicata, ma immagino che non le interessi. Vedo che non le interessa. Allora noi ci impegniamo contrattualmente a scegliere il momento più conveniente per lei nelle prossime quattro settimane. Se vuole, possiamo aggiungere un’opzione estesa al contratto con un’integrazione abbastanza economica che però si può rivelare un buon affare. E’ possibile che ci sia una partenza meno cara nel giro di qualche mese, sei o otto generalmente, ma non posso precisarle nulla prima di una verifica. Non le interessa? Bene, allora è tutto. Anzi, no. Lo saprà sicuramente, ma è meglio che glielo dica esplicitamente. Qualsiasi cosa farà mentre è lì, fosse anche ucciderlo, non può cambiare nulla. Nulla. Quando tornerà qui, sarà come se non fosse mai successo. Quello che è successo non si può cambiare e quello che non è successo non potrà mai succedere.

Il viaggio è stato breve, ma lei è stanca lo stesso. L’aria, la luce e il sole sono così diversi. Riesce a sentire profumi ignoti e le strade sono incredibilmente deserte. Sente qualcuno parlare, ma la lingua le suona strana. Deve concentrarsi per capire quello che si dicono tra loro due donne che passano frettolose. Faticosamente, mette un passo dietro l’altro. Ovviamente, non riconosce il posto, ma sa che è quello giusto.
Lui è lì. Seduto esattamente dove si aspettava di trovarlo. Gli occhiali, la zazzera, gli occhi scuri, le labbra carnose. Ha guardato le foto mille volte, ma non può fare a meno di stupirsi perché, chissà per quale motivo, alla fine si era convinta che tutto fosse in bianco e nero. Senza colori.

“Ciao” gli fa. Lui sembra sorpreso che quella donna alta, dai capelli chiari e dalla pelle bianchissima possa avergli rivolto la parola. La guarda in silenzio per qualche secondo prima di risponderle: “Ciao”.
“Perché non sei con i tuoi amici?” gli chiede. Lui stringe gli occhi, e la guarda fisso, Sta per dire una cosa che non gli piace, pensa lei, riconoscendo l’espressione. “Io non ho amici”. Il tono è un misto tra rabbia e tristezza.
“Che fai qui?”
“Leggo”. Le mostra una vecchia copia sgualcita di “Tre uomini in barca” e gliela porge. L’odore della carta stampata le provoca un impercettibile brivido sinestetico.
Lei gli si siede a fianco. Non sa che dire e, come la capita sempre, dice la cosa meno opportuna. “Tu sai chi sono?” Si rende conto di avergli fatto paura, perché lui si fa leggermente indietro e si curva in avanti, come per prepararsi ad attaccare. Come sempre è orgoglioso e non lo ammette. Quando risponde la sua voce è ferma: “No. Dovrei saperlo? Sei un’amica di mamma? Lei non c’è adesso”.
Lei si è persa nei suoi occhi, scuri e con le ciglia lunghe, come i suoi. Le sembra di vedere un’altra foto, ma questa volta a colori. Quella del suo terzo compleanno, con la bocca leggermente aperta e gli occhi spalancati per la sorpresa.
“Si, sono un’amica di mamma. Lo so che non c’è. Volevo solo dirti di non preoccuparti. Andrà tutto bene”.

Quello che è successo non si può cambiare, qualsiasi cosa tu faccia. Quella frase le rimbalza nella mente da quando è partita. Così, gli prende la mano e, con cautela, la bacia. E’ così diversa da quella che ricordava. Esile. Liscia. Leggera.
Ecco, ora anche i suoi occhi sono sbarrati per lo stupore. “Il sangue. Il sangue si riconosce”, si dice lei.

“Ma tu chi sei?” gli chiede mentre lui si alza e le si mette di fronte al viso.
Una scossa silenziosa al polso l’avverte che mancano solo tre minuti. Il tempo che le è stato concesso è volato via rapidamente. Non c’è più energia a sufficienza per tenerla lì.
“Un’amica di mamma, te l’ho detto. Ora devo andare.” “Chi sei?” gli chiede lui mentre lei si allontana per non impressionarlo. Lei non gli risponde perché vederlo lì alto poco più di un metro, con quei calzoncini corti e quel viso tondo le ha tolto il fiato.

La stretta allo stomaco le fa capire che il viaggio di ritorno è iniziato con qualche secondo di anticipo. E’ strano che un processo così complesso abbia certi margini di errore. Una strada lunga settanta anni da percorre in pochissimi secondi si apre improvvisamente davanti a lei.
Non potrà più tornare. Da ora in poi dovrà accontentarsi dei ricordi. Avrebbe voluto guardare suo padre per l’ultima volta, ma gli occhi pieni di lacrime sono abbagliati dalla luce splendente di cento milioni di stelle.


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