Il Genere di Dio 8


In un’intervista al settimanale Die Zeit, Kristina Schröder ha detto di trovarsi in grave imbarazzo ogni qual volta deve parlare di Dio con la piccola Lotte (un anno e mezzo), dovendo usare il maschile. Sarebbe meglio, ha fatto sapere, poter usare «das», con cui nella lingua tedesca si precedono i nomi di genere neutro.

Che c’è di male?

Niente, se Kristina Schröder tenesse una rubrica di semantica comparata sull’equivalente germanico dell’Accademia della Crusca. Ma fa la ministra per la Famiglia nel governo di Angela Merkel.

C’è da fidarsi di un ministro che prova imbarazzo parlando di Dio al maschile con la propria figliola, di un anno e mezzo?

Confesso d’aver pensato in rapida successione:

a) Beata la Germania che non ha problemi seri cui pensare.

b) C’è un Dio a questo mondo: a noi Rosy Bindi, a loro Kristina Schröder.

c) Ma questa Lotte, che turba la ministra-madre parlando del sesso di Dio, sarà mica la stessa Lotte che una volta adulta turberà il giovane Werther fino a portarlo al suicidio?

Confesso di sentirmi vagamente a disagio ogni volta che ho a che fare con un credente, come se m’inoltrassi su un terreno scivoloso. Avere una Fede vuol dire andare oltre le possibilità della Ragione, altrimenti non sarebbe Fede. In qualche modo vuol dire dover decidere cosa farsene della Ragione, ogniqualvolta questa entri in competizione con la Fede.

Se un non credente dovesse dissertare sul sesso di Dio, dopo una manciata di secondi gli scapperebbe da ridere. Se, costrettovi con la pistola alla tempia, ne dovesse parlare con una bambina di un anno e mezzo, l’ultima cosa che gli passerebbe per la testa sarebbe di sviscerare con lei se Babbo Natale abbia il pisello o la passerina.

Ma il credente è tale proprio perché ha superato, o non ha mai considerato, il dato storico-culturale che ha portato l’uomo alla scoperta di Dio. Un po’ come l’uomo colto, che può considerarsi veramente tale solo quando ha dimenticato tutto ciò che aveva imparato.

Evidentemente la signora Schröder ha dimenticato che il Dio di cui parla con la piccola Lotte è un Dio con un nome e una storia, le cui prime notizie risalgono a 3500÷4000 anni fa, non di più.

E prima?

Prima Dio non era lui, ma un altro.

Questo di cui stiamo parlando è il Dio che, recandosi presso Abramo e Sara per parlargli del figlio che avranno, non si rivolge mai a Sara. Neppure per sbaglio. Perfino quando si tratta di cambiarle il nome, si rivolge ad Abramo e gli fa, incidentalmente: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara.» (Genesi 17,15)

È chiaro che uno così, se glielo chiedessero, non avrebbe dubbi su quale articolo debba precedere il suo nome nella lingua germanica: ma quale «das»,  «der», assolutamente «der»!

Evidentemente la signora Schröder si è liberata del contesto che ha prodotto il Dio degli ebrei, dal quale viene il nostro. Ma un ministro che scorda il dato di realtà per inseguire le proprie chimere, è un ministro affidabile?

La domanda si ripropone ogni volta che un credente, senza se e senza ma, qualsiasi sia la sua Fede, abbia la ventura di diventare Ministro.


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8 commenti su “Il Genere di Dio

  • ilBuonPeppe

    “Prima Dio non era lui, ma un altro.”
    E quell’altro che fine ha fatto? Sarà stato… esodato?
    Forse allora il precariato è sempre esistitio.

  • ilBuonPeppe

    “La domanda si ripropone ogni volta che un credente, senza se e senza ma, qualsiasi sia la sua Fede, abbia la ventura di diventare Ministro.”
    Vero, e la questione è anche più ampia perché riguarda chiunque faccia politica, non solo chi diventa ministro.
    La risposta, per fortuna, è abbastanza semplice, imho.
    Qualsiasi politico che mette in primo piano la sua fede o la sua religione (quali che siano) è inaffidabile e va evitato.

  • eduardo

    Imbarazzante.
    (A meno che non si pensi che le remore per il Ministro credente non debbano essere estese anche al Capo dei Ministri).
    Scordare la realtà o “l’idea” che ciascuno ha della realtà? Il problema resta aperto per credenti e non credenti, almeno da un paio di secoli.
    Umilmente: non si è mai abbastanza scettici per liberarsi completamente dalle chimere. In fondo, questa è proprio la stagione degli almanacchi e dei lunari.

    • fma

      Ovvio. A maggior ragione deve valere per il Capo dei Ministri.
      Realtà, o idea della realtà: secondo me un non credente, in quanto tale, non può non sapere che ciò gli pare essere la realtà è solo la sua idea di realtà. E’ questo che lo distingue dal credente.
      Lo stesso vale per le chimere. L’importante è non crederci fino in fondo. Lasciando la ragione libera di lavorare per falsificarle. 😉

  • Letizia

    Premesso che apprezzo il modo,sempre molto garbato, di scrivere di fma, fin dai tempi in cui si firmava fancesco maria arouet,
    garbato tanto che la parola “pisello”, scritta da lui, non evoca, almeno nella mia mente,l’arnese maschile ma il nobile legume grazie al quale furono partorite le note leggi sulla genetica…
    Detto questo, mi concentro sul “pisello di Dio”(rido!)..:)
    Mi torna alla mente la celebre frase di Archimede:Datemi dove appoggiarmi e solleverò il cielo e la terra!”.
    Credo che la chiesa cattolica abbia creato la sua dottrina ufficiale usando il “pisello di Dio”(non divago sulla differenza uomo/donna che ha caratterizzato la storia dell’umanità fino ad oggi…) come punto di appoggio (e leva), e noi sappiamo bene cosa accade quando l’uomo ragiona con il pisello! (non c’è bisogno di fare nomi, vero?)Il pisello di dio ha generato il dogma dell’autorità e partorito credenti che hanno tramutato la propria libertà di pensiero religioso in reverente obbedienza ecclesiastica.
    Perché questo è: la dottrina ufficiale della Chiesa si basa sul”dogma dell’autorità” che, in sintesi, consiste nella sottomissione dell’intellligenza e della volontà (catechismo art 154, DH3008e DH4205).
    Non entro nello specifico dell’intervista alla ministra (il problema del pisello di Dio non l’ho mai neanche sfiorato con mia figlia!) ma…guardandolo (“il pisello”) da altra(la mia) angolazione, sono giunta alla conclusione che, io, quel tipo di Dio, lo evirerei! 🙂
    Letizia (ho smesso di chiamarmi Luna da tempo…sono scesa con i piedi sulla terra…:) era ora!)

    • fma

      E’ sempre un piacere scoprire che qualcuno, di cui nutri un gradevole ricordo, si ricorda con benevolenza di te.
      Credo anch’io che di tutto si possa accusare la Chiesa Cattolica tranne che d’aver dato adito a dubbi, nella sua lunga stira, su quale fosse il sesso di Dio.
      Uno che pensa di poter avanzare delle proposte di cambiamento in tal senso, a un’elaborazione filosofico-teologica in itinere da duemila anni, solo per rendersi più facile l’approccio con la propria figliola, beh, il minimo che si possa pensare di lui è che sia un ingenuo.
      Però Letizia porta ancora in capo la L di Luna. 😉

  • Marco

    Il dio come l’ha capito il popolo ebraico, che, ovviamente, a quell’altezza cronologica era maschilista. E adesso non arrivino a dire che sono antisemita, è un dato di fatto

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