Il Peso dell’Aria
5 settembre, 2010 - 21:32 di Comandante Nebbia
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Quid. Chissà a chi cacchio sarà venuto in mente di dare come nome ad un albergo un pronome latino. Forse è lo stesso che lo ha progettato come un anonimo cubo grigio sul quale si aprono finestre sottili come feritoie che lo fanno sembrare un fortino della seconda guerra mondiale. Forse è lo stesso che ha deciso di piazzarlo nel pieno di una squallida zona di capannoni industriali. Squallida, ma pulitissima. Come qualsiasi cosa ci sia a Trento, meno che le case.
Trento è una città lunare. E’ fredda, anche in pieno agosto. Magari il termometro segna 35 gradi, ma sai che è una cosa temporanea, che è destinata a finire presto. Le montagne che la circondano come le pareti di un catino promettono gelo, neve, ghiaccio profondo.
A Trento anche la gravità sembra essere un sesto di quella terrestre. Macchine e persone si muovono lentamente, i suoni non si propagano perché nel vuoto il suono non ha modo di diffondersi. Le macchine non sono in doppia fila perché sulla Luna non usa.
A Trento, su lungoadige nei pressi di Sant’Apollinare, la gente corre per fare sport. Mi vedo venire incontro una silfide bionda, leggera come un fiocco di neve che avanza senza posare i piedi per terra. Sottile, elegante, silenziosa. E’ bella ed aliena come nessun’altra cosa vista prima.
A Trento la domenica sono chiuse perfino le chiese. Dopo le sette di sera se hai bisogno di un pacco di biscotti e di una mezza minerale devi scassinare una serranda. Silenziosamente però, perché se no se ne accorgono dall’altra parte della città.
A Trento, in piazza Duomo, vedi Davide e la sua coda di cavallo camminare a lunghi passi verso la strada che porta alla birreria Piedavena o come cazzo si chiama. Ti sembra più basso di quanto lo hai immaginato, ma forse per questo ti sembra ancora più simpatico e fai per chiamarlo, ma lui è già oltre che camminando a quella velocità e con quella decisione a Trento sembra un alieno.
A Trento c’è piazza Dante con i suoi clochard che nei giardinetti di fronte al Grand Hotel si ubriacano come tutti i clochard del mondo, ma mettono le lattine nei cestini dell’immondizia perché a Trento anche i clochard sono educati.
A Trento le case sono piccole, i tetti bassi, i riscaldamenti centralizzati e l’acqua calda si paga sulla bolletta del condominio, e che cazzo! A Trento non ci sono parabole, il bagno finestrato è un lusso e il poggiolo(1), come lo chiamano loro, è una specie di occorrenza divina della quale fregiarsi per generazioni.
A Trento l’aria è trasparente, sottile, impercettibile. Si respira senza fatica, fra le strade nettissime, nel silenzio educato della gente e fra le pareti grigie delle Dolomiti. A Trento si può vivere una vita normale, senza lottare per ciò che ti spetta, senza litigare per tre metri di parcheggio.
A Trento si può morire senza che nessuno lo sappia. Senza rumore, discretamente. Trento accoglie, assorbe e dimentica.
Trento è il luogo dove crescerò la mia bambina e dove, forse, morirò.
Trento mi fa paura.
Il Peso dell’Aria è di Comandante Nebbia
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Note
- balcone [↩]

Il dado è tratto
Sì, Manuè.
cazzo se lo è
Beh, non sembra così male…
solo perché io sono un grande scrittore incompreso.
per vent’anni mummificato nella propria casa fra l’indifferenza dei vicini.
e la cosa non desta la minima sorpresa.
un’accoglienza coi fiocchi per CN
dormi preoccupato, Dave. Potrei venirti a beccarti con preavviso 0.
Mi hai anche guardato, sai. Ma il tuo sguardo è passato oltre, sono troppo vecchio perché tu possa accorgerti di me
sono già preoccupato
anfibi e zaino tattico sono pronti con preavviso zero
Non è così scontato che i sentimenti, chi ce li ha, non debba perdere occasione per esibirli. Non lasciarti fuorviare dalle apparenze, Comandante. Sono sicuro che a Trento, tra un po’, ti ci troverai benissimo.
Suppongo che la birreria si chiami Pedavena.
Sì,Pedavena, ovviamente
Caro fma, sarei disposto a pagare una cifra consistente, ma onesta, per un tuo corso di ambientamento per terroni disambientati.
Saggezza, cultura e conoscenza del territorio. Tu hai tutto.
Posso farti un bonifico.
ho sentito bonifico?
te lo faccio io il corso
ma non servono la Pedavena, al pedavena.
illogico, no? this is trento.
silvio…le cose che hai elencato mi ricordano il mio primo giorno qui
Al sud si vive e si muore . Vero, alcuni aspetti della vita nel settentrione sono ugualmente terrificanti ma credo che tua figlia, tra qualche anno, non rimpiangerà la tua scelta e per il resto siamo sempre e comunque noi ad allevare i nostri figli, potrai trasmettergli tutto ciò che di buono hai, l’ambiente poi influenza ma i genitori hanno sempre un ruolo preponderante nello sviluppo socio-culturale dell’individuo.
Fratello mio
mi servirebbe un po’ del tuo buon senso e della tua concretezza.
Tu e Marco mi mancate immensamente.
Ti abbraccio con sincero affetto
Sono contento, Comandante, sono contento. Hai fatto una buona scelta. E’ quella che farei anch’io se non fossi inchiodato qui dalle ombre.
).
Una dozzina di anni fa andai a Trento seguendo l’idea di cercare un posto migliore, sebbene non fossi mai stato in quella città e non conoscessi nessuno. Rimasi colpito dalle auto – per meglio dire, dai guidatori – che si fermavano al rosso pedonale anche se le strisce erano vuote; e quando le strisce erano impegnate, il semaforo era comunque superfluo perché il pedone aveva naturalmente la precedenza. Rimasi colpito anche da due ragazzetti che pagarono senza battere ciglio una multa per essere, scientemente, in prima classe col biglietto di seconda; niente litigi con il controllore, niente proteste, niente polemiche, tutto nel massimo silenzio. Rimasi colpito da uno spazio studio nudo e crudo, ricavato al piano terra di un’anonimo edificio, a disposizione degli studenti desiderosi di un luogo tranquillo ove poter studiare fino a tarda sera.
Complimenti, Comandante, la tua bimba ti ringrazierà. (E ti ringrazio anch’io per un motivo privato
Ops… mi è rimasto un apostrofo di troppo dopo l’ultima limatura.
I miei sensi di ragno mi dicono che l’apostrofo dimenticato è un buon segno
Grazie a te Silvio.
In queste ore difficili, la parola di un amico è un sostegno importante.
Grazie ancora.
Chissà che un giorno non ci troveremo a fare due chiacchiere davanti al Mart di Rovereto.
Caro Terrone Disambientato, potevi venire a Genova, che è una via di mezzo…
Qui un amico lo avevi
Ciao, auguri, Gab.
Beato te non so, ma sicuramente beata la tua bimba.
E poi non esagerare. Trento non è Bolzano!
Bene la tempesta è finita, goditi la quiete.
Comandante… Ce l’hai fatta!! Molti chilometri tra il passato e il futuro, ma tutto quello che ti serve lo hai con te. La tua famiglia, fatta di affetti e certezze incontrovertibili… i tuoi amici.. ma anche quello che sei, un Comandante o chissà cos’altro capace di lasciarsi alle spalle un tempo scomodo e stretto per regalarne uno pieno di libertà e vita a coloro che sono nel tuo cuore, soprattutto alla tua bimba che raccoglierà i frutti buoni del tuo difficile lavoro di padre.
Bravo Comandante, sei davvero coraggioso e se anche per te Dio non esiste, la tua buona stella ti saprà guidare comunque!!