Il Peso della Luce
29 agosto, 2010 - 21:50 di Comandante Nebbia
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Salerno è la città dei cani. Tutti, ma veramente tutti ne hanno uno. Professionisti, commercianti, impiegati, disoccupati, spacciatori di droga o camorristi, non c’è differenza. Tutti amano i cani. E questi cani cacano liberamente dappertutto. I cani cacano sui marciapiedi. Marciapiedi che sono dei lunghi e polverosi cessi all’aperto. I cani cacano nei parchi dei bambini che cercando i fiorellini nell’erbetta mettono le dita nella merda di cane. I cani cacano addirittura sui muretti, lasciando delle merde pendenti e gocciolanti che sfidano apertamente la forza di gravità.
Salerno è la città delle Grandi Opere. Ci sono cantieri dappertutto. Qui bucano il trincerone della ferrovia per far sboccare la Lungoirno sul Lungomare. A Torrione fanno la piazzetta con la fontanella e la terrazza su misura per “Specialità Bavaresi”(1). A Nord c’è il cantiere di Piazza Libertà, a Sud quello di Marina d’Arechi. Le Grandi Opere promettono un futuro splendente, nel frattempo gli asili si chiudono, si lavora solo a nero e se uno va al pronto soccorso si trova in uno stanzone che puzza di fumo dove giace dimenticato per ore.
Salerno è la città degli incroci con i fiori e le fotografie. Ogni paio di mesi un minorenne sul motorino ci lascia la pelle. A volte è colpa sua, altre volte è solo una vittima. Le foto di questi volti giovani e sorridenti di corpi che giacciono ormai putrefatti a Brignano sembrano ricordare che la vita è solo una questione di culo. Nel frattempo, specialmente d’estate, la gente va in giro senza casco oppure lo porta appoggiato dietro al collo come se fosse una specie di zainetto.
Salerno è la città del sempre aperto. Domenica, Natale, Capodanno, Pasqua, di mattina, di pomeriggio, di sera. I supermercati non chiudono mai. Alle casse e ai banchi sempre gli stessi volti insoddisfatti di gente che firma per 1300 e prende, realmente, 700.
Salerno per me, ormai, è una città straniera. Le sue strade mi parlano di persone che sono morte o sono lontane, di storie perse nel tempo, di fatti dimenticati. Peppe Fastiggi, Zio Tonino, Cipolletta, Dino Carnevale, Toporecchia, Cananà, Lella, Valeria, Ciro Casella, Zì Guido, Titti. Sono partiti, morti, invecchiati. Andati.
Oggi sono sul molo foraneo del porto turistico, quello che noi vecchi salernitani continuiamo a chiamare “Pennello”. A Nord ci sono le montagne azzurrine della costiera amalfitana. A Sud c’è la linea piatta della litoranea. Al centro c’è il mare eterno e sconfinato con il suo odore inconfondibile. E’ primo pomeriggio, il caldo è feroce. Sento la pelle bombardata da miliardi di miliardi di fotoni che come piccole pinze mordono il mio corpo.
Non so se sia possibile amare o odiare un luogo come se fosse una persona. Io amo Salerno, io odio Salerno.
Metto il casco, prendo la moto e vado via. Io non voglio morire e, mentre me ne vado, non guardo indietro, ma non posso fare a meno di soffrire.
Il Peso della Luce è di Comandante Nebbia
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Note
- a Salerno c’è un ristorante che si chiama così [↩]

sì che è possibile.
mi capita lo stesso con la mia città natale, quella dove vivo e con quella dove voglio andare a vivere
La possibilità di cambiare paese sta facendo il gioco dei potenti, tutti illusi di trovare condizioni migliori così nessuno cambia la realtà locale. Hai distrutto il mito del ricordo di Salerno, tempo fa non ricordo dove ho visto con orrore un progetto per cambiare la bella passeggiata, ti ricambio il favore diswtruggendoti il miraggio che dalle altre parti si stia meglio. purtroppo giovani che si schiantano sono ovunque, di quelli che conoscevo troppi, ma anche suicidi, morti ammazzati e pensa anche uno soffocato perchè si è legato da solo – o almeno così hnno detto. Lavoro? lavoro in nero? La differenza sta solo nel fatto che da qualche parte si dice e si scrive, da altre si resta immobili, e quel che è peggio restano immobili uomini grandi e grossi di quelli che “Te daggu un pattun” “Te derfu” “T’ammassu”. in realtà tutti cacasotto.
E’ solo un fattore emotivo…
Amiamo tutto ciò che ci da opportunità di continuare a fortificare il ricordo delle nostre emozioni!
Odiamo tutto ciò che cancella i luoghi dove provammo le nostre prime emozioni…
Superata la situazione emotiva, potremmo vivere tranquillamente in ogni luogo, città o casa…. Ed ogni mondo è paese… (ogni tanto, mi tuffo nei luoghi comuni… non è male!)
Ognuno scriva la propria storia su carta, o magari su web che poi è, sono le cose che restano più impresse.
In fin dei conti, siamo mammoni, e la nostra città è sempre come la nostra mamma, la amiamo e la odiamo, e mai ci dimenticheremo di lei!
Basta portarne il ricordo dietro! La mamma se vuole, resti pure a casa, la ameremo comunque!