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Il Pacco

20 marzo, 2007 - 10:26 di  
Archiviato in Oltre il Confine




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ansa_10006213_58250.jpgDaniele Mastrogiacomo è a casa. Ora sulla cosa ci si può ragionare senza sembrare degli sciacalli e senza creare confusione.
La vita di un uomo è salva, e questo è un dato importante. Un Paese che si rispetti deve proteggere i propri cittadini in ogni circostanza. Quello che viene da chiedersi è se la cosa va fatta a qualsiasi prezzo. Soprattutto quando questo prezzo si paga in termini di potenziali vittime e finanziamento dell’industria del terrore.
Per ottenere il rilascio di Mastrogiacomo sono stati liberati cinque comandanti talebani. Persone che per essere diventate comandanti in un ambiente dove il grado si ottiene non per raccomandazione ma per fedeltà alla causa e per efficienza operativa, devono rappresentare un serio pericolo per i militari italiani e non che si trovano sul territorio e per i civili afgani, possibili vittime di attentati e ritorsioni.



Non è escluso che, insieme al rilascio dei prigionieri, sia stata anche versata qualche cifra che, probabilmente, non sarà investita in latte condensato e medicinali ma in razzi per RPG, cartucce per AK47 e esplosivo. Esiste una concreta possibilità che parte di questo danaro possa essere utilizzato per finanziare operazioni terroristiche in occidente.
Quando un Paese è in guerra, sono in guerra tutti i suoi cittadini. I militari sul territorio, ovviamente. I civili in patria, potenziali vittime di attentati e anche i giornalisti. Iniziare una guerra vuol dire assumersi un rischio e assumerselo tutti, nessuno escluso.
Per questo motivo, secondo me, così come il sergente Rossi a Kabul accetta il rischio di lasciarci la pelle, io, voi, tutti continuiamo a prendere la metropolitana e a portare avanti il baraccone, così chi va a fare il reporter in zona di guerra deve accettare un rischio, più o meno consistente, ma sempre un rischio.
Alla luce di quest’ultima considerazione, un giornalista non può pretendere di  avere un trattamento di riguardo. Come cittadino italiano è in guerra esattamente come me e come il sergente Rossi. Ha un ruolo diverso, un compito specifico, ma è uno come tutti.
Ho già denunciato la disparità di trattamento tra giornalisti e altre persone, ora ne dico un’altra: secondo me non vanno liberati prigionieri e non vanno pagati riscatti ai terroristi. Mai, mai, mai, assolutamente mai.
La cosa giusta da fare sarebbe stata quella di cercare di liberarlo utilizzando i militari. Certo, sarebbe stata un’operazione rischiosa, quasi certamente sarebbe fallita e qualcuno ci avrebbe rimesso la pelle, forse lo stesso Mastrogiacomo. Ma, secondo me, sarebbe stata la cosa giusta da fare. Non si può mandare la Folgore e i Bersaglieri con i carri armati e i fucili mitragliatori e poi  mettersi a pagare i riscatti e liberare i prigionieri appena viene catturato un giornalista. Non è serio nei confronti di chi sta sul territorio e dovrà ritrovarsi questi cinque comandanti contro e nei confronti di chi sarà vittima delle spese in fuochi d’artificio fatte con i soldi del riscatto. Bisognerebbe chiedere ai nostri soldati se era preferibile ritrovarsi liberi cinque terroristi catturati e rischiare la pelle da qui alla fine del conflitto o rischiarla una volta sola in un’operazione di liberazione.
Voglio fare un’ultima cinica considerazione. Una volta constatato che i talebani ci hanno fatto pagare un prezzo salatissimo, cosa abbiamo comprato?
E’ da settimane ormai che nel sud dell’Afghanistan si sta svolgendo un’operazione NATO che coinvolge 25.000 soldati. Venticinquemila? Con le tecnologie attuali è un numero impressionante di uomini, roba da seconda guerra mondiale. Cosa ne sappiamo noi? Quale è l’immagine dell’Afghanistan che ci restituisce la nostra stampa? Ma in Afghanistan non c’era la pace? Avevano fatto pure le elezioni.
Diciamoci la verità, se il prodotto giornalistico si riduce a mere operazioni commerciali (ma quando cacchio l’ha scritto sto reportage che fino a ieri aveva ancora il turbante in testa?), il prezzo che abbiamo pagato non è solo salato, i talebani ci hanno fatto un pacco. Alla faccia di tutte le storie sulla furbizia degli italiani.

N.d.r.: Ammiro Gino Strada e ho il massimo rispetto per il suo lavoro. La posa in quella foto me la sarei risparmiata.

Aggiornamento: Questo articolo ha generato forti polemiche. Una si è concretizzata in questo articolo che ti invito a leggere.


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Comments

30 Risposte a “Il Pacco”
  1. Mala scrive:

    vorrei ricordare che gli israeliani, che di scambi di ostaggi ne sanno un pò più di noi, spesso hanno rilasciato persone per salvare i loro soldati.
    se non lo avessimo fatto avremmo avuto un’altro sgozzamento a carico.. non so cosa sia meglio.. o peggio..

  2. settantasette scrive:

    Mi spiace, ma davvero non concordo con l'articolo. Soprattutto sulla parte in cui viene rimarcato che si sarebbe dovuto ricorrere a un'azione di forza. La diplomazia è, e deve essere, ciò che ci distingue. Storicamente è sempre stato così, con dubbi e storture inevitabili, certo. Ma se viene abbandonata questa strada, per quanto forti e legittimi possano essere i dubbi sulle conseguenze, allora tanto vale che ci mandiamo i Tornado e cominciamo pure noi a bombardare alla cieca. No, grazie. Io non mi sento, e non voglio sentirmi, "in guerra". Non in una guerra fatta per gli interessi di altri. Chi, fino a prova contraria, partecipa a una missione umanitaria, non manda i commandos a liberare gli ostaggi, ma tratta. Che a fare a cazzotti ci vadano gli Americani, almeno finchè saremo – e vorremo sentirci – diversi da loro.

  3. Emanuele scrive:

    Sono completamente d'accordo con MC. Su ogni cosa. Aggiungo solo ammirazione comunque a quei giornalisti che vanno in zone di guerra per il coraggio che dimostrano (unita anche alla voglia di $$ visto che credo non prendano 500 euro al mese).

    Io manderei la i vari Belpietro, Fede, Mentana, Feltri, e tutto lo staff di studio aperto, nella speranza che li prendano e se li tengano.

  4. MenteCritica scrive:

    Mala: gli israeliano vivono una situazione diversa. i talebani ce li hanno in casa.

    emanuele: il discorso sarebbe stato lo stesso anche per fede.

    77: ciao socio. anche non sono d'accordo con te. io non sarei andato in afghanistan e non sarei andato in iraq. forse nemmeno in bosnia. però ora ci siamo. non possiamo fare gli italiani a meta' e decidere di volta in volta quando è giusto esserlo e quando no. sarebbe impossibile avere una politica estera nazionale. in guerra ci siamo e da anni ormai. se tu non lo percepisci è perchè la trasformazione è stata lenta ed impercettibile. poi uno una mattina si sveglia e scopre che non può più portare la mezza minerale uliveto in aereo e che uno zainetto in metropolitana può essere qualcosa di più di un bagaglio dimenticato. A Madrid e Londra si saranno sentiti in guerra o no?

    Io sono per la via diplomatica fino all'estremo, anche oltre se necessario. Ma quandi si decide che è necessario sparare, ed è una decisione del mio governo sia pure presieduto da Berlusconi, io non credo sia possibile dissociarsi e delgare gli americani. poi non lamntiamoci se pretendono di farsi i cazzi nostri.

    Ora dall'Afghanistan bisogna andarsene. Ma fino a quando si resta con il fucile in mano si usa la logica di guerra.

  5. miriam scrive:

    Anche se con una certa amarezza, devo ammetterlo, concordo con MC.

    Temo che a fronte dell'"operazione Mastrogiacomo" ora siamo ancora più ricattabili di ieri. Chi può garantire che tra un giorno, un mese…un anno(?)

    non accada la stessa cosa? E con chi o cosa lo "scambieremo", la prossima volta, il malcapitato di turno? Parisi è incavolato con D'Alema perchè si è deciso che la trattativa sarebbe stata condotta esclusivamente da Strada. Il ministro della difesa non mi è proprio simpatico, ma stavolta lo capisco. Un paese può usare le armi o la democrazia per risolvere questioni così delicate, ma se la prossima volta i talebani chiedono di trattare solo con Pippo Baudo che gli rispondiamo?

  6. aghost scrive:

    io rilevo un'altra singolare incongurenza: qualcuno dovrebbe spiegarmi perché lo Stato paga, paga prontacassa, per i connazionali rapiti all’estero. E son milioni di euro.

    Per quelli rapiti sul suolo patrio non solo lo Stato non caccia una lira, ma addirittura blocca i beni dei parenti. Come la mettiamo?

  7. MenteCritica scrive:

    Miriam, Aghost. Ragionamenti impeccabili.

  8. serpiko scrive:

    Posizione controversa, la mia.

    Non avrei mai fatto un'azione di forza. Ma non avrei mai fatto concessioni.

    La differenza tra noi e i talebani è che noi siamo un esercito riconoscibile, che rappresenta una popolazione e che si distingue da essa attraverso una divisa che delinea un confine tra militari (quindi gente impegnata nelle operazioni di guerra) e civili (gente che la guerra non la fa, e che quindi non andrebbe coinvolta). Loro no, non fanno questa distinzione e non sono disposti a leggerla quando la facciano noi. Loro sono un unico esercito, e hanno un unico nemico; che questo sia in mutande e canotta o in mimetica non fa alcuna differenza.

    Per questo credo che il rapimento di un civile sia da vivere nel "nostro" modo: ovvero mantenendo il nostro distinguo e considerandolo al di fuori della guerra stessa, come un qualsiasi rapimento cui mafia e anonima sarda ci avevano abituati. Andrebbe quindi risolto senza coinvolgere l'esercito, i suoi scopi ed i suoi mezzi, senza mettere in gioco contropartite che possano danneggiarlo sul campo (denaro, scarcerazioni ecc) ma senza nemmeno coinvolgerlo nelle operazioni per la liberazione.

  9. serpiko scrive:

    @aghost: hai postato mentre scrivevo anch'io, e involontariamente ho fatto un riferimento analogo.

    La differenza di prezzo credo stia tutta nel maggior impatto mediatico del sequestro di guerra rispetto al sequestro nazionale.

    Vuoi mettere che smacco per Palema se avessero accoppato il giornalista? Dopo che il governo precedente – a nostre spese – era riuscito a portare a casa dall'Iraq 3 mercenari su 4, poteva il baffetto non sentirsi autorizzato a spendere per scopo analogo 1/3 di quei soldi?

  10. Stefano scrive:

    ….giornalisti di qua, giornalisti di là ma alla fine non si sa quasi NULLA di ciò che succede nelle zone di guerra del Pianeta (e non parlo solo di Afghanistan-che qualche nostro ignorante politico chiama Affachistan- o di Iraq, ci sono almeno una quarantina di Nazioni in guerra nel mondo).

    Ora, quello che voglio esprimere è:

    Ma con tutti i mezzi mediatici che ci sono (giornalisti sul campo, televisione, internet, satelliti vari) che ci possono dare la situazione in tempo reale, è possibile che non si sappia NULLA dei perchè le cose accadono oppure in che situazione versano i civili coinvolti, chi sono i Talebani, la STORIA dei perchè e dei percome.

    Sappiamo solo "autobomba a Kabul o Bagdad – tot morti civili – tot morti militari" ma le STORIE umane di questi morti, le situazioni, i contesti NULLA.

    A proposito la Sig. ra GIULIANA SGRENA dov'è finita?

    A mio parere, da quando liberata, mi sarei aspettatto migliaia di articoli, scritti e quant'altro per darci un quadro REALE (e non politicizzato) della sofferenza che lei ha toccato con mano laggiù….e invece NULLA (un libro, qualche articolo stop)

    PER SENSIBILIZZARE NOI OCCIDENTALI ABBIAMO BISOGNO DI VEDERE, SENTIRE, ANNUSARE LA REALTA' DI MORTE CHE SI RESPIRA IN QUEI PAESI, ANCHE SE TI PUO' RIVOLTARE LO STOMACO E FARTI SENTIRE IN COLPA.

    Un saluto a tutti

  11. settantasette scrive:

    Bella discussione, ragazzi. D'altronde, siamo qui anche per questo.

    Però, rimango della mia idea. No, non mi sento in guerra. Nessuno dovrebbe. Nemmeno gli Americani, gli Inglesi, o gli Spagnoli quando gli è successo in casa quello che gli è successo. L'intero discorso "guerra al terrorismo" lo ritengo una baggianata epocale (e assolutamente inutile, anzi dannosa, come dimostrano i fatti, visto che non è stato risolto nulla).

    E' propaganda pura e semplice, che fa molto comodo. Così come ritengo di comodo il discorso "siamo in ballo e dobbiamo ballare". Ci sono stati degli attentati, gravissimi. Compiuti da fanatici assassini. Non attacchi da parte di altri Stati sovrani, checchè ne possa aver blaterato Bush. Dovrebbe essere una questione di polizia internazionale, non di eserciti. Di diplomazia, anche dura, di sanzioni, di controllo dell'economia, se vogliamo. Non certo da risolvere con l'invasione armata di altri paesi.

    Tanto per chiarire, fosse per me, non solo via da Iraq, Afghanistan, e in passato niente Bosnia, e chi più ne ha più ne metta, ma anche VIA DALLA NATO. Subito. E via da qui le loro basi. Che si facciano le faccende loro, e che ne paghino le conseguenze. Ci sarà un motivo se a livello di terrorismo internazionale non abbiamo mai avuto problemi (a parte Nassirya, dove non avremmo dovuto essere).

    Dovesse capitare qualcosa da noi, o da qualche parte a cittadini (civili!) Italiani, la risolveremo come si è sempre fatto. Trattando, mediando, facendo pressioni se è il caso, agendo con la magistratura, le forze dell'ordine, e i servizi nei casi più gravi. I soldati se ne devono stare in caserma, o comunque sul suolo Italiano a difendere e controllare il territorio in caso di emergenze serie. Punto. Non andare in giro per il mondo dietro ai cow-boy.

    A volte ho l'impressione che l'articolo 11 della Costituzione venga dimenticato con troppa facilità: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Più chiaro di così. E questo principio (manifesto di MC o meno ;) ) io lo voglio difendere fino in fondo.

    Pardon lo sfogo, e aloha a tutti.

  12. aghost scrive:

    e allora bisogna dirlo chiaro che non siamo tutti uguali. Non se ne può piu di questa ipocrisia schifosa. Anche i rapiti diventano strumenti di propaganda politica

  13. MenteCritica scrive:

    aghost e stefano

    come la penso io l'ho scritto qui:
    http://www.mentecritica.net/due-i-pesi-e-due-le-m…
    e qui
    http://dellefragilicose.blogsome.com/2006/12/20/d…

    77: stiamo lentamente convergendo. ti quoto alla lettera, compreso uscita dalla NATO e baraccone mediatico sulla guerra al terrorismo. sono pronto a riprendere il rulo doplomatico del nostro Paese come e meglio di prima. Ma esattamente un minuto dopo che i nostri soldati saranno usciti dall'Afghanistan. Non è credibile il ruolo di mediatore con truppe di occupazione. I soldati all'estero hanno senso solo come protezione per le missioni civili, un ruolo di scorta non di controllo del territorio. In Afghanistan non è cosi' ora e non si possono tenere due piedi in una scarpa. Quindi subito via e adozione della politica 77-MC o se si rimane a fare gli occupanti bisogna applicare la politica MC. Tutto quello che c'e' in mezzo è cerchiobottismo e alla lunga si rivelerà letale.

  14. Stefano scrive:

    Alla fine avete tutti ragione, xrò io da piccolo ignorante (che in Afghanistan c'è stato 5 lunghi mesi) dico che se i signori giornalisti rispettassero le regole, (una per tutte, non andare in giro da soli) e non si sentissero specie superiore alle altre, queste cose non succederebbero. Come si sente ora il signor Mastrogiacomo dopo che per causa sua ul suo autista è stato sgozzato, e che probabilmente anche il suo interprete lo sarà? Lo chieda ad un'altra persona che ha commesso lo stesso sbaglio (leggasi Sgrena).

    Mah probabilmente non gli importerà niente, tanto sarà preso (come appunto la Sgrena) a scrivere libri, apparire in TV e a godersi questo momento do gloria e notorietà.

    Ah dimenticavo, sono due giornalisti della stessa area politica… non oso pensare cosa avrebbe fatto il nostro governo se fossero stati dell'altra sponda…

    E adesso poveri noi Fessi che con una mimetica addosso e un fucile di cartone andremo in Afghanistan.

    questo commento era in coda di spam, e' stato recuperato solo il 23 marzo 2007

  15. Vortexmind scrive:

    Nemmeno io sono d'accordo con l'articolo. Specialmente per quanto riguarda l'azione di forza: e non per i motivi espressi, ad esempio, da 77.

    Il vero Pacco ce lo siamo confezionati noi da soli, inviando un contingente militare "monco" in una zona di guerra? Monco, perchè per farla passare come una "missione di pace" i governanti hanno si mandato uomini, ma abbiamo lasciato a casa praticamente tutto l'equipaggiamento pesante. Parlo di carri armati, aerei da supporto ravvicinato, elicotteri da combattimento in numero congruo all'adeguato funzionamento del nostro contingente militare là presente.

    Un'operazione di soccorso in forze avrebbe previsto come minimo la presenza di tutti quei mezzi e veicoli di supporto pronti a intervenire in caso di guai. Ragion per cui non penso fosse nelle nostre capacità l'esecuzione di una tale manovra con ragionevole sicurezza.

    Mi trovi d'accordo per quanto riguarda la riflessione che siamo un paese in guerra e quindi ogni cittadino italiano deve tenerne conto. E'anche vero però che questa è una concezione forse ormai sorpassata dai tempi: mi riferisco alla forte asimmetria del conflitto e ai mutati rapporti di forza in cui bisogna considerare anche le manipolazioni mass-mediatiche che gli insorti possono esercitare a distanza nel nostro paese con questi episodi.

  16. MenteCritica scrive:

    bene Vortex, la domada è: se avessimo avuto lì tutto l'equipaggiamento l'opzione militare di recupero sarebbe stata presa in considerazione o si sarebbe finito a scambio di figurine lo stesso?

  17. Stefano scrive:

    dopo aver letto i due articoli ed a proposito dei 4 tecnici rapiti in Nigeria pongo una domanda:

    qualcuno dei mass-media ha parlato dei rapitori? dei loro perchè? del loro contesto sociale?

    Secondo me queste sono cose altrettanto importanti da sapere per avere un quadro reale delle cose.

    Ed a proposito della manipolazione della realtà perpretata dai mass- media vi rimanderei ad un interessantissimo articolo scritto da Antonella Randazzo su Disinformazione.it in data 20 febbraio 2007 (purtroppo il link non l'ho salvato, dovrete fare ricerca in archivio notizie)

  18. Davide scrive:

    aghost scrisse: Per quelli rapiti sul suolo patrio non solo lo Stato non caccia una lira, ma addirittura blocca i beni dei parenti. Come la mettiamo?

    -Già, sono d'accordo. A parte la disquisizione che potrebbe nascere su diritto internazionale in zone di guerra, soft law, arbitrati e cazzate varie, quello che mi va di sottolineare è che i rapimenti "interni" sono quasi esclusivamente a fini di estorsione, mentre quelli di cui ci si occupa qui sono rapimenti "politici". Cioè servono per finanziarsi o, nel caso del mend, per avere visibilità.

    Alla luce di questo sono doppiamente d'accordo con aghost.

    La discussione è iper-stimolante, ma non ho proprio il tempo di rispondervi, anche perché a dir la verità non ho nulla di essenziale da aggiungere.

    Au Revoir

  19. Vortexmind scrive:

    MC:se avessimo avuto lì tutto l’equipaggiamento l’opzione militare di recupero sarebbe stata presa in considerazione o si sarebbe finito a scambio di figurine lo stesso?

    Non ho certo i mezzi e le conoscenze per dirlo con certezza. Fare questa ipotesi (la presenza di un contingente più significativo) significherebbe ammettere che l'opinione pubblica italiana sia già stata "convinta" affinchè questo dispiegamento sia possibile. In quel caso, la stessa opinione pubblica potrebbe "sopportare" senza grossi traumi anche un'operazione di questo tipo. Cosa che allo stato attuale delle cose non è verificata, essendo la soluzione "cerchiobottista" (o all'italiana che dir si voglia) quella attualmente in auge.

  20. Vortexmind scrive:

    A proposito, restando in un'ottica più generale, consiglio la lettura di questo articolo

  21. MenteCritica scrive:

    Stefano: no, infatti non credo di aver letto molto sul MEND

    Stefano e Vortex, grazie per i suggerimenti di lettura

    Davide: grazie lo stesso :-)

  22. marco il buono scrive:

    I nostri militari morti in iraq, (vedi film da poco passato in tv) non possono avere la medaglia al valor militare perche' hanno firmato una carta che diceva a chiare lettere, missione di guerra e non di pace come ci hanno sempre raccontato, quindi il generale di corpo d'armata non ha potuto firmare il nulla osta necessario.

    Credo che lo stesso discorso sia valido per l'affaghisstan (ahahahahah).

    Missioni di guerra nero su bianco e a noi gli pseudo politici ci dicono da tutte le parti missione di pace.

    Quindi al di la' delle nostre discussioni, via dai luoghi di guerra immediatamente, la democrazia la costruiscono anzitutto i cittadini del luogo in questione come è stato per i nostri partigiani, fatte el distinzioni del caso.

    Il Mend per me non ha tutti i torti, non sottoscrivo i loro metodi, ma le ragioni le condivido eccome.

    Anche perche' accade in piccolo dalle mie parti, quando l'eni estrae petrolio dalla basilicata paga le loyalties(?) ai comuni limitrofi, tale petrolio viene raffinato a Taranto, con l'inquinamento e la puzza di gas che ne deriva e di loyalties(?) neanche l'ombra.

    Il lavoro che ci attende è immenso.

  23. gato scrive:

    Non sono assolutamente d'accordo con l'articolo. La cosa fondamentale secondo me è la seguente: cosa ci fa la coalizione in Afganistan? Con quale faccia chiamiamo i talebani terroristi? Se non sbaglio è la Nato che è andata ad invadere l'Afganistan, quindi secondo me quelli che fanno parte della Resistenza afgana non sono dei terroristi. Non siamo d'accordo con i loro metodi, perchè forse uccidono gente innocente? Guardiamo magari i bombardamenti "chirurgici" e giudichiamo quelli, visto che sono fatti da quelli che invadono un paese, non da quelli che lo difendono. Magari le vittime dei bombardamenti sono vittime di serie B, visto che non contano niente. Se guardiamo i notiziari, quanto tempo è stato dedicato a migliaia di vittime irakene o afgane? Un decimo, un centesimo o um milesimo del tempo dedicato alla morte di un italiano che con tutto il rispetto per la famiglia, era andato in Irak come mercenario.Si può non essere d' accordo con Gino Strada, ma quello che fa lui è da rispettare. E facile criticare Strada. A chi lo critica consiglio solamente di andare in una zona calda per qualche mese, non seguendo i vari eserciti "liberatori", ma a stretto contatto con la popolazione locale, poi voglio vedere se non cambia opinione….Se uno conosce bene la situazione locale in quei posti è proprio Gino Strada. Il colmo è che il principale mediatore per la liberazione di Mastrogiacomo è stato arestato. Bel ringraziamento, non c'è che dire. Sono curioso la prossima volta chi vorra accetare di mediare per un italiano. O l' aresto è stato fatto semplicemente per discreditare l' Emergency? Meditate gente, meditate

  24. MenteCritica scrive:

    Io in genere medito senza bisogno di sollecitazioni, comunque grazie.

    Io ho criticato Gino Strada solo per la posa infelice della foto, poi ho detto che ne ammiravo l'attività. Se non si può dire nemmeno che ha fatto una brutta fotografia siamo di fronte ad una santificazione laica che rifiuto come quella cattolica di Padre Pio.

    La politica occidentale e, in particolare quella Americana, sono largamente opinabili. Stiamo attenti, però, a non santificare i talebani per criticare le scelte dell'occidente. Si rischia di assumere posizioni indifendibili e un tantino ridicole. I talebani sono degli integralisti della peggior specie. Molto di piu' dei cardinali cattolici. E se rompono le balle i cardinali, non vedo perche' dovrebbero starmi simpatici i talebani che, in piu', sono armati.

    Con questo non voglio dire che andassero bombardati. Io credo molto di piu' alla propaganda che ha una forza devastante.

    Purtroppo l'invasione dell'Afghanistan è avvenuta a valle di un avvenimento epocale come quello dell'11 settembre. E' una data che ha cambiato molte cose e causato scelte mostruose.

  25. jimmi scrive:

    Quando ho letto questo articolo mi sono incazzato a morte, ho pensato che avevi scritto delle enormità, delle palle colossali, avrei voluto scrivere un commento chilometrico invelenito e insultante. Poi ho pensato che sarebbe servito solo a confondere di più le cose, e così ho scritto la risposta sul mio blog.

    Spero serva a farti cambiare, anche un pochino, la tua idea.

    Ciao

    Jimmi

  26. MenteCritica scrive:

    No Jimmi. MC non funziona così. Mandami il tuo articolo e io lo pubblico. Non lo leggerò seguendo il tuo link. Sarbbe sleale nei tuoi confronti. Io in prima page e tu sepolto nei commenti. Facciamo in modo che la gente si faccia la sua opinione. Ok?

    D'altra parte se lo mandi il link al tuo blog sarà comunque in coda all'articolo.

  27. Jimmi scrive:

    :D Va bene, hai ragione tu!

    Ti invio l'articolo, poi ci facciamo l'opinione ;)

    A presto

    Jimmi

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  2. [...] luogo dal quale non ricordo nessun reportage sconvolgente. Di quello che accade in Afghanistan non sappiamo nulla e Mastrogiacomo non ha fatto molto per dipanare il mistero. Gli agganci giusti li ha in Italia, [...]

  3. [...] rimasto veramente di sale leggendo questo post, e ancora più perplesso sono rimasto leggendo la serie di e-mail che coraggiosamente il Direttore [...]



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