Il Nostro Paese, Che fare? 86


La domanda cruciale di questo lungo inverno del nostro scontento riguarda l’azione. Siamo impoveriti; che fare? C’è la guerra sotto casa; che fare? Arrivano persone minacciose con la pelle diversa; che fare? I nostri figli appaiono sbandati; che fare? Le risposte che abbiamo dato in epoche che appaiono geologiche ci sembrano inadeguate; ci hanno tradito! La politica è marcia e hanno approfittato di noi, ma non capiterà più! La solidarietà è morta e in Italia non ci si può più fidare di nessuno, le diseguaglianze sono palesi come l’inanità e l’ipocrisia che sembrano sovrane… Che fare? Che fare?

Sono molto impressionato dal capitale sociale dissipato dalla frustrazione che prova chi non vede orizzonti, o chi li vede principalmente in ottica individualistica, di pura difesa, come mi è sembrato di leggere nel Comandante Nebbia che spera, auspica in una nuova stagione di persone responsabili ma, intanto, forte appare lo sconforto.

Ma il Comandante Nebbia è il lato intelligente, informato e critico di questo capitale sociale dissipato. Pochi giorni prima il Signor Spok ci ha proposto una dotta lezione per spiegarci come la democrazia abbia a che fare con l’intelligenza di un popolo, e basta andare al Bar Sport, salire su un autobus, o guardare scorrere per un po’ la Time Line di Twitter per capire come l’intelligenza non sia poi così a buon mercato se imperano commenti fasulli basati su notizie infondate e descritte con cliché e stereotipi che consentono di avvitarsi nella propria indignazione (ne ho trattato qui e qui), non certo di fare un passo in avanti verso una qualsiasi direzione. E quindi che fare? Che fare?

Qualunque cosa si debba fare, non possiamo partire dalla pura e semplice emotività. É difficilissimo. Le passioni ci dominano, ciò che siamo stati, ciò in cui abbiamo creduto, gli affetti, le idee, gli slanci… Ma non abbiamo scelta; se vogliamo uscirne in qualche modo ci deve dominare la logica, non la passione; siamo tutti stati qualcosa: comunisti duri e puri, liberali di belle speranze, anarco-qualcosa, fancazzisti felici. Non è più quella l’epoca. Non possiamo continuare a pensare al mondo con categorie dell’Ottocento. Chi non capisce lo straordinario cambiamento di questi decenni è condannato alla sterilità della proposta politica.

Qualunque cosa si debba fare, non possiamo partire dalle appartenenze forti e inamovibili. É una questione fondamentale, e per molti l’intralcio ideologico (paragrafo precedente) costituisce un ostacolo insormontabile anche solo per capire di cosa parlo. Nella società contemporanea la forma-partito è in crisi, in particolare in Italia e non si può, non si deve, confondere l’inadeguatezza di tale forma col “tradimento”, l’incapacità, l’ipocrisia; ci sono anche quelle, certo, è ovvio, ma è il nostro rapporto con le forme organizzate della politica che è diventato complicato. I delusi dalla politica, spesso per incomprensione dei suoi meccanismi, si buttano nelle braccia di vecchi e nuovi Uomini della Provvidenza che forniscono strade miracolistiche spiegate in forma ipersemplificata; dall’abolizione dell’IMU voluta dai comunisti all’uscita dall’Euro imposto dalla Troika le ricettine irrealizzabili (che nessuno crede si possano realizzare ma funzionano così bene come slogan! Volete essere felici? Bevete Coca Cola!) inquinano la mente di moltissimi bravi cittadini che semplicemente trovano nell’appartenenza una ragione di stabilità: i berlusconiani, che cascasse il mondo continuano a credere che il loro capo sia perseguitato dalle toghe rosse; i grillini, che raramente accettano una discussione critica nel merito preferendo sfancularti; i comunisti (quei quattro rimasti), che preferiscono la gloria onanista del loro inutile isolamento… Appartenenze! Ma se “appartieni” a qualcuno non pensi con la tua testa, se non pensi con la tua testa non sei lucido, non troverai mai una soluzione.

Qualunque cosa si debba fare, non possiamo partire dall’esclusione “a prescindere”. E qui iniziamo ad avvicinarci a qualche proposta, perché non escludere a prescindere significa che mi apro alla possibilità del dialogo; posso accettare di ascoltare le tue ragioni e sforzarmi di capirle, se analogamente tu non fai muro sulle mie. In questi giorni, per esempio, si sta aprendo il dibattito nel PD sulla futura segreteria e sul candidato leader: vedo una quantità di insulti, un mare di “Mai con Renzi” oppure “Mai con Civati”, che sta oscurando l’avvilente “Mai col PD” col quale ci hanno rallegrato i grillini fino a oggi. Eppure anche le pietre dovrebbero capire che alcune parole vanno abolite: ‘sempre’, ‘mai’, ‘tutti’, ‘nessuno’… concetti assoluti, inamovibili, ottusi, che chiudono porte e negano orizzonti; il contrario di ciò che ci serve, perché anche se non sappiamo con chiarezza cosa ci serve, sicuramente ci serve un altrove che può avere bisogno di soluzioni inedite, di compagni di viaggi inattesi…

Qualunque cosa si debba fare, indiscutibilmente dobbiamo partire mettendo al centro della nostra azione la responsabilità. Indignarsi su Twitter coi soliti, stereotipati, inutili cliché, aspettando con impazienza che inizi la partita, è quanto di più omologato si possa fare, un vero piacere alla casta che disprezziamo, un calcio a qualunque possibilità di cambiamento. Il cambiamento, se mai ne fosse possibile uno, inizia con la responsabilità di ciascuno. Responsabilità. Dal pagare le tasse a lasciare libero il parcheggio dei disabili; dal partecipare attivamente alla politica all’educare i figli al rispetto per gli altri; fare la raccolta differenziata e non abbandonare il cane nell’autostrada. Ma soprattutto “responsabilità” è sforzarsi di capire, abbandonare gli slogan, partecipare al mondo, costruire consapevolezza, essere attivi e proattivi. Chi si lamenta della casta pensi che ciascuno di noi, nel suo piccolo, può essere “casta” o cittadino critico. Essere critici vuole dire nutrirsi col dubbio, verificare le informazioni, protestare sempre con rigore ma con proprietà, pretendere i propri diritti e non trascurare alcun dovere. E, soprattutto, Responsabilità include il rischio di fidarsi ancora.

Preferisco sbagliare con la mia testa che far bene con quella altrui.


bezzicante ha risposto all’appello di MC che cerca nuovi autori

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