Il nostro caro Salvini 25


Quello della politica è un brutto ambiente frequentato da meschini, pezzenti, bugiardi, egocentrici, arrivisti, ignoranti ed ipocriti. Non a caso i galantuomini se ne tengono lontani e quei pochi che, per incauto idealismo, intraprendono quella strada miserabile, non emergono se non quando la situazione è compromessa, c’è solo da perdere e qualcuno deve prendersi il carico della sconfitta. Questo è un concetto valido in generale e si applica, ovviamente, anche alla realtà italiana.
 
Nel caso particolare si vedano i fatti di attualità. Nelle ultime ore è diventato sempre più chiaro che il signor Salvini si è reso artefice di una complessa manovra tesa alla conquista dell’intero bacino elettorale del centro destra in vista di imminenti vittoriose elezioni. E’ più che evidente che nella concezione e nella realizzazione di questo piano, più che le virtù dell’abnegazione, della morale e della trasparenza, si è dato fondo a piene mani alle caratteristiche della politica che ho elencato nell’esordio di questa nota. Il signor Salvini, se l’idea che si è diffusa risponde al vero, non solo ha gabbato il signor Di Maio, i suoi spin doctor, l’oscura intellighenzia della Casaleggio, il vecchio e ormai decotto Beppe Grillo, ma anche il presidente della repubblica, la stampa, il professor Savona, le istituzioni internazionali e tutte quelle persone che avevano riposto speranze nel “contratto” e nel “governo del cambiamento”.
 
In un mondo ideale, l’autore di una manovra di questo tipo avrebbe grandi probabilità di guadagnarsi la nomea di farabutto. Invece, le reazioni generali nei confronti del signor Salvini vanno dal benevolo apprezzamento di “simpatica canaglia” fino all’attribuzione del titolo di “fine politico” o, addirittura, “statista”.
E passi per i suoi elettori. E’ nota l’attitudine calcistica dell’elettorato italiano per il quale l’importante è vincere ad ogni costo (tranne le guerre, quelle le si può perdere senza problema). Il signor Salvini ha fatto gol e anche se ha spinto il pallone in porta con la mano l’importante è che l’arbitro non se ne sia accorto.
 
Quello che è meno comprensibile è l’apprezzamento generale che giunge anche dagli avversari e da intelligenze diversamente orientate, quali ad esempio il direttore de “Il Fatto Quotidiano on line”, signor Peter Gomez che in un passaggio del suo editoriale così si esprime:
“Ma al di là dell’opinione che ciascun lettore può avere su Salvini, un fatto va onestamente ammesso. Il leader della Lega esce da questi mesi di post voto con addosso la casacca di unico fuoriclasse presente sulla scena politica italiana. “
In pratica, per essere considerato un politico fuoriclasse, in Italia, è necessario essere abili nell’ordire, tramare, concepire e realizzare piani truffaldini, mentire. Tutto tranne che rappresentare gli interessi del proprio elettorato e, eventualmente, quelli del paese.
 
E’ queste considerazioni, pari pari, si applicano agli altri “galantuomini”, tra ampie virgolette, che hanno preceduto il signor Salvini sul proscenio della politica nazionale. Ricordiamo, scusandomi con i non citati, quello che voleva gli si passasse l’olio, quello della barzelletta della mela che sa di culo, quello che pretendeva di cambiare il paese con power point.
 
Non so se la democrazia funzioni, ho i miei dubbi e ne ho lungamente scritto. Quello che sicuramente è vero, e questa è esperienza personale indefettibile, è che, prima o poi, si ha sempre ciò che si desidera veramente avere.

25 commenti su “Il nostro caro Salvini

  • fma

    La distribuzione geografica del voto di marzo dice chiaramente che Salvini rappresenta gli interessi del sistema produttivo del Nord e Di Maio le speranze del Sud.
    Sono interessi antitetici, che nell’immediato possono essere superati dalla necessità di unire le forze per governare, ma prima o poi non possono che collidere.
    Salvini promette la Flat Tax e il ritorno alla sovranità monetaria, non solo Savona ma anche Borghi, Siri, Bagnai stazionano in orbita Lega e non per caso.
    Di Maio promette il reddito di cittadinanza.
    La flat tax premia i redditi medio alti, commercianti e professionisti; il ritorno alla sovranità monetaria, attraverso la conseguente svalutazione della lira, sgrava l’industria del nord dell’incombenza di competere in efficienza con il resto d’Europa, scaricandone il peso su salari e pensioni.
    Il reddito di cittadinanza ha tutto l’aria d’essere una spesa corrente piuttosto che un investimento, da finanziare a debito, o attraverso qualche nuovo balzello. Senza “il governo di cambiamento” il balzello avrebbe potuto essere distribuito su una platea più vasta, così può essere scaricato solo su salari e pensioni.
    Io capisco benissimo come si muove Salvini e non mi stupisco della statura politica di Di Maio, quel che mi stupisce sono le speranze di coloro che sono destinati a ricevere uno stipendio, o una pensione, in lire e a pagare le rate del mutuo in Euro e magari un’addizionale di solidarietà per i compatrioti che non lavorano.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      A quanto pare scopriremo come si intende realizzare questo magico programma che promette botti piene e mogli ubriache.
      Però non mi torna la pensione in lire e il mutuo in euro. In caso di uscita over night (l’unica possibile per contenere il panico) dovrebbe stabilirsi un cambio (destinato a mutarsi nei giorni successivi ovviamente) e tutti i rapporti, di debito e di credito, rinominati pariteticamente secondo quel cambio. Infatti l’euro non sarebbe più valuta corrente e quindi nessuno potrebbe esigere un credito nominato in una valuta straniera.

      • fma

        Non credo che le banche che hanno erogato un mutuo in euro accetterebbero di vederselo tramutare in lire, perché se l’accettassero il giorno dopo dovrebbero chiudere i battenti. Non l’accettarono ai tempi dei mutui in ECU, quando che l’Italia uscì dallo SME e svalutò la lira. Pignorarono i beni di chi non poteva pagare e la Magistratura diede loro ragione.
        Nè lo stato italiano può tramutare in lire, per decreto, i Bund o i Bonos in euro che sono nel portafoglio di un qualsiasi cittadino. Mentre se volesse farlo per i propri titoli, buggerando gli investitori istituzionali, i fondi, gli stati sovrani, uscirebbe immediatamente dal mercato finanziario internazionale.
        Restano le famiglie e le imprese che detengono circa 120 miliardi del nostro debito pubblico. Questi sì sono a rischio. Ma se vengono a sapere d’essere a rischio vendono tutto domani mattina e noi usciamo dall’euro prima di sera, senza scomodare il piano B.

        • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

          Sì, sui titoli stranieri hai ragione. Quello comprato in euro rimane in euro come per dollari, sterline, corone danesi, ecc.
          Ma sul mutuo, un oggetto che nasce e muore sul territorio nazionale, ho seri dubbi.
          Pochi, in passato, fecero mutui in ECU. Oggi, la totalità è in euro. Vorrebbe dire che tutti, ma proprio tutti, diverrebbero insolventi. Le banche si ritroverebbero, nella migliore delle ipotesi, con milioni di case da liquidare a prezzi di realizzo e perdite comunque imponenti in quanto le vendite sarebbero in lire. Lo scenario è apocalittico.

    • Emilio

      ” il ritorno alla sovranità monetaria, attraverso la conseguente svalutazione della lira, sgrava l’industria del nord dell’incombenza di competere in efficienza con il resto d’Europa, scaricandone il peso su salari e pensioni”.
      Buonasera Fma, premetto un caro saluto di ben ritrovato, quindi… dall’alto della tua esperienza indistriale pensi che gli italiani siano dei cialtroni a cospetto dei retti nordici… Non ti pare un torto grosso persino verso l’epoca vitale e produttiva che tu vivesti?

      • fma

        Negli anni sessanta un marco valeva 600 lire e 0,25 dollari, al momento della conversione in euro valeva circa 1000 lire e 0,6 dollari..
        La Germani aveva rivalutato il marco, l’Italia aveva svalutato la lira. La nostra industria per restare competitiva aveva avuto bisogno di svalutare, la Germania s’era presa il lusso di rivalutare. Il problema dell’euro, nel quale convivono economie deboli ed economie forti, è tutto qua.

        • Emilio

          bon… e questa è economia ma, “competere in efficienza” in che senso? A leggere i giornali in Italia abbiamo fior di eccellenze (e non parlo assolutamente di quelle gastronomiche che purtroppo hanno mille scheletri nell’armadio)… (si, ok, l’economia discende dai comportamenti… ma di quale inefficienza parli?).

          • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

            Diciamo che la speculazione finanziaria non è soggetta a regole morali. Tutto il resto è conseguenza. Per non subire l’attacco dei lupi bisogna essere forti e sapersi difendere. Se so si viene soppressi. E’ legge di natura.

          • fma

            Se io e te produciamo manici di orinale e io mi sono attrezzato per farne uno al minuto e tu invece ci impieghi cinque minuti cadauno, tu non riesci a competere con me se non pagando i tuoi operai meno di quanto li possa pagare io.

          • Emilio

            Buon giorno Fma, scusa se riprendo l’argomento ma mi pare piuttosto centrale. Dunque sembrerebbe una questione di ottimizzazione di tempi (più produttività in tempi inferiori…). Si potrebbe obiettare che 1)veramente il parossismo produttivo è la chiave di tutto? In un momento di transizione nel quale neanche sappiamo con chiarezza dove ci sta portando l’automazione spinta? 2) a meno di un ragionamento lombrosiano che divide italiani/sudisti da tedeschi/nordisti non mi pare un gap che non sia tranquillamente colmabile.Giorno per giorno leggiamo di innovazione italiana in tutti i campi dall’ aereospaziale alla medicina, alla robotica. Sembra mancare un serio supporto dalla politica (tu dirai presente/futura io rilevo anche passata). Da fonti personali di tecnici che per conto di colossi italiani fanno spesso trasferte in Germania, tornano racconti di clima disteso e sale da biliardo in fabbrica… Poi l’annoso spettro della guerra, già evidenziato anni fa da Sarkosy… ci viene ricordato che senza “europa” ci faremmo la guerra tra noi… cioè “ci sposiamo sennò litighiamo troppo”. No comment! E i risolini di Sarkosy e Merkel che sfottevano Berlusconi anni fa? Improvvisamente Berlusconi diventa più affidabile del nuovo soggetto politico italiano? Io leggo molta incoerenza nella narrazione “più europa”. I fatti di questi giorni mostrano che pavidità e soggezione, ammesso che non nascondano malafede e tornaconto, nei confronti della Germania aumentano il suo sadismo e a fronte di accenno di muso duro Merkel Junker rating… come dire? Cambiano registro. Un noto commentatore italiano che vive e lavora in Germania e non è tenero con i suoi compatrioti descrive un clima di gloria imperiale che si respira oggi in quel paese. Di solito non è un sentimento che faciliti le buone relazioni e la magnanimità:dice niente Grecia? Ovviamente scrivo perché ascolto con interesse le tue risposte. Un cordiale saluto.

          • fma

            Secondo me non è una questione di tempi, non soltanto. Quel che si diceva a proposito dei manici degli orinali vale anche per moltissime cose: quanto tempo ci vuole da te e da me per ottenere un permesso, una licenza; quanto tempo per una radiografia, quante radiografie produce ogni giorno la macchina mia rispetto alla tua…
            Le differenze discendono da scelte fatte a monte.
            Torniamo ai manici di orinale. Io non li produco in un minuto e tu in cinque perché io sono bravo e tu no, ma perché io, al momento di decidere come spendere il ricavato della vendita dei manici, ne ho destinato una parte alla costruzione di uno stampino per imbutire il manico, anziché doverlo ricavare a martellate. Mi sono organizzato. L’organizzazione è fatta di tanti passetti pedestri, che i letterati, quelli che i fatti mai disgiunti dai valori, sottovalutano.

          • fma

            In questa logica io non distribuirei mai reddito di cittadinanza. Impiegherei piuttosto quei soldi
            per spingere la gente a fare quei passetti pedestri che dicevo sopra, magari rimuovendo gli ostacoli che oggi incontra sulla sua strada chi ci prova.

        • Emilio

          Eddai… gli orinali proprio come esempio! Gli orinali mettono un’idea di fretta,,, meglio manici di caffettiera, tipo pausa caffè… all’italiana.

        • Emilio

          Per chiarezza… il reddito di cittadinanza mi fa orrore. Beh, da come la metti tu sembra esserci una differenza sostanziale tra noi e loro… ma stai anche dicendo che c’è un diverso investimento degli utili. Questa sì è una colpa grave. E mi pare ambito della politica metterci rimedio ma solo in un mercato leale dove nessuno bara. Forse un poco i tedeschi con l’euro hanno barato…e qui torna il discorso della guerra che si sofistica sempre di più… guerra che sembra pace…

          • Emilio

            … nota di colore… grazie per quell’ “imbutire”… anni che non lo sentivo… verbo dalla grande sonoritá industriale.

    • doxaliber

      Sono interessi antitetici, che nell’immediato possono essere superati dalla necessità di unire le forze per governare, ma prima o poi non possono che collidere.

      Lo sono davvero? Può il nord Europa, Germania in primis, fare a meno di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, senza che questo non incida pesantemente sulla loro economia?
      Può il nord Italia fare a meno del sud e continuare a lasciarlo abbandonato a se stesso?

      • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

        Sì, secondo me.
        Il Sud non eccelle per competenze, motivazione, formazione, organizzazione, certezza istituzionale, logistica e pace sociale.
        La vocazione turistica straziata prima dall’industrializzazione forzata degli anni 60 e poi dal dilagare totale, grezzo e ottuso dell’abusivismo edilizio.
        Nell’industria moderna non serve più il genio discontinuo e l’arte di arrangiarsi e per le braccia ci sono gli africani che costano meno. Se si potesse tagliare via dall’Europa non se ne accorgerebbe nessuno se non in termini di riduzione della spesa.
        Lo scrivo da meridionale di nascita, formazione e cultura.

        • doxaliber

          Il Sud non eccelle per competenze, motivazione, formazione, organizzazione, certezza istituzionale, logistica e pace sociale.

          Io direi l’Italia in generale.

          Se si potesse tagliare via dall’Europa non se ne accorgerebbe nessuno se non in termini di riduzione della spesa.

          Se i loro e i nostri interessi fossero davvero antitetici. Se la Germania e il nord Europa potessero vivere benissimo senza l’Italia, ci avrebbero già abbandonato al nostro destino. Se non lo fanno è perché evidentemente non possono permetterselo. Non è solo una questione di debito pubblico e di Euro, è qualcosa di più. È una questione di mercati, di export, di cooperazione industriale. La Deutsche Bank è in sofferenza in questi giorni, per quale motivo?

      • fma

        Secondo te possono Italia, Spagna,Grecia, Portogallo pensare che qualcuno li aiuti a risolvere i loro problemi senza prima provare seriamente a mettere ordine in casa propria?

        • doxaliber

          Il discorso prescinde dai meriti e dalle colpe di questi paesi. Il problema è che non l’aveva prescritto il dottore di far entrare paesi fortemente indebitati nell’area Euro. Se alla fine, nel 2002, hanno deciso di far entrare tutti, ma proprio tutti, non è perché i paesi del nord sono ingenuotti e pensavano davvero che debiti pubblici così importanti potessero essere sanati e controllati come niente fosse. Il motivo è che senza quei paesi l’esistenza stessa dell’Euro non aveva senso. Ora, di sicuro c’è un limite oltre cui la corda si spezza, ma non dimentichiamo che pure la Germania sta tirando molto la corda. E pure i francesi stanno cominciando a incazzarsi.

          • fma

            Si può dire che li hanno fatti entrare, ma si può anche dire che sono voluti entrare.
            L’euro è stato una fuga in avanti, nessun manuale di economia consiglia di dare la stessa moneta a paesi troppo diversi sul piano economico. E’ stato il tentativo di implementare l’unione politica con altri mezzi. Oggi molti non ricordano cosa sono state le due guerre mondiali per l’Europa.

      • spes74

        Toglierei il Portogallo dalla lista. In pochi anni non solo si è ripreso dal fallimento ma addirittura sta conoscendo un vero e proprio boom economico. E non mi baso solo su articoli letti qua e la, lo dico con cognizione di causa perché ci vado spesso e lo vedo con i miei occhi.
        Siamo noi il fanalino di coda, ahimè…

  • Emilio

    @Comandante Nebbia. Nulla da eccepire su ciò che lei dice. Basta insegnare a scuola a piccini e grandi che lo Spread non è la punizione dei Giusti&Virtuosi contro chi si comporta politicamente&democraticamente male, come ci viene raccontato millantando una moralità positiva che non c’è, ma semplicemente lo strumento del predatore che attacca chi espone il fianco o detta in maniera ancora più priva di giudizio il sacrosanto diritto di trarre guadagno dalle debolezze altrui. Ma dirlo.

  • Antonello Puggioni

    Uomo Politico: viscida anguilla che striscia nel fango su cui riposa la struttura dell’organizzazione statale.
    Quando si contorce, scambia i movimenti della sua coda per terremoti o minacce alla stabilità dell’edificio.
    Da non confondere con lo Statista, nei riguardi del quale presenta il considerevole svantaggio di essere vivo. (A. Bierce)

I commenti sono chiusi.