Il nemico alle porte


Gli organi di stampa sembrano ormai confermare la natura “terroristica” dell’episodio berlinese per cui si può tentare una riflessione ed una valutazione della situazione.
Come già detto, eventuali polemiche sulla sicurezza sono inutili. Non esistono le risorse per militarizzare anche i mercatini di Natale e, se pure ci fossero, vivere in una società dove Babbo Natale porta una P266 sotto l’ascella non è esattamente il mio mondo ideale. La storia e l’esperienza insegnano che la guerriglia non si può vincere, si può solo eradicare con cambiamenti strutturali. Daesh è subentrato ad al-Qaida sfondando il già alto livello del terrore. Una sua eventuale sconfitta militare porterà solamente alla creazione di altri gruppi che, per differenziarsi, non potranno che investire in ulteriore violenza e brutalità.

L’aspetto più significativo è la concentrazione di questo stato di indeterminazione in due dei pilastri fondanti dell’Unione Europea: Francia e Germania. E’ probabile che chi investe in terrore passerà all’incasso alle prossime elezioni tedesche e francesi. Se i risultati sono quelli che molti si attendono, la spinta centrifuga dell’Unione, già fortemente compromessa dall’incapacità di gestire collegialmente il fenomeno migranti, riceverà il colpo definitivo. Terrorismo e migrazioni erano la prova di maturità per l’Europa. Non esistono sentenze definitive in geopolitica, ma l’impressione attuale è che questa prova sia fallita. Gli auspici non sono buoni.

Da tempo, Stati Uniti e Russia hanno sostenuto, per diversi motivi ma con mezzi simili, una strategia di indebolimento dell’Unione che sta avendo i suoi frutti. Mentre sembra ragionevole l’atteggiamento russo che ha tutto da guadagnare da un’Europa debole e divisa, la scelta americana di preferire un vassallo militarmente e finanziariamente inetto ad un alleato si è rivelata errata. Dopo le scelte elettorali britanniche e statunitensi, con i due guardiani storici dell’occidente che si chiamano fuori dai giochi per rifugiarsi in una politica isolazionista, la prospettiva più plausibile è una frantumazione della struttura politica continentale con le nazioni europee più deboli pronte ad entrare nell’orbita russa (Europa orientale) e quelle finanziariamente e socialmente più solide suddivise tra un algido blocco neutrale (Europa settentrionale) ed uno ostaggio dell’interventismo ad intermittenza degli Stati Uniti (Europa centro occidentale).

In questo scenario la posizione italiana è irrimediabilmente compromessa. Una politica estera inconsistente (per giustificare questa affermazione basta osservare a quali “personalità” è stata data la responsabilità del ministero negli ultimi governi) unita all’inevitabile precipitarsi del disastro economico e finanziario successivo ad un’eventuale uscita dall’unione monetaria gestita da una classe politica inetta, incompetente e corrotta preannunciano giorni difficili. Mai come oggi the worst is yet to come.

Buon Natale a tutti.