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Il Natale Kitsch del Futuro

26 dicembre, 2008 di Alessio in Asia  
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In questi giorni qui a Ho Chi Minh City (Saigon), l’atmosfera di festa e’ estremamente viva e colorata, una esplosione di kitsch asiatico.Certo dei motivi per cui si festeggiava il giorno in cui gli antichi notavano che il sole “tornava a brillare” resta poco.
E invece sarebbe bello ricordarci, almeno per un giorno, che possiamo vivere proprio e solo grazie all’energia ricevuta dalla stella del nostro sistema solare, e festeggiare il giorno in cui dopo un lungo declino l’astro più luminoso del cielo torna ad essere “più forte”, e la nostra vita e quella di tutti gli esseri viventi del pianeta inizia a “rinascere” con esso.

Al contrario, a Ho Chi Minh City in questi giorni e’ tutta una rincorsa di migliaia di ragazzine che si fanno la foto sotto questi improbabili alberi di natale innevati, vicino alle lavatrici nuove e infiocchettate esposte in grandi centri commerciali del tutto identici a quelli di Singapore, Bangkok, Roma o Mosca, e insieme ai babbo natali della Coca Cola.

Ma e’ comunque una bella atmosfera, estremamente “umana” (perché questo sono gli esseri umani e non vanno troppo sopravvalutati, soprattutto quando parliamo di “masse” e non di “individui”). Anzi fa tenerezza vedere cosi’ tante persone – non parlo di bambini ma di adulti! – così felici per il semplice fatto di farsi una foto vicino a un alberello di plastica o a una renna di cartone, che il piu’ delle volte scambiano per un cavallo o un cervo, non avendo generalmente la minima concezione di cosa sia una renna.

E allora, per curiosità antropologica, anch’io mi butto in mezzo a questi apocalittici assembramenti di gente che si concentrano attorno ai centri commerciali più luccicanti e costosi, dove una cravatta costa 3 o 4 mesi di pensione di un vecchio che ha lavorato per 60 anni di seguito e ha fatto la guerra per 30 anni. Nessuno sa più bene per che cosa. Un vecchio che ha passato anni a farsi la sua oretta serale di educazione politica dove gli venivano insegnati tutti i mali del capitalismo, e ora si ritrova tra quelli che non hanno venti dollari per comprarsi un cellulare con una canzoncina americana come suoneria. In una società dove se non hai i soldi sei solo un pezzo di merda.

Garcia Marquez ha scritto che “la cosa più sinistra dei Natali del consumismo è l’estetica miserabile che portano con sè: le cartoline indigenti, le campane di vetro, le corono di vischio sulle porte, le canzoni da ritardati mentali che sono villanelle tradotte dall’inglese e tante altre stupidaggini per le quali non valeva nemmeno la pena d’aver inventato l’elettricità.”

Ma questa “estetica miserabile” non e’ nient’altro che il kitsch di cui gli asiatici sono innamorati. E il Natale consumista per loro e’ una festa carica dei valori che più amano, una droga dal mix perfetto: famiglia, shopping, ricchezza, abbondanza, felicità, ostentazione, doni, lucette colorate a intermittenza, chincaglierie tecnologiche.

E non mi stupisco più quando quasi tutti i miei studenti mi dicono che in questi giorni andranno a vedere le mille luci gialle rosse e blu della Cattedrale di Santo Stefano – retaggio del colonialismo francese che si erge con vanagloria tra il grattacielo a vetri del Diamond Plaza e una grande banca canadese – anche se non sanno assolutamente nulla della favola di Gesù Bambino e spesso pensano che sia Babbo Natale da piccolo. Pensano che questo bambinello sia nato negli Stati Uniti o da qualche parte in Italia (perché “in Italia sono tutti cattolici”) e non hanno mai sentito parlare di un villaggio di nome Betlemme.

L’Asia e’ il centro del mondo, questi giovani sono il futuro, e un giorno forse anche la favola di Gesù Bambino (a sua volta ripresa dai miti delle divinità del Sole e della Luce Mitra, Horus e via dicendo) verrà di nuovo stravolta, e tutto il mondo festeggerà il Natale solamente come il giorno in cui si ricorda la nascita del signore della Coca Cola, un vecchio simpatico, grassoccio e col naso da bevitore di birra tedesco, che distribuisce doni nei centri commerciali; e il bambino più fortunato, quello baciato dalla Divina Provvidenza, sarà quello che riceverà l’iPod più accessoriato.

Della tanto amata favola di Gesù Cristo, dei buoi, degli asini, dei pastori, del bravo falegname e della ragazzina che partorì senza aver mai fatto all’amore si perderà la memoria. Tutto il presepe si perderà nei meandri della storia insieme a Mitra, Horus, Iside e Apollo. E forse e’ giusto, o normale, che sia così.

Amen.

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Alessio in Asia
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Comments

21 Risposte a “Il Natale Kitsch del Futuro”
  1. simona_rm scrive:

    si, è giusto e naturale che sia così. Tutto si mescolerà in sincretismo religioso/consumista, dando vita a qualcosa che tra qualche decennio sarà materia di studio per l’etnoantropologia.
    Pezzo meraviglioso.

    • Adetrax scrive:

      @simona_rm,
      non è che sia tanto naturale, con questi ragionamenti si arriverà anche al “babbo natale pedofilo” per i “bambini cattivi”.

      • simona_rm scrive:

        @Adetrax,
        non l’ho capita. Chiedo scusa.
        I sincretismi non sono mica degenerazioni. Sono mescolanze delle culture d’importazione con quelle interne, filtrati e riprodotti dalle sensibilità e tendenze locali. Che c’entra il babbo natale pedofilo?

        • Adetrax scrive:

          @simona_rm,

          I sincretismi non sono mica degenerazioni.

          Questo è scontato quanto lo è la globalizzazione in atto, tuttavia non tutti i sincretismi sono necessariamente positivi.

          Che c’entra il babbo natale pedofilo?

          E’ il mio solito umorismo tetro, sai quando vedo bambini di 5-6 anni sulle ginocchia di un babbo natale xzy che non si sa da dove viene e leggo poi le statistiche sul turismo sessuale in oriente aventi come oggetto i minorenni, prendo il tutto e lo mescolo sia con tutte le trovate pubblicitarie che non si sa ancora per quanto saranno respinte perchè effettivamente fuori luogo sia con la visione di un futuro sovrappopolato e con poche regole per determinate categorie di pesone ed ecco che forse ci siamo quasi.

  2. Oris scrive:

    Auguri d buon solstizio allora.

  3. zippole scrive:

    brrr che immagine dell’oriente!
    Ma questo e’ veramente il suo volto principale?

  4. Adetrax scrive:

    Ma come, è un Natale perfetto per Bush e la sua banda Bassotti, che negli ultimi 7 anni hanno citato a più riprese, come fulgido esempio, la pace e la prosperità che ora regnano in Vietnam e questo grazie alla ben nota teoria che il progresso si ottiene più velocemente con la guerra e la distruzione dei facinorosi.

    Della tanto amata favola di Gesù Cristo, dei buoi, degli asini, dei pastori, del bravo falegname e della ragazzina che partorì senza aver mai fatto all’amore si perderà la memoria. Tutto il presepe si perderà nei meandri della storia insieme a Mitra, Horus, Iside e Apollo. E forse e’ giusto, o normale, che sia così.

    Nostalgia per una favola o perplessità per un futuro mondo tenebroso e soprattutto rigorosamente neopagano ?

  5. vanda scrive:

    Il sistema capitalista ha inventato e si sorregge per mezzo di una droga potentissima il “consumismo”. Diffusa in tutto il mondo occidentale, germoglia immediatamente in ogni angolo della Terra dove si inizi a non morire di fame anzi a fianco! di coloro che muoiono di stenti, nella totale indifferenza.
    Senza pietà, tutto travolge. Tradizioni millenarie, religioni, ideali si appiattiscono e si uniformano con macabra rigorosità.
    Il peggio è, che ne siamo tutti pervasi in un modo o nell’altro e la situazione è troppo avanti, abbiamo perso l’occasione per fermare questa pazzia, abbiamo preso il treno sbagliato che ci porterà all’autodistruzione dato che ormai nessuno è più in grado di convincerci che tutto questo va fermato.
    Termini come progresso, democrazia, libertà, un tempo simboli di civiltà, vengono oggi così distorti da prendere le sembianze di trappole ben cammuffate ma inesorabilmente letali.

    (Postumi del natale)

  6. nè giusto nè normale, se vogliamo sperare ancora che in quanto esseri umani siamo in grado di elevarci un tantino.

    • Silent Enigma scrive:

      dall’invenzione della ruota ad oggi l’apice è stato il rinascimento.
      Poi il baratro

      • simona_rm scrive:

        la “giustezza” di un processo sincretico, sta nella sua naturalità. Non intendo dire giusto, inquanto sinonimo di “buono”, ma inquanto processo “ovvio” che scaturisce dall’incontro di culture differenti. Le culture o si incontrano dando vita a questo genere di mescolanze (anche kitsch, ma non sempre) o si scontrano, dando vita a conflitti, faide, guerre, ecc. Tra i 2 mali, meglio il primo. A volte i prodotti sincretici sono creature sterili, che tendono a scomparire dopo qualche decennio di vita, altre volte partoriscono delle culture “terze” che permangono per secoli, caratterizzando profondamente i connotati del territorio ospite.
        Lo stesso rinascimento (che io tendo a ridimensionare per portata culturale, ma è un problema mio), muove dalla fase medievale, ritenuta momento oscuro, frammentato e decadente, ma proprio in questa oscurità germina in sè i prodromi dell’elevazione umanistica che verrà. Solo se si ha consapevolezza del buio, è spinto verso la ricerca della luce. (teoria non mia purtroppo, ma di Le Goff)

        • Salazar scrive:

          Ne deriva, per facile traslitterazione epocale, che sta iniziando un medioevo post-consumista, o post-comunista, o post qualcosa, che un bel post ci sta sempre bene.
          Forse il muro di Berlino non serviva tanto per tenere dentro i comunisti ma per tenere fuori tutti gli altri, o perlomeno arginare le loro teorie: dall’altra parte c’era l’esempio fisico, per quanto dissoluto e disumano, che un altro sistema era possibile. Certo, bisognoso di infiniti emendamenti e revisioni, ma era là e si vedeva. Caduto il muro il sistema “di qua” é diventata un’idea unica e assoluta, impossibile da smentire citando un esempio appena fallito, e le idee uniche e assolute – non avendo spazi all’esterno – tendono a ripiegarsi su se stesse, con effetti disastrosi. Li stiamo vedendo.
          L’attuale sincretismo in progress é formato da cultura classica (nel senso di istruzione), cultura televisiva al gusto di merendina e questa baby cultura virtuale: vedremo cosa ne verrà fuori e che effetto avrà sul medioevo prossimo venturo.
          Spero solo non nasca una cultura virtuale delle merendine “terza” e secolare.

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