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Moratoria Aborto: Il Miracolo

12 febbraio, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti, Diritto di Replica




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Una premessa. Solitamente non scrivo volentieri delle questioni che attengono in maniera così profonda alla nostra coscienza. Non amo espormi in questa misura.
Non perché non ci pensi o perché sia più comodo sorvolare. La mia ritrosia è un misto di pudore e umiltà, poiché il mio pensiero, di fronte a problemi così grandi, è piccolo e di nessuna rilevanza.
Secondariamente, penso che troppo spesso sui blog ciò che dovrebbe far scaturire un confronto comunque rispettoso di idee si trasforma invece in uno scontro virulento tra opposte fazioni – guelfi e ghibellini, intelligentoni e idioti – più interessate a rovesciarsi addosso accuse di intolleranza e volgarità assortite piuttosto che ascoltare e cercare di capire “l’altro”. Tutto questo, soprattutto quando si tratta di questioni che toccano la coscienza, non mi piace e perciò evito di farmi coinvolgere in zuffe che di culturale hanno ben poco.

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Detto questo incomincio col dire che, per quanto mi riguarda, io non ricorrerei mai, per nessuna ragione al mondo, all’aborto. Ripeto: per nessuna ragione.Il motivo è molto semplice: dentro di me io sento che la vita ha inizio nel momento stesso in cui viene concepita.
Personalmente non aspetto che siano la scienza o la biologia a stabilire gli estremi temporali entro i quali poter definire quando c’è vita o coscienza di sé.
Mi ripugnano non poco le idee di un filosofo, qui molto accreditato, come Peter Singer, il quale sostiene che un essere non può definirsi “persona” finché non ha coscienza di sé.

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Tempo fa, negli Stati Uniti, ci fu il caso pietoso di Ashley, una bambina di nove anni mentalmente ferma a pochi mesi, i cui genitori decisero di farle asportare l’utero ed il seno per bloccarle la crescita fisica.
In quell’occasione il professor Singer (che, come presidente dell’Animal Liberation Movement, si batte con passione per i diritti di tutti gli animali) disse senza troppi giri di parole che se quella bimba fosse stata orfana, se non avesse avuto i genitori a occuparsi di lei, la si poteva tranquillamente sopprimere dal momento che avendo il cervello di un feto di tre mesi non aveva nemmeno in sé la dignità dell’essere umano.

Francamente sono disturbata e spaventata da questa visione “scientifica” (e vagamente nazista) dell’essere umano.
Io non posso che seguire la mia coscienza ed essa mi spinge a credere che la vita incominci nell’esatto momento del concepimento. Non potrei pensare di fermare una vita, di sradicarla da me, cancellarla, toglierle quel soffio miracoloso che ha in sé.
Anche quando arriva indesiderata, non programmata, quando arriva contro la nostra volontà o quando porta con sé ferite fisiche o malformazioni, la vita è sempre sacra e non può essere considerata un “disturbo”, un ostacolo ai nostri progetti, alle nostre ambizioni, alla nostra indifferenza, alla nostra voglia di irresponsabilità.

La vita è un misterioso miracolo, a prescindere dal fatto che la si possa considerare come il dono creativo di un Essere Supremo oppure no, e come tale va nutrita, rispettata, protetta, amata.
Rifiutare la maternità in questa forma così traumatica equivale, per il credente, ad azzerare il miracolo creativo di Dio, ma anche, per chi non crede, a deturpare la più grandiosa espressione che ci sia in Natura.
Io non ritengo che la donna abbia un diritto illimitato sul proprio corpo e che, se lo vuole, sia priva di obblighi morali verso ciò che è vita.
Credo che la libertà, libertà di scelta, a cui tutti noi aspiriamo, prima ancora che un diritto sia un dovere di responsabilità verso chi dalla nostra libera scelta può ricavarne invece un sopruso.
Credo ci sia un limite etico oltre al quale una donna non può andare. Così come riterrei immorale determinare per me stessa il diritto di avere un figlio ad ogni costo oppure sceglierlo sano e magari anche bello e intelligente, allo stesso modo non potrei concepire di arrogarmi il diritto di decidere, a mia insindacabile scelta, vita o morte dell’essere che mi pulsa in grembo.

Ma qui finisce quello che dice la mia coscienza. Che, evidentemente, ha valore assoluto solamente per me.

currin.jpg

E si arriva all’aspetto legislativo, il cui compito è quello di proteggere il bene comune e tutelare la libertà delle singole persone. Anche se codificare ciò che, intimamente, rimarrà sempre una questione di coscienza, è destinato ad essere terreno di scontri.
Seguendo sempre la coscienza, ma adattandola all’esigenza più generale della legge, personalmente ritengo che l’aborto sia accettabile e praticabile solo nei casi in cui la vita della madre è in pericolo oppure in presenza di una malformazione del feto, tanto grave da pregiudicarne la qualità di vita.
Mentre ritengo totalmente sbagliato e inaccettabile avvalersi dell’appoggio legale nei casi in cui si riduce la pratica dell’aborto ad una sorta di metodo contraccettivo che rimedi ad una “leggerezza” precedente. Capita anche questo, soprattutto tra le ragazze più giovani.
Naturalmente è giusto che ci sia una legge che permetta un sempre minor ricorso all’aborto clandestino. Ma nel contempo la politica e la società civile devono fare in modo che si creino le condizioni etiche necessarie affinché nelle persone si sviluppi sempre più il pensiero di una maternità (e anche paternità) consapevole.

Questo con un’adeguata e corretta educazione scolastica e familiare, con la diffusione e la conoscenza dei metodi contraccettivi più adatti, sicuri e rispettosi della salute della donna.
Ma anche con aiuti concreti e materiali alle madri che spesso ricorrono all’aborto per l’impossibilità a sostenere un figlio.
Io penso che sia soprattutto questa la strada giusta da seguire per arrivare a ridurre drasticamente i casi di aborto.
Prima ancora di scannarsi tra posizioni pro-life e pro-choice o conteggiare in maniera ragionieristica le ore e le settimane in cui un essere umano diventa tale, è necessario che si sviluppi in noi un più alto senso di responsabilità e una maggiore consapevolezza di ciò che è la vita.

(I dipinti sono opera di John Currin).

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Moratoria Aborto: Il Miracolo è di Lexi Amberson

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Comments

14 Risposte a “Moratoria Aborto: Il Miracolo”
  1. La posizione personale di Lexi, proprio in quanto personale, non è soggetta ad alcuna valutazione.

    La morale personale non può essere giusta o sbagliata, ma solo diversa. Specialmente quando si impone dei limiti che sono molto più restrittivi di quelli definiti dalla legge.

    L'opinione altrui, in questo caso,va letta e paragonata con la propria. Le conclusioni a cui si giunge possono confortare la propria posizione o renderla meno certa. Il confronto finisce qui.

    Sul terreno di discussione comune che è e rimane solo quello della legge civile, non posso che ribadire che mi piacerebbe essere certo che l'aborto rimanga sempre e comunque l'ultima scelta quando ogni forma di soccorso morale e materiale è risultato vana e che nessun aborto sia fatto per puri motivi anticoncezionali.

    Mi piacerebbe essere certo, ma non lo sono e questo mi fa pensare che come cittadino non ho fatto ancora tutto il necessario per fare in modo che le cose vadano così.

    Dovrei pretendere più sostegno e più educazione. Sessuale e civile.

    Purtroppo nel mio paese parlare di anticoncezionali ed educazione sessuale per i bambini è, nei fatti, impossibile.

    Questo, per me, è causa di grande preoccupazione e tristezza.

  2. tasti scrive:

    L. 22 maggio 1978, n. 194

    Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.

    1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

    La legge andrebbe solo applicata.

    Nonostante io sia una donna che non abortirebbe nemmeno in caso di "grave malformazione del feto tale da compromettere la qualità di vita attesa", ma non credo che le mie convizioni morali e religiose abbiano il dono di verità assoluta e non chiederei una legge che impone alle altre donne le mie scelte.

    E che spesso siano voci maschili quelle più forti tra i sostenitori della moratoria dell'aborto…

  3. Preciso che io non sono sostenitore di alcuna moratoria.

    Ci inzuppano il pane già troppi malfattori su questo dramma.

    Mi piacerebbe solo che, oltre ad applicare pienamente la legge, il mio paese sostenesse più attivamente le donne. Nel campo della sicurezza personale, sul lavoro e nella maternità.

    Quindi, educazione sessuale e formazione sugli anticoncezionali, leggi severissime per gli stupratori, tutele reali per le lavoratrici in maternità e supporto economico alla donna che si ritrova sola con un bimbo in arrivo.

    Solo questo. E anche se sono maschio credo che sia mio diritto esprimere la mia opinione e impegnarmi per fare in modo che chi abbia bisogno di supporto lo abbia.

  4. Peppe Dantini scrive:

    Questo con un’adeguata e corretta educazione scolastica e familiare, con la diffusione e la conoscenza dei metodi contraccettivi più adatti, sicuri e rispettosi della salute della donna.

    Brava, sono d'accordissimo.

    Ma come si fa a spiegarlo a quei delinquenti (perchè questo sono) che per il proprio tornaconto politico pendono dalle labbra dei corvi oltre Tevere?

  5. tasti scrive:

    Non era mia intenzione inserirti tra le voci maschili che sostengono la moratoria, chiedo scusa se così è sembrato.

    Per altro sono in totale accordo con te su tutto, tristezza inclusa.

  6. Francesco Orsenigo scrive:

    La cosa che mi colpisce é la facilitá con cui dividiamo uomini e animali.

    "La vita è un misterioso miracolo", immagino ti riferisca alla vita *umana*…

    Perché mai dovrei rispettare di piú la vita di quattro cellule indifferenziate rispetto a che so io, quella di un polpo, di una zanzara, o se vogliamo di un coniglio (che i mammiferi sono tanto carini)?

    "Perché a noi fa comodo che sia cosí"?

    E' una risposta legittima…

    "Perché la bibbia dice che Dio ha dato agli uomini il dominio sugli animali"?

    Una cosa simile mi farebbe pensare che la Bibbia l'abbia scritta un uomo…

    Gli animali hanno un'anima?

    Come faccio a capire la differenza tra un uomo e un animale?

    PS: se lasci perdere per un attimo la religione, gran parte del "mistero" va via e tutto il "miracolo" sparisce; quello che rimane, per chi ha la passione di dedicarvisi, é molto piú affascinante.

  7. anna scrive:

    Ottimo post.

    Persona veramente in gamba la signora Amberson. Ha anche un blog veramente particolare.
    :-)

  8. @tasti

    bene Angela. Ho recepito male il tuo intervento anche perché, parlando di questo argomento, tutte le posizioni diverse da una difesa senza se e senza ma dello status quo vengono prese come un attacco alla 194.

    Anche quando uno dice che non vuole toccare la legge, ma solo introdurre strumenti di sostegno, sembra che voglia aprire una breccia nel muro che difende la legge.

    La legge è buona. Ci vogliono strumenti che la rendano completamente applicabile, in ogni suo punto.

  9. Ro scrive:

    Questo con un’adeguata e corretta educazione scolastica e familiare, con la diffusione e la conoscenza dei metodi contraccettivi più adatti, sicuri e rispettosi della salute della donna.

    Su questo non si può che essere d'accordo.

    E sono d'accordo anche con tasti e Comandante Nebbia: la legge c'è, è fatta benino (pure benissimo, nel paese che ha partorito la legge 40), la sua completa applicazione può tutelare in modo soddisfacente sia i diritti delle madri che quelli dei nascituri.

    Resta il fatto che questi ultimi tempi stanno vedendo una recrudescenza di propaganda antiabortista, davanti a cui non posso che provare disagio – no, disgusto. E questo perché non riesco a vederne un fine onesto, chiaro e disinteressato.

    Cosa esattamente si vuol cambiare della 194, se è la 194 che si vuol cambiare?

    Se non è una modifica della legge quella che vogliono, qual'è il fine di tutti questi antiabortisti dell'ultimissima ora?

    Renderlo una pratica legale, ma socialmente inaccettabile? A che pro?

    Ragranellare consensi? Di chi?

    Seminare zizzania politica e sociale? Fine agli interessi di chi?

    Qualsiasi sia la risposta, fatico a credere che riguardi un qualsivoglia amore per la vita.

    La faziosità di ogni tipo è detestabile.

    Ma se tanti blogger (o dovrei dire tanti italiani) sono mossi all'orrore di fronte ad una situazione contingente che arriva a questi eccessi non è per faziosità, ma buonsenso.

    Il confronto è indispensabile, ma su basi oneste e razionali.

    Una cosa sempre più rara in un paese sempre più ipocrita, dove si lascia intendere che troppe donne utilizzino con leggerezza l'aborto come metodo contraccettivo (?), ma poi pare normale che medici e farmacisti si rifiutino di prescrivere e vendere i contraccettivi veri, e la si chiama obiezione di coscienza (o, qual caratura morale!).

  10. Ro

    sono tempi di restaurazione. In tutti i sensi.

    Bisogna tenere alta la guardia, ma non cedere alla tentazione di comportarsi come chi pensa che la discussione ed il confronto non siano necessari.

  11. Doxaliber scrive:

    Questa notizia è abbastanza inquietante, non credete?

  12. Milla scrive:

    Ognuno ha la propria coscienza, io non me la sento di dire "non abortirei" o "abortirei" a priori. Purtroppo la vita è fatta anche di situazioni e di scelte che spesso sono in contrasto con i nostri principi.

    Abbiamo una legge, buona, applichiamola e non colpevolizziamo chi ricorre all'aborto, non è una passeggiata, è un trauma… non so chi di voi ha scritto che la maggior parte degli antiabortisti sono uomini, è vero!

    Se a concepire fossero gli uomini l'aborto sarebbe legalizzato e potresti farlo anche al bar!|

  13. Silent Enigma scrive:

    quoto milla, a parte la generalizzazione finale.

    @Lexi:

    Mentre ritengo totalmente sbagliato e inaccettabile avvalersi dell’appoggio legale nei casi in cui si riduce la pratica dell’aborto ad una sorta di metodo contraccettivo che rimedi ad una “leggerezza” precedente. Capita anche questo, soprattutto tra le ragazze più giovani.

    Sono d'accordo, ma come ha scritto qualcuno prima di me, è proprio per questo che esiste la 194. Mi fai venire in mente quell'attrice che la domenica sera su rai3 chiede sempre: "riparliamone".

    Basta applicare la legge, non come è successo di recente a napoli (vedi commento Doxaliber)

  14. Chiarezza sull’aborto

    L’irruzione della polizia al policlinico di Napoli e la presentazione della lista per la vita di Giuliano Ferrara hanno rinfocolato la mai sopita polemica sulla legge che regola l’interruzione di gravidanza, la famigerata 194, che trova strenui difensori ad oltranza ed acerrimi abolizionisti scontrarsi in un dibattito estenuante nel quale non si intravede una via di sbocco.

    La questione è particolarmente spinosa trattandosi di una materia nella quale ci si trova davanti ad uno stridente conflitto tra diritti e doveri: tra quello del concepito a nascere, sancito chiaramente in tutte le dichiarazioni universali dei diritti, ma calpestato di fatto da quasi tutte le legislazioni occidentali e sul quale anche il laico non può e non deve transigere e quello della donna di poter disporre liberamente e sempre del proprio corpo, anche quando esso è divenuto il contenitore di una vita altrui.

    Anche i laici più consapevoli devono rendersi conto che non si può lasciare soltanto ai cattolici l’onore e l’onore di battersi in difesa del concepito.

    E la provocatoria iniziativa di portare in Parlamento un partito per discutere pubblicamente della vita ha il merito di aver messo in mora la pigrizia e la viltà mentale di quanti avevano accantonato e rimosso il problema. Purtroppo la discussione sta degenerando tra eccitazioni sessantottine e manifestazioni di piazza da un lato e posizioni intransigenti di netta preclusione dall’altro, che non tengono conto della diffusione planetaria e della realtà sociale dell’aborto.

    La scelta di entrare nell’agone politico e di sedere in Parlamento, pur affermando di non voler modificare la legge, è senza senso, perché il luogo del dibattito, in assenza di un autorevole Agorà, devono essere i giornali e le televisioni e non certamente le aule sorde e grigie della Camera e del Senato.

    La 194 quando nacque fu frutto dell’ipocrita compromesso tra cattolici e forze di sinistra e l’aborto giuridico che vide la luce dimostrava già dal nome la falsità delle sue intenzioni, nel momento in cui fu battezzata come norma “per la tutela sociale della maternità”, quando la via da seguire era quella di una depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza, senza rimanere moralmente indifferenti di fronte ad un dramma vissuto quasi unicamente dalle donne.

    Achille della Ragione

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