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Il Miracolo Laico della ASL Salerno 1. Quando la Pubblica Amministrazione Stupisce

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Vi avevamo già parlato del colonnello Maurizio Bortoletti, ufficiale dei carabinieri ed attuale commissario della ASL Salerno 1. Nel corso di un’intervista con Alessandro Milan, su Radio 24, lo avevamo ascoltato snocciolare numeri, cifre e procedure che avevano consentito un rapido risanamento di un’azienda di vastissime dimensioni e con enormi problematiche di costi e servizi.
Approfittando della disponibilità prima della Dr.ssa Doria, responsabile comunicazione dell’azienda sanitaria e poi del commissario, vi proponiamo in esclusiva questa intervista. Richiesta, predisposta e redatta in tempi eccezionalmente brevi.
Leggerla è un esperienza interessante. Prima dei numeri, colpisce il linguaggio diretto senza mezze misure di un uomo che, comunque, ricopre un’importante carica istituzionale. Subito dopo si capisce che i “sistemi” sono importanti, ma alla fine restano gli uomini a fare la differenza. Uomini che, da sempre, si dividono tra chi vive sul passato, chi si mangia il presente e chi, chissà perché, cerca di costruire il futuro.

Non ho difficoltà a collocare Maurizio Bortoletti nella terza categoria, sperando che la sua energia sia superiore alla mia e gli consenta di restarci il più a lungo possibile. Forse non saremo d’accordo su alcune idee specifiche, ma all’opinione motivata e documentata si deve sempre il massimo rispetto.
Da vecchio Sgan Aluf della riserva mi piace anche il fatto che si dimostri, con i fatti, che essere un militare non vuol dire obbedire ottusamente agli ordini, ma anche assumersi un impegno difficile e cercare di portarlo a termine bene con il minimo delle perdite (finanziarie in questo caso, ovviamente).

Buona lettura.

Maurizio Bortoletti

GRP: Commissario, riprendiamo dal vostro comunicato stampa:

ASL di Salerno, la più complessa d’Italia con 9000 dipendenti, 11 ospedali e decine di strutture, raggiunge l’equilibrio operativo e la gestione caratteristica positiva, con il risanamento di un buco di 1.7 miliardi di euro che ogni anno peggiorava di 250 milioni; ad oggi non perde più 740 mila euro al giorno bensì chiude un Bilancio Preventivo con l’EBITDA pari a zero.

In diverse interviste lei ha citato la “trasparenza nelle transazioni ” come chiave di volta per il riequilibrio della situazione che le era stata affidata. In che maniera questo strumento ha aiutato tutti voi a risanare finanziariamente l’Azienda?
MB:La trasparenza è come la luce del sole, un ottimo disinfettante, ricordava uno dei giudici della Corte Suprema americana degli Anni Trenta, Louis Brandeis, diceva che la trasparenza è come la luce del sole, il migliore dei disinfettanti. A dir la verità, Luois Loss, grande teorico dei mercati finanziari e maestro del professore alla Harward Law School,  aggiungeva che troppo sole fa venire il cancro alla pelle: è quello che rischiamo a Salerno, dove ora accadono due cose singolari. Ma prima, una chicca: arrivo e trovo operativa una “Commissione per la trasparenza”, con qualche posto e, quindi, costi, mentre era stato chiuso, quasi contestualmente, il “controllo di gestione”. Revoco la delibera di costituzione della Commissione, io che lavoravo da anni quale Consigliere del Ministro Brunetta proprio in materia di integrità, trasparenza e prevenzione della corruzione, e ne viene fuori un pandemonio nel solito circuito mediatico/convegnistico/politico/sindacale: peccato, che l’Ordinamento Giuridico preveda sì tale Commissione con la Riforma Brunetta, ma la nomina dei componenti non è del direttore generale dell’ASL di Salerno ma del Governo, previo parere delle Commissioni Parlamentari permanenti.

Torno alle due cose … singolari prodotte dalla trasparenza di tutta l’attività aziendale:

  • una prima equazione: tanto meglio ha iniziato ad andare l’Azienda, con i primi risultati economici, con i primi investimenti sul territorio in infrastrutture e in apparecchiature elettromedicali, con i pagamenti regolari, tanto più è aumentata l’attenzione dei quotidiani verso l’andamento reddituale dell’Azienda, MA non per rimediare al disinteresse sulle disastrose perdite registrate – che appare dalle recensioni stampa degli anni precedenti, dove la notizia si esauriva nella semplice presa d’atto quasi fosse il risultato di una situazione ineludibile che Salerno doveva subire a causa di forze sovraumane – BENSI’ per fare da ventriloquo o cassa di risonanza a chi, dopo aver taciuto per anni, ora mette in dubbio la veridicità e la rappresentatività della situazione aziendale dei Conti Economici trimestrali certificati da KPMG e dalla Regione Campania, con un ricorrente richiamo alla falsità dei bilanci, oggi pubblici, ieri noti solo ai “beneficiari” dei 740 mila euro all’anno che si perdevano da anni e a chi permetteva/consentiva/osservava/partecipava ai “benefici”;
  • una seconda equazione: tanto meglio ha iniziato ad andare l’Azienda, tanto più tutti si sono messi a studiare le delibere, diventando Tutti, anche chi c’era quando di perdevano 740 mila euro al giorno nel silenzio generale, degli esegeti della legalità, che viene invocata, evocata, rincorsa, richiesta a gran voce per impossessarsene, forse, con un ossessivo appello a “questa” legalità, fatto di per sé normale per qualsiasi persona “per bene” e tanto più per un dirigente dello Stato e, in particolare, per un Ufficiale dei Carabinieri, che evidenzia la relazione sofferta, invero, verso “questa” idea, quella che oramai, ad esempio, descrive e vive il normale senso civico, se e dove esiste, come una “virtù eroica”, un calvario che adduce al martirio e alla successiva beatificazione laica, quasi che il fare il proprio dovere di cittadino, di lavoratore, di padre di famiglia, non sia più la normalità. E che, giunti a questo punto, sia superfluo. Così, mentre quotidianamente si è costretti a fare lo slalom tra le macerie lasciate dal passato e tra gli scheletri che riemergono dagli armadi come un fiume carsico in molte delle  occasioni nelle quali si cerca solo di capire l’origine di una pratica, di un contratto, di una fornitura, di una posizione giuridica o economica del personale, sono aumentate le diffide estese a tutti gli Organi Istituzionali della Repubblica, le accuse, le contestazioni, le denunce a tutti gli Uffici Giudiziari della Provincia e della Campania, gli avvertimenti, contro le scelte di questa Gestione Commissariale.

 

GRP: La tutela dei lavoratori statali, nel caso particolare della Sanità, assume in alcune occasioni aspetti totalmente anacronistici. Abbiamo letto dei problemi del Generale Maurizio Scoppa (Commissario ASL 1 Napoli) è possibile un consistente aumento dell’efficienza dei dipendenti senza intervenire sulle attuali disposizioni legislative?

MB: Ma guardi, i risultati raggiunti, lo sono stati a Legislazione INVARIATA, SENZA risorse aggiuntive,  SENZA chiudere nulla (il PO di Scafati ha vissuto il sequestro del blocco operatorio e della farmacia a causa delle condizioni infrastrutturali in cui versava, che non si producono da un giorno all’altro, da un mese all’altro, mentre la successiva due diligence,  solo sui rimanenti PO, ha evidenziato la necessità di investimenti minimali indefettibili per 108 milioni di euro).
Questa storia, che è anche quella della resistenza dei “beneficiari” di questo incredibile flusso di denaro, che, quotidianamente, da anni, veniva sottratto ai cittadini salernitani:

  • dove sono finiti 607 milioni di euro (prima della correzione finanziaria ex decreto 42/2011) in 27 mesi, in che modo è stato possibile, chi ne ha “beneficiato” perché direttamente o indirettamente coinvolto nella gestione o chi è stato solo un terminale di una gestione che negli ultimi anni ha prodotto un debito iscritto a bilancio (al 31 dicembre 2010) di 1,578.543.323 di euro?
  • Come è stato possibile che ciò accadesse, dov’erano coloro che dovevano controllare  e impedire che ciò accadesse?

Non c’è stata nessuna imposizione draconiana della legalità, nessuna chiusura di alcunché perché farlo avrebbe dato un grande vantaggio ai “beneficiari”, che avrebbero sfruttato le difficoltà di qualsiasi piccolo cambiamento – questa non è una azienda che produce biscotti e che può fermare la produzione per qualche mese per rimettersi in sesto – per scatenare proteste di piazza e altro che avrebbero ottenuto come unico risultato quello di oscurare le cose buon, magari fatte.

Per questo, tutti gli interventi di ristrutturazione e rivitalizzazione sono stati implementati – necessariamente in parallelo all’attività quotidiana, estremamente complessa per una Azienda di migliaia di dipendenti, decine di strutture e un fatturato di 1,6 miliardi di euro – con quegli stessi dirigenti che già erano stati protagonisti da anni, in tutto o in parte (l’Azienda è nata il 24 marzo 2009 dalla fusione di 3 ex Aziende), della voragine debitoria prima indicata prodotta dalla gestione caratteristica: il “tutto” ha dovuto necessariamente, quindi, confrontarsi con il “possibile”, atteso che non vi è la possibilità – concessa dall’intervento ex 143 TUEL – di nominare esperti, addirittura in posizione sovraordinata. A che cosa sarebbe servito, quindi, continuare formalisticamente a emanare direttive che, poi, non vi era la possibilità di presidiare e di monitorare, se non a lasciare la reale gestione dell’Azienda ancor più nelle mani di quei dirigenti che erano stati attori o concorrenti nel mettere l’organizzazione aziendale in condizione di perdere gli indicati 730 mila euro al giorno?

Il rischio in casi, come questo, di inefficienza pubblica, è di diventare vittime paradossali di un vuoto che dipende dall’ipertrofia di disposizioni, del “troppo pieno”, frutto di una bulimia incontrollabile di medicine, rimedi, interventi, in un tentativo affannoso di porre rimedio ai problemi: la soluzione cercata nell’ennesima disposizione, piuttosto che nel tentativo di far funzionare l’esistente, diventa, poi, solo un facile alibi dietro il quale mimetizzare  l’irresponsabilità gestionale.

E, a contrario, sarebbe forse servito a qualcosa di più, dopo aver fatto costituire – con un ritardo di anni e dopo che per anni si era continuato tranquillamente a sospendere il procedimento disciplinare, senza alcuna valutazione, in presenza di un parallelo procedimento penale -  l’Ufficio procedimenti disciplinari, grazie alla disponibilità di uno dei rari, e più meritevoli, dirigenti amministrativi (che fa anche il direttore amministrativo in altre due strutture), aprire quotidiane pratiche disciplinari verso chi non è stato abituato al normale esercizio della responsabilità dirigenziale?

Poi, i dirigenti apicali delle Funzioni centrali e delle Strutture e Dipartimenti sono, di fatto, inamovibili, nonostante la maggior parte di loro sia in quelle posizioni:

  • o in base a singolari normative che hanno permesso di limitare la partecipazione a procedure di selezione solo ai  dirigenti che occupavano le posizioni oggetto di accorpamento, escludendo, così, la partecipazione di tutti gli altri dirigenti dell’Azienda. Con un effetto, chi c’era continua ad esserci. Da anni. Quelli nei quali si è accumulata la perdita.  Con una evidenza, in quel periodo nessuno ha attivato denunce, accuse, diffide e chi ha ricorso ha, poi, magari, ritirato il  ricorso;
  • o senza aver superato normali procedure di selezione pubblica;
  • o provvisoriamente, con una provvisorietà diventata, di fatto, definitiva, per motivi sconosciuti, almeno per il periodo precedente il blocco del turn over, grazie al disinteresse amministrativo e gestionale di chi doveva provvedere durante l’ultimo periodo, con il risultato che oggi – al di là del tentare, facendo lo slalom tra le solite macerie, di far prevalere il criterio dell’equità e del buon senso – NON esiste una normativa applicabile che non consenta, poi, a chiunque legittime aspettative di vedersi riconosciuta ragione nei diversi gradi di giudizio percorsi, alimentando una “guerra del tutti contro tutti”, non senza evidenziare che il solo avvio della procedura per una loro eventuale sostituzione avrebbe assorbito – soprattutto per il carico di lavoro che ne sarebbe derivato per una Funzione Centrale Affari Legali poverissima di dirigenti avvocati (come previsto dalla normativa regionale)- risorse umane per il prevedibile contenzioso che ne sarebbe derivato anche se fossero state rispettate tutte le garanzie previste, non sostenibili da parte dell’Azienda, così come viene confermato da un contenzioso  dalle dimensioni fenomenali che oggi emerge e che affonda la sua storia in scelte o non scelte – che si pagano oggi, perché nessuno ha interesse ad attivare subito la regolarizzazione della propria posizione lasciando che le cose proseguano nel disinteresse dell’Amministrazione, per poi presentarsi all’incasso al momento opportuno o quando si tenta di ripristinare le regole  – fatte nel passato.

GRP: Sulla base dell’esperienza che sta vivendo, lei ritiene che il servizio sanitario pubblico possa continuare a funzionare con l’attuale quadro organizzativo o sarà necessario fare qualche sostanziosa riforma? Ce ne può descrivere una?

MB: Guardi, parto dalle parole di Marcello Veneziani di qualche giorno fa su Il Giornale, quando commentava i risultati conseguiti a Salerno, anche grazie al drastico contrasto delle spese legali e delle procedure esecutive grazie ad un accordo che ha bypassato gli avvocati e ci ha permesso di trattare direttamente con i fornitori.

Lui ricordava come “la sanità salernitana curava gli avvocati e non i malati”.

Io la trasformo, ma qualcuno la ha già utilizzata per le università: la sanitaà non serve a pagare gli stipendi a medici e infermieri, ma serve a curare i malati. Ecco questo, alcuni, tanti, pochi, ognuno metta la percentuale che vuole, dipendenti pubblici sembrano averlo dimenticato. E circola un grande senso di impunità : come si può considerare, altrimenti, chi proprio durante la lotta ai cosiddetti fannulloni sviluppata dal Ministro Brunetta veniva tranquillamente sorpreso, denunciato o arrestato, a evadere tranquillamente dai propri doveri professionali?

Servono cose normali.

  1. Chi deve fare, faccia.
  2. Chi deve chiudere gli sprechi, proceda.
  3. Chi deve amministrare, amministri.

Senza strillare, senza urlare, senza protestare, perché in Italia gli unici che avrebbero veramente diritto a protestare sono le nonne anziane che devono sopravvivere con 520 euro al mese di pensione. Ecco io penso che al centro dell’azione di ogni dipendente pubblico impegnato ad erogare un servizio ai cittadini ci debba essere questo target.

Come si è cercato di fare a Salerno in questo risanamento di  straordinaria ordinarieta’, a bassa voce, senza sbraitare.

Il vero problema, ritengo,  e’ che l’evidenza di questa serietà diventa fonte di stupore, insomma ricordando quanto scritto a metà gennaio da Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, forse abbiamo bisogno di applaudire i competenti, come antidoto ai troppo superficiali, e “…Se la normalità è diventata eroica, in Italia siamo nei guai….”. La stessa ricetta si può utilizzare in altre realtà critiche, ma penso che ogni situazione sia diversa dall’altra e che, quindi, si ritorni a Renato Brunetta e alla necessità di responsabilità’ dirigenziale e di meritocrazia., un attentato al diritto di cooptazione.

GRP: In alcune regioni italiane, il livello di informatizzazione dell’Azienda Sanitaria è consistente. In Trentino, Provincia Autonoma nella quale risiedo, i risultati degli esami diagnostici sono automaticamente trasmessi al medico di famiglia ed esiste una vera e propria cartella clinica elettronica consultabile dal personale autorizzato. Nell’ambito del suo mandato, sono ipotizzabili estensioni del servizio in questa direzione?

MB: Io ho abitato a Bolzano, un mondo diverso, ma anche da anni un notevole flusso di denaro a disposizione e ritengo ben speso.

Durante gli ultimi 3 anni, il Ministro Brunetta ha fatto molto in questa direzione, ma è molto difficile in momenti di crisi come questi riuscire a capire che un investimento, pur rilevante, alla fine si traduce dopo anni in un risparmio sui costi e in un miglioramento del servizio. Vede quando Lei ha fame, Le interessa poco che quei soldi potrebbero essere più utili se investiti per assicurarsi una pensione sicura.

Io ricordo le quotidiane difficoltà per informatizzare il certificato medico, dove molti non erano in grado neanche di rilevare dati nazionali, che arrivavano direttamente dalle imprese. Con password che veniva smarrite, con sistemi che non arrivavano, con decine di sistemi diversi da rendere interoperabili. E’ molto facile costruire in America con ampi spazi a disposizione, lo è meno quando si tratta di ristrutturare un centro storico dove ognuno ha, meglio ritiene di avere un diritto di primogenitura su ogni singola pietra.

GRP: Concludiamo con un paio di domande personali, se permette. Come ha acquisito le competenze necessarie a gestire un’azienda così complessa?  Fa parte del suo percorso formativo personale o è inquadrato in quello dell’Arma?

MB: Il percorso nell’Arma dei carabinieri è stato quello classico, Accademia Militare e Scuola Ufficiali, poi i vari incarichi nei diversi comandi, nel mio caso tra Toscana, Alto Adige, Veneto, Lazio e Calabria, poi per caso è iniziata la prima collaborazione universitaria, i primi articoli, i primi volumi, le cattedre e tutto quello che ne è venuto. Così come per caso mi sono trovato a partecipare alle selezioni per un MBA, sono entrato, ho vinto una delle due borse di studio che vi erano a disposizione, poi la specializzazione in gestione di impresa, grazie forse anche al fatto di non aver mai avuto il tempo libero assorbito dai figli che non abbiamo.

GRP: Usciamo dai personaggi e parliamo, per un secondo, da semplici cittadini. Maurizio Bortoletti come immagina il nostro paese tra 10 anni supponendo che non intervengano cambiamenti significativi sul corso istituzionale?

MB: Io so come potrebbe già essere tranquillamente oggi.

Prima di tutto, appare necessario giungere a tratteggiare aspetti ambientali, comportamentali, culturali -  ricordo sempre l’“aiutino”, per l’individuazione del numero dei fagioli contenuti in un barattolo, istituzionalizzato a livello nazionale nel corso del programma televisivo “Pronto Raffaella?” nel 1983 –  negativi e positivi che, in combinazioni talora casuali e conseguenti, hanno fino ad oggi contribuito a stratificare  una certa immagine del Paese, sempre sull’orlo dell’abisso, pronto a sprofondare nel Mediterraneo od a staccarsi dall’Europa.

Un Paese già “avvolto” dal nodo scorsoio e solo in attesa di sorbirsi “il brodo delle 11” che attendeva a quell’ora il sabato i condannati a morte per impiccagione nel Regno Sabaudo, anche a causa, probabilmente, come lucidamente descritto dal prof. Ginsborg, dell’abitudine degli Italiani che  “… amano follemente il loro paese”  ma che, contemporaneamente “… ne dicono tutto il male possibile …”

Un’immagine che, paradossalmente, sembra tanto più negativa quanto maggiore è la distanza che separa l’osservatore dai fatti di interesse, così che, soprattutto agli occhi di chi guarda all’Italia dall’estero, può rafforzarsi l’immagine di un Paese dove vige la legge del più furbo o del più forte piuttosto che la forza della legge: o, meglio, la regola dell’aggirare le regole, in un incredibile – “… non è vero, ma ci credo …”, diceva Peppino De Filippo – groviglio di contraddizioni, lassismo politico e morale, corruzione e malaffare.

Siamo, invero, un Paese dalle mille risorse, molto meglio di tanti altri che abitualmente ci vengono posti e riproposti come modello da imitare in un infinito anelito dell’esterofilia. Tra l’altro, magari di nascosto, spesso siamo apprezzati e invidiati dagli altri.

Si tratta solo di crederci.

Certo abbiamo mille problemi. Come gli altri. Ma abbiamo infinite capacità in più degli altri di risolverli.

E fra dieci anni sarà esattamente come lo abbiamo voluto, credendoci.

 

Edit della redazione di mentecritica: Poche ore dopo il rilascio di questa intervista, apprendiamo da un comunicato stampa che la ASL di Salerno, su iniziativa del Commissario Bortoletti, ha iniziato a pagare immediatamente senza attendere le scadenze le fatture alle aziende emiliane nella filiera delle forniture medicali. Da noi contattato, il commissario ci ha confermato che sensibilizzando la catena burocratica da cui dipendeva la procedura, oltre 400.000 euro erano arrivati in Emilia in poche ore fornendo a tante aziende un’iniezione di liquidità. L’iniziativa, purtroppo, non ha ricevuto il necessario risalto dalla stampa nazionale e, per quel che ci risulta, non è stata imitata da altre amministrazioni pubbliche. Come sempre più spesso accade in Italia, la retorica prevale sull’efficacia.

grp

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