Il M5S si spacca, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba 153


Continuando sulla strada già aperta qualche giorno fa, stamattina quattro quotidiani della più diversa ispirazione politica e culturale riportano la medesima notizia con lo stesso meccanismo di mistificazione e l’identico evidente compiacimento. Si tratta del tristemente noto “Il Giornale”, de il primo quotidiano pornografico del mondo “Libero”, l’organo di stampa ufficiale del Partito Democratico “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera” che non si capisce esattamente da che parte stia, ma sicuramente non fa le pulci all’apparato. Solo “Il Giornale” introduce una leggera variante ortografica per evidenziare nuovamente, qualora fosse necessario, l’eccelso livello culturale dei suoi redattori.

 

Il Giornale

Il Giornale

 

Il Corriere della Sera

Il Corriere della Sera

Libero Quotidiano

Libero Quotidiano

La Repubblica

La Repubblica

 

I fatti: Ieri viene eletto presidente del Senato Piero Grasso in quota Partito Democratico. La conta evidenzia 12 voti in più di quelli espressi dalla coalizione di sostegno. Il voto è segreto, teoricamente quei voti possono provenire da qualsiasi parte, ma la stampa li attribuisce senza mezzi termini ai senatori del M5S complice anche il fatto che da veri dilettanti della mistificazione politica, molti di loro si sono lasciati sfuggire l’intenzione di voto.
Nulla esclude che parte di quei voti venga dalla gente di Monti o da qualche senatore di Berlusconi in crisi di coscienza nel momento di scrivere il nome di Schifani sulla scheda. Con la stessa nonchalance con la quale in mattinata si sono ignorati i 13 voti in meno rispetto al totale di c0alizione per la Boldrini, i 12 voti in più al senato diventano, senza evidenze e senza dubbio,  tutti dei senatori del M5S.

L’analisi semantica:  E’ curioso come tutti i quotidiani utilizzino terminologie che ricordano la frattura, la dissoluzione. Il Giornale, Libero e Repubblica optano per varie declinazioni di “spaccarsi”, probabilmente consapevoli che perifrasi più articolate potrebbero risultare incomprensibili ai propri lettori.  Il  Corriere, più sottilmente, si affida ad un “si spezza” che, pur comunicando l’idea di frattura, non inserisce quella nota di solidità e robustezza nell’oggetto fratto che è implicita nella terminologia dello spaccare.  Si spacca una pietra, mentre si spezza uno stuzzicadenti. I senatori del Movimento Cinque stelle sono 54, se pure tutti e dodici i voti provenissero da quello schieramento probabilmente sarebbe più corretto parlare di un’incrinatura, ma ai giornali al servizio del regime l’incrinatura non va bene. Ci vuole lo spaccare. Mi meraviglio che nessuno abbia utilizzato il “va in pezzi” che ancora meglio induce un senso di irreversibilità visto che le cose spezzate o spaccate si possono incollare, mentre quelle in pezzi, in genere, si buttano. Sarà per la prossima volta.

Gli errori del M5S: Il primo errore è degli eletti.  Se è un voto “di coscienza” non serve raccontarlo ai giornalisti. A meno che non sia un messaggino al PD. In questo caso, più che un errore, è una premessa di ciò che sta per accadere. Il secondo errore è di Grillo o di chi decide cosa far uscire sul sito beppegrillo.it . Ormai la cosa è successa, fare da grancassa al casino montato dalla stampa è inutile e controproducente. Meglio tacere ed utilizzare l’evento come dimostrazione dell’indipendenza di pensiero degli eletti.

La cosa strana: Secondo i media, quando il Movimento Cinque Stelle vota compatto, gli eletti sono succubi di Casaleggio e d Grillo, quando fanno come gli pare il movimento si spacca. Quale sarebbe l’atteggiamento giusto?

Il senso delle cose:  Il Movimento Cinque Stelle ha l’indubbio merito di essere stato capace di raccogliere il  dissenso di milioni di persone che da anni si rifiutavano di votare. Gente delusa e schifata da una classe politica costosa, autoreferenziante ed improduttiva che si trascina dietro milioni di addetti. Un’industria del parassitismo il cui impatto in negativo sul prodotto interno lordo del paese ha effetti dirompenti sulla vita della gente che si trova a versare il 55% delle proprie tasse solo per mantenere un apparato di milioni di persone coinvolte direttamente o indirettamente con i partiti, il loro presidio dei gangli vitali della nazione e la loro gerarchia basata sulla fedeltà alla cupola dominante piuttosto che sulla meritocrazia. Aver convogliato questo dissenso in un cammino democratico e pacifico è un’operazione politica di valenza storica. Ho i miei dubbi che Bersani e Berlusconi avranno il loro capitolo nei libri di storia politica, ma sicuramente Grillo Beppe, comico, lo ha già prenotato. Se il Movimento Cinque Stelle fallisce nel suo compito di rinnovamento perché i suoi eletti dimostrano che la cultura di questo paese è così corrotta da penetrare chiunque acceda a posizioni di rilievo, l’attuale apparato ne ricaverà la (giusta) impressione che può fare a questo paese quello che vuole e ribaltare sulla gente, senza nessun filtro, gli effetti disastrosi di una crisi dovuta anche all’assoluta mancanza di dirigismo. I milioni di elettori raccolti con l’operazione di rivoluzione civile (questa sì) del M5S saranno di nuovo liberi di vagare selvatici sotto i colpi della disoccupazione e della mancanza di prospettive  per i pascoli della delinquenza, dell’insurrezione e del terrorismo.  I veri anni di piombo devono ancora venire.

Concludo con una citazione di un collaboratore di questo sito che mi sembra definire con rara sintesi la questione è che è pienamente in linea con quanto affermato da Beppe Grillo quando diceva che il primo fine del M5S è rendersi inutile:

Il M5S non è un sistema politico ma un enzima per la dissoluzione del sistema esistente. Avrà vita breve comunque, perché o raggiunge il suo scopo e dunque non ha più ragione d’essere, oppure non riesce a digerire il sistema ma ne è digerito. Sarebbe un peccato per tutti se si estinguesse prima di aver raggiunto il suo scopo.

 

 


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