Il futuro prossimo venturo


Vi condivido una mia (facile) previsione su quello che succederà in autunno dopo le elezioni. La legge elettorale è solo una variabile, non credo che il risultato possa cambiare. Non è possibile promulgare una legge elettorale che rispecchi realmente la volontà dei cittadini perché chi detiene il potere attualmente si è consorziato e non intende mollarlo, ma anche perché i cittadini stessi, secondo me, non sanno veramente quello che vogliono.
L’ipotesi è che nessuno da solo avrà le percentuali necessarie per costituire un governo. Per cui renzi e berlusconi faranno finalmente coming out in nome della responsabilità nei confronti della nazione: Non lo fo’ per piacer mio ma per dare figli a Dio. Questo consegnerà la presidenza del consiglio a matteo che da quando si è visto bocciare il referendum non riesce più ad avere una vita sessuale soddisfacente e questo lo ha portato a mettere su chili. A un uomo di silvione, che donne ne ha trombate anche troppo, il ministero delle telecomunicazioni per trombare Bolloré di Vivandì che, dopo tanta figa, un’esperienza alternativa stuzzica. A qualcuno di salvini, invece, il ministero degli interni, per fare qualche altra legge inutile sugli immigrati, tipo la bossi-fini che ha intasato i tribunali italiani senza risolvere nulla, e campare ancora sulle spalle di quelli che volevano la padania libera e indipendente e invece di fare la rivoluzione come i catalani, giocavano con le ampolline dell’acqua del Po e i cappelli con le corna. Al resto della corte dei miracoli le solite poltrone, poltroncine, seggiole e sgabelli che consentono di campare la famiglia, l’amante e il codazzo di servi di cui si circondano. E le opposizioni? Lì a baloccarsi tra le mille sinistre, i duri e puri dell’uno vale uno ma solo quando conviene a me e quelli che rifanno la marcia su Roma prendendo il Frecciarossa col biglietto scontato.
Tutto questo per fare in modo che pochi eletti, che ormai hanno stretto un patto indissolubile di sopravvivenza, possano continuare a far rimanere tutto come è oggi, a gestire il fallimento di una nazione che esporta competenza ed intraprendenza ed importa povertà e ignoranza. Che noi si sia bianchi, neri, laureati o cannibali non fotte un cazzo a nessuno. L’importante è mantenere quel minimo di PIL che faccia andare avanti l’alveare e produca abbastanza miele finché dura. Tanto poi, se tutto va a catafascio, loro, non noi, avranno sempre amici, soldi e posti dove andare, dove mandare i propri figli, qui in Europa, dai loro amici, o magari più lontano, dove ci sono le banche che non fanno domande.
Poche cose potrebbero cambiare questo andazzo. Una sarebbe il destino che potrebbe decidere che silvione è troppo vecchio e che è ora di consegnarlo all’infinito. L’altra sarebbe che, una volta tanto, la gente vuota di questo paese stanco decidesse di ficcare un petardo nel culo a questo sistema e invece di disperdersi nei millemila rivoli del nullismo dei pisapii e dei dalemi si concentrasse in un voto anti sistema. Far vincere il M5S, ma non perché sono bravi, sono onesti e hanno buone intenzioni. Sono troppo vecchio per credere a queste cazzate. Solo per rovesciare il tavolo, far scoppiare il casino qui e far cagare addosso l’Europa minacciando un referendum sulla permanenza nell’area Euro.
Allora, ma solo allora, ci sarebbe da divertirsi. Specialmente per un vecchio soldato come me, che nel declino di questi giorni opachi, nella rassegnazione della disfatta, nell’annullamento di ogni ambizione, nel dominio dei mediocri e nella ineluttabilità del declino, sta vivendo la stagione più cupa di una vita che è stata dura e sporca molto più di quanto avrei meritato.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.