Il Freddo


ysfgjcepaextghbnlnpl

Alla fine le cronache narrarono che quella fu l’estate più fredda della storia.

Mentre i bambini correvano sulla battigia schizzando i loro costumini con la sabbia brillante del mare, mentre le ragazze ricoprivano i loro corpi snelli e morbidi di profumata crema solare, mentre gli uomini scoprivano il petto glabro e lo offrivano virilmente alla ferocia del sole, mentre le fronde ingiallivano combuste da raggi invisibili, mentre l’aria si faceva umida e pesante, il freddo ghiacciava implacabilmente i tubi dell’acqua, attaccava i frutti odorosi marcendoli, penetrava nel profondo delle macchine e faceva polvere del loro cuore d’acciaio.

In quelle chiare notti d’estate, umide di corpi avvinti, quando le stelle si mostravano senza infingimenti e le cicale segnavano il tempo frinendo, il freddo penetrava silente e severo nelle case degli uomini creando piccolissimi ghirigori di cristallo trasparente sui vetri, sulle pareti e sulle lucide superfici di metallo.

Venne, infine, settembre. Gli amori passeggeri finirono. Gli ombrelloni si chiusero. I bimbi tornarono a scuola. Sulle spiagge deserte rimasero solo i rifiuti bruciacchiati dal sole.
Il mare si fece scuro e silente. Blu come non era mai stato prima. Lontano echeggiava l’autunno. A lui, senza remissione, sarebbe succeduto l’Inverno con i suoi temporali, il biancheggiare dei fulmini e il rombo profondo dei tuoni che scuote le viscere come se fosse la voce della fine del mondo.

E allora, si disse in giro, si sarebbero fatti i conti.