Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Il Finanziamento della Politica, ma per Fare Cosa?" è stato scritto da rosso malpelo
Non bisogna avere troppa simpatia per posizioni astratte quali quelle che sembrano non porsi il problema del funzionamento di un sistema politico democratico.
Deve rilevarsi, però, che:
- il finanziamento in questione non impedisce (e come potrebbe ?) la “discesa in campo” di tycoon e magnati che aggiungono alle proprie personali disponibilità economiche quelle provenienti dalle risorse pubbliche;
- il clima politico vale pure qualcosa ed oggi il clima riflette l’oggettivo crollo di credibilità dell’intero sistema partitico che, a torto o a ragione, è percepito come costoso, parassitario, se non addirittura criminogeno. Questo è ciò che pensano i cittadini nella stragrande maggioranza (quasi il 90 % stando ai più accreditati sondaggi) per cui, per tornare alla sovranità popolare , al netto di aggettivi etici o valoriali, tale dato è l’unico di sicura valenza democratica. I cittadini trovano la politica , le sue abitudini, prassi, privilegi e via dicendo del tutto insopportabili, ancor più in questa tempesta economica che mette a rischio i livelli di sopravvivenza di larghe fette di elettori e non solo il benessere già raggiunto.
Il necessario dimagrimento della politica passa per una riflessione più generale della quale nei soliti dibattiti mass mediatici, tutti ipocritamente concentrati sul rischio dell’”antipolitica”, non vi è, ovviamente, neanche il più pallido riferimento e che s’incentra su di una domanda : una nuova politica per fare cosa?
Bisognerebbe rispondere alla fastidiosa domanda se la politica abbia ancora un senso ed una funzione. La risposta negativa a ciò squalificherebbe ogni tentativo di rappezzare lo stato di cose.
In realtà, a tale domanda si potrebbe ancora dare una risposta positiva solo se fosse messa in discussione l’idea che il cosiddetto “combinat” politico-finanziario” che spadroneggia in tutto il mondo occidentale sia un qualcosa di immodificabile e, alla fine, rispondente alle esigenze dei cittadini.
Solo la messa in discussione di tutto ciò come fondamento delle società moderne, come orizzonte di senso filosofico prima ancora che economico, può ridare spazio ad una scelta. Solo la possibilità di scegliere rimette in campo la politica. Ne legittima l’esistenza. E con essa anche il suo pubblico finanziamento.


Probabilmente, i partiti, con candidati che si contraddistinguono, per integrità morale, professionalità, esperienze lavorative, sincera passione per il bene comune, non avranno molte difficoltà a procurarsi anche dei contributi volontari da parte dei cittadini.
Classico l’esempio degli Stati Uniti d’America, con la campagna elettorale del Presidente Barack Obama.
Buona giornata
“Il Blog di Giovanni Volpe” Blog sul Lavoro.
http://www.giovannivolpe.it
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In Italia? Gli italiani che finanziano volontariamente i partiti? Questo film devo vederlo.
Comunque il Barak mi risulta che, nonostante ciò che si dice sui contributi privati, abbia avuto notevolissimi finanziamenti dai soliti centri di potere, in particolare bancari.
Peppe,
Comprendo il tuo scetticismo, il mio è un augurio per il lungo termine, con la possibilità nel breve che ci sìa un movimento, una lista civica nazionale,… la quale, possa meritare per le caratteristiche che ho indicato nel mio commento precedente, un piccolo contributo volontario da parte dei cittadini.
Ti segnalo, un mio post inerente Barack Obama:
http://www.giovannivolpe.it/barack-obama-politico-statista-di-alto-profilo-ed-i-riflessi-internazionali-per-questa-professione/
Buona giornata
Giovanni Volpe
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Caro Malpelo, ho “simpatia” per quella posizione che tu definisci “astratta”, ma non ritengo di essere fra quelli che “non si pongono il problema del funzionamento di un sistema politico democratico”. Penso, anzi, che la concreta applicazione della volontà della maggioranza (qualunque essa sia e, quindi, “astrattamente”) sia un elemento essenziale (il primo, ancorché certamente non esaustivo) per il funzionamento di un sistema democratico.
Questa “difesa d’ufficio” non m’impedisce di concordare pienamente con te sulla esigenza vitale per le nostre democrazie di una dialettica fra i partiti che recuperi quei fermenti di cultura politica presenti nel mondo occidentale (forse per lla prima volta con spirito nuovo dal 1989) e che nel nostro Paese appaiono molto marginalizzati.
Sono affermazioni suscettibili di più significati, che possono essere al tempo stesso condivise o respinte.
Un paio d’osservazioni:
a) Che l’uso della ricchezza comune non solo possa, ma debba essere continuamente ridiscusso e modificato in funzione del variare delle condizioni al contorno, è pacifico. Nessuna persona ragionevole sarà mai di parere contrario.
Il problema concreto su cui ci si divide, sicché il potere resta nelle mani di coloro che hanno interesse a mantenere lo status quo, è: come? per fare cosa?
b) Il primato del senso filosofico su quello economico. Anche questo punto è molto ambiguo. Per come la vedo io, sì, se l’orizzonte filosofico è economicamente perseguibile, sia pure sul lungo lunghissimo periodo. No, se è un’utopia senza alcuna possibilità concreta d’essere realizzata. La nostra storia ne è piena.
http://www.youtube.com/watch?v=nEzfY7sAAQ8
Grazie, Eduardo.