Il Falso in TV – Libertà di Espressione del Pensiero e Diritto all’Informazione 44


Premesso e riconfermato il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione[1] oggi parrebbe necessario porre tra i limiti previsti al suo utilizzo alcune doverose integrazioni.

L’esercizio di un diritto incontra dei limiti affinché altri diritti con cui venga in conflitto siano tutelati; nel caso del diritto in esame i suoi limiti più noti oggi vigenti[2] sono quello del rispetto della pubblica decenza o il più in voga della riservatezza. Non risulta invece ad oggi tutelato il diritto del lettore, dell’ascoltatore e soprattutto dell’attuale audience televisiva a ricevere informazioni vere ed attendibili.  Per lo meno non debitamente tutelato. La sola che si è occupata della questione è stata la Cassazione quando si è espressa circa il diritto di ricevere informazioni veritiere, ma lo ha fatto limitatamente al dovere di cronaca[3], quindi esclusivamente rivolto al cronista.

L’anomalia che questa situazione fa registrare è l’invasione televisiva di notizie false, bugie, menzogne, inesattezze e via dicendo. L’assenza di una chiara e forte regolamentazione in materia sta producendo effetti nefasti soprattutto da quando la televisione, mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, ha raggiunto l’attuale diffusione, sostituendosi quasi del tutto ai giornali ed alla stampa per molta parte della popolazione, da cui ne discende, usando le parole di Indro Montanelli che non c’è più alcun bisogno di una marcia su Roma[4] per instaurare un regime, basta controllare, possedere o manipolare la televisione ed il suo enorme potere mediatico.

Per inquadrare il problema anche nella sua dimensione storica corre l’obbligo di ricordare che la Costituzione, con il suo interesse specifico per la stampa, matura in un’Italia reduce dal periodo fascista dove la libertà di stampa fu tra le prime libertà ad essere  aggredite[5].  In passato la libertà maggiormente violata dai regimi autoritari era proprio la manifestazione del pensiero, che veniva compressa soprattutto attraverso la censura politica ed il soffocamento della stampa, tradizionalmente il mezzo più diffuso ed efficace per diffondere il proprio pensiero; la televisione in tutto ciò doveva ancora fare il suo ingresso.

L’assenza di un mezzo di comunicazione di massa così potente non ha permesso al legislatore dell’epoca di intravedere la  distorsione che oggi si sta generando;  il legislatore era ed ancora è, per cultura storica appunto, concentrato verso la soluzione di un altro problema, verso la tutela di un altro diritto:  quello della libertà di manifestare il proprio pensiero dal quale discendono tutte o quasi le attuali leggi in materia: gestione delle frequenze radio e tv, della concorrenza, del divieto di posizione dominante[6], ecc.

La realtà però è cambiata e andrebbero cambiati anche gli strumenti; è come se oggi in una clinica per curare tossicodipendenze i medici usassero gli stessi medicinali per le droghe leggere rispetto a quelle pesanti. La realtà è più o meno la stessa, la televisione sta ai giornali come l’eroina sta alla cannabis, oggi diventata terapeutica.

Per difendere e tutelare il cittadino il nostro ordinamento dovrebbe a questo punto riconoscere formalmente quanto sostanzialmente o forse solo eticamente già esiste: il diritto ad informazioni vere, veritiere, esatte e dargli quelle forti tutele che solo un forte diritto come questo meriterebbero. Inutile, penso, ricordare che il potere dell’informazione è immenso.

Ogni cittadino, ogni persona forma le proprie convinzioni, sviluppa il proprio pensiero e formula i propri giudizi grazie alle informazioni ricevute. Si pensi quindi al danno che il cittadino e l’intera comunità subiscono quando le informazioni sono false o errate. Fornire false comunicazioni[7] in ambito societario è un reato questo per preservare la fiducia nel mercato e per tutelare il risparmio. Ma perché non lo è il fornire false informazioni per accaparrarsi il voto dei cittadini?  Perché il cittadino deve formarsi la propria cultura politica e sociale e decidere del proprio voto, l’espressione più alta della democrazia, basandosi sulle menzogne e rischiando di premiare chi le dice meglio?

L’assenza di regolamentazione infatti consente il proliferare di comportamenti vergognosi: la menzogna[8] come modo di parlare, il furto e la furberia come modo di lavorare, l’apparenza[9] come modo di vivere, tutte prerogative e presupposti del successo, sia esso politico, economico o sociale. Il mentire più o meno sfacciatamente sta diventando sempre più premiante ed i bugiardi e gli sfacciati aumentano consci del fatto che non esiste pena per il loro mentire, saranno premiati ed i peggiori saranno i primi. Il cittadino viene bombardato da notizie vere false falsate e diventa quasi impossibile o decisamente difficoltoso per lui comprendere quali sono le opinioni e quali i fatti, poiché l’espressione degli uni quanto degli altri è ormai così confusa che si ascolta tutto ed il contrario di tutto, da fonti autorevoli ed in contesti autorevoli. Eppure i fatti (i numeri, o qualunque altro dato che si possa ritenere realtà obiettiva e verificabile) e quindi non le espressioni del proprio pensiero non possono, non dovrebbero, essere suscettibili di interpretazione.

La fiducia dei cittadini nei meccanismi di funzionamento dell’intera società e delle sue regole, la fiducia nel meccanismo della delega e delle responsabilità che i delegati si assumono, non dovrebbe essere a maggior ragione difesa proprio perché da essa discendono tutte le altre. Le leggi con cui si tutelano i mercati o la fiducia del risparmiatore nell’azienda non sono forse espressione della volontà di un parlamento eletto dai cittadini al quale delegano il potere di legiferare? E sulla base di quali informazioni il cittadino è chiamato a farsi il suo giudizio? Con che fiducia e serenità affronta questo compito?

Non si configura forse un abuso[10] tra i più squallidi quando proprio coloro che dal popolo vengono delegati a rappresentarli approfittano dell’autorevolezza dei titoli loro attribuiti da quella stessa volontà popolare (Onorevole, Senatore, Presidente) e del potere delegatogli per perpetrare ai danni di quello stesso popolo inganni, menzogne e truffe invece di creare per esso sviluppo, giustizia, progresso? Non restereste sgomenti ed indignati se il vostro Amministratore di condominio vi derubasse o vi desse false comunicazioni, non lo denuncereste? Perché per amministratori ben più importanti non valgono le stesse regole?

Si pensi ai delitti di falso[11] per tutelare la fede pubblica, non dovrebbe esserci anche “fede pubblica” per quanto attiene alla veridicità su quanto relativo a fatti (non opinioni) una carica dello Stato riferisca in un Telegiornale o in un approfondimento politico?  Il cittadino non dovrebbe avere dubbi sulla veridicità dei fatti esposti in una simile situazione ma la realtà è diversa e quindi è una prova che e a questo punto il buon gusto, l’etica, il senso dell’onore, o la decenza non bastano più e si deve intervenire con la legge!

Si vietino le bugie! Soprattutto dette dai nostri amministratori ed in tv!

Suggerisco di studiare una proposta di legge per risolvere il problema e che possibilmente non preveda come pena la reclusione ma applichi il principio del contrappasso; in due minuti hai detto menzogne? In quattro alla stessa ora verrai smentito e dai fatti confutato!

Per chiudere alcune riflessioni pescate sul web qua e là.

Un politico preoccupato di dover fornire le “prove” di quanto andava  affermando, il suo consigliere di suggestione di fama nazionale gli disse:

“Prove? Non ne avete bisogno! Dite al popolo una data cosa con solennità ed autorità, e ripetetela abbastanza spesso e non avrete bisogno di offrire alcuna prova.  Ripetizione e pretesa autorità, sono due vecchie frodi mascherate da Verità; usatele e siete a posto!

Leggiamo[12] cosa scriveva Hitler nel suo Mein Kampf. Come intendeva avvalersi degli espedienti della propaganda: “Le masse non sanno cosa farsi della libertà e, dovendone portare il peso, si sentono come abbandonate. Esse non si avvedono di essere terrorizzate spiritualmente e private della libertà e ammirano solo la forza, la brutalità e i suoi scopi, disposti a sottomettersi. Capiscono a fatica e lentamente, mentre dimenticano con facilità. Pertanto la propaganda efficace deve limitarsi a poche parole d’ordine martellate ininterrottamente finchè entrino in quelle teste e vi si fissano saldamente. Si è parlato bene quando anche il meno recettivo ha capito e ha imparato.. Sacrificando questo principio fondamentale e cercando di diventare versatili si perde l’effetto “perchè le masse non sono capaci di assorbire il materiale, nè di ritenerlo”.

Per imporre i suoi programmi Stalin cosa scriveva?: “La Libertà? solo gli illusi e i forti vivono in questa fede. Ma l’umanità è debole ed ha bisogno di pane e autorità”. Notevole corrispondenza con le parole di Dostoievsky, quando il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov si rivolge al Cristo reincarnato “E gli uomini furono felici di essere di nuovo condotti come un gregge e che il loro cuore era stato infine alleggerito d’un dono così terribile (della libertà) che aveva loro causato tanti tormenti”.

“Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità”. (Hitler-Goebbels). – “Hanno quasi ragione; la massa – dirà Amann – ha sempre bisogno di un certo periodo di tempo per essere pronta ad apprendere una cosa. La sua memoria si mette in moto soltanto dopo che per mille volte le sono state ripetute le nozioni più semplici”.
“Hitler era capace in un discorso di 40 minuti, di ripetere 26 volte, la stessa frase semplice; che strappava gli applausi, eccitava gli animi e proiettava su di lui i propri latenti desideri cui aveva tolto il “coperchio”. La frase, anzi la parola era sempre quella: il “Popolo” vuole, il “Popolo mi ama“, Il “Popolo brama“, il “Popolo aspetta“, il “Popolo è impaziente“, il “Popolo pretende“, il “Popolo desidera“, il “Popolo è pronto“, il “Popolo lotterà fino alla morte“.
Tutti i dittatori con il delirio di onnipotenza hanno sempre imbottito i loro discorsi  con la parola “Il Popolo” e non con la parola “i Cittadini”.  Questi ultimi amano le persone serie, mentre il primo (la storia ne è piena) sono in sostanza solo dei ciarlatani.
“… e questi sanno che basta apostrofare la folla chiamandola “il popolo” per indurla a malvagità reazionarie. “Che cosa non si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi in “nome del popolo”.T. Mann.



[1] Cost. art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria (Cost. 111) nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

[2] I Limiti della manifestazione del pensiero sono:

a) il buon costume: sono vietate quelle manifestazioni di pensiero che offendono il comune sentimento del pudore e la pubblica decenza;

b) la riservatezza e l’onorabilità della persona: il rispetto della persona nella sua dignità, la sua privacy e il suo onore sono considerati valori preminenti rispetto alla libertà di manifestazione del pensiero;

c) il segreto giudiziario: è vietata la pubblicazione degli atti destinati a rimanere segreti per garantire il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e per proteggere la reputazione degli imputati;

d) il segreto di Stato: riguarda tutti gli atti, i documenti, le notizie la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza nazionale;

e) l’apologia di reato: costituisce un comportamento idoneo a provocare delitti e, pertanto, non è ammissibile nel nostro ordinamento.

[3] Il diritto di cronaca, secondo la giurisprudenza consolidata dalla Corte di cassazione, dev’essere sorretto da tre elementi:

a) verità dei fatti narrati: il limite interno di verità si radica nello stesso concetto di cronaca, il quale rappresenta l’espressione dei fatti contraddistinta dalla corrispondenza tra quanto è oggettivamente narrato e il fatto realmente accaduto; soltanto questo tipo di cronaca è tutelato dalla norma costituzionale che non può, ovviamente, coprire il falso;

b) pertinenza: l’oggetto della cronaca dev’essere strettamente e strumentalmente collegato all’esercizio del diritto stesso; la notizia riportata dev’essere sostenuta da un interesse sociale generalizzato alla sua conoscenza ed è necessario che fra questo e i fatti narrati intercorra un rapporto di stretta correlazione;

c) forma, che consiste nella correttezza delle espressioni usate.

[4] “Oggi per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra essi, sovrana e irresistibile, la televisione”.

[5] (Discorso ai direttori di giornali del 10 ottobre 1928 di Mussolini).

“In un regime totalitario, come dev’essere un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa (l’informazione, la radio ecc.)  è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime. LA LIBERTA’ sta nel servire la causa e il regime” … “”il giornalismo italiano E’ LIBERO  perché serve soltanto una causa e un regime: E’ LIBERO perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica e di propulsione.”

[6] Esisteva fino al 1976 un regime di monopolio dalla Rai-TV; la Corte costituzionale (con sentenza 202 del 9 luglio 1976) dichiarava l’incostituzionalità del monopolio radiotelevisivo via etere su scala locale, riconoscendo la disponibilità delle frequenze, al fine di consentire la libertà di iniziativa privata.

[7] False comunicazioni e illegali ripartizioni di utili (o di acconti sui dividendi), (art. 2621 c.c.)

ipotesi criminose previste dal codice civile a tutela della corretta e trasparente gestione delle società. La prima, relativa alle false comunicazioni, è commessa da promotori, soci fondatori, amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori, che nelle relazioni, nei bilanci o in altre comunicazioni sociali espongono fraudolentemente fatti non rispondenti al vero sulla costituzione o sulle condizioni economiche della società, o che tengono nascosti totalmente o parzialmente fatti concernenti le condizioni medesime. La seconda ipotesi riguarda amministratori e direttori generali, che, in mancanza di bilancio approvato o in difformità da esso, o in base a un bilancio falso, riscuotono o pagano sotto qualsiasi forma utili fittizi o che non possono essere distribuiti. Tali reati possono essere commessi solo dai soggetti indicati espressamente nella norma e sono puniti con la reclusione da 1 a 5 anni e con la multa da 2 a 20 milioni di lire. Per quanto riguarda la prima delle due fattispecie il comportamento criminoso può essere commesso solo in comunicazioni ufficiali, con coscienza e volontà, e con l’intenzione di trarre in inganno coloro a cui le comunicazioni sono destinate (soci, terzi interessati ecc.). Per quanto riguarda la ripartizione illegale di utili, anche questa ipotesi richiede il dolo, cioè la coscienza e la volontà della condotta; e in più il fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.

[8] Bulwer Litton disse: “Quando state per profferire qualche cosa di straordinariamente falso, cominciate sempre con la frase: “è un fatto accertato” ecc. Molte false affermazioni sono state sempre accettate se precedute da un “Io asserisco senza tema di contraddizione” ecc. Oppure “E’ generalmente ammesso dalle migliori autorità, che…”. O, “Le migliori fonti di informazioni concordano”, oppure “Come voi probabilmente sapete”.

Spesso non occorrono nemmeno queste se l’affermazione è fatta in un modo autoritario. Essa viene accettata a causa del tono che l’accompagna e anche se non ci sono argomenti o prove logiche, sono ugualmente cacciate dentro

quali verità lampanti

[9] “nella storia scriveva Le Bon nella Psicologia delle Follel’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà“.

[10] Abuso, (art. 61 c.p.)

uso arbitrario, illecito o eccessivo di cose, di autorità, di cariche o titoli. Nel diritto penale circostanza aggravante  comune di un reato, che comporta l’aumento della pena sino a un terzo. Sono tali: l’abuso dei poteri o la violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio; l’abuso di autorità (quando si commette un reato abusando dell’autorità che si possiede nei confronti di colui che lo subisce); l’abuso di coabitazione (quando il reato è commesso abusando di un rapporto di coabitazione); l’abuso di ospitalità (quando per il reato si abusa dell’ospitalità di taluno); l’abuso di prestazioni d’opera (quando il reato è commesso abusando di un rapporto di prestazione d’opera, anche se saltuario o occasionale); l’abuso di relazioni domestiche; l’abuso di relazioni d’ufficio (inteso nel senso più ampio di luogo di lavoro comune).

[11] falso, delitti di,

serie di delitti previsti dal codice al fine di tutelare la fede pubblica. Per fede pubblica si intende la quasi incondizionata fiducia che determinati oggetti (monete, documenti ecc.) godono presso la collettività dei cittadini e presso le autorità. Vengono pertanto repressi quei comportamenti che, approfittando di questa fiducia e della conseguente maggiore possibilità di trarre in inganno le vittime, sono realizzati compiendo un’opera di falsificazione sugli oggetti tutelati dalle norme. È falsa una cosa che ha una provenienza diversa da quella prevista (es. la banconota stampata dal falsario), o che attesta fatti inesistenti (es. un certificato di laurea falso). Inoltre il legislatore reprime le eventuali condotte ulteriori che comportano un utilizzo della cosa contraffatta o alterata. Per essere punibile la falsità deve essere rilevante, cioè tale da poter trarre in inganno i cittadini e l’autorità (non è punibile il cosiddetto falso grossolano facilmente riconoscibile e smascherabile). I delitti di falso si dividono in:

a) falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo;

b) falsità in sigilli o strumenti o segni di autenticazione, certificazione o riconoscimento;

c) falsità in atti;

d) falsità personali.

[12] Citazioni trovate sul sito http://cronologia.leonardo.it/la105.htm