Il Falso in TV – Libertà di Espressione del Pensiero e Diritto all’Informazione 44


Premesso e riconfermato il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione[1] oggi parrebbe necessario porre tra i limiti previsti al suo utilizzo alcune doverose integrazioni.

L’esercizio di un diritto incontra dei limiti affinché altri diritti con cui venga in conflitto siano tutelati; nel caso del diritto in esame i suoi limiti più noti oggi vigenti[2] sono quello del rispetto della pubblica decenza o il più in voga della riservatezza. Non risulta invece ad oggi tutelato il diritto del lettore, dell’ascoltatore e soprattutto dell’attuale audience televisiva a ricevere informazioni vere ed attendibili.  Per lo meno non debitamente tutelato. La sola che si è occupata della questione è stata la Cassazione quando si è espressa circa il diritto di ricevere informazioni veritiere, ma lo ha fatto limitatamente al dovere di cronaca[3], quindi esclusivamente rivolto al cronista.

L’anomalia che questa situazione fa registrare è l’invasione televisiva di notizie false, bugie, menzogne, inesattezze e via dicendo. L’assenza di una chiara e forte regolamentazione in materia sta producendo effetti nefasti soprattutto da quando la televisione, mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, ha raggiunto l’attuale diffusione, sostituendosi quasi del tutto ai giornali ed alla stampa per molta parte della popolazione, da cui ne discende, usando le parole di Indro Montanelli che non c’è più alcun bisogno di una marcia su Roma[4] per instaurare un regime, basta controllare, possedere o manipolare la televisione ed il suo enorme potere mediatico.

Per inquadrare il problema anche nella sua dimensione storica corre l’obbligo di ricordare che la Costituzione, con il suo interesse specifico per la stampa, matura in un’Italia reduce dal periodo fascista dove la libertà di stampa fu tra le prime libertà ad essere  aggredite[5].  In passato la libertà maggiormente violata dai regimi autoritari era proprio la manifestazione del pensiero, che veniva compressa soprattutto attraverso la censura politica ed il soffocamento della stampa, tradizionalmente il mezzo più diffuso ed efficace per diffondere il proprio pensiero; la televisione in tutto ciò doveva ancora fare il suo ingresso.

L’assenza di un mezzo di comunicazione di massa così potente non ha permesso al legislatore dell’epoca di intravedere la  distorsione che oggi si sta generando;  il legislatore era ed ancora è, per cultura storica appunto, concentrato verso la soluzione di un altro problema, verso la tutela di un altro diritto:  quello della libertà di manifestare il proprio pensiero dal quale discendono tutte o quasi le attuali leggi in materia: gestione delle frequenze radio e tv, della concorrenza, del divieto di posizione dominante[6], ecc.

La realtà però è cambiata e andrebbero cambiati anche gli strumenti; è come se oggi in una clinica per curare tossicodipendenze i medici usassero gli stessi medicinali per le droghe leggere rispetto a quelle pesanti. La realtà è più o meno la stessa, la televisione sta ai giornali come l’eroina sta alla cannabis, oggi diventata terapeutica.

Per difendere e tutelare il cittadino il nostro ordinamento dovrebbe a questo punto riconoscere formalmente quanto sostanzialmente o forse solo eticamente già esiste: il diritto ad informazioni vere, veritiere, esatte e dargli quelle forti tutele che solo un forte diritto come questo meriterebbero. Inutile, penso, ricordare che il potere dell’informazione è immenso.

Ogni cittadino, ogni persona forma le proprie convinzioni, sviluppa il proprio pensiero e formula i propri giudizi grazie alle informazioni ricevute. Si pensi quindi al danno che il cittadino e l’intera comunità subiscono quando le informazioni sono false o errate. Fornire false comunicazioni[7] in ambito societario è un reato questo per preservare la fiducia nel mercato e per tutelare il risparmio. Ma perché non lo è il fornire false informazioni per accaparrarsi il voto dei cittadini?  Perché il cittadino deve formarsi la propria cultura politica e sociale e decidere del proprio voto, l’espressione più alta della democrazia, basandosi sulle menzogne e rischiando di premiare chi le dice meglio?

L’assenza di regolamentazione infatti consente il proliferare di comportamenti vergognosi: la menzogna[8] come modo di parlare, il furto e la furberia come modo di lavorare, l’apparenza[9] come modo di vivere, tutte prerogative e presupposti del successo, sia esso politico, economico o sociale. Il mentire più o meno sfacciatamente sta diventando sempre più premiante ed i bugiardi e gli sfacciati aumentano consci del fatto che non esiste pena per il loro mentire, saranno premiati ed i peggiori saranno i primi. Il cittadino viene bombardato da notizie vere false falsate e diventa quasi impossibile o decisamente difficoltoso per lui comprendere quali sono le opinioni e quali i fatti, poiché l’espressione degli uni quanto degli altri è ormai così confusa che si ascolta tutto ed il contrario di tutto, da fonti autorevoli ed in contesti autorevoli. Eppure i fatti (i numeri, o qualunque altro dato che si possa ritenere realtà obiettiva e verificabile) e quindi non le espressioni del proprio pensiero non possono, non dovrebbero, essere suscettibili di interpretazione.

La fiducia dei cittadini nei meccanismi di funzionamento dell’intera società e delle sue regole, la fiducia nel meccanismo della delega e delle responsabilità che i delegati si assumono, non dovrebbe essere a maggior ragione difesa proprio perché da essa discendono tutte le altre. Le leggi con cui si tutelano i mercati o la fiducia del risparmiatore nell’azienda non sono forse espressione della volontà di un parlamento eletto dai cittadini al quale delegano il potere di legiferare? E sulla base di quali informazioni il cittadino è chiamato a farsi il suo giudizio? Con che fiducia e serenità affronta questo compito?

Non si configura forse un abuso[10] tra i più squallidi quando proprio coloro che dal popolo vengono delegati a rappresentarli approfittano dell’autorevolezza dei titoli loro attribuiti da quella stessa volontà popolare (Onorevole, Senatore, Presidente) e del potere delegatogli per perpetrare ai danni di quello stesso popolo inganni, menzogne e truffe invece di creare per esso sviluppo, giustizia, progresso? Non restereste sgomenti ed indignati se il vostro Amministratore di condominio vi derubasse o vi desse false comunicazioni, non lo denuncereste? Perché per amministratori ben più importanti non valgono le stesse regole?

Si pensi ai delitti di falso[11] per tutelare la fede pubblica, non dovrebbe esserci anche “fede pubblica” per quanto attiene alla veridicità su quanto relativo a fatti (non opinioni) una carica dello Stato riferisca in un Telegiornale o in un approfondimento politico?  Il cittadino non dovrebbe avere dubbi sulla veridicità dei fatti esposti in una simile situazione ma la realtà è diversa e quindi è una prova che e a questo punto il buon gusto, l’etica, il senso dell’onore, o la decenza non bastano più e si deve intervenire con la legge!

Si vietino le bugie! Soprattutto dette dai nostri amministratori ed in tv!

Suggerisco di studiare una proposta di legge per risolvere il problema e che possibilmente non preveda come pena la reclusione ma applichi il principio del contrappasso; in due minuti hai detto menzogne? In quattro alla stessa ora verrai smentito e dai fatti confutato!

Per chiudere alcune riflessioni pescate sul web qua e là.

Un politico preoccupato di dover fornire le “prove” di quanto andava  affermando, il suo consigliere di suggestione di fama nazionale gli disse:

“Prove? Non ne avete bisogno! Dite al popolo una data cosa con solennità ed autorità, e ripetetela abbastanza spesso e non avrete bisogno di offrire alcuna prova.  Ripetizione e pretesa autorità, sono due vecchie frodi mascherate da Verità; usatele e siete a posto!

Leggiamo[12] cosa scriveva Hitler nel suo Mein Kampf. Come intendeva avvalersi degli espedienti della propaganda: “Le masse non sanno cosa farsi della libertà e, dovendone portare il peso, si sentono come abbandonate. Esse non si avvedono di essere terrorizzate spiritualmente e private della libertà e ammirano solo la forza, la brutalità e i suoi scopi, disposti a sottomettersi. Capiscono a fatica e lentamente, mentre dimenticano con facilità. Pertanto la propaganda efficace deve limitarsi a poche parole d’ordine martellate ininterrottamente finchè entrino in quelle teste e vi si fissano saldamente. Si è parlato bene quando anche il meno recettivo ha capito e ha imparato.. Sacrificando questo principio fondamentale e cercando di diventare versatili si perde l’effetto “perchè le masse non sono capaci di assorbire il materiale, nè di ritenerlo”.

Per imporre i suoi programmi Stalin cosa scriveva?: “La Libertà? solo gli illusi e i forti vivono in questa fede. Ma l’umanità è debole ed ha bisogno di pane e autorità”. Notevole corrispondenza con le parole di Dostoievsky, quando il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov si rivolge al Cristo reincarnato “E gli uomini furono felici di essere di nuovo condotti come un gregge e che il loro cuore era stato infine alleggerito d’un dono così terribile (della libertà) che aveva loro causato tanti tormenti”.

“Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità”. (Hitler-Goebbels). – “Hanno quasi ragione; la massa – dirà Amann – ha sempre bisogno di un certo periodo di tempo per essere pronta ad apprendere una cosa. La sua memoria si mette in moto soltanto dopo che per mille volte le sono state ripetute le nozioni più semplici”.
“Hitler era capace in un discorso di 40 minuti, di ripetere 26 volte, la stessa frase semplice; che strappava gli applausi, eccitava gli animi e proiettava su di lui i propri latenti desideri cui aveva tolto il “coperchio”. La frase, anzi la parola era sempre quella: il “Popolo” vuole, il “Popolo mi ama“, Il “Popolo brama“, il “Popolo aspetta“, il “Popolo è impaziente“, il “Popolo pretende“, il “Popolo desidera“, il “Popolo è pronto“, il “Popolo lotterà fino alla morte“.
Tutti i dittatori con il delirio di onnipotenza hanno sempre imbottito i loro discorsi  con la parola “Il Popolo” e non con la parola “i Cittadini”.  Questi ultimi amano le persone serie, mentre il primo (la storia ne è piena) sono in sostanza solo dei ciarlatani.
“… e questi sanno che basta apostrofare la folla chiamandola “il popolo” per indurla a malvagità reazionarie. “Che cosa non si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi in “nome del popolo”.T. Mann.



[1] Cost. art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria (Cost. 111) nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

[2] I Limiti della manifestazione del pensiero sono:

a) il buon costume: sono vietate quelle manifestazioni di pensiero che offendono il comune sentimento del pudore e la pubblica decenza;

b) la riservatezza e l’onorabilità della persona: il rispetto della persona nella sua dignità, la sua privacy e il suo onore sono considerati valori preminenti rispetto alla libertà di manifestazione del pensiero;

c) il segreto giudiziario: è vietata la pubblicazione degli atti destinati a rimanere segreti per garantire il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e per proteggere la reputazione degli imputati;

d) il segreto di Stato: riguarda tutti gli atti, i documenti, le notizie la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza nazionale;

e) l’apologia di reato: costituisce un comportamento idoneo a provocare delitti e, pertanto, non è ammissibile nel nostro ordinamento.

[3] Il diritto di cronaca, secondo la giurisprudenza consolidata dalla Corte di cassazione, dev’essere sorretto da tre elementi:

a) verità dei fatti narrati: il limite interno di verità si radica nello stesso concetto di cronaca, il quale rappresenta l’espressione dei fatti contraddistinta dalla corrispondenza tra quanto è oggettivamente narrato e il fatto realmente accaduto; soltanto questo tipo di cronaca è tutelato dalla norma costituzionale che non può, ovviamente, coprire il falso;

b) pertinenza: l’oggetto della cronaca dev’essere strettamente e strumentalmente collegato all’esercizio del diritto stesso; la notizia riportata dev’essere sostenuta da un interesse sociale generalizzato alla sua conoscenza ed è necessario che fra questo e i fatti narrati intercorra un rapporto di stretta correlazione;

c) forma, che consiste nella correttezza delle espressioni usate.

[4] “Oggi per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra essi, sovrana e irresistibile, la televisione”.

[5] (Discorso ai direttori di giornali del 10 ottobre 1928 di Mussolini).

“In un regime totalitario, come dev’essere un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa (l’informazione, la radio ecc.)  è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime. LA LIBERTA’ sta nel servire la causa e il regime” … “”il giornalismo italiano E’ LIBERO  perché serve soltanto una causa e un regime: E’ LIBERO perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica e di propulsione.”

[6] Esisteva fino al 1976 un regime di monopolio dalla Rai-TV; la Corte costituzionale (con sentenza 202 del 9 luglio 1976) dichiarava l’incostituzionalità del monopolio radiotelevisivo via etere su scala locale, riconoscendo la disponibilità delle frequenze, al fine di consentire la libertà di iniziativa privata.

[7] False comunicazioni e illegali ripartizioni di utili (o di acconti sui dividendi), (art. 2621 c.c.)

ipotesi criminose previste dal codice civile a tutela della corretta e trasparente gestione delle società. La prima, relativa alle false comunicazioni, è commessa da promotori, soci fondatori, amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori, che nelle relazioni, nei bilanci o in altre comunicazioni sociali espongono fraudolentemente fatti non rispondenti al vero sulla costituzione o sulle condizioni economiche della società, o che tengono nascosti totalmente o parzialmente fatti concernenti le condizioni medesime. La seconda ipotesi riguarda amministratori e direttori generali, che, in mancanza di bilancio approvato o in difformità da esso, o in base a un bilancio falso, riscuotono o pagano sotto qualsiasi forma utili fittizi o che non possono essere distribuiti. Tali reati possono essere commessi solo dai soggetti indicati espressamente nella norma e sono puniti con la reclusione da 1 a 5 anni e con la multa da 2 a 20 milioni di lire. Per quanto riguarda la prima delle due fattispecie il comportamento criminoso può essere commesso solo in comunicazioni ufficiali, con coscienza e volontà, e con l’intenzione di trarre in inganno coloro a cui le comunicazioni sono destinate (soci, terzi interessati ecc.). Per quanto riguarda la ripartizione illegale di utili, anche questa ipotesi richiede il dolo, cioè la coscienza e la volontà della condotta; e in più il fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.

[8] Bulwer Litton disse: “Quando state per profferire qualche cosa di straordinariamente falso, cominciate sempre con la frase: “è un fatto accertato” ecc. Molte false affermazioni sono state sempre accettate se precedute da un “Io asserisco senza tema di contraddizione” ecc. Oppure “E’ generalmente ammesso dalle migliori autorità, che…”. O, “Le migliori fonti di informazioni concordano”, oppure “Come voi probabilmente sapete”.

Spesso non occorrono nemmeno queste se l’affermazione è fatta in un modo autoritario. Essa viene accettata a causa del tono che l’accompagna e anche se non ci sono argomenti o prove logiche, sono ugualmente cacciate dentro

quali verità lampanti

[9] “nella storia scriveva Le Bon nella Psicologia delle Follel’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà“.

[10] Abuso, (art. 61 c.p.)

uso arbitrario, illecito o eccessivo di cose, di autorità, di cariche o titoli. Nel diritto penale circostanza aggravante  comune di un reato, che comporta l’aumento della pena sino a un terzo. Sono tali: l’abuso dei poteri o la violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio; l’abuso di autorità (quando si commette un reato abusando dell’autorità che si possiede nei confronti di colui che lo subisce); l’abuso di coabitazione (quando il reato è commesso abusando di un rapporto di coabitazione); l’abuso di ospitalità (quando per il reato si abusa dell’ospitalità di taluno); l’abuso di prestazioni d’opera (quando il reato è commesso abusando di un rapporto di prestazione d’opera, anche se saltuario o occasionale); l’abuso di relazioni domestiche; l’abuso di relazioni d’ufficio (inteso nel senso più ampio di luogo di lavoro comune).

[11] falso, delitti di,

serie di delitti previsti dal codice al fine di tutelare la fede pubblica. Per fede pubblica si intende la quasi incondizionata fiducia che determinati oggetti (monete, documenti ecc.) godono presso la collettività dei cittadini e presso le autorità. Vengono pertanto repressi quei comportamenti che, approfittando di questa fiducia e della conseguente maggiore possibilità di trarre in inganno le vittime, sono realizzati compiendo un’opera di falsificazione sugli oggetti tutelati dalle norme. È falsa una cosa che ha una provenienza diversa da quella prevista (es. la banconota stampata dal falsario), o che attesta fatti inesistenti (es. un certificato di laurea falso). Inoltre il legislatore reprime le eventuali condotte ulteriori che comportano un utilizzo della cosa contraffatta o alterata. Per essere punibile la falsità deve essere rilevante, cioè tale da poter trarre in inganno i cittadini e l’autorità (non è punibile il cosiddetto falso grossolano facilmente riconoscibile e smascherabile). I delitti di falso si dividono in:

a) falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo;

b) falsità in sigilli o strumenti o segni di autenticazione, certificazione o riconoscimento;

c) falsità in atti;

d) falsità personali.

[12] Citazioni trovate sul sito http://cronologia.leonardo.it/la105.htm


44 commenti su “Il Falso in TV – Libertà di Espressione del Pensiero e Diritto all’Informazione

    • Monica

      @francy68,

      Grazie.
      Sono contenta ti sia piaciuto e ringrazio la redazione per averlo pubblicato.

  • mattions

    Bella scrittura, ottima chiarezza…..

    Proibire per le legge di dire falsità mi sembra un’ottima idea. L’idea che questo dovrebbe essere dettato dalla dignità e dalla autorevolezza della carica non è più una garanzia abbastanza forte.

    Serve un sistema chiaro che metta di fronte alle proprie responsabilità istituzionale una carica dello Stato quando, utilizzando l’autorità che le compete, afferma delle complete falsità.

    Sono decisamente d’accordo.

  • GBALSAMO

    Illuminante!

    Sono pensieri che molte volte mi sono reso conto pure io di condividere…..bastava in tempi di campagna elettorale (ma non solo) vedere un qualsiasi dibattito fra politici, era tutto un “Non è vero!le cose non stanno così” “Queste sono menzogne!” bla bla bla rinfacciate l’un l’altro e io che cercavo di capire alla fine come ERA la situazione EFFETTIVAMENTE rispetto a quello o quell’altro argomento, ebbene poche volte ci riuscivo oppure l’idea ce l’avevo ma perchè informatosi su altri media che non erano quelli della televisione “popolare” (giusto per citare l’articolo di cui sopra 😀 ), quella stessa televisione che è l’unica fonte di malainformazione per lameno il 60& degli italiani (un 20% non si interessa del tutto, l’altro 10% sianmo “noi”)

    Insomma, campava in me la sensazione di essere preso per il culo……fra tutta questa confusione ero però sicuro che i politici sarebbero andati avanti nel “politicare” e noi nel pagare le tasse, tutto a posto no?

    Saluti

    • Monica

      @GBALSAMO,

      la mia ricerca è scaturita proprio dalla fastidiosa sensazione che hai richiamato alla memoria tu.
      Smarrimento misto a frustrazione e rabbia.
      Per avere qualche informazione degna di questo nome devi fare una fatica degna di Ercole, ogni singola volta, per ogni singola questione, con la beffa di diventare pure un “incompreso visionario-disinformatore” in quanto tutti gli altri stanno invece di fronte alla TV e, ora perché di sinistra, come il nonno, ora perché di centro, come la nonna (stereotipo utilizzato appositamente per evidenziarlo), ora altrove assorbono acriticamente una versione piuttosto che un’altra.
      E tu li a faticare come se stessi svuotando il mare con un cucchia …ino…

  • GBALSAMO

    ops mi sono accorto che manca un 10%, facciamo che sono i bambini e non sono a campione eheheheheh

  • Il Gobb

    Bravissima Monica, sono cose che tento di dire con altrettanta chiarezza dal mio Talkin’ Rapper e condivido ogni parola ^______^

    • Monica

      @Il Gobb,
      grazie.
      Sei riuscito poi a dare un’occhiata a quel file che ti avevo inviato?

  • F.Maria Arouet

    Se potessimo costringere gli uomini a dire la verità per legge avremmo risolto in un colpo solo uno dei nostri maggiori problemi.
    Poi ne basterebbe soltanto un’altra, che imponesse a tutti ad essere buoni, e saremmo a posto.
    Non si capisce come mai nessuna democrazia lo abbia ancora fatto. O perché quando qualcuno lo propone, chiamando a garante addirittura il Padreterno, qualche altro storca il naso.

    “Eppure i fatti (i numeri, o qualunque altro dato che si possa ritenere realtà obiettiva e verificabile) e quindi non le espressioni del proprio pensiero non possono, non dovrebbero, essere suscettibili di interpretazione.”

    E no! E’ proprio qui che non ci siamo.
    La verità viene talvolta evitata per tornaconto, ma altrettanto spesso per ignoranza.
    Finchè non si sono scoperte le regole dell’elettricità, il fulmine, in sé un fatto oggettivo, era Giove a scagliarlo.
    Finché a qualcuno non gli é venuto l’uzzolo di proclamare che era la terra a girare attorno al sole era vero il contrario.
    Potrei continuare parlando degli epilettici scambiati per indemoniati, o del cuore considerato la sede dell’anima, o del clistere o del salasso considerati panacee di tutti i mali.

    Ma la domanda fondamentale é questa: chi dovrebbe essere a dire qual’é la verità cui ci si dovrebbe uniformare per legge?

    • francy68

      @F.Maria Arouet,

      beh, andiamo, non banalizziamo così il discorso.
      Presumo che tutti i lettori di MC diffidino dalle Verità proclamate e quindi su questa preoccupazione è facile darti ragione…però non credo sia questo lo spirito del post.

      Le norme già esistono.
      Per i giornalisti esistono le regole ben precise del codice deontologico che pongono il dovere deontologico di non pubblicare scientemente notizie false…e, sicuramente, se contravvengono a tale dovere immagino che l’ordine dei giornalisti cdovrebbe incazzarsi ed espellerli, di modo che non possano pià esercitare la professione.
      E lo stesso vale per gli avvocati.

      Per i politici purtroppo il discorso è diverso, perchè non esistono doveri giuridici di non prendere per il culo l’elettorato; dovrebbe esser l’elettorato ad autotulearsi incazzandosi quando qualcuno lo fa e non votarlo più.

      In fin dei conti credo che questo post serva come promemoria sia di questi doveri, sia del dovere nostro di cittadini di incazzarci se qualcuno prende per il culo lo Stato in cui viviamo.
      Almeno io l’ho letto così…correggetemi se sbaglio.

      • F.Maria Arouet

        @francy68,
        come vedi ognuno ci legge quel che gli pare.
        Tuttavia io avevo posto una domanda precisa.

      • Monica

        @francy68,
        il senso era proprio questo.
        Di fronte allo smarrimento di fiumi di parole, dati, cifre, fatti sempre diversi, fatti le cui fonti sono ignote e misteriose, fatti in continuo movimento come una girandola colorata, dove il rosso si mescola con il giallo e quindi con tutti gli altri colori fino a creare il bianco … ecco … invece di soccombere preferirei cercare una via d’uscita, pretenderla, studiare, pensare, non rassegnarmi a fiumi di bugie con pretesa di verità e magari con l’aiuto di tante altre persone chi sa non ne esca qualcosa.

        Sta per uscire su iniziativa di Giulietto Chiesa una TV (Pandora) che si pone l’ambizione di fornire un’informazione diversa e soprattutto basata su fatti.
        Ho partecipato alle riunioni iniziali e sentire i giornalisti spiegare come vengono manipolate le informazioni fa rabbrividire. Il discorso mi era già noto per aver letto qualcosa di Chomsky, ma ascoltarlo dal vivo è diverso.
        Comunque proposi loro di dotare la notizia di una specie di etichetta, come con la marmellata: origine, produzione, lavorazione, data di scadenza … a volte basta avere le fonti precise per ridimensionare le “notizie” e ritrasformarle in “opinioni” o “bugie”. Non so se lo faranno ma il discorso che per me resta valido è che non ci si deve fermare dal cercare una soluzione.

    • Monica

      @F.Maria Arouet,
      i conti pubblici, per esempio, non dovrebbero essere suscettibili di variazioni.
      Un governo non può dire che c’è un buco di X e l’altra parte dire che è di Y, con Y molto diverso da X.
      Sono numeri, quantità di cose calcolate in una determinata unità di misura, non dovrebbero variare.
      I dati Istat sono dati Istat, pubblicati, potremmo discutere se siano calcolati bene, e sono d’accordo, ma non possono variare di trasmissione in trasmissione a seconda di chi li cita.
      Il numero degli Italiani, il numero dei disoccupati, insomma almeno le quantità fisiche saremo in grado di misurarle, e vada pure l’approssimazione, ma da gente che è arrivata a fotografare Marte mi aspetto che sappiano fare questi generi di calcoli con una certa precisione.
      Una piazza a seconda delle versioni è piena di milioni di persone o di centinaia di persone. Sono milioni o sono centinaia? Non è discutibile, potrebbe essere approssimativo, ma almeno non per l’ordine di grandezza. Abbiamo i satelliti e allora usiamoli, facciamo delle belle foto panoramiche e invece di monitorare l’abuso edilizio sul parco dell’Appia Antica per una volta faremo una stima un po’ più precisa di quante persone erano in piazza e chi sa che non viene fuori anche un mio primo piano.
      Alcuni dati sono certezze, non opinioni, a mio avviso, e come tali infatti vengono rivenduti: il politico non dice è mia opinione che ci sia un buco di bilancio di X, egli dice: “C’è un buco di bilancio di X, la prossima finanziaria sarà lacrime e sangue …”
      Il politico riesce a dire di essere stato o non stato fisicamente da una parte e contemporaneamente di aver detto e non detto una cosa, eppure, sempre a mio avviso, una cosa o l’hai detta o non l’hai detta, in un posto o c’eri o non c’eri.

      Comunque accetto qualunque suggerimento che faccia uscire dall’impasse, perchè il problema esiste, almeno per la mia percezione. Ogni volta che parlo con persone di una certa età, inclusi i miei genitori, prima devo tentare di decostruire le menzogne, quindi di fornirgli le informazioni.

      Il questore di Roma al TG delle 20.00 tempo fa ci allietava, o meglio ci metteva in guardia, da squadre di abili ladri circensi che piroettando da balconi a balaustre si sarebbero potuti infilare nei nostri appartamenti … beh io li vorrei proprio vedere gli elementi su cui si basava questa notizia

      • F.Maria Arouet

        @Monica,
        Non vedo nuovi argomenti di discussione.
        I dati di verità complesse sono a loro volta complessi e non semplificabili.
        Se tu hai mai provato a leggere il bilancio di una società, sai cosa voglio dire. A maggior ragione il bilancio dello stato.
        I dati Istat sono degli aggregati statistici e sono tanti, si tratta di citare quelli che fanno più comodo e la verità diventa un’altra.
        Resta la domanda di fondo: chi dovrebbe redigere la verità di legge?

        • francy68

          @F.Maria Arouet,
          su verità numeriche non c’è dubbio che siano molto manipolabili a seconda dei numeri che è comodo prendere in considerazione.
          E tuttavia qualcosa si potrebbe fare anche qui, basterebbe almeno indicare le fonti delle cifre che si sparano…

          Ma sui fatti spesso la verità oggettiva esiste, moltissime palle che oggi vengono raccontate in tv o sui giornali sono facilmente smascherabili ma non lo si fa o se lo si fa nessuno ne dà conto.
          I giornalisti però a questo dovrebbero servire…

          • Monica

            @F.Maria Arouet,
            io non ho una soluzione. Ho cercato di analizzare il problema e sottoporlo anche agli altri.
            La proposta che facevo è quella della smentita, ma non in due righe piccole piccole che nessuno vede, bella grande, più grande della notizia da smentire, per intenderci, così che faccia da deterrente.
            Non censurerei nulla.

            Mi farebbe piacere che uscissero delle proposte alternative. Tu che ne pensi?

          • F.Maria Arouet

            @Monica,
            non credo alla verità sancita dalla legge.
            Credo che ciascuno si debba attrezzare per conquistarsela.

          • Monica

            @F.Maria Arouet,
            certo che se le bugie me le inietti per vena sarà difficile attrezzarmi adeguatamente per la ricerca della verità, comunque forse è un problema anche storico.
            Per quanti secoli i popoli sono stati ammansiti e condotti come mansueti greggi proprio grazie a bugie e propaganda giocando sulla difficoltà a reperire le informazioni o sulla buona fede?

          • F.Maria Arouet

            @Monica,
            è sicuramente storico, ma soprattutto antropologico se Machiavelli diceva:
            ” …e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.”

        • Monica

          @F.Maria Arouet,
          io ho imparato a leggere i bilanci di una società ed ero anche piuttosto brava.

          Ci sono ingegneri che costruiscono ponti, ci sono persone che fanno calcoli di traiettorie per andare su Marte e noi ci dovremmo fermare di fronte alla misurazione di denaro in entrata ed in uscita?

          Se poi accettiamo che i bilanci siano resi illeggibili per altri scopi questa è un’altra storia. Io credo che tu pretenda di capire il bilancio del tuo condominio, o no? Perché non dovresti pretendere lo stesso dallo Stato.

    • Monica

      @F.Maria Arouet,
      se il fulmine è caduto è verificabile o no?
      Secondo me sì, ci sono le tracce al suolo o dove ti pare, magari c’è una foto, forse è successo un giorno preciso, prima non c’era e poi c’era.

      Se andiamo a scomodare la filosofia della scienza il discorso diviene talmente filosofico e astratto che l’unica via di uscita, almeno per me, è fermarmi a guardare intensamente il mio ombelico chiedendomi se esiste veramente o se è il risultato di un’immagine proiettata dai miei neuroni che me lo fa sembrare vero .. e di immagini irreali la nostra mente è capace di fabbricarne un bel po’, il che rende al cosa per le mie competenze anche credibile.
      Sacks e altri famosi neurologi ce lo insegnano.

        • francy68

          @F.Maria Arouet,

          ok adesso per uscire dall’impasse dato dalla tua giusta domanda, non mi resta che buttarla sul filosofico… e no, non mi aspetto di vedere risultati positivi nella mia breve vita.

          Andando a fondo del problema posto dalla tua (ripeto) giusta domanda, trovo che non sia una questione di manipolabilità dell’informazione bensì di manipolabilità dei cittadini.
          Il problema grosso dell’Italia è che ci sono tantissimi sudditi e pochissimi cittadini. Un cittadino deve avere gli strumenti cognitivi per discernere se una notizia è verosimile o no, e deve avere gli strumenti cognitivi per capire se chi si propone al governo della cosa pubblica è una persona affidabile o un guitto.
          Io credo che il paese italia sia estremamente a corto di questa capacità e a ciò non si può rimediare se non formando questi benedetti cittadini; quindi bilanci o non bilanci –e sprechi o non sprechi- investiamo nella scuola per favore.

          Quanto a noi ci tocca soffrire, perché il paese più in là dell’iva sul calcio ha seri problemi ad andare.

          • francy68

            @francy68,

            quanto alle regole da porre, ripeto quanto detto prima: di regole ne abbiamo già…a milioni. Ma le regole sono carta se nessuno le sente come proprie.
            Formiamo cittadini e le regole magicamente funzioneranno.

        • Monica

          @F.Maria Arouet,
          ti avevo risposta sopra ma forse non l’hai notato.

          @F.Maria Arouet,
          io non ho una soluzione. Ho cercato di analizzare il problema e sottoporlo anche agli altri, anche a te.
          La proposta che facevo è quella della smentita, ma non in due righe piccole piccole che nessuno vede, bella grande, più grande della notizia da smentire, per intenderci, così che faccia da deterrente.
          Non censurerei nulla.

          Mi farebbe piacere che uscissero delle proposte alternative. Tu che ne pensi?

          • F.Maria Arouet

            @Monica,
            penso che sia come usare l’aspirina per curare il cancro.
            Penso che le bugie siano raccontate perchè chi le dice è convinto di poterne trarre giovamento e credo che tale convinzione trovi largo riscontro nella realtà.
            Il problema è la qualità dell’uditorio.
            Il quale non può essere efficacemente protetto da altro che non sia la sua stessa capacità di discernere.
            Questo naturalmente è soltanto il mio parere, senza alcuna pretesa che sia la verità.
            😉

  • Marco Bastianello

    Personalmente meglio di no. Meglio correre i rischi legati ad un abuso della libertà piuttosto che quelli, atroci, che si genererebbero dalla sua regolamentazione (quando non compressione) se a regolamentarla fossero il partito, il gruppo, la persona sbagliati. In presenza di cittadini, d’altronde, la libertà è antidoto a sè stessa quando è autentica. Parlo di quando non c’è un solo soggetto (monopolio) o un gruppo di soggetti rigidamente concordi (cartello) ad esercitarla ma una miriade di persone ciascuna dotata delle sue fonti, folla nella quale almeno uno riuscirà a smascherare il bugiardo, che per me potrebbe avere persino il diritto a mentire (sono contrario ad ogni reato d’opinione, persino a quello che è in cantiere e che punirebbe chi nega l’ Olocausto.).
    Non dobbiamo perciò agire sulla libertà di pensiero ed espressione ma su un suo prerequistito, il pluralismo.

  • Marco Bastianello

    P.S. Stalin:” La libertà è per i forti.” D’accordo.Tutto sta nell’esserlo, cioè nel fare i cittadini e non i sudditi. Io continuo a crederci. Invece concordo sul fatto che bisognebbe essere messi sempre nelle condizioni di fidarsi di chi parla non come parte (es. un giornale o l’organo di un movimento) nè come privato (es. io quando racconto un pettegolezzo su un mio amico) ma come carica pubblica, voce dello Stato ma io non ne farei un’imposizione di legge, piuttosto un grave problema d’educazione civica

    • Monica

      @Marco Bastianello,
      Magariiii

      Il problema a cui volevo tentare di offrire soluzione, o meglio di riflettere, magari con il tuo aiuto, è il seguente: se la carica pubblica, le cariche pubbliche, sistematicamente mentono, tu, singolo cittadino, che cosa puoi fare oltre subire e zitto?

      Se le cariche pubbliche di questo gioco si avvalgono “scientemente” per manipolare a proprio piacimento l’opinione pubblica, tu, singolo cittadino, che cosa puoi fare?

      Grillo con il primo V-day sembrava quasi voler imporre la buona educazione, il buon gusto, per legge. No onorevoli wanted, né inquisiti e giù le polemiche su come scavalcare il diritto di un indagato ma non ancora condannato a essere eletto per volontà popolare, oppure sulla distinzione che c’è reato e reato, il che è assolutamente vero.

      Io non credo che si possa mettere per legge il buon gusto e, implicitamente do quasi ragione a F.Maria Arouet che lo stesso è difficile farlo con la verità, ma da lì a passare all’eccesso esattamente opposto dove tutto è lecito ed ogni spudorata menzogna può essere propagandata a suon di spot lo trovo inaccettabile.

      La TV sta dettando il modo di fare politica in Italia e i risultati non mi sembrano dei migliori, canzonette, spot e tanta impreparazione mascherata da ostentata sicurezza,. Tanto la tv cancella tutto, l’ascoltatore non può ribattere e loro possono dire quello che vogliono.

      Quante volte vi è capitato, conoscendo bene un argomento, di sentir dire delle cose errate e false?
      A me è capitato, a volte riguardo a leggi che per lavoro avevo studiato e approfondito da poco, ma non potevo ribattere e chi non conosceva la legge (ed una legge potrebbe arrivare ad essere etichettata come un fatto) non poteva sapere, né capire le falsità che venivano diffuse e su cui presunti esperti discutevano animatamente.

  • Marco Bastianello

    La TV cancellerà pure tutto ma bisognerebbe premere sul diritto di cronaca e fare in modo che, di diritto oltre che di fatto, la Rete tenga tutto quello che la TV vuole buttare.
    La Rete ha una memoria d’elefante, migliaia e migliaia di computer e per la prima volta nella storia ci consentirebbe, sempre che non si mettano di mezzo censure o problemi di copyright che in questo caso dovrebbero essere superati nel nome del diritto d’informazione, di avere una sorta d’archivio in cui controllare se il politico tale ieri diceva ciò che dice oggi (le bugie, si sa, han le gambe corte ma il bugiardo maldestro ha corta anche la memoria). E allora sì che la loro vittoria a suon di propaganda sarà completa, sì, come quella di Napoleone a Waterloo!

    In ogni caso io penso che dire semplicemente qualcosa non dovrebbe essere mai reato, il confine colla libertà d’espressione di un’opinione scomoda o controcorrente (specie se si parla di intenzioni o realtà variegate e complesse) è troppo vago e soprattutto troppo sensibile per me perchè si possa rischiare. Capisco però la tua indignazione, ma resto dell’idea che il problema è a monte: situazioni come quelle che ipotizzi (o dici?) sono pericolose solo se ci sono pochi attori dentro allo schermo e sempre gli stessi.

    • Monica

      @Marco Bastianello,
      riporto a te parte delle risposte fornite a

      @F.Maria Arouet,
      io non ho una soluzione. Ho cercato di analizzare il problema e sottoporlo anche agli altri.
      La proposta che facevo è quella della smentita, ma non in due righe piccole piccole che nessuno vede, bella grande, più grande della notizia da smentire, per intenderci, così che faccia da deterrente.
      Non censurerei nulla.
      Mi farebbe piacere che uscissero delle proposte alternative. Tu che ne pensi?

      Aggiungo solo di non sottovalutare la potenza della Tv e la sua presunta veridicità.
      L’uomo crede a ciò che vede e la tv ti permette di vedere, in tv non c’è contraddittorio, nessuno può ribattere. I comizi di una volta erano più democratici, se qualcuno voleva fischiare lo poteva fare e anche gli altri avrebbero sentito. Oggi noi siamo muti dall’altra parte e da un grande schermo pochi, fidati e scelti, ci raccontano come va il mondo.
      La rete per ora, secondo me, visto il livello e l’età media della popolazione italiana, non è in grado di contrastare con efficacia questo fenomeno. La rete inoltre cancella e anche lei offre esempi di “presunta autorevolezza”.
      Anche in rete non è facile districarsi, trovi tutto e il contrario di tutto fino al limite della disinformazione, quella che io definisco “paranoica”.

  • Monica

    Perché accettiamo che la falsa testimonianza sia un reato.
    Chi decide quando una testimonianza è falsa?
    Chi decide la verità?

    Forse, se abbiamo accettato che qualcuno sulla base di prove decida e punisca chi dice il falso, potremmo anche pensare di accettare qualcosa di similare per la “testimonianza falsa” in Tv, e ribadisco non per censurare le opinioni. Sulle opinioni la mia posizione è agli estremi opposti, ossia che si può discutere di tutto e che ogni opinione debba essere liberamente espressa.

    Ma le opinioni non sono fatti e se i fatti non esistono allora aboliamo i falsi in bilancio, le false comunicazioni societarie, le false testimonianze e qualunque altro reato che poggi sul concetto di verità/falsità perché di nulla c’è certezza e ci sarà sempre qualcuno che dovrà decidere cosa è falso e cosa non lo è.

  • luigibio

    a me viene da pensare alle frasi del piccolo pugnetta: ‘gli italiani sono con me’, gli altri sono bulgari, o a quelle della maestrina furbini: ‘studenti e genitori vogliono la riforma’… quelli in piazza erano i nonni?

  • Giacomo

    E’ un argomento che mi sta molto a cuore. Da tempo sostengo che “libertà di espressione”, da difendere e tutelare, non vuol dire che si possano dire menzogne. Ci sono le opinioni da un lato, non condivisibili ma da rispettare, e gli errori di fatto dall’altro. Le prime rasentano il pensiero filosofico, i secondi la certezza scientifica.

    Ma c’è solo un’anomalia in quelle belle parole. In base a cosa decidere quale sia la fonte veritiera se persino i fatti osservati con i propri occhi risultano spesso irreali ed inesatti? (paradosso). Ci sono persone che si fidano delle parole del quotidiano “X” definendo menzogne quello dell'”Y”, e viceversa. Sono opinioni anche queste? O sono entrambi errori di fatto?

    • Monica

      @Giacomo,
      ti riporto un pezzo estratto da wikipedia su Chomsky

      …Chomsky è anche molto noto per le sue prese di posizione politiche, nelle quali ha duramente denunciato la strumentalizzazione della totalità dei mezzi d’informazione statunitensi, da parte delle potenti lobby economiche esistenti in quel paese, e la politica imperialista e militarista delle amministrazioni USA, da Roosevelt in poi (American power and the new mandarins 1969, At war with Asia 1970, Human rights and american foreign policy 1978).

      Chomsky ha affermato di essere riuscito, grazie ad un minuzioso lavoro di studio e interpretazione di una immensa mole di ogni tipo di documenti, a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni, nonché ad evidenziare la piattezza conformistica dei media.

      Il meccanismo attraverso cui si attua questo livellamento, è costituito dalla “fissazione delle priorità”: esiste un certo numero di mezzi di informazione che determinano una sorta di struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno adattarsi a causa della scarsità delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le priorità, sono grandi società commerciali a redditività molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. L’obiettivo è quello che Chomsky definisce come la “fabbrica del consenso”, ossia un sistema di propaganda estremamente efficace per il controllo e la manipolazione dell’opinione pubblica (Manufacturing consent: the political economy of the mass media 1988, Understanding power: the indispensabile Chomsky 2002).

      La fabbrica del consenso è molto interessante e se avrò tempo cercherò in un prossimo articolo di sintetizzarne i punti salienti.

      • Marco Bastianello

        @Monica, Chomsky: hanno criticato molto le sue teorie da linguista, ma mi affascina. Come sociologo devo leggerlo.

        • Marco Bastianello

          PS Ma anche Chomsky più che prendersela con le supposte menzogne se la prende, da quanto leggo sopra, con la chiusura del contesto delle informazioni all’ ingresso di nuovi soggetti indipendenti e con la situazione omogenea, poco vitale e poco utile al fruitore che ne risulta. Senza oligopòli il problema, che non è da risolversi con l’ulteriore filtro del controllo, forse non si porrebbe proprio.

          • Monica

            @Marco Bastianello,
            diciamo che ci sono diversi modi di mentire.
            Si potrebbe mentire per esempio nella selezione delle notizie.
            Nel senso di non fornire notizie importanti e fornire altre, oppure si potrebbe mentire non citando la fonte delle notizie. Se la notizia consistesse nella sola parola di un dubbio testimone, e tu ne fossi a conoscenza, daresti a quella notizia un preciso valore, la potresti etichettare come gossip, cosa diversa è se la fonte ti venisse taciuta, allora il gossip di prima diventerebbe ai tuoi occhi facilmente notizia, anzi Notizia.
            Il pluralismo aiuterebbe come aiuterebbero authority indipendenti e con reali poteri sanzionatori.
            In Italia non ci sono né le prime né le seconde e comunque rimane il fatto che se io testimonio il falso di fronte a un giudice vengo perseguita penalmente se invece il falso lo pronuncia un amministratore dello Stato a reti unificate, prendendo per i fondelli un popolo intero senza possibilità di contraddittorio, esso debba essere ritenuto nel pieno diritto di agire in tal senso, non lo trovo corretto.

            Comunque ho letto poco fa questo articolo di MC selezionato per la Bibbia che mi sembra molto pertinente e interessante, ecco il link: http://www.mentecritica.net/seria-disquisizione-sulla-gnoseologia-televisa/media-mente-critica/tusaichi/21/

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