Il fallimento M5S: Grillo e Casaleggio se la sono fatta nei pantaloni. 262


Si può essere d’accordo o meno sull’opportunità di una rivoluzione in Italia, ma quando si decide di farla bisogna andare fino in fondo senza cagarsi addosso.
Il M5S ha condotto una straordinaria campagna elettorale. Ha snobbato giornalisti e talk show, non ha fatto nessun compromesso e ha emozionato i suoi elettori come vecchi coniugi che dopo anni di rapporti tiepidi e poco appaganti si vedono presentare sulla soglia della camera dal letto Sasha Grey, Rocco Siffredi o, meglio, tutti e due insieme, per un’eccezionale seduta di sesso estremo.

Non a caso, molti degli elettori del M5S non si riconoscevano nel “programma”, a volte non ne avevano nemmeno cognizione. Al di là del bacino dei meet-up ci sono stati voti mirati, altri più istintivi, ma tutti con una finalità implicita: lasciar cadere nell’urna una bomba a mano con la speranza che scoppiasse in faccia a Bersani, Berlusconi, Monti e tutti i ras di piccolo cabotaggio che hanno presidiato il potere negli ultimi trent’anni. La bomba è scoppiata, ma dopo il grande boom, Grillo e Casaleggio non sono stati in grado di andare fino in fondo.

Sasha Grey

La piazza, la straordinaria arma letale che è stata usata come una clava prima delle elezioni è scomparsa dall’arsenale del M5S. La sovrana indifferenza nei confronti dei giornalisti e dei ridicoli attacchi di stampa operati nei confronti del movimento non sono stati più ignorati, ma affrontati uno a uno come se fossero davvero problemi reali, cosa che non erano affatto. Da lepre, il M5S si è trasformato in inseguitore soffermandosi a difendere l’evidente pochezza dei Crimi o dei Lombardi in un’opera di sterile consolidamento della posizione raggiunta che si è lentamente, ma inesorabilmente trasformata in ritirata ormai prossima allo sbando.

La verità è che Crimi e Lombardi possono dire quello che vogliono e quei quattro cazzoni che si sono fatti abbacinare da Grasso non contano un cazzo. L’enorme capitale accumulato in campagna elettorale non andava dissipato difendendo pedine sacrificabili. I coglioni che hanno avuto la botta di culo di guadagnarsi la pensione grazie al M5S passeranno. L’energia che li ha portati lì no. Era quella che andava difesa, senza scaricarla a massa come si è fatto. Di fronte al grande successo elettorale si avevano due alternative: quella istituzionale o quella rivoluzionaria. Grillo e Casaleggio, chissà perché, non hanno voluto scegliere mantenendosi sul binario di lotta e di governo, quel tristemente noto “ne’ con lo stato ne’ con le BR” che non ha fatto mai bene a nessuno. Alla fine è vero che la rivoluzione, quella vera, la fa solo chi ha veramente fame.

La strada istituzionale non prevedeva un compromesso, ma l’esplicitazione di un nome per la presidenza del consiglio ed una squadra di governo, Nomi super partes per evidenziare la distanza dal poltronismo partitocratico e per dare un’alternativa concreta al patetico tentativo di Bersani. A questo andava associata un programma breve, chiaro, a termine, la versione con le palle degli otto puntini di Bersani per arrivare con i bicipiti ipertesi alle prossime elezioni e dare la scrollata definitiva al sistema. Si sarebbe ottenuto così il risultato di costringere Napolitano a rincorrere il M5S e smascherare in maniera clamorosa l’ennesimo golpe partitocratico dei 10 saggi del cazzo. Invece ci si è rifugiati nella negazione incondizionata, nella difesa del fortilizio parlamentare. Non è con la camomilla di casa Messora che si cambia la storia.

L’alternativa era la rivoluzione, quella tante volte minacciata a chiacchiere e che al momento opportuno l’ha fatta fare nei pantaloni. Dopo un risultato elettorale di quelle dimensioni andava convocata una manifestazione oceanica sotto le finestre del quirinale per consegnare di persona il messaggio che stavolta non si sarebbero accettati giochi di prestigio. Invece di dare interviste del cazzo a barbara d’urso ed alle iene si doveva tirare fuori il torace quando si è svolta la vergognosa pagliacciata dei parlamentari PDL in difesa di Berlusconi sotto il tribunale di Milano  per far capire a tutti che la pacchia era finita e che invece di agitare le acque per salvare il culo di Silvio era meglio rinchiudersi nelle macchine blindate con la scorta intorno per salvare il proprio. Con le capacità aggregative della rete, l’indubbio carisma di Grillo e l’incazzatura della gente si dovevano occupare le piazze di questo paese, presidiare pacificamente i crocicchi, pretendere con energia l’inversione della tendenza antidemocratica, obbligare l’Europa a considerare meno dannosa ed auspicabile una soluzione di arretramento della classe dirigente italiana rispetto alla deflagrazione della cintura esplosiva che l’Italia rappresenta per l’intero mondo occidentale.

Invece, tra le due, si è scelta la terza via. quella “ca pummarola ‘ncoppa” cha ha caratterizzato la storia di questa penisola dalla caduta dell’impero romano fino a stamattina. Il valore di questo popolo è diventato tristemente chiaro in quest’ultimo mese quando, di fronte alla prospettiva di un vero cambiamento, al cospetto della possibilità di sacrificare ritualmente i tanti volti “buoni” che ogni giorno ci spiegano cosa pensare, parricidio necessario per togliersi il pannolino e incominciare a camminare da soli, c’è stata una generale ritirata, un profluvio di luoghi comuni recitati a pappardella dopo averli letti sul Corriere, dove illustri teste di cazzo hanno iniziato a disquisire di alleanze e sostegni a ipotetici governi o di manovre costituzionali con la stessa sussiegosa pretesa di competenza con la quale la domenica fanno la formazione della loro squadra al posto dell’allenatore.

La rivoluzione non è un pranzo di gala e per farla c’è il rischio di dover saltare anche la cena. Dovevano saperlo pure Grillo e Casaleggio, ma a forza di occuparsi solo di rete se lo sono dimenticato. Dovevano leggere anche qualche libro e cercare di contenere la cacarella. Poco male. Finita la burrasca loro torneranno a fare quello che facevano prima che, tutto sommato, non deve essere tanto male. Crimi e Lombardi si ritroveranno una bella pensione, gli italiani torneranno a fare i rivoluzionari guardando Santoro e Benigni o firmando gli appeli di Saviano. Il mio treno si ferma qui, invece. Se non ci sarà una svolta, smetterò di scrivere di politica. Comandante Nebbia, Pacifici, dellefragilicose, kurt e tutto il cucuzzaro schizofrenico si ritirano dalle scene. Se non ce l’abbiamo fatta stavolta non ce la faremo mai e a me rimane poco tempo per sprecarlo così.
Vuol dire che scriverò di altro e, forse, finalmente inizierò a divertirmi.

p.s. Grillo, Casaleggio, se volete davvero fare la rivoluzione sono qui. Gratis. Forse ce la facciamo ancora in tempo. Se no, buona merenda con la camomilla.


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