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Il DL Gelmini è Diventato Legge. Vi Racconto Cosa Succederà Adesso



Il dl Gelmini è diventato legge dello Stato. Che cosa succederà adesso? Tutto rimarrà come prima? Sono domande retoriche le mie, perché tutti sanno che le cose non potranno rimanere come prima.

In un intervento precedente azzardavo un’ipotesi: “Si può cambiare una legge dello Stato con provvedimenti ad hoc, stravolgendola peraltro, solo perché accanto al dl sono state fatte promesse orali, ma non supportate nemmeno da ordini del giorno?”

Si può dire che i tagli di circa 150.000 tra docenti e non docenti saranno evitati solo a parole, perché il tempo pieno sarà aumentato? Si possono evitare di apportare tagli economici di 800 milioni di euro nella scuola primaria e oltre un milione e mezzo di euro nell’università senza ridimensionare didattica e personale, quindi la qualità di questi settori della scuola pubblica?

No. Altrimenti il dl Gelmini sarebbe una burla, una panzana, una presa per i fondelli delle istituzioni dello Stato. Berlusconi avrebbe fatto un’ennesima sceneggiata.

Poiché il dl Gelmini è diventato legge dello Stato ecco quello che succederà nella scuola primaria, ex scuola elementare:

Nella nuova legge c’è scritto che ci sarà l’insegnante unico con accanto l’insegnante di religione. E’ l’unica cosa certa. Non è scritto che l’insegnante unico sarà “prevalente”. Non si può fare anche se a parole è stato detto. Sarei io per primo ad oppormi, perché sarebbe uno schiaffo al Parlamento che ha approvato altre cose.
Nella nuova legge c’è scritto che l’orario di lezione scende a 24 ore settimanali e solo a richiesta delle famiglie potrà esserci una sua espansione.
A parole è stato detto che il tempo pieno sarà incrementato del 60%. In che modo? Facendo rimanere, sempre a richiesta dei genitori, i bambini nelle ore pomeridiane non come proseguimento dell’attività educativa e didattica del mattino, ma come semplice intrattenimento dei figli dei lavatori e lavoratrici che non possono andare a riprendere i figli a scuola alle ore 12,30 come previsto dalla legge.
Ciò forse è possibile nel nord in cui ci sono strutture e soldi. Sarà molto più problematico al sud dove mancano le strutture, gli interventi degli enti locali e soprattutto le possibilità economiche della maggioranza delle famiglie in cui per lo più le donne non lavorano.
Le mamme, quindi, possono andare a riprendere i figli al termine delle lezioni alle ore 12,30. In questo modo il tempo scuola viene ridotto e la qualità dell’insegnamento quasi vanificata.

Nel sud su tre insegnanti se ne libera uno che sarà adibito a compiti di: supplenza e, se il collegio dei docenti e il consiglio di circolo e di istituto lo delibereranno, a svolgere qualche altra attività di contorno per la quale potrebbero non avere alcuna qualifica sempre che i genitori lo vorranno fare.
Mi spiego meglio. Mancando la mensa, i bambini dovranno uscire dalla scuola alle ore 12,30 e riportati a scuola intorno alle ore 14,30: quattro viaggi. Saranno tutti disposti a farlo? E se questa organizzazione non sarà gradita, gli insegnanti andranno in esubero. Dove? Questo richiederebbe un altro lungo intervento.

L’ultima semplice analisi. Forse al nord si salveranno i posti dei docenti di ruolo. Al sud succederà la catastrofe, perché gli esuberi potranno essere sbattuti dovunque ogni momento, giorno dopo giorno, in scuole diverse nel raggio di trenta chilometri dalla propria scuola di titolarità. Esiste già una legge in proposito. Ma quale sarà la sede di titolarità con le nuove norme? Mah!

Proprio per chiudere questa prima riflessione. E i precari quarantenni e cinquantenni che fine faranno?

Un’altra domanda retorica: è proprio una riforma qualificante questa nuova organizzazione scolastica?

Come facilmente si evince è sempre il sud ad essere “penalizzato”, solo per usare un eufemismo.
P.S. In questo contributo potranno esserci degli errori. L’ho scritto di getto e con rabbia e non l’ho neppure riletto. Mi scuso con i lettori.

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lupoalburnino
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Comments

66 Risposte a “Il DL Gelmini è Diventato Legge. Vi Racconto Cosa Succederà Adesso”
  1. simona_rm scrive:

    E’ tutto vero lupo, ho sentito i parolieri di questo governo “smentire” il fatto che il tempo pieno venisse tagliato. Leggendo passo passo il DL…e fermandosi dove era opportuno!
    Ovvero omettendo la specifica, che per pagare le ore di lezione extra (le 24 garantite), gli istituti dovranno attingere dai “loro” fondi!
    Ma quali fondi! Quali! Le scuole non hanno fondi, ci sono scuole in cui i bambini devono portarsi la carta igienica da casa, perchè la scuola non ha i soldi per comprarla! Qui a Roma, non in Albania.
    Questo significa che se i genitori vorranno il tempo pieno, dovranno pagarselo. Al nord, al sud, al cento.

  2. luigibio scrive:

    condivio appieno le tue preoccupazioni, peraltro mi era sfuggito il particolare della rilocazione degli esuberi, che grazie a Brunetta, nell’ipotesi che non accettassero una nuova sede sarebbero licenziati…

  3. Carmine... scrive:

    http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08137d.htm

    Inizio il mio commento con un link. Questo link rimanda al testo approvato dal Senato della Repubblica in data 29 Ottobre 2008, e precedentemente approvata dalla Camera dei Deputati, meglio conosciuto come decreto Gelmini.
    In primo luogo c’è da operare una distinzione fondamentale: il decreto Gelmini è la legge 137/08, mentre la legge 133/08 non è altro che la famigerata manovra di bilancio estiva nella quale sono previsti i tagli.
    Bene, detto questo vorrei in modo sintentico spiegare che le 24 ore settimanale sono una menzogna. Né il decreto Gelmini, né la legge 133 prevedono la riduzione delle ore settimanali da 30 (o 35 non ricordo) a 24. Anzi, queste due provvedimenti prevodono che con i maggiori introiti derivanti dalla razionalizzazione del personale (che va adeguato agli standard europei) si possano trarre le risorse necessarie per il potenziamento del tempo pieno (combinato disposto art.3 legge 137/08; art.64 legge 133/08). Tra l’altro le famiglie non possono influire sulla scelta delle ore settimanali, possono esprimere la loro sull’organizzazione didattica (tempo pieno o non tempo pieno), cosa che tra l’atro già avviene con i rappresentati dei genitori nei consigli d’istituto. In secondo luogo, le maggiori risrse che verranno recuperata dai tagli del personale andranno a rimpinguare da un lato le casse degli istituti e dall’altro serviranno a pagare meglio gli insegnati che in Italia sono una categoria davvero sottopagato in ogni grado dell’istruzione.

    Per ora è meglio fermarsi qui, magari (se me lo permettono ancora) scriverò un articolo nel quale spiegherò meglio il mio punto di vista sulla questione. Siccome leggendo sia il decreto, sia la legge 133 non sono riuscito a capire dove simona e lupoalburnio abbiano trovato le 24 ore garantite, chiederei se genitlmente potessero indirizzarmi nel testo dei due atti, in quanto non li ho trovati e quindi potrei essermi sbagliato. Grazie.

    • icy scrive:

      Il link che hai messo rimanda a:

      DL.137/08 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”
      Decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, G.U. n. 204 del 1° settembre 2008

      che come data riporta il 1° settembre c.a. , e non ha la dicitura (approvato) , quindi potrebbero esserci delle modifiche non riportate (penso, ma non so assolutamente), comunque sia non è il testo approvato (o almeno dal link che hai mandato non lo si evince).

      Inoltre, come il sito stesso sottolinea (http://www.camera.it/parlam/leggi/home.htm), la pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità ;)

      Io aspetterei la pubblicazione di qualcosa di ufficiale per parlarne.

      • Carmine... scrive:

        Si hai perfettamente ragione. Ho cercato il testo approvato sia nel sito della camera che del senato, ma non l’ho trovato. Ho comunque inserito il link del Dl così come è stato presntato si alla camera che al Senato.
        Aspetterò la pubblicazione.

    • lupoalburnino scrive:

      Subito accontentato, Carmine. Leggi l’art. 4 del dl, ora legge, n.137, in cui trovi esattamente l’insegnante unico e le 24 ore settimanali…

      • Carmine... scrive:

        Si, come immaginavo mi sono sbagliato. L’art.4 lo avevo letto, ma forse ho saltato il pezzo delle 24 ore settimanali…Grazie mille per avermelo fatto notare…

        • lastrega scrive:

          il tempo pieno è considerato sotto forma di 10 ore settimanali ovvero 2 al giorno in più comprensive di mensa
          a casa mia questo non è tempo pieno però…
          il calcolo che ci raccontano è che togliendo due insegnanti in una classe questi verranno utilizzati per il tp. ora sapendo che i tre insegnanti sono su due classi la favola crolla. però magari come ci viene detto: ’siamo indottrinati’ :D

  4. Il Gobb scrive:

    Non mi impressiona che i nostri governanti (SIC) dicano stupidaggini e mentano spudoratamente: lo vedo accadere da troppi anni.
    E’ indegno, ma non mi impressiona.
    Mi fa orrore che ci siano persone abbastanza ingenue o sciocche da credere loro senza alcun dubbio.
    Persone che non sono in grado di pensare che una cosa detta in TV da una fonte autorevole (o considerata tale, a ragione o torto) non è necessariamente vera, non è una cosa scritta in un testo di legge, potrebbe non avere assolutamenten ulal a a che fare con la realtà.
    Persone che non sono in grado di capire che un dato, da solo, è solo un dato: fa una gran differenza sapere coem è stato raccolto, aggregato, approssimato, utilizzato.

    L’articolo di Prefe dell’altro giorno, quello con il PDF preso dal sito di FI, è un esempio perfetto: la gente CREDE a quella monnezza fondata sul nulla (o meglio, sulla fede e non sui fatti).
    Ma di che mi stupisco?
    Come ho già avuto modo di dire, siamo un popolo di analfabeti, omofobi, revisionisti e servi di dio :D
    analfabeti

  5. F.Maria Arouet scrive:

    Dico subito che non sono un addetto ai lavori e che non ho un’idea chiara su chi abbia ragione.
    Ma mi pare sbagliata la propensione a mettere insieme il problema dei posti di lavoro degli addetti alla scuola con il problema della qualità della scuola.
    Il primo riguarda chi ci lavora, il secondo riguarda tutti.
    E non mi si venga a dire che c’é un nesso tra l’una e l’altra cosa perché ci arrivo da solo.
    Quel che mi sembra sbagliato é il volerle presentare come due cose inscindibili, rendendo con ciò inagibile ogni tentativo d’esaminarle separatamente. Se poi a sostenerlo sono gli addetti alla scuola, oltre che sbagliato mi pare pure sospetto.
    Mi sembrerebbe più razionale e sopra gli interessi di parte se si provasse a misurare la qualità della scuola sui risultati, cioè sulla preparazione degli studenti. E poiché la preparazione non é un valore assoluto, che la si confrontasse con la preparazione degli studenti della altre nazioni europee. E che alla fine si mettessero a confronto i costi, per ricavare un costo specifico della preparazione. Passatemi l’espressione.
    Insomma mi piacerebbe che si passasse da una discussione di principio (giù le mani dalla scuola, taci tu che sei comunista) a una discussione di merito, alla quale potessero partecipare senza tema d’anatemi tutti coloro i quali abbiano argomenti da mettere in campo. Per giungere a una proposta che minimizzi il rapporto costo/beneficio. Col diminuire il costo, o con l’aumentare il beneficio.
    Il resto mi pare propaganda. Vale a dire aria fritta.

    • lupoalburnino scrive:

      Caro F.Maria Arouet, ti rispondo solo per una parte della scuola, quella toccata già pesantemente: la scuola primaria, ossia la scuola elementare. E’ proprio qui, innanzitutto, che la qualità coincide con la quantità. In una scuola in fieri, come si dice, in cui il bambino fa le sue prime esperienze e apprende i famosi saperi, (detto anche da Ricolfi che non ha simpatie di sinistra) il maestro unico non può più dare risposte adeguate, non può insegnare tutto improvvisamente con tutte le novità nel frattempo intervenute. Tu sai, non c’è bisogno di essere un addetto ai lavori, che nella prima infanzia le differenze di apprendimento sono notevoli, la socializzazione avviene con più difficoltà, le paure sono più palesi, per cui il bambino deve essere seguito attentamente. Si chiama insegnamento individualizzato. E per avere una classe omogenea bisogna creare dei gruppi di bambini (si chiamano gruppi di lavoro) che vanno seguiti nelle loro attività nella stessa classe per raggiungere il più possibile una preparazione piùo meno omogenea. Mi sono spiegato molto terra terra per essere chiaro con tutti. Le dinamiche educative e didattiche hanno tempi e percorsi diversi che possono cambiare giorno per giorno se necessario. Per farlo non basta un solo docente: ci si deve confrontare con gli altri maestri del modulo per raggiungere una sintesi soddisfacente: quantità e qualità.
      Spero di avere dato una risposta adeguata.

    • Fully scrive:

      Concordo con le perplessità di ordine metodologico.
      Per dare una prima risposta ai quesiti qui posti invito a leggere il “Quaderno Bianco” del Ministro Fioroni (del precedente governo Prodi) che fa una interessante disamina “quantitativa” dello stato delle scuola primaria anche in raffronto a quella di altre nazioni europee.
      Pochi numeri possono essere più espliciti di intere enciclopedie di parole.
      (vedere per esempio il grafico che evidenzia il rapporto tra numero di insegnanti e numero di studenti che usufruiscono del tempo pieno e dare un’occhiata al Molise).
      http://www.pubblica.istruzione.it/news/2007/diagnosi_2.shtml

      Visto che è stato citato Ricolfi (noto economista di area PD) mi pare interessante leggere un suo articolo comparso su “La Stampa” un paio di settimane fa.
      (Lo riporto integralmente perché non riesco a ritrovare il link)

      Il mito della scuola elementare

      Ci sono, nelle politiche governative in materia di istruzione, parecchie cose che mi lasciano perplesso. Ad esempio la mancanza di una diagnosi convincente dei mali della nostra scuola e della nostra università. Il vuoto di iniziative forti per aumentare il numero di asili nido, specialmente nel Mezzogiorno (uno dei cosiddetti obiettivi di Lisbona: portare la copertura al 33% entro il 2010, contro l’11% attuale). Soprattutto non mi piace per niente il fatto che all’Università (dove lavoro) i tagli della manovra finanziaria 2009-2011 siano uguali per tutti gli Atenei, quando da anni – grazie ad una serie di ottime ricerche – si sa con precisione quali sono gli atenei che spendono (relativamente) bene i loro fondi e quali li dilapidano in una corsa senza senso all’aumento del personale e agli avanzamenti di carriera.

      E tuttavia, nonostante queste riserve, stento a capire l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) che sono state riversate sul neo-ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non appena ha cominciato a occuparsi di scuola, e in particolare di quella elementare (per una rassegna consiglio di vistare il sito del Partito democratico e quello della Cgil-scuola, ora ridenominata Flc).

      Il mio stupore nasce da due ragioni distinte. La prima è che, andando a controllare le cifre (DL 112, art. 64, comma 6), si scopre che la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati sono semplicemente falsi. Non è vero che il bilancio della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 sono pari a 3,6 miliardi spalmati su tre anni. Non è vero che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate da Prodi (circa 20 mila unità, a suo tempo giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal precedente governo). Non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie. Né si vede su quali basi l’opposizione agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno, o della chiusura delle scuole di montagna (nessuna norma della Finanziaria lo prevede, e il ministro ha esplicitamente escluso tale eventualità).

      Ma c’è un secondo motivo per cui mi è incomprensibile lo tsunami anti-Gelmini di queste settimane: i critici danno per scontato che la scuola elementare così com’è vada bene, e che l’introduzione del maestro unico sia una scelta didatticamente sbagliata. Può darsi, ma non ne sarei così sicuro, e vorrei spiegare perché. Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici (in una parola sono «ignoranti», secondo la bella definizione del libro di Floris uscito in questi giorni: La fabbrica degli ignoranti, Rizzoli). In breve i ragazzi spesso sono debolissimi proprio nell’organizzazione del pensiero e nella padronanza del linguaggio, ossia precisamente in ciò che avrebbero dovuto acquisire nei cinque anni di scuola elementare. Il sospetto è che la scuola elementare di oggi, pur essendo perfetta come luogo di socializzazione e di ricreazione, sia ben poco capace di trasmettere conoscenze e formare capacità, ivi compresa la capacità di concentrarsi, di ordinare le idee, di autovalutarsi, di mettere impegno in attività non immediatamente gratificanti.

      A questa osservazione si potrebbe obiettare, e certamente qualcuno obietterà, che sia i test nazionali (Invalsi) sia i test internazionali (Pirls, Timss, Pisa) ci restituiscono un’immagine ben più ottimistica della scuola elementare italiana. Ma questo è vero solo in parte. I test internazionali condotti sui bambini in quarta elementare danno risultati opposti a seconda degli ambiti considerati (l’Italia è ai primi posti nei test di lettura, ma precipita agli ultimi sia in quelli di matematica sia in quelli di scienze). Quanto ai test nazionali essi indicano che il declino dei livelli di apprendimento fra i 7 e i 16 anni è costante e inizia già nelle elementari (in quarta i bambini vanno sensibilmente peggio che in seconda). Forse la cattiva fama della scuola media inferiore e dei suoi insegnanti è in parte immeritata: è vero, i risultati dei ragazzi delle medie sono pessimi, ma forse lo sono proprio perché la scuola elementare – con la sua impostazione ludica – non li prepara alle prove che dovranno affrontare quando entreranno in un mondo vero, meno protetto, in cui ci sono anche frustrazioni e si deve essere capaci di studiare da soli (cosa che molti bambini non imparano mai a fare: un effetto perverso del tempo pieno?).

      Conclusione? Nessuna, solo una preghiera: anziché fare dello spirito sul grembiulino e del terrorismo sul tempo pieno, proviamo a riflettere seriamente – ossia senza preconcetti ideologici – sui vizi e le virtù della nostra scuola elementare.

      Luca Ricolfi

      • F.Maria Arouet scrive:

        Me l’ero perso.
        Grazie Fully.

      • lupoalburnino scrive:

        Grazie Fully, non so se Ricolfi sia di area PD, ma deve fare i conti con se stesso con quello che dice. Mi sembra che faccia come Berlusconi: il voltafaccia. La sua intervista sul maestro unico è su Il Mattino di ieri con queste parole: “Anch’io sono preoccupato per la reintroduzione del maestro unico, ma non perchè sia un modello pedagogico sbagliato bensì semplicemente perchè molti maestri non sarebbero più capaci di insegnare tutte le materie, anche volendo. Purtroppo sulla scuola elementare si è creato un grande equivoco: si dice che i confronti internazionali dimostrano che funziona benissimo (cosa abbastanza vera per la lettura, ma falsa per matenmatica e scienze), mentre la realtà è che la scuola elementare funziona egragiamente come momento di socializzazione e lascia a desiderare come agenzia di trasmissione del sapere”.
        Ricolfi non è un pedagogista, ma un sociologo. Non conosce la scuola elementare, ma come avviene sempre in Italia parla per sentito dire. In ogni caso secondo Ricolfi è una stupidata che i bambini sappiano leggere bene e socializzino ottimamante. Fossero solo questi due risultati bisognerebbe essere soddisfatti. Ma poi non è così così e Ricolfi farebbe bene ad entrare in classe e non contraddirsi.
        Vada in classe e veda con i propri occhi come i bambini della scuola elementare sanno organizzare il pensiero e si esprimono in italiano. Se poi li vuole tutti scienziati già da sei a dieci anni è un altro paio di maniche. Io nella scuola elementare non sapevo parlare bene in italiano per tante ragioni: i bambini di oggi sono più preparati di me alla loro età.
        Per quanto riguarda gli errori di grammatica e di sintassi si guardi intorno anche tra i suoi amici adulti, figli del maestro unico. Quanti illustri cattedratici e uomini politici sanno usare il congiuntivo. Luca Ricolfi si è dimenticato dell’ignoranza dimostrata dai politici in quella famosa trasmissione di Striscia? E’ perchè la colpa sarebbe solo della scuola elementare? Questo segmento scolastico non è mica l’università: dà gli elementi di base. Tocca agli altri ordini di scuola approfondire anche il sapere.
        Ma vada a quel paese Ricolfi e company…e sia più coerente con quello che dice.

        • Oris scrive:

          Lupo, te l’ho già detto, negare che i bambini escano dalla elementare impreparati per le medie indebolisce ogni tua affermazione ai miei occhi.

          Naturalmente, si tratta di una MIA opinione.

          Ripeto, a me la scuola elementare NON piace come forma i bambini, ho troppi esempi sotto gli occhi per pensare che sia un “caso” o una “eccezione”.

          Ma io non sono un sindacalista, ne mai lo sarò.

          • lupoalburnino scrive:

            Può essere, Oris, che i bambini delle scuole elementari escano impreparati per le scuole medie, ma io non condivido. L’ho detto da qualche altra parte: si può pretendere da una scuola che getta le basi, dà gli elementi, inizia un percorso educativo, didattico e formativo tutto e subito? Se così fosse gli altri ordini di scuola sarebbero superflui. Guarda caso Moravia salvava la scuola elementare e l’università, perchè vedeva negli altri ordini di scuola non incapacità, ma indolenza.
            Tu in questo modo pretendi che i bambini sviluppino dai sei agli undici anni senso logico completo, conoscenze approfondite, preparazione ultras.
            Non ti sembra troppo da questi bambini e da questa scuola?
            Se mi dicessi una preparazione adeguata alla loro età già sarebbe diverso, ma se mi dici che debbono essere fini scrittori e matematici eccelsi non siamo d’accordo.

      • Marcoilbuono scrive:

        Fully, ma il discorso dei preconcetti ideologici vale per tutti, vero?
        Il fatto che anche fioroni abbia fatto della carta igienica, dimostra che la riforma gelmini è giusta e bella? Dimostra semmai che tutte le correnti politiche italiane vorrebbero tagliare i fondi alla scuola.
        L’enorme movimento che si sta formando in questi giorni dimostra che finalmente in italia qualcuno ha iniziato a ragionare dicendo che non è la scuola a dover subire tagli, gelmini o fioroni poco importa.
        Le opinioni di ricolfi? chissenesbatte.
        A me interesserebbe sapere se il tempo pieno dovrà essere davvero pagato dagli istituti.
        A me interesserebbe sapere se davvero la manovra di tremonti taglia 8 miliardi di euro alla scuola e all’università, che accada in tre anni o in cinque minuti, mi interessa relativamente.
        Penso che senza preconcetti ideologici, qualcuno dovrebbe rispondere a queste domande.

      • Neottolemo scrive:

        “dare un’occhiata al Molise”

        Hehehe, welcome in Terronia Sir Connery :mrgreen:

        Io credo che il problema scuola-insegnanti/dipendenti sia assolutamente sinergico, in altro modo può essere chiamato clientelismo. Il grafico del documento di Fioroni è esplicito in questo.
        Inoltre il clientelismo e il ficcare-gente-dove-si-può è ormai stato accettato come modello di welfare state in Italia, visto che quando si è provato ad istituire uno stato sociale degno di essere chiamato tale è stato immediatamente fagocitato tra clienti e mangiasoldi vari.
        Dal mio punto di vista, questa situazione scuola potrebbe essere usata realmente a dovere. Ne tagli sfrenati e ne sovraccarichi, operazioni egualmente mortali per uno stato.
        Se si continua a tenere un apparato del genere (ma non parliamo solo della scuola, è un minimo tassello, ci sono settori davvero devastanti per i bilanci pubblici e spero che verranno toccati ben presto, uno su tutti la sanità) non progrediremo mai.

  6. lupoalburnino scrive:

    Vorrei aggiungere un’altra considerazione che potrà non interessare a tutti:
    i precari della scuola, con qualche eccezione, sono tutti meridionali. Tanto è vero che se un precario si iscriveva in una graduatoria permanente di una provincia del nord, “subito” veniva immesso in ruolo, mentre al sud ciò non era possibile per il gran numero di iscritti nelle varie graduatorie.
    Al nord i precari non potranno più andare, al sud il tempo pieno non ci sarà per le note vicende, gli esuberi, chiamati perfenti posto, dovranno essere ricollocati (!?) nelle proprie province, per cui il danno è solo meridionale, ossia la disoccupazione magistrale sarà solo al sud.
    Al sen. A. Paravia di area AN, salernitano, che invitavo a non votare il dl Gelmini per le motivazioni dette nell’articolo, mi ha risposto per via e mail di aver letto bene il dl e lo avrebbe votato senza esitazioni, ho detto testualmente: “Sono molto amareggiato che lei parlamentare del sud si lasci bidonare da una legge che colpisce solo il sud”. La stessa cosa vorrei dire a tutti i parlamentari c del sud che hanno votato il dl Gelmini con l’aggiunta: “Vergognatevi! Solo per ringraziare il capo che vi ha nominato parlamentare avete piegato la schiena dinanzi al suo diktat, dimenticandovi del “non vincolo di mandato”. Avete tradito il sud. Vergognatevi!”

  7. ilBuonPeppe scrive:

    i tagli di circa 150.000 tra docenti e non docenti saranno evitati

    Certo che saranno evitati, nessuno sarà licenziato. Più semplicemente i precari non verranno confermati. Così, se a perdere il posto è chi non ce l’ha (ma lavora ugualmente) formalmente nessuno ha perso il posto.

    Facendo rimanere, sempre a richiesta dei genitori, i bambini nelle ore pomeridiane

    Certo, a pagamento. E’ un qualcosa in più, per cui se lo vuoi te lo paghi; anche perchè le scuole dove li trovano i quattrini?

    La penalizzazione colpirà sicuramente di più il sud, ma anche a nord non sarà una passeggiata; è vero che ci sono molte più strutture, ma per farle funzionare ci vogliono i soldi. Le scuole non ne hanno, quindi chi può permetterselo paga e va avanti, gli altri fermi al palo.
    Signori, la scuola divisa per censo è servita.

    • lupoalburnino scrive:

      Ti ringrazio, ilBuonPeppe, è come dici ed anche in questo Ricolfi rifletta bene. Oggi lavorano nelle scuola come precari circa 150.000 persone. Non perderanno il posto? E cosa sono noccioline? Ricolfi non sa cosa significa rimanere senza lavoro…

  8. Oris scrive:

    A me pare che sia servito lo STATO per censo, altro che scuola.

    I numeri dei nuovi disoccupati (nessun esubero?) sono una caccolina nel mare i disoccupati che avanza, tra poco la gente, anche se ci sarà la squola pubblica con 200 maestri per classe, potrebbe dover mandare i propri figli nei campi.

    Coi sogni non si fa il mondo, io mi riservo di valutare, non mi piace chi condanna a priori, esibendo certezze che poi alla fine qualcun altro smentisce prontamente. Inoltre, avendo io figli in età scolare, so quanto gli interessa ai figli della riforma gelmini e quanto siano stati effettivamente motivati a okkupare ;)

    D’altronde, se non va bene, basterà controriformare la riforma tra pochi anni con uolter & C, non credo che ci saranno più danni di qanti ne abbia già fatti la nostra squola, assolutamente inefficace, specie a livello universitario.

    P.S:
    Vediamo se almeno stavolta il caro PD (o come si chiamerà, perchè secondo me cambia nome, vedrete) appena salito al governo si occuperà finalmente anche del conflitto di interessi, dopo aver riportato la squola come deve essere naturalmente.

    • lupoalburnino scrive:

      Oris, è nel frattempo i precari che hanno speso una vita nella scuola, anche se non interressano alla Gelmini e ai tuoi figli, cosa faranno soprattutto al sud? Aspettrenno una controriforma fra cinque anni? A parte la qualità della scuola, dimezzata nei suoi interventi educativi e didattici. Vanno a zappare come si dice? Non ci sono nemmeno più i terreni a sufficienza per tale lavoro. Al loro posto c’è il cememnto. O si devono gettare in un pozzo? O si devono impiccare? Si trovino un altro lavoro, si dice ancora. E’ gente di quaranta/cinquanta anni ed oltre, Oris.
      La Gelmini a 33 anni fa il ministro. Se ne fotte di chi non ha lavoro come se ne fottono un pò tutti quello che il lavoro ce l’hanno. Questi sono gli italiani!

      • Oris scrive:

        Sono un precario pure io da una vita, sorry, sbagli indirizzo.

        • Marcoilbuono scrive:

          Dipende dai punti di vista, ci sono professioni come i fisioterapisti o gli infermieri, molto richieste, nei confronti delle quali potremmo parlare di flessibilità non di precariato.
          Professioni che guardacaso sono tenute ancora a numero chiuso nonostante le richieste, che strano.
          Ovviamente non conoscendo la vita dei “presenti” ogni riferimento è puramente casuale.
          Si, sono un paraculo.

          • Oris scrive:

            Sì, ma non è una risposta alla mia affermazione, io sono un precario, non ho garanzie di avere domani il lavoro che ho oggi, sono flessibile per natura, se non lo fossi sarei morto di fame, sono capace di spalare merda, fare il facchino, pulizie dei cessi come di dirigere una azienda : se o la fortuna di saperla dirigere bene, bene se no posso sempre tornare a spalare merda. Devo portare la pagnotta a casa, finchè posso cerco di migliorare la mia posizione, quando non posso di necessità virtù…

            In sostanza: precario.

            • Marcoilbuono scrive:

              Mi taccio, dove vivo io fare il facchino, o pulire cessi sarebbe un ottima sistemazione, un po come uolter che disse 1300 euro al mese, come se fossero pochi.

              • Oris scrive:

                bene, qui da me sono posti che nessuno vuole occupare, invece, forse da te la gente è più sveglia che da me.
                Sei fortunato.

            • Colla differenza che sei precario tanto nella forma quanto nella sostanza e decidi tu cosa fare pur senza certezze. I cosiddetti “precari” sono precari nella forma e dipendenti più o meno liberamente licenziabili nella sostanza e chi decide è l’azienda, non loro, che timbrano il cartellino ma formalmente magari hanno partita IVA. Tu non sarai ricco ma resti un piccolo (anche se molto piccolo, da quello che dici) imprenditore e nessuno ti licenzierà mai.

    • lastrega scrive:

      non credo che la scuola ritorni ad essere come era con un nuovo ministro
      l’adattabilità del popolo italiano è famosa
      teniamo anche conto che le elementari sono una anomalia nella scuola italiana (lavoro di equipe, condivisione, collaborazione, PROGRAMMAZIONE di gruppo) il resto della scuola (e son 10 anni) non conosce questa anomalia durata venti anni
      siamo sicuri che un eventuale ministro pd non la consideri come una parentesi? se leggete il quaderno bianco vi si aprono tanti orizzonti, soprattutto nelle note esplicative

      • Oris scrive:

        e quindi, in nome di questo principio, un qualsiasi governo che vada al potere, appoggiato dalla metà degli italiani, non dovrebbe fare nessun intervento, in quanto farebbe una ingiustizia permanente alla totalità dei propri elettori, in qualunque modo agisca?

        Non mi convince.

        • No, no, è che se ha “solo” il 50% del consenso e in quel 50 non ci sono molti insegnanti, questi ultimi faranno il possibile per non applicare nella pratica, dato che sono responsabili degli allievi e ritengono in buona fede che l’applicazione non gioverebbe a loro. C’è un’elemento di anarchia, forse, in questo, ma è l’altro lato della medaglia del fatto che l’ istruzione e l’università non possono essere completamente espressione governativa. E’ comunque ovvio che dove l’applicazione della legge è tassativamente obbligatoria, si applicherà.
          Non è neanche vero che non si possa mai riformare la scuola, ma credo di poter dire senza timore che non è giusto farlo con i soli voti di maggioranza e a mezzo di decreti.

          • lupoalburnino scrive:

            Si, Marco Bastianello, le riforme si possono fare anche nella scuola. Hai ragione, ma non solo perchè chi le fa ha il 50% dei voti.
            Quando fu introdotta l’organizzazione modulare non ci fu un decreto legge, ci fu una legge vera e propria, discussa a lungo tra addetti al lavoro e in parlamento, inoltre una lunga sperimentazione. Giustamente alcuni settori della società non sono nè di destra, nè di sinistra, per cui la destra non faccia senza che la sinistra non sappia. E diverso dalla famosa frase di Cristo: “La sinistra non sappia quello che fa la destra”. Ma è tutta un’altra cosa.

  9. simona_rm scrive:

    Uno dei problemi del DL 137 è per l’appunto quello di essere un testo oscuro, proprio nei punti più significativi. Non esplicita nulla, sancisce provvedimenti richiamandosi ad altre promulgazioni.

    Come giustamente segnala Lupo, l’art.4 del DL 137, decreta che: le classi primarie saranno affidate ad un unico insegnate e funzionanti con orario di 24 h settimanali.
    Questo 1°comma si conclude con una frase quanto mai oscura: “nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze correlate alla domanda delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo- scuola”. In pratica lascia aperta l’opportunità di organizzare il tempo pieno (grazie troppo buoni!)
    Ma, attenzione:
    Il 2°comma, sancisce che le ora extra (oltre le 24 previste) saranno retribuite al maestro unico (sempre lui!) dalle vigenti disposizioni contrattuali (quindi, chiarisce “come “ andranno pagate, ma ancora non chiarisce da “chi”).
    Al comma 2bis, è specificato che per pagare questo extra, si provvederà –per l’anno 2009- con le “risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche”(*). Per gli anni successivi si provvederà al reintegro (dei fondi d’istituto) con “quota parte” delle risorse (se ci saranno!), rese disponibili ai sensi del comma 9 art.64 DL 112/08; il comma 2bis si conclude con un illuminante: “in ogni caso senza nuovi oneri per la finanza pubblica” (quindi il tempo pieno non lo pagherà lo Stato, è chiaro ora?)

    Il suddetto art.64 DL 112, prevede che –a decorrere dall’anno 2010- , le scuole saranno tenute a contabilizzare i loro “risparmi” e dovranno dimostrare di aver raggiunto l’effettivo ed integrale conseguimento dei risparmi previsti. Quindi, se gli istituti dimostreranno di aver TAGLIATO le spese, verranno considerati virtuosi e potranno aspirare a rientrare della famosa “quota parte”.
    L’obiettivo di risparmio è specificato nella L.296/2006 (come espresso al comma 8 art.64 DL 112) e dovrà essere di almeno 1.402,20 milioni di € per l’anno 2009.

    Questo, in parole semplici, significa che il tempo pieno “pubblico” è finito. Se ci sarà, dovrà essere pagato dagli istituti, che non avendo soldi dovranno chiederli ai genitori.
    Il DL 137, molto subdolamente, non esplicita la fine del tempo pieno e neanche lo impedisce, semplicemente dice che lo Stato non lo pagherà.

    (*)questo decreto è linguisticamente imbarazzante. Qualcuno mandi un italianista in parlamento!

  10. lupoalburnino scrive:

    Brava, Simona! E’ una legge truffa.

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