Il DL Gelmini è Diventato Legge. Vi Racconto Cosa Succederà Adesso
31 ottobre, 2008 - 14:00 di lupoalburnino
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Il dl Gelmini è diventato legge dello Stato. Che cosa succederà adesso? Tutto rimarrà come prima? Sono domande retoriche le mie, perché tutti sanno che le cose non potranno rimanere come prima.

Si può dire che i tagli di circa 150.000 tra docenti e non docenti saranno evitati solo a parole, perché il tempo pieno sarà aumentato? Si possono evitare di apportare tagli economici di 800 milioni di euro nella scuola primaria e oltre un milione e mezzo di euro nell’università senza ridimensionare didattica e personale, quindi la qualità di questi settori della scuola pubblica?
No. Altrimenti il dl Gelmini sarebbe una burla, una panzana, una presa per i fondelli delle istituzioni dello Stato. Berlusconi avrebbe fatto un’ennesima sceneggiata.
Poiché il dl Gelmini è diventato legge dello Stato ecco quello che succederà nella scuola primaria, ex scuola elementare:
Nella nuova legge c’è scritto che ci sarà l’insegnante unico con accanto l’insegnante di religione. E’ l’unica cosa certa. Non è scritto che l’insegnante unico sarà “prevalente”. Non si può fare anche se a parole è stato detto. Sarei io per primo ad oppormi, perché sarebbe uno schiaffo al Parlamento che ha approvato altre cose.
Nella nuova legge c’è scritto che l’orario di lezione scende a 24 ore settimanali e solo a richiesta delle famiglie potrà esserci una sua espansione.
A parole è stato detto che il tempo pieno sarà incrementato del 60%. In che modo? Facendo rimanere, sempre a richiesta dei genitori, i bambini nelle ore pomeridiane non come proseguimento dell’attività educativa e didattica del mattino, ma come semplice intrattenimento dei figli dei lavatori e lavoratrici che non possono andare a riprendere i figli a scuola alle ore 12,30 come previsto dalla legge.
Ciò forse è possibile nel nord in cui ci sono strutture e soldi. Sarà molto più problematico al sud dove mancano le strutture, gli interventi degli enti locali e soprattutto le possibilità economiche della maggioranza delle famiglie in cui per lo più le donne non lavorano.
Le mamme, quindi, possono andare a riprendere i figli al termine delle lezioni alle ore 12,30. In questo modo il tempo scuola viene ridotto e la qualità dell’insegnamento quasi vanificata.
Nel sud su tre insegnanti se ne libera uno che sarà adibito a compiti di: supplenza e, se il collegio dei docenti e il consiglio di circolo e di istituto lo delibereranno, a svolgere qualche altra attività di contorno per la quale potrebbero non avere alcuna qualifica sempre che i genitori lo vorranno fare.
Mi spiego meglio. Mancando la mensa, i bambini dovranno uscire dalla scuola alle ore 12,30 e riportati a scuola intorno alle ore 14,30: quattro viaggi. Saranno tutti disposti a farlo? E se questa organizzazione non sarà gradita, gli insegnanti andranno in esubero. Dove? Questo richiederebbe un altro lungo intervento.

L’ultima semplice analisi. Forse al nord si salveranno i posti dei docenti di ruolo. Al sud succederà la catastrofe, perché gli esuberi potranno essere sbattuti dovunque ogni momento, giorno dopo giorno, in scuole diverse nel raggio di trenta chilometri dalla propria scuola di titolarità. Esiste già una legge in proposito. Ma quale sarà la sede di titolarità con le nuove norme? Mah!
Proprio per chiudere questa prima riflessione. E i precari quarantenni e cinquantenni che fine faranno?
Un’altra domanda retorica: è proprio una riforma qualificante questa nuova organizzazione scolastica?
Come facilmente si evince è sempre il sud ad essere “penalizzato”, solo per usare un eufemismo.
P.S. In questo contributo potranno esserci degli errori. L’ho scritto di getto e con rabbia e non l’ho neppure riletto. Mi scuso con i lettori.
Il DL Gelmini è Diventato Legge. Vi Racconto Cosa Succederà Adesso è di

E’ tutto vero lupo, ho sentito i parolieri di questo governo “smentire” il fatto che il tempo pieno venisse tagliato. Leggendo passo passo il DL…e fermandosi dove era opportuno!
Ovvero omettendo la specifica, che per pagare le ore di lezione extra (le 24 garantite), gli istituti dovranno attingere dai “loro” fondi!
Ma quali fondi! Quali! Le scuole non hanno fondi, ci sono scuole in cui i bambini devono portarsi la carta igienica da casa, perchè la scuola non ha i soldi per comprarla! Qui a Roma, non in Albania.
Questo significa che se i genitori vorranno il tempo pieno, dovranno pagarselo. Al nord, al sud, al cento.
condivio appieno le tue preoccupazioni, peraltro mi era sfuggito il particolare della rilocazione degli esuberi, che grazie a Brunetta, nell’ipotesi che non accettassero una nuova sede sarebbero licenziati…
Inizio il mio commento con un link. Questo link rimanda al testo approvato dal Senato della Repubblica in data 29 Ottobre 2008, e precedentemente approvata dalla Camera dei Deputati, meglio conosciuto come decreto Gelmini.
In primo luogo c’è da operare una distinzione fondamentale: il decreto Gelmini è la legge 137/08, mentre la legge 133/08 non è altro che la famigerata manovra di bilancio estiva nella quale sono previsti i tagli.
Bene, detto questo vorrei in modo sintentico spiegare che le 24 ore settimanale sono una menzogna. Né il decreto Gelmini, né la legge 133 prevedono la riduzione delle ore settimanali da 30 (o 35 non ricordo) a 24. Anzi, queste due provvedimenti prevodono che con i maggiori introiti derivanti dalla razionalizzazione del personale (che va adeguato agli standard europei) si possano trarre le risorse necessarie per il potenziamento del tempo pieno (combinato disposto art.3 legge 137/08; art.64 legge 133/08). Tra l’altro le famiglie non possono influire sulla scelta delle ore settimanali, possono esprimere la loro sull’organizzazione didattica (tempo pieno o non tempo pieno), cosa che tra l’atro già avviene con i rappresentati dei genitori nei consigli d’istituto. In secondo luogo, le maggiori risrse che verranno recuperata dai tagli del personale andranno a rimpinguare da un lato le casse degli istituti e dall’altro serviranno a pagare meglio gli insegnati che in Italia sono una categoria davvero sottopagato in ogni grado dell’istruzione.
Per ora è meglio fermarsi qui, magari (se me lo permettono ancora) scriverò un articolo nel quale spiegherò meglio il mio punto di vista sulla questione. Siccome leggendo sia il decreto, sia la legge 133 non sono riuscito a capire dove simona e lupoalburnio abbiano trovato le 24 ore garantite, chiederei se genitlmente potessero indirizzarmi nel testo dei due atti, in quanto non li ho trovati e quindi potrei essermi sbagliato. Grazie.
Il link che hai messo rimanda a:
DL.137/08 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”
Decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, G.U. n. 204 del 1° settembre 2008
che come data riporta il 1° settembre c.a. , e non ha la dicitura (approvato) , quindi potrebbero esserci delle modifiche non riportate (penso, ma non so assolutamente), comunque sia non è il testo approvato (o almeno dal link che hai mandato non lo si evince).
Inoltre, come il sito stesso sottolinea (), la pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità
Io aspetterei la pubblicazione di qualcosa di ufficiale per parlarne.
Si hai perfettamente ragione. Ho cercato il testo approvato sia nel sito della camera che del senato, ma non l’ho trovato. Ho comunque inserito il link del Dl così come è stato presntato si alla camera che al Senato.
Aspetterò la pubblicazione.
Subito accontentato, Carmine. Leggi l’art. 4 del dl, ora legge, n.137, in cui trovi esattamente l’insegnante unico e le 24 ore settimanali…
Si, come immaginavo mi sono sbagliato. L’art.4 lo avevo letto, ma forse ho saltato il pezzo delle 24 ore settimanali…Grazie mille per avermelo fatto notare…
il tempo pieno è considerato sotto forma di 10 ore settimanali ovvero 2 al giorno in più comprensive di mensa
a casa mia questo non è tempo pieno però…
il calcolo che ci raccontano è che togliendo due insegnanti in una classe questi verranno utilizzati per il tp. ora sapendo che i tre insegnanti sono su due classi la favola crolla. però magari come ci viene detto: ‘siamo indottrinati’
Non mi impressiona che i nostri governanti (SIC) dicano stupidaggini e mentano spudoratamente: lo vedo accadere da troppi anni.
E’ indegno, ma non mi impressiona.
Mi fa orrore che ci siano persone abbastanza ingenue o sciocche da credere loro senza alcun dubbio.
Persone che non sono in grado di pensare che una cosa detta in TV da una fonte autorevole (o considerata tale, a ragione o torto) non è necessariamente vera, non è una cosa scritta in un testo di legge, potrebbe non avere assolutamenten ulal a a che fare con la realtà.
Persone che non sono in grado di capire che un dato, da solo, è solo un dato: fa una gran differenza sapere coem è stato raccolto, aggregato, approssimato, utilizzato.
L’articolo di Prefe dell’altro giorno, quello con il PDF preso dal sito di FI, è un esempio perfetto: la gente CREDE a quella monnezza fondata sul nulla (o meglio, sulla fede e non sui fatti).
Ma di che mi stupisco?
Come ho già avuto modo di dire, siamo un popolo di analfabeti, omofobi, revisionisti e servi di dio
analfabeti
La madre degli imbecilli è sempre incinta
quadrigemmellare
gemmellare – m
Dico subito che non sono un addetto ai lavori e che non ho un’idea chiara su chi abbia ragione.
Ma mi pare sbagliata la propensione a mettere insieme il problema dei posti di lavoro degli addetti alla scuola con il problema della qualità della scuola.
Il primo riguarda chi ci lavora, il secondo riguarda tutti.
E non mi si venga a dire che c’é un nesso tra l’una e l’altra cosa perché ci arrivo da solo.
Quel che mi sembra sbagliato é il volerle presentare come due cose inscindibili, rendendo con ciò inagibile ogni tentativo d’esaminarle separatamente. Se poi a sostenerlo sono gli addetti alla scuola, oltre che sbagliato mi pare pure sospetto.
Mi sembrerebbe più razionale e sopra gli interessi di parte se si provasse a misurare la qualità della scuola sui risultati, cioè sulla preparazione degli studenti. E poiché la preparazione non é un valore assoluto, che la si confrontasse con la preparazione degli studenti della altre nazioni europee. E che alla fine si mettessero a confronto i costi, per ricavare un costo specifico della preparazione. Passatemi l’espressione.
Insomma mi piacerebbe che si passasse da una discussione di principio (giù le mani dalla scuola, taci tu che sei comunista) a una discussione di merito, alla quale potessero partecipare senza tema d’anatemi tutti coloro i quali abbiano argomenti da mettere in campo. Per giungere a una proposta che minimizzi il rapporto costo/beneficio. Col diminuire il costo, o con l’aumentare il beneficio.
Il resto mi pare propaganda. Vale a dire aria fritta.
Caro F.Maria Arouet, ti rispondo solo per una parte della scuola, quella toccata già pesantemente: la scuola primaria, ossia la scuola elementare. E’ proprio qui, innanzitutto, che la qualità coincide con la quantità. In una scuola in fieri, come si dice, in cui il bambino fa le sue prime esperienze e apprende i famosi saperi, (detto anche da Ricolfi che non ha simpatie di sinistra) il maestro unico non può più dare risposte adeguate, non può insegnare tutto improvvisamente con tutte le novità nel frattempo intervenute. Tu sai, non c’è bisogno di essere un addetto ai lavori, che nella prima infanzia le differenze di apprendimento sono notevoli, la socializzazione avviene con più difficoltà, le paure sono più palesi, per cui il bambino deve essere seguito attentamente. Si chiama insegnamento individualizzato. E per avere una classe omogenea bisogna creare dei gruppi di bambini (si chiamano gruppi di lavoro) che vanno seguiti nelle loro attività nella stessa classe per raggiungere il più possibile una preparazione piùo meno omogenea. Mi sono spiegato molto terra terra per essere chiaro con tutti. Le dinamiche educative e didattiche hanno tempi e percorsi diversi che possono cambiare giorno per giorno se necessario. Per farlo non basta un solo docente: ci si deve confrontare con gli altri maestri del modulo per raggiungere una sintesi soddisfacente: quantità e qualità.
Spero di avere dato una risposta adeguata.
Concordo con le perplessità di ordine metodologico.
Per dare una prima risposta ai quesiti qui posti invito a leggere il “Quaderno Bianco” del Ministro Fioroni (del precedente governo Prodi) che fa una interessante disamina “quantitativa” dello stato delle scuola primaria anche in raffronto a quella di altre nazioni europee.
Pochi numeri possono essere più espliciti di intere enciclopedie di parole.
(vedere per esempio il grafico che evidenzia il rapporto tra numero di insegnanti e numero di studenti che usufruiscono del tempo pieno e dare un’occhiata al Molise).
Visto che è stato citato Ricolfi (noto economista di area PD) mi pare interessante leggere un suo articolo comparso su “La Stampa” un paio di settimane fa.
(Lo riporto integralmente perché non riesco a ritrovare il link)
Il mito della scuola elementare
Ci sono, nelle politiche governative in materia di istruzione, parecchie cose che mi lasciano perplesso. Ad esempio la mancanza di una diagnosi convincente dei mali della nostra scuola e della nostra università. Il vuoto di iniziative forti per aumentare il numero di asili nido, specialmente nel Mezzogiorno (uno dei cosiddetti obiettivi di Lisbona: portare la copertura al 33% entro il 2010, contro l’11% attuale). Soprattutto non mi piace per niente il fatto che all’Università (dove lavoro) i tagli della manovra finanziaria 2009-2011 siano uguali per tutti gli Atenei, quando da anni – grazie ad una serie di ottime ricerche – si sa con precisione quali sono gli atenei che spendono (relativamente) bene i loro fondi e quali li dilapidano in una corsa senza senso all’aumento del personale e agli avanzamenti di carriera.
E tuttavia, nonostante queste riserve, stento a capire l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) che sono state riversate sul neo-ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non appena ha cominciato a occuparsi di scuola, e in particolare di quella elementare (per una rassegna consiglio di vistare il sito del Partito democratico e quello della Cgil-scuola, ora ridenominata Flc).
Il mio stupore nasce da due ragioni distinte. La prima è che, andando a controllare le cifre (DL 112, art. 64, comma 6), si scopre che la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati sono semplicemente falsi. Non è vero che il bilancio della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 sono pari a 3,6 miliardi spalmati su tre anni. Non è vero che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate da Prodi (circa 20 mila unità, a suo tempo giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal precedente governo). Non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie. Né si vede su quali basi l’opposizione agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno, o della chiusura delle scuole di montagna (nessuna norma della Finanziaria lo prevede, e il ministro ha esplicitamente escluso tale eventualità).
Ma c’è un secondo motivo per cui mi è incomprensibile lo tsunami anti-Gelmini di queste settimane: i critici danno per scontato che la scuola elementare così com’è vada bene, e che l’introduzione del maestro unico sia una scelta didatticamente sbagliata. Può darsi, ma non ne sarei così sicuro, e vorrei spiegare perché. Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici (in una parola sono «ignoranti», secondo la bella definizione del libro di Floris uscito in questi giorni: La fabbrica degli ignoranti, Rizzoli). In breve i ragazzi spesso sono debolissimi proprio nell’organizzazione del pensiero e nella padronanza del linguaggio, ossia precisamente in ciò che avrebbero dovuto acquisire nei cinque anni di scuola elementare. Il sospetto è che la scuola elementare di oggi, pur essendo perfetta come luogo di socializzazione e di ricreazione, sia ben poco capace di trasmettere conoscenze e formare capacità, ivi compresa la capacità di concentrarsi, di ordinare le idee, di autovalutarsi, di mettere impegno in attività non immediatamente gratificanti.
A questa osservazione si potrebbe obiettare, e certamente qualcuno obietterà, che sia i test nazionali (Invalsi) sia i test internazionali (Pirls, Timss, Pisa) ci restituiscono un’immagine ben più ottimistica della scuola elementare italiana. Ma questo è vero solo in parte. I test internazionali condotti sui bambini in quarta elementare danno risultati opposti a seconda degli ambiti considerati (l’Italia è ai primi posti nei test di lettura, ma precipita agli ultimi sia in quelli di matematica sia in quelli di scienze). Quanto ai test nazionali essi indicano che il declino dei livelli di apprendimento fra i 7 e i 16 anni è costante e inizia già nelle elementari (in quarta i bambini vanno sensibilmente peggio che in seconda). Forse la cattiva fama della scuola media inferiore e dei suoi insegnanti è in parte immeritata: è vero, i risultati dei ragazzi delle medie sono pessimi, ma forse lo sono proprio perché la scuola elementare – con la sua impostazione ludica – non li prepara alle prove che dovranno affrontare quando entreranno in un mondo vero, meno protetto, in cui ci sono anche frustrazioni e si deve essere capaci di studiare da soli (cosa che molti bambini non imparano mai a fare: un effetto perverso del tempo pieno?).
Conclusione? Nessuna, solo una preghiera: anziché fare dello spirito sul grembiulino e del terrorismo sul tempo pieno, proviamo a riflettere seriamente – ossia senza preconcetti ideologici – sui vizi e le virtù della nostra scuola elementare.
Luca Ricolfi
Me l’ero perso.
Grazie Fully.
Grazie Fully, non so se Ricolfi sia di area PD, ma deve fare i conti con se stesso con quello che dice. Mi sembra che faccia come Berlusconi: il voltafaccia. La sua intervista sul maestro unico è su Il Mattino di ieri con queste parole: “Anch’io sono preoccupato per la reintroduzione del maestro unico, ma non perchè sia un modello pedagogico sbagliato bensì semplicemente perchè molti maestri non sarebbero più capaci di insegnare tutte le materie, anche volendo. Purtroppo sulla scuola elementare si è creato un grande equivoco: si dice che i confronti internazionali dimostrano che funziona benissimo (cosa abbastanza vera per la lettura, ma falsa per matenmatica e scienze), mentre la realtà è che la scuola elementare funziona egragiamente come momento di socializzazione e lascia a desiderare come agenzia di trasmissione del sapere”.
Ricolfi non è un pedagogista, ma un sociologo. Non conosce la scuola elementare, ma come avviene sempre in Italia parla per sentito dire. In ogni caso secondo Ricolfi è una stupidata che i bambini sappiano leggere bene e socializzino ottimamante. Fossero solo questi due risultati bisognerebbe essere soddisfatti. Ma poi non è così così e Ricolfi farebbe bene ad entrare in classe e non contraddirsi.
Vada in classe e veda con i propri occhi come i bambini della scuola elementare sanno organizzare il pensiero e si esprimono in italiano. Se poi li vuole tutti scienziati già da sei a dieci anni è un altro paio di maniche. Io nella scuola elementare non sapevo parlare bene in italiano per tante ragioni: i bambini di oggi sono più preparati di me alla loro età.
Per quanto riguarda gli errori di grammatica e di sintassi si guardi intorno anche tra i suoi amici adulti, figli del maestro unico. Quanti illustri cattedratici e uomini politici sanno usare il congiuntivo. Luca Ricolfi si è dimenticato dell’ignoranza dimostrata dai politici in quella famosa trasmissione di Striscia? E’ perchè la colpa sarebbe solo della scuola elementare? Questo segmento scolastico non è mica l’università: dà gli elementi di base. Tocca agli altri ordini di scuola approfondire anche il sapere.
Ma vada a quel paese Ricolfi e company…e sia più coerente con quello che dice.
Lupo, te l’ho già detto, negare che i bambini escano dalla elementare impreparati per le medie indebolisce ogni tua affermazione ai miei occhi.
Naturalmente, si tratta di una MIA opinione.
Ripeto, a me la scuola elementare NON piace come forma i bambini, ho troppi esempi sotto gli occhi per pensare che sia un “caso” o una “eccezione”.
Ma io non sono un sindacalista, ne mai lo sarò.
Può essere, Oris, che i bambini delle scuole elementari escano impreparati per le scuole medie, ma io non condivido. L’ho detto da qualche altra parte: si può pretendere da una scuola che getta le basi, dà gli elementi, inizia un percorso educativo, didattico e formativo tutto e subito? Se così fosse gli altri ordini di scuola sarebbero superflui. Guarda caso Moravia salvava la scuola elementare e l’università, perchè vedeva negli altri ordini di scuola non incapacità, ma indolenza.
Tu in questo modo pretendi che i bambini sviluppino dai sei agli undici anni senso logico completo, conoscenze approfondite, preparazione ultras.
Non ti sembra troppo da questi bambini e da questa scuola?
Se mi dicessi una preparazione adeguata alla loro età già sarebbe diverso, ma se mi dici che debbono essere fini scrittori e matematici eccelsi non siamo d’accordo.
Fully, ma il discorso dei preconcetti ideologici vale per tutti, vero?
Il fatto che anche fioroni abbia fatto della carta igienica, dimostra che la riforma gelmini è giusta e bella? Dimostra semmai che tutte le correnti politiche italiane vorrebbero tagliare i fondi alla scuola.
L’enorme movimento che si sta formando in questi giorni dimostra che finalmente in italia qualcuno ha iniziato a ragionare dicendo che non è la scuola a dover subire tagli, gelmini o fioroni poco importa.
Le opinioni di ricolfi? chissenesbatte.
A me interesserebbe sapere se il tempo pieno dovrà essere davvero pagato dagli istituti.
A me interesserebbe sapere se davvero la manovra di tremonti taglia 8 miliardi di euro alla scuola e all’università, che accada in tre anni o in cinque minuti, mi interessa relativamente.
Penso che senza preconcetti ideologici, qualcuno dovrebbe rispondere a queste domande.
“dare un’occhiata al Molise”
Hehehe, welcome in Terronia Sir Connery
Io credo che il problema scuola-insegnanti/dipendenti sia assolutamente sinergico, in altro modo può essere chiamato clientelismo. Il grafico del documento di Fioroni è esplicito in questo.
Inoltre il clientelismo e il ficcare-gente-dove-si-può è ormai stato accettato come modello di welfare state in Italia, visto che quando si è provato ad istituire uno stato sociale degno di essere chiamato tale è stato immediatamente fagocitato tra clienti e mangiasoldi vari.
Dal mio punto di vista, questa situazione scuola potrebbe essere usata realmente a dovere. Ne tagli sfrenati e ne sovraccarichi, operazioni egualmente mortali per uno stato.
Se si continua a tenere un apparato del genere (ma non parliamo solo della scuola, è un minimo tassello, ci sono settori davvero devastanti per i bilanci pubblici e spero che verranno toccati ben presto, uno su tutti la sanità) non progrediremo mai.
Vorrei aggiungere un’altra considerazione che potrà non interessare a tutti:
i precari della scuola, con qualche eccezione, sono tutti meridionali. Tanto è vero che se un precario si iscriveva in una graduatoria permanente di una provincia del nord, “subito” veniva immesso in ruolo, mentre al sud ciò non era possibile per il gran numero di iscritti nelle varie graduatorie.
Al nord i precari non potranno più andare, al sud il tempo pieno non ci sarà per le note vicende, gli esuberi, chiamati perfenti posto, dovranno essere ricollocati (!?) nelle proprie province, per cui il danno è solo meridionale, ossia la disoccupazione magistrale sarà solo al sud.
Al sen. A. Paravia di area AN, salernitano, che invitavo a non votare il dl Gelmini per le motivazioni dette nell’articolo, mi ha risposto per via e mail di aver letto bene il dl e lo avrebbe votato senza esitazioni, ho detto testualmente: “Sono molto amareggiato che lei parlamentare del sud si lasci bidonare da una legge che colpisce solo il sud”. La stessa cosa vorrei dire a tutti i parlamentari c del sud che hanno votato il dl Gelmini con l’aggiunta: “Vergognatevi! Solo per ringraziare il capo che vi ha nominato parlamentare avete piegato la schiena dinanzi al suo diktat, dimenticandovi del “non vincolo di mandato”. Avete tradito il sud. Vergognatevi!”
Certo che saranno evitati, nessuno sarà licenziato. Più semplicemente i precari non verranno confermati. Così, se a perdere il posto è chi non ce l’ha (ma lavora ugualmente) formalmente nessuno ha perso il posto.
Certo, a pagamento. E’ un qualcosa in più, per cui se lo vuoi te lo paghi; anche perchè le scuole dove li trovano i quattrini?
La penalizzazione colpirà sicuramente di più il sud, ma anche a nord non sarà una passeggiata; è vero che ci sono molte più strutture, ma per farle funzionare ci vogliono i soldi. Le scuole non ne hanno, quindi chi può permetterselo paga e va avanti, gli altri fermi al palo.
Signori, la scuola divisa per censo è servita.
Ti ringrazio, ilBuonPeppe, è come dici ed anche in questo Ricolfi rifletta bene. Oggi lavorano nelle scuola come precari circa 150.000 persone. Non perderanno il posto? E cosa sono noccioline? Ricolfi non sa cosa significa rimanere senza lavoro…
A me pare che sia servito lo STATO per censo, altro che scuola.
I numeri dei nuovi disoccupati (nessun esubero?) sono una caccolina nel mare i disoccupati che avanza, tra poco la gente, anche se ci sarà la squola pubblica con 200 maestri per classe, potrebbe dover mandare i propri figli nei campi.
Coi sogni non si fa il mondo, io mi riservo di valutare, non mi piace chi condanna a priori, esibendo certezze che poi alla fine qualcun altro smentisce prontamente. Inoltre, avendo io figli in età scolare, so quanto gli interessa ai figli della riforma gelmini e quanto siano stati effettivamente motivati a okkupare
D’altronde, se non va bene, basterà controriformare la riforma tra pochi anni con uolter & C, non credo che ci saranno più danni di qanti ne abbia già fatti la nostra squola, assolutamente inefficace, specie a livello universitario.
P.S:
Vediamo se almeno stavolta il caro PD (o come si chiamerà, perchè secondo me cambia nome, vedrete) appena salito al governo si occuperà finalmente anche del conflitto di interessi, dopo aver riportato la squola come deve essere naturalmente.
Oris, è nel frattempo i precari che hanno speso una vita nella scuola, anche se non interressano alla Gelmini e ai tuoi figli, cosa faranno soprattutto al sud? Aspettrenno una controriforma fra cinque anni? A parte la qualità della scuola, dimezzata nei suoi interventi educativi e didattici. Vanno a zappare come si dice? Non ci sono nemmeno più i terreni a sufficienza per tale lavoro. Al loro posto c’è il cememnto. O si devono gettare in un pozzo? O si devono impiccare? Si trovino un altro lavoro, si dice ancora. E’ gente di quaranta/cinquanta anni ed oltre, Oris.
La Gelmini a 33 anni fa il ministro. Se ne fotte di chi non ha lavoro come se ne fottono un pò tutti quello che il lavoro ce l’hanno. Questi sono gli italiani!
Sono un precario pure io da una vita, sorry, sbagli indirizzo.
Dipende dai punti di vista, ci sono professioni come i fisioterapisti o gli infermieri, molto richieste, nei confronti delle quali potremmo parlare di flessibilità non di precariato.
Professioni che guardacaso sono tenute ancora a numero chiuso nonostante le richieste, che strano.
Ovviamente non conoscendo la vita dei “presenti” ogni riferimento è puramente casuale.
Si, sono un paraculo.
Sì, ma non è una risposta alla mia affermazione, io sono un precario, non ho garanzie di avere domani il lavoro che ho oggi, sono flessibile per natura, se non lo fossi sarei morto di fame, sono capace di spalare merda, fare il facchino, pulizie dei cessi come di dirigere una azienda : se o la fortuna di saperla dirigere bene, bene se no posso sempre tornare a spalare merda. Devo portare la pagnotta a casa, finchè posso cerco di migliorare la mia posizione, quando non posso di necessità virtù…
In sostanza: precario.
Mi taccio, dove vivo io fare il facchino, o pulire cessi sarebbe un ottima sistemazione, un po come uolter che disse 1300 euro al mese, come se fossero pochi.
bene, qui da me sono posti che nessuno vuole occupare, invece, forse da te la gente è più sveglia che da me.
Sei fortunato.
Colla differenza che sei precario tanto nella forma quanto nella sostanza e decidi tu cosa fare pur senza certezze. I cosiddetti “precari” sono precari nella forma e dipendenti più o meno liberamente licenziabili nella sostanza e chi decide è l’azienda, non loro, che timbrano il cartellino ma formalmente magari hanno partita IVA. Tu non sarai ricco ma resti un piccolo (anche se molto piccolo, da quello che dici) imprenditore e nessuno ti licenzierà mai.
è un differenza di impostazione mentale, non una differenza reale.
non credo che la scuola ritorni ad essere come era con un nuovo ministro
l’adattabilità del popolo italiano è famosa
teniamo anche conto che le elementari sono una anomalia nella scuola italiana (lavoro di equipe, condivisione, collaborazione, PROGRAMMAZIONE di gruppo) il resto della scuola (e son 10 anni) non conosce questa anomalia durata venti anni
siamo sicuri che un eventuale ministro pd non la consideri come una parentesi? se leggete il quaderno bianco vi si aprono tanti orizzonti, soprattutto nelle note esplicative
e quindi, in nome di questo principio, un qualsiasi governo che vada al potere, appoggiato dalla metà degli italiani, non dovrebbe fare nessun intervento, in quanto farebbe una ingiustizia permanente alla totalità dei propri elettori, in qualunque modo agisca?
Non mi convince.
No, no, è che se ha “solo” il 50% del consenso e in quel 50 non ci sono molti insegnanti, questi ultimi faranno il possibile per non applicare nella pratica, dato che sono responsabili degli allievi e ritengono in buona fede che l’applicazione non gioverebbe a loro. C’è un’elemento di anarchia, forse, in questo, ma è l’altro lato della medaglia del fatto che l’ istruzione e l’università non possono essere completamente espressione governativa. E’ comunque ovvio che dove l’applicazione della legge è tassativamente obbligatoria, si applicherà.
Non è neanche vero che non si possa mai riformare la scuola, ma credo di poter dire senza timore che non è giusto farlo con i soli voti di maggioranza e a mezzo di decreti.
Si, Marco Bastianello, le riforme si possono fare anche nella scuola. Hai ragione, ma non solo perchè chi le fa ha il 50% dei voti.
Quando fu introdotta l’organizzazione modulare non ci fu un decreto legge, ci fu una legge vera e propria, discussa a lungo tra addetti al lavoro e in parlamento, inoltre una lunga sperimentazione. Giustamente alcuni settori della società non sono nè di destra, nè di sinistra, per cui la destra non faccia senza che la sinistra non sappia. E diverso dalla famosa frase di Cristo: “La sinistra non sappia quello che fa la destra”. Ma è tutta un’altra cosa.
Uno dei problemi del DL 137 è per l’appunto quello di essere un testo oscuro, proprio nei punti più significativi. Non esplicita nulla, sancisce provvedimenti richiamandosi ad altre promulgazioni.
Come giustamente segnala Lupo, l’art.4 del DL 137, decreta che: le classi primarie saranno affidate ad un unico insegnate e funzionanti con orario di 24 h settimanali.
Questo 1°comma si conclude con una frase quanto mai oscura: “nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze correlate alla domanda delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo- scuola”. In pratica lascia aperta l’opportunità di organizzare il tempo pieno (grazie troppo buoni!)
Ma, attenzione:
Il 2°comma, sancisce che le ora extra (oltre le 24 previste) saranno retribuite al maestro unico (sempre lui!) dalle vigenti disposizioni contrattuali (quindi, chiarisce “come “ andranno pagate, ma ancora non chiarisce da “chi”).
Al comma 2bis, è specificato che per pagare questo extra, si provvederà –per l’anno 2009- con le “risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche”(*). Per gli anni successivi si provvederà al reintegro (dei fondi d’istituto) con “quota parte” delle risorse (se ci saranno!), rese disponibili ai sensi del comma 9 art.64 DL 112/08; il comma 2bis si conclude con un illuminante: “in ogni caso senza nuovi oneri per la finanza pubblica” (quindi il tempo pieno non lo pagherà lo Stato, è chiaro ora?)
Il suddetto art.64 DL 112, prevede che –a decorrere dall’anno 2010- , le scuole saranno tenute a contabilizzare i loro “risparmi” e dovranno dimostrare di aver raggiunto l’effettivo ed integrale conseguimento dei risparmi previsti. Quindi, se gli istituti dimostreranno di aver TAGLIATO le spese, verranno considerati virtuosi e potranno aspirare a rientrare della famosa “quota parte”.
L’obiettivo di risparmio è specificato nella L.296/2006 (come espresso al comma 8 art.64 DL 112) e dovrà essere di almeno 1.402,20 milioni di € per l’anno 2009.
Questo, in parole semplici, significa che il tempo pieno “pubblico” è finito. Se ci sarà, dovrà essere pagato dagli istituti, che non avendo soldi dovranno chiederli ai genitori.
Il DL 137, molto subdolamente, non esplicita la fine del tempo pieno e neanche lo impedisce, semplicemente dice che lo Stato non lo pagherà.
(*)questo decreto è linguisticamente imbarazzante. Qualcuno mandi un italianista in parlamento!
Brava, Simona! E’ una legge truffa.
mi permetto un appunto.
al nord come al sud a causa dei tagli ci sarà un bel blocco delle assunzioni.
Dopo anni di scuola “populista”
che forma più laureati di quanti se ne possono materialmente impiegare (ciò grazie alle tante Cepu regalalauree* ed alle tante microfacoltà fantasma che nessuno sa a cosa servano ma danno possibilità di insegnare) e che soprattutto forma valanghe di laureati in settori “stretti” (troppe lauree umanistiche a numero a aperto creano un esubero di laureati umanistici) abbassando di fatto la qualità delle lauree stesse (se tutti sono laureati significa che la laurea di oggi vale poco più del diploma di dieci anni fa) costringendo i ragazzi a specializzazioni eterne e master (che li costringono a spese immani e a dipendere dai genitori per periodi lunghissimi),
siamo in una situazione che ci presenta tantissimi ragazzi con laurea in mano che non hanno possibilità di impiego se non come insegnanti
(già, perchè uno che ha studiato filosofia o lettere antiche che cosa può fare con la sua laurea? nulla se non insegnare. oppure può rinunciare a seguire il proprio settore e fare il commesso in un supermercato…)
Con la riforma Gelmini questi ragazzi sono di fatto messi alla porta
(non senza le colpe di tutte le precedenti riforme che hanno permesso una dequalificazione abissale dei titoli di studio)
mentre si salveranno il “culo” tutti gli insegnanti già di ruolo indipendentemente dalla loro formazione e dalle loro capacità
(il che sottolinea l’assenza di giudizio qualitativo)
Con ciò non solo avremo una scuola impoverita economicamente, ma soprattutto una scuola arretrata (perchè ricordiamo che chi terrà la cattedra sono i “vecchi” che magari non hanno alcuna conoscenza fondata nei settori moderni) priva della possibilità di ammodernarsi
(oppure continueremo a studiare informatica nelle scuole con insegnanti che ci diranno “il sistema binario è il nostro programma di informatica”)
Nelle scuole elementari l’inglese magari verrà insegnato da signore sulla cinquantina che di inglese non hanno mai fatto niente
l’informatica soppressa (già, tanto non c’è più l’olivetti da salvare…)
E le lauree, già pezzi di carta buoni per pulirsi il sedere, oltre che inutili saranno pure più costose.
Contribuendo così a ricreare un sistema di classe
dove solo i figli di chi può pagare la baby sitter, la scuola privata e la carissima facoltà “pubblica” potranno studiare.
E la meritocrazia cancellata.
*per chi non lo sapesse le scuole cepu dietro giusto compenso possono attrezzare una laurea ad hoc per chiunque, o anche un diploma.
E non di sicuro pagando i tutor (solo altri precari sfruttati…), piuttosto pagando i professori giusti e le facoltà giuste.
Proprio come quella dove la Gelmini ha dato il famoso esame…
per fortuna che ci sono le maestre 50enni perchè i trentenni che entrano nella scuola oggi anche solo per una supplenza sono una disperazione (gente che non sa fare le divisioni non può entrare in una classe a insegnare dispiace dirlo ma io che li ho visti ho provato nausea e conati di vomito)
c’è una cosa che però mi sfugge: ma dove son stati i sindacati in tutti sti anni di ssis e scuola della formazione? non per farmi i cavoli loro ma a settembre al test di ingresso a scienze della formazione se ne sono presentati in… 500! con la riforma gelmini alle porte con le graduatorie montagne… bo…
ma l’anno scorso i graziati dagli emendamenti alla legge gelmini del ix ciclo si erano iscritti a un ssis che li lasciava ai margini…
Brava, io non sono molto informato, ma appena ho saputo di quello che viene chiamato oscuramente “blocco del turn-over” ma che a quanto ho capito si potrebbe ribattezzare “razionamento delle assunzioni”, ho deciso che anche solo questo bastava per protestare vivamente. I giovani verranno assunti in pochi, i vecchi andranno in pensione, un’intera generazione di meritevoli (nei quali non mi conto, in quanto praticamente fuoricorso) in un collo di bottiglia e il numero di professori che calerà, non perchè verranno licenziati ma perchè non verranno sostituiti.
PS. Sarò forse io l’asino ma non mi pare affatto che le lauree umanistiche siano queste bagatelle (diverso e in fondo un poco cinico è il discorso della loro svalutazione dovuta al gran numero, un argomento di tipo “di mercato”, statistico) anzi posso dire che,parlando per me (Padova, Laurea in Lettere) se affrontato con serietà e non coll’unico obiettivo del pezzo di carta il percorso è ricco ed impegnativo. Sinceramente non ho idea se si possa fregarsene delle regole e ottenere una laurea di questo tipo in modo formale ma non sostanziale, ma quello che mi preme dire è che le opportunità formative ci sono e sono di qualità
Non voglio dare a credere di aver sottovalutato la difficoltà delle facoltà umanistiche.
se l’ho fatto domando venia…
Il problema è che le facoltà umanistiche sono molto gettonate perchè in genere a numero aperto.
In più molti corsi sono fattibili “all’acqua di rose” combinando una serie di esami facilotti per fare crediti (non in tutte le facoltà, però molte offrono questi corsettini da poco).
L’umanistico è un settore che piace a tutti, ma da poche possibilità di impiego (la maggior parte dei corsi sfociano direttamente nell’inseganmento) e la sua non regolamentazione alla luga ha creato un esubero di umanisti già impossibili da collocare senza decreto Gelimini.
Purtroppo molti settori dovrebbero essere a numero chiuso e ristretto per evitare una sovrapproduzione di laureati “inutili”, me se in Italia si adottasse il metodo dell “ammettiamo oggi nelle università solo il numero di studenti che tra 5 anni potremo impiegare” (regola valida per tutti i settori) ci ritroveremo con le facoltà piene di raccomandati e figli di papà (ed ovviamente i meritevoli chiusi fuori con un “ci dispiace, sei bravo ma tuo papi non può pagare abbastanza…”).
In un sistema ipoteticamente perfetto il metodo dei numeri chiusi porterebbe a laureare solo l’eccellenza (i migliori della società di oggi per formare la società di domani) e potrebbe offrire a chi studia per piacere personale titoli di para-laurea utili a livello culturale e umano, ma non dannosi al sistema lavorativo.
In ultimo c’è il problema “cepu”, ossia il problema di tutti quegli istituti come le Cepu che offrono, oltre al servizio di tutor e lezioni provate, i servizi di Lauree in trasferta (mandano gli studenti meno bravi in facoltà più “facili” per motivi statistici o di semplice corruzione) ed addirittura i servizi di creazione crediti su misura (in poche parole dal tuo curriculum modificano le esperienze lavorative o personali ad hoc per farti abbuonare crediti, diminuendo così il numero degli esami da passare).
La meritocrazia implicherebbe che qualcuno incapace venisse sostituito da qualcun’altro più capace, ora, se mi porti un esempio, dico UNO, di questa cosa successa nel Pubblico impiego, posso cominciare a cambiare idea.
il problema è proprio questo: che non succede.
Un sistema meritocratico potrebbe davvero salvare l’italia.
il sistema attuale la trascina alla deriva.
UN sistema meritocratico in italia significherebbe la fine del sindacato.
Il sindacato, essendo casta, lo ha bloccato più o meno velatamente in tutti questi anni.
Vediamo come si adegueranno al fatto che il loro comportamento ha contribuito alla creazione di una situazione non più sostenibile, i primi avvisagli di cambiamento ci sono.
difatti i sindacati da tempo hanno smesso di difendere i lavoratori.
Ora sono un’industria di rompicoglioni a pagamento che si occupano solo di ciò che fa comodo loro…
una nota sul sud: sono gli enti locali che dovranno farsi carico di un eventuale spesa per il tp
premesso che in italia ovunque c’è richiesta del tp faccio presente che il pianto per il sud finisce sapendo che anche il sud ha i suoi enti e non pochi ma tanti soldi.
ora è vera una cosa: il sud i soldi non li ha mai spesi per il verso. ma non è di competenza della gelmini ma di chi con i soldi fa altro. e non ce li ha per le cose che servono: i comuni spessissimo non hanno i sldi per i disabili ma non da adesso da sempre. perchè per la scuola non ci sono mai stati soldi. per altre cazzate sì (consulenze anche per respirare) ma per la scuola sempre i resti. ma per le amministrazioni e i loro comportamenti spesso protestano solo le famiglie dei disabili: ed è veramente penoso scoprire che non sono minimamente ascoltate (e la cosa è bipartisan)
Tutte le vostre osservazioni hanno un fondamento giusto. Però, vorrei che non dimenticaste una cosa: la scuola elementare è quel segmento scolastico che si organizza e si sviluppa in tutto il paese non in modo omogeneo, ma secondo le sigenze e secondo anche le situazioni di partenza degli alunni. Non è facile avere dappertutto o in ogni classe l’eccellenza. Come in tutte le istituzioni che si rispettano occorre l’impegno e la passione, ma non è detto che tutti possano e debbano raggiungere gli stessi risultati. Lo stesso Ricolfi ha riconosciuto da quello che ha scritto che un obiettivo viene raggiunto: una eccelllente socializzazione che non si raggiunge nemmeno tra gli adulti che ragionano o dovrebbero ragionare meglio.
Per quanto riguarda i primi passi dei supplenti concordo che spesso sono stentati, ma proprio perchè quando da supplente si entra in una classe non si sa quale materia insegnare, a significare che nessuno, anche con studi universitari freschi freschi, si può improvvisare docente di italiano, di matematica, di informatica, di inglese ex abrupto. Oggi non è più possibile anche volendo. Ecco perchè è importante la pluralità degli insegnanti e degli insegnamenti.
Inoltre c’è molta confusione sulla scuola in generale e su quella elementare in particolare. Occorre un confronto approfondito non tra la Gelmini, Brunetta e Tremonti, ma con tutti i soggetti interessati: genitori, docenti, studenti, sindacati, esperti, ecc. Una riforma sulla scuola non si improvvisa. Per i moduli si impegnarono fior di pedagogisti e tanto tanto tempo di sperimentazione prima di applicarli.
A riformare la scuola dovrebbe essere la scuola stessa, ma è una utopia, come fa il controllato/revisionato a esser anche controllore-reorganizzatore?
Inoltre, pensare che una rivisitazione o ottimizzazione precluda la possibilità di togliere gli esuberi è utopia sindacalista, non certo legata alla realtà.
Quindi se i governi hanno la colpa di operare sul paziente con le mannaie invece che con il bisturi, il paziente (la scuola) a parere mio ha la colpa di non condurre una vita abbastanza sana tale da mantenersi in forma, nutrendosi male (clientelismi e graduatorie con meccanismi poco felici) e con la tendenza a non eliminare le scorie nocive.
Naturalmente sono osservazioni da orecchiante.
La scuola andrebbe riformata, come ogni cosa, non da chi ne fa parte nel momento in cui fa la riforma ma da chi ci proviene e la conosce. Il guaio è che a volte sembra che il politico scordi la sua appartenenza precedente appena si siede in parlamento (non tutti, ma è una cosa che temo). Se una come la Gelmini che ha come sorella una maestra elementare non è riuscita ad “immedesimarsi” nei problemi e nelle esigenze del sistema siamo messi maluccio…
già, ma mi chiedo come mai chi ci opera non si sia accorto che qualcosa non andava.
Si può andare in piazza anche prima che succeda qualche gelmini, proprio per evitare che succeda.
certo è che se uno stava a guardare chi manifestava in questi giorni parevano solo quelli delle università (fisica sembrava il quartier generale)
le elementari sono in agitazione da settembre ma nessuno le filate manco da lontano
chi non si è mosso proprio per nulla è stata l’opposizione e i sindacati che dal 25 giugno sono stati solo in grado di occuparsi di alitalia
oggi sembra bloccarsi la futura riforma universitaria (l’unica che poteva avere senso) guarda caso
ma la realtà universitaria ha sempre avuto tanto in comune con sinistra e sindacati e la politica fa di tutto pur di non far cadere privile (che poi condivide con i baroni e i rettori)
tutto torna
l’unica capro sacrificato è la scuola come sempre da più di 10 anni a sta parte (con fuoco sacrificale bipartisan)
A proposito della sorella della Gelmini siamo stati informati che non è andata a scuola il giorno dello scioperp, sembra che non abbia scioperato, ma rimasta a casa per motivi di salute. Chi sa se Brunetta le ha mandato il controllo.
La sorella della Gelmini è iscritta alla CGIL, anzi sarebbe una dirigente. Comunque si dicono tante cose. Quale la verità?
la sorella della gelmini sindacalista della cgil
(il colmo) è in aspettativa non retribuita per motivi familiari
Motivi familiari. Generalmente viene usata come scusa solitamente vaga, ma qui assume un significato così concreto…
Cara Lastrega, ho precisato che si dicono tante cose…Comunque la notizia è circolata su Internet che di solito è ben informata. In ogni caso, anche mettersi in aspettativa per motivi di famiglia senza retribuzione non è facile. Lo so per esperienza sindacale. E’ una formula che può nascondere tante cose. Anche che la sorella le abbia chiesto di mettersi in aspettativa…in questo momento per non crearle difficoltà. Tanto lei è amica di Brunetta.
Che maligno!
Ciao a tutti, e scusate tanto per la prolungatissima assenza, ma il rapido succedersi degli eventi mi ha costretto, con molto piacere, ad attivarmi davvero, nella vita reale, in occupazioni, assemblee, cortei, lezioni gratis, ricerca in piazza e quant’altro, per salvarmi il culo e non finire in strada….
certamente, dopo aver stramaledetto il giorno in cui mi sono iscritta a un corso di dottorato, con assegno di ricerca di 1000 €/mese, mi sono ritrovata nella stessa barca di una gran massa di disgraziati, per parlare solo di quelli che lavorano all’università a qualsiasi titolo e soprattutto di quelli che nell’università ci vivono e ci danno a campare. Nessuno sarà risparmiato, andrà tutto in mona, se non fermano questa banda di disgraziati, a cominciare da loro stessi: come faranno a farsi i sondaggi se scomparirà l’ISTAT? Come potrà il Banana andare da Messeguè a rifarsi il lifting se scompariranno i giovani ricercatori?
In ogni caso, Mariastella e sua sorella sembra siano uscite da un cartoon pedagogico, di quelli che si facevano vedere ai bambini che non volevano andare a scuola, per ammonirli sulla fine che facevano i somari, anche se a me mi ricorda con terrore la strega cattiva di Hansel e Gretel….
ciao,
piacere di rileggerti.
sarebbe simpatico leggere un po’ delle tue esperienze di piazza.
Il sistema lo conosci.
CIAO! Eravamo preoccupati!
Lo sapevo che stavi facendo La Resistenza, me lo sentivo e sono completamente con te.
Ciao Luminal
Ciao Luminal
prima di tutto complimenti per la scelta del dottorato.
Capisco i tuoi problemi, ho degli amici che hanno proseguito gli studi dopo la laurea e chi piu’ chi meno è sempre la stessa musica.
Un paio di anni fa vidi un Report e un viva l’italia di Iacona sulla ricerca in Italia e il bilancio era proprio imbarazzante. Imbarazzante anche perchè assolutamente indegno delle ottime risorse intellettuali ed energie che questo paese ha a disposizione, che vengono umiliate e costrette alla fuga. Si vedevano ad esempio ricercatori di astrofisica di Pisa guadagnare 1400 euro al mese dopo 13 anni di attività di ricerca e insegnamento senza nemmeno un contratto serio!!
E poi c’erano quelli che vanno all’estero.
Si mostravano ricercatori di medicina che in Danimarca a 34 anni diventavano già ordinari (!!). Mostrava sistemi dove per essere assunto contano le pubblicazioni, non le conoscenze di questo o quel barone.
Tutti, e dico tutti gli italiani intervistati erano felicissimi di essersene andati ed aver trovato redditi e condizioni di ricerca all’altezza della propria preparazione, e nessuno, dico nessuno voleva tornare (alle condizioni che si vedevano offerte in Italia). I pochi nomi, anche prestigiosi, che lo hanno fatto, se ne sono pentiti amaramente.
Tu non hai mai pensato di cercare all’estero?
Belgio, Francia, Inghilterra, Germania, Svezia, Usa….
Con concorsi, borse di studio, o semplicemente con lavori?
Quanto alla riforma della scuola stendiamo un velo. Io applicherei paro paro le ricette di Don Milani, che anche dopo 40 anni restano validissime.
Abbattere tante barriere sociali a scuola si potrebbe fare, se solo lo si volesse. A partire dal prolungato ogni giorno, con compiti svolti in classe con l’aiuto del’insegnate, in modo da mettere tutti i bimbi sullo stesso piano, e non discriminandoli in base al livello culturale della famiglia di appartenenza.
Hai ragione per l’estero, sicuramente farò così un giorno, come tanti che mi hanno preceduto, magari reincontrerò tanti colleghi e amici, persone veramente valide da tutti i punti di vista e con i quali lavoravo veramente bene, qui sembra siano rimasti i peggiori…
Mi dispiace solo per questo disgraziatissimo Paese, destinato a fare questa fine, ma per ora provo a resistere, per vedere se tutti noi riusciremo a uscire da questo tunnel…
Grazie a tutti, scusate del ritardo, sono commossa…
grazie, Simo per l’incoraggiamento, non mi è rimasto altro che resistere…
anche alle botte, violenze, denunce, epiteti razzisti e minacce…
ma questa è un’altra storia, è un rischio che ho calcolato, anche quello di essere radiata dall’Università e dagli ordini professionali, e quindi veramente di buttare la mia laurea nel cesso.
Di esperienze di piazza, come ho sopra accennato, ne avrei da raccontare…
vorrei solo avere un pò di tempo in più, e magari, che questo incubo finisse…
Ben tornata, Luminal. Mi chiedevo dove fossi finita. Noto con molta piacere che ti sei data da fare in molte attività.
Non voglio aggiungere nulla al tuo commento, che è per molti versi in sintonia con il mio post.
Tanti auguri e speriamo bene!