Il Discorso di Monti al Senato 10


La voce di Monti è educata, pacata, convincente. In alcuni tratti, specialmente quando racconta del Ministro della Difesa soldato in Afghanistan, addirittura commovente. Qualche incertezza solo quando si allontana dal testo, ma è evidente che è persona autorevole a cui è stata conferita autorità e intende utilizzarla.
La differenza con quello a cui ci hanno abituato 20 anni di circo è sostanziale, percettibile, misurabile appunto tra la distanza che c’è tra La Russa che si traveste da soldatino ed un ammiraglio che viene svegliato alle 3 di notte in zona di combattimento per essere chiamato a Roma per assumere compiti di governo.

E’ proprio per questo che quando Monti anticipa, per sommi capi, le misure sulle quali si baserà, almeno inizialmente la sua attività di governo, il brivido che percorre la schiena è pienamente giustificato. Nascosto tra le pieghe forbite delle parole dal suono di velluto, si percepisce l’entità del disastro e la mutazione epocale che la nostra cultura dovrà subire se vuole sfuggire ad un destino che, per certi versi, pare comunque irreversibile.

E’ facile prevedere che le equiparazioni di tutela fra contratti a tempo indeterminato e contratti a termine, saranno sicuramente regolate più su un adeguamento dei primi sui secondi che viceversa. Come è semplice pronosticare che le “misure per garantire sostegno a chi perderà il lavoro” saranno sicuramente terze in ordine di priorità rispetto all’esigenza di liberalizzare, nei fatti, i licenziamenti.
Altre vittime promettono la necessità di creare mobilità sull’intero territorio nazionale e ampliarsi allo scenario europeo. In pratica favorire il riequilibrio dell’offerta di prestazione lavorativa liberando completamente le imprese dagli obblighi relativi alle pertinenze di sede di lavoro.

L’apertura alle agevolazioni verso le donne, esplicitamente anticipata con gli incarichi di grande responsabilità attribuiti alle signore presenti nell’esecutivo, solo parzialmente bilancia l’evidente intenzione di modificare radicalmente la gestione previdenziale attuale.

Non entro nel merito dei singoli provvedimenti perché sarebbe poco serio discuterne senza conoscerli, però il quadro progettuale nel quale sono inseriti è già evidente. L’agilità intellettuale necessaria a percorre il cammino tracciato è grande. A mio parere eccessiva per quelle che sono le reali potenzialità del nostro paese, specialmente dopo anni di sonno profondo.

Inoltre, almeno per ora, sui progetti di questa campagna che non esito a definire napoleonica, incombe ancora la minaccia della “Politica”, nell’accezione più deteriore e partitocratica del termine. Monti e la sua squadra, mentre spingeranno il masso in salita, dovranno far leva su un parlamento privo di volontà autonoma, vincolato agli interessi dei leader e pronto a ritirarsi al primo cenno. Non a caso, la Lega ha anticipato tutti ponendosi all’opposizione a prescindere in un riuscito tentativo di recupero di credibilità nei confronti del suo elettorato.

Per quanto possa essere affascinante la prospettiva di una giuda finalmente adeguata, almeno in termini di autorevolezza, per un sistema complesso come la nostra nazione, le mie previsioni sono cupe. Il vero volto dell’Italia è quello grigio e spettrale dell’Imperatore Cerone, le attitudini nazionali sono più vicine a quelle circensi dei suoi sodali. I Migliori (sempre che questi siano veramente i Migliori) non trascinano i popoli che sono pronti a essere presi per lo stomaco, ma rimangono avari di cuore.
La storia ce lo insegna e facciamo bene a non dimenticarlo.