Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse 2


Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
Vedi il caso Zara.

Ed è così che il modello europeo/occidentale della società del benessere accoppiata alla solidarietà sociale è crollata sotto il maglio di chi il capitalismo lo ha preso sul serio. Mentre qui si disquisiva sugli OGM, sui diritti di cani e maiali, sull’opportunità o meno di consentire a persone dello stesso sesso di creare famiglie e fare/adottare bambini, lì si impiccavano 10.000 persone all’anno, si facevano leggi che limitavano la procreazione a un solo figlio alimentando il fenomeno delle femminucce buttate nel cassonetto dell’immondizia, si praticavano aborti a nove mesi con le siringhe nel cranio del feto, si negava l’assistenza medica a chi non poteva pagarla, si produceva latte per neonati avvelenato, si lavorava 20 ore al giorno, uomini, donne, bambini, senza ferie, senza malattie, senza protezioni. E tutti zitti, che alla prima protesta ci si ritrovava con i carri armati per strada a sparare ad altezza d’uomo. Roba che il G8 di Genova, al confronto, è stato una passeggiata di salute.

Quella tra Cina ed Occidente doveva essere una guerra etica, non economica. Sarebbe stato necessario imporre dei “dazi umanitari” (( con i proventi derivanti investiti in strutture sociali nei paesi di origine del prodotto: ospedali, scuole, istituti di previdenza )) sui prodotti che arrivavano da lì normalizzando il loro costo a quelli prodotti in occidente con maggiori garanzie di qualità, sicurezza e benessere delle persone impegnate nella produzione. Era l’occidente che doveva obbligare la Cina a crescere in civiltà sociale, non la Cina costringerci ad una gara al ribasso che abbiamo inevitabilmente perso.

Non si è fatto nel nome del “liberismo”. Cioè una teoria economica ha più valore etico di un principio di umanità. Allora, se le cose stanno così, hanno ragione i cinesi. Quando il gioco si è fatto duro, i duri hanno iniziato a giocare e hanno vinto.
Ovviamente milioni e milioni di occidentali hanno costruito immense fortune cavalcando il dragone cinese e la paccottiglia che produce schiavizzando i bambini e costringendo le donne ad abortire, alla faccia del Cristianesimo, del Calvinismo e degli uomini retti ed operosi.  Voi che leggete e siete consapevoli di esservi cibati di questo pasto, sappiate che vi so riconoscere, uno per uno.

Qualche settimana fa, quando ho inaugurato il count down del default italiano non avevo capito nulla. Non è solo questo piccolo pezzo di terra abitato da uomini deboli e retto da una classe dirigente miserabile a rischiare il culo. Non è più questione di costi della politica o evasione fiscale. In fondo al tubo nel quale stiamo scivolando c’è l’Apocalisse, la stessa che si era gelidamente annunciata a me poco più di un anno fa, quando, in pieno luglio modificavo la tagline di questo sito in “Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia” e scrivevo:

Alla fine le cronache narrarono che quella del 2010 fu l’estate più fredda della storia.

Mentre i bambini correvano sulla battigia schizzando i loro costumini con la sabbia brillante del mare, mentre le ragazze ricoprivano i loro corpi asciutti e morbidi di profumata crema solare, mentre gli uomini scoprivano il petto glabro e lo offrivano virilmente ai raggi feroci del sole, il freddo ghiacciava i tubi dell’acqua, attaccava i frutti odorosi marcendoli, penetrava nel profondo delle macchine e faceva polvere del loro cuore d’acciaio.

In quelle chiare notti d’estate, umide di corpi avvinti, quando le stelle si mostravano senza infingimenti e le cicale segnavano il tempo frinendo, il freddo penetrava silente e severo nelle case degli uomini creando piccoli ghirigori di cristallo trasparente sui vetri, sulle pareti e sulle lucide superfici di metallo.

Venne, infine, settembre. Gli amori passeggeri finirono. Gli ombrelloni si chiusero. I bimbi tornarono a scuola. Sulle spiagge deserte rimasero solo i rifiuti bruciacchiati dal sole.
Il mare si fece scuro e silente. Blu come non era mai stato prima. Lontano echeggiava l’autunno. A lui sarebbe succeduto l’Inverno.

E allora, si disse, si sarebbero fatti i conti.

Fu una di quelle rare illuminazioni che colpiscono le persone nei momenti cruciali della propria vita. Ora, mentre la metafora del freddo si fa finalmente strada nei cuori e nelle menti di tutti, io sto vivendo una nuova illuminazione.

Di questa, però, non scriverò perché quando si ha il dono di vedere lontano si paga inevitabilmente con l’incredulità di chi ti ascolta e con l’inquietudine della consapevolezza. Mentre mancano due soli giorni al compleanno della mia bimba non voglio macchiare queste pagine candide con i pensieri oscuri che mi tengono sveglio in queste notti caldissime di agosto.

Se continua così, fra meno di un anno, più o meno la metà di quelli che leggono queste righe sarà senza lavoro, senza mezzi di sussistenza, con i risparmi ingoiati dal fallimento del sistema. Un giorno vi ho raccontato come cercare di sopravvivere all’apocalisse. Consideratelo una specie di regalo. Sopravvivete, se potete, ma non dimenticate di ammalarvi di anarchia.
Se, incontrandoci faccia a faccia, riconoscerò in voi il cuore e la buona volontà, diventeremo compagni. Altrimenti vi ucciderò. Senza pensarci.

Buona fortuna a voi, ai vostri amati, ai vostri bambini.
Arrivederci in un luogo di luce.