Il dato (in)comprensibile


L’economia è fatta di leggi fisse: vi sono teoremi, corollari e lemmi che ne governano l’andamento e che rendono i trend di mercato prevedibili a lungo termine. Questa materia è molto più simile a una scienza che a una dottrina. Molto vicina al metodo della meteorologia, se vogliamo, che utilizza la fisica per elaborare simulazioni aventi un ottimo margine di approssimazione.
Tra queste leggi si possono inserire, in determinati momenti, alcune variabili che hanno il potere di turbare le sinusoidi per frazioni di tempo. Variabili che tutto sommato si riducono a due sole eventualità: la mancata o parziale immissione sul mercato di informazioni e il verificarsi di eventi naturali. Le prime sono guidate dall’uomo per fini ben determinati; le seconde no, di conseguenza non sono quasi mai prevedibili.
In questo contesto semiperfetto, dove l’assenza di eventi imponderabili e la presenza delle informazioni fondamentali dovrebbe consentire una determinazione piuttosto accurata dei numeri, ci sono dati che parlano da sè e che sono tristemente preoccupanti, per quanto possano apparire strani.
Posto un’immagine orribile. Agli occhi di un economista sta come l’immagine delle vivisezioni a quelli di un animalista.

A far inorridire non è (solo) la strana inversione di segni tra spread e FIB, dove entrambi sono ben in salita sebbene il loro rapporto sia inversamente proporzionale. Il dato è parziale, a fine giornata l’andamento positivo dei mercati avrebbe visto la decrescita dello spread; sono comunque due indici che già in altre occasioni hanno dimostrato di poter viaggiare su binari diversi.

La cosa che dovrebbe far riflettere è che il FIB, e con esso tutti gli altri indici, sia tanto euforico a fronte dell’annuncio, qualche ora prima, dell’attuazione di una vasta politica di signoraggio da parte delle maggiori banche centrali.
Riassumo in poche righe gli eventi.

  • Le banche centrali hanno deciso di stampare moneta.
  • Il mercato è ben conscio che tale moneta verrà immessa all’interno di esso ed utilizzata per essere investita in titoli di stato.
  • Il mercato ha quindi alzato il valore degli scambi, aggiungendo al valore di borsa del giorno precedente la maggior quantità di moneta presente sulla piazza.

In sintesi, quella crescita di borsa non s’è tradotta in un valore aggiunto. Non serve ad arrestare la crisi del debito. Non comporta un guadagno, se non di carattere speculativo, e non è certo la soluzione al problema. La situazione non è cambiata di una virgola.
Un’informazione responsabile spiegherebbe le cose esattamente in questo modo.


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