Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Il Crepuscolo del Bunga Bunga" è stato scritto da Comandante Nebbia
Il Ventennio e gli Anni del Bunga Bunga
Gli anni del Bunga Bunga stanno per finire. E’ vero, Berlusconi è ancora lì, ma il belrusconismo è morto. Lo si capisce non dall’avanzata degli avversari, ameboidi ed inerti anche nel momento di massima debolezza del loro antagonista, ma dalla fuga disperata ed irriverente dei tanti topi che stanno abbandonando la nave. Per farsene un’idea basta leggere l’intervista di Feltri a “Il Fatto Quotidiano” dove il caro Vittorio, in poche righe, non si limita a rinnegare tre volte prima che il gallo canti, ma si offre già candidamente al nuovo padrone di domani, quella Lega Nord con la quale da tempo condivide l’approccio culturale alla vita e l’elegante, misurata dialettica.
E’ probabile che di qui a qualche settimana si assisterà ad una successione di abiure che ricorderà quella che seguì la caduta del fascismo, quando per strada si camminava calpestando “cimici”, il distintivo del PNF che si portava appuntato sul bavero della giacca.
Gli anni del Bunga Bunga non ci lasciano nemmeno un distintivo. Magari si correrà il rischio di sporcarsi le suole con un preservativo usato o con della polvere bianca di incerta natura, ma certamente non ci saranno lasciti culturali da rinnovare con una nuova visione della vita o ambizioni nazionali da sostituire con un rinascimento filosofico e morale. Gli anni del Bunga Bunga sono stati un periodo di vacanza del cuore e della mente che ci lasceremo alle spalle ritrovandoci di colpo più vecchi, più stanchi, con le tasche vuote e con la sensazione di essere stati ingannati ed illusi come dei bambini. Gli anni del Bunga Bunga sono un pezzo della nostra vita, un tributo pesantissimo che abbiamo voluto pagare all’ambizione di un uomo mediocre che, invece di migliorare se stesso, ci ha convinto a diventare come lui, se non peggio.

La colpa è stata e rimane nostra. Non essere stati capaci di espellere il virus dall’organismo del nostro paese è la prova che la nostra democrazia è seriamente ammalata di immunodeficienza e che questa mancanza di anticorpi ci espone a rischi ancora più gravi nel futuro quando la nazione, fortemente debilitata, all’uscita dal lungo sogno ad occhi aperti dovrà affrontare la terribile realtà di un’economia in recessione e di un paese che non sa più creare valore industriale o culturale.
Lui, Berlusconi, sarà l’ultimo ad accorgersi di non esserci più. Non è il tipo da farsi appendere a testa in giù a piazzale Loreto per lasciarci almeno un po’ di rimorso. Per l’idea che mi sono formato dell’uomo, più che del politico, mi figuro un tramonto triste e poco dignitoso. Umanamente mi dovrei augurare la riconciliazione finale di un vecchio con i suoi limiti, un percorso di accettazione verso un trapasso più sereno. Invece, gli anni del Bunga Bunga mi hanno reso un uomo peggiore di quello che ero. Il mio residuo di umanità è scarso ed il declino personale e politico di Berlusconi finisce per essermi indifferente. Lui, come tutti noi, è nelle mani di un destino sordo alla sofferenza, al pentimento ed alla paura della morte. Si fotta.
Il Dopo Bunga Bunga
La storia è una severa maestra. E’ la conoscenza degli eventi passati, più che l’analisi politica, che ci svela il nostro immediato futuro.
La fuga e la riconversione degli uomini che hanno creato ed alimentato il sistema del Bunga Bunga è iniziata con colui che fino a ieri votava le leggi ad personam ed oggi, con un’ardita capriola, sfiducia se stesso e si propone come alternativa. Dopo di lui, e con analoga sfacciataggine, è plausibile attendersi la riconversione a cascata di tanti gerarchi del vecchio sistema. Tutti vergini e tutti, ora segretamente e discretamente, domani palesemente e platealmente, avversi al sistema del Bunga Bunga ed al suo creatore.
Dall’altra parte ci saranno quelli che hanno costruito una carriera avversando per mestiere il sistema del Bunga Bunga e diventandone, alla fine, parte consapevole e sazia. Venuto meno il motivo primario della loro esistenza, sarà interessante vedere se sapranno ricostruirsi un ruolo.
A questi si aggiungeranno gli zombie, i cadaveri viventi di quella che fu la sinistra italiana. Quelli che hanno avuto due volte l’occasione di abbattere per sempre il sistema del Bunga Bunga, ma hanno preferito mantenerlo in vita perché gli faceva comodo avere qualcuno che imbandisse la tavola dove si sono seduti a mangiare.

La mia opinione è che non è né da Di Pietro, né da Bersani, né dai rottamatori e né da Vendola che bisogna ripartire, ma da noi stessi. Una nazione si forma da uno sforzo di volontà collettivo che non può limitarsi all’operazione di tracciare una croce una volta ogni cinque anni. Partecipare, scrivere, parlare, confrontarsi, agire, è questo il lavoro che viene richiesto a ciascuno di noi per ricostruire la casa nella quale vivremo e nella quale cresceranno i nostri figli e i nostri nipoti. La vita è un percorso di solitudine che si nobilita con il lavoro, la semina, la costruzione di un sistema di sostegno e di rispetto per le esigenze di tutti.
Per iniziare ad uscire dall’era del Bunga Bunga è necessaria una legge elettorale che ci consenta di scegliere persone e non simboli. Subito dopo una regolamentazione che restituisca dignità al lavoro dipendente, un sistema di controllo efficace sulla spesa pubblica, una persecuzione feroce all’evasione fiscale ed infine un atto di fede nei confronti dell’amore che regoli i rapporti di persone che si amano, indipendentemente dal sesso.
Cose essenziali, in grado di cambiare la vita di molti di noi. Lavoriamoci e facciamolo. Credo che sarà l’ultima occasione che mi concedo di trovare una soluzione collettiva. Dopo, almeno per me, rimane solo l’anarchia. L’ognuno per sé, Dio per tutti.
Buona fortuna.

Penso che l’incapacità di perseguire soluzioni collettive astratte a lunga scadenza sia un carattere distintivo del nostro modo d’essere nazione, parte integrante del nostro DNA.
Fatte salve poche eccezioni, per esempio l’utopia socialista consumata cent’anni fa, nella prassi quotidiana l’arte di arrangiarsi è, ed è sempre stata, la bussola dell’italiano medio, che, obbligato a scegliere tra il bene comune e il suo proprio particulare, nella stragrande maggioranza dei casa opta per il secondo.
Una politica che voglia avere successo deve tenerne conto.
Deve considerare che l’unico percorso praticabile per giungere al bene comune, ammesso che questo sia il fine, è quello che passa attraverso la soddisfazione del bene individuale; che è l’unico modo per volgere quella che parrebbe, ed è, una debolezza, in un elemento di forza.
La differenza tra un buon politico e un buon predicatore, in fin dei conti, è tutta qui.
Hai ragione.
Peccato
E’ superficiale e ingeneroso liquidare l’esperienza politica di Silvio Berlusconi con il bunga bunga.
Berlusconi ha assicurato stabilità economica, ha dato lustro all’Italia nel mondo ed ha reso disponibile la sua esperienza di imprenditore a tutti noi.
Purtroppo ci sono italiani per i quali la democrazia è un concetto relativo e la magistratura e Fini sono al loro servizio.
Non si può governare con queste spine nel fianco.
Dopo Berlusconi c’è il caos, se lo cercavate, lo avete trovato.
Che tempo fa su Marte?
Ottimi argomenti.
Complimenti.
Non capisco il senso di quello che sostieni. Davvero tu sei convinto di quello che hai scritto? Davvero sei certo che il Berlusca sia un “esempio” da imitare? Sei certo che egli abbia dato “stabilità” al Paese? Che abbia fatto il “bene di tutti”; Che si sia prodigato per rendere questo Paese migliore di quello che ha trovato? Che sia stato un governante degno e disinteressato e il cui unico scopo sia stato perseguire una crescita sociale e culturale dell’Italia e renderla un esempio tra i pochi nel panorama delle “decadenti” democrazie mondiali? Ma tu davvero sei convinto che l’ometto di Arcore abbia fatto la sua fortuna solo con il sudore della sua fronte e con un innegabile senso del dovere morale ancorché di tipo imprenditoriale? Sei assolutamente certo che senza di lui tutto sarebbe stato più triste, più inflazionato e più obbrobrioso? Sei assolutamente disposto a giocarti la camicia che senza le “sue” televisioni il livello culturale degli italiani sarebbe stato più infimo? Davvero credi che tutti quelli che non accettano il “berlusconismo” e la sua concreta materializzazione siano tutti pazzi o malati o attentatori o comunisti o giustizialisti?
Mio gentile interlocutore, forse si tratta di ingenuità, forse l’età non aiuta, o forse la storia non soccorre, oppure la memoria non è molto attiva o la cronaca è deviata dai commenti dell’informazione prezzolata, chissà? Ma credo che tu non sia un interlocutore attendibile con cui discorrere del presente. Anzi direi nemmeno del recente passato, diciamo all’incirca gli ultimi vent’anni.
Ti sei dimenticato di dire che la colpa è di sua moglie comunista. Ricordiamocelo, se ce la propinano da qualche parte
Imperdonabile dimenticanza. Chiedo venia e mi cospargo il capo di cenere.
Direi che è cosa buona e giusta avere interlocutori che si dichiarano disposti a soccorrere il povero ometto di Arcore. Ne ha così bisogno poveretto! Egli è certamente e impetuosamente preso da tanti problemi che neppure si rende conto di quanto tanta gente lo ammiri e lo voglia aiutare. Ma cosa mai vai a pensare tu CN!!! Cosa ti uguri? Sfracelli e distruzioni a carico del Piccolo sacerdote dal grande ingegno imprenditoriale? Ma dài. Hai visto (letto) cosa dice il nostro amico Roberto più sopra? Egli ha parlato del lascito magistrale: “ha reso disponibile la sua esperienza di imprenditore a tutti noi”, testuale.
Io direi che è facilissimo fare l’imprenditore quando si fanno dozzine dileggi e leggine che aiutano le proprie aziende e le aziende che lavorano per le proprie aziende e le aziende degli amici che lavorano per le aziende che interessano il mio o i miei mercati.
Forse Roberto non lo sa. Forse nonlegge la Gazzetta Ufficiale. A me tocca leggerla sempre. E ogni giorno, “ogni santo giorno” mitocca trovarvi leggi e regolamenti e decreti e prolusioni che in un modo o in un altro non fanno che creare una rete di favori, di connivenze manageriali, di legami finanziari e di contributi lobbistici a favore di Mediaset e di ogni altra impresa direttamente o indirettamente legata alla rete imprenditoriale e finanziaria di Berlusconi o dei suoi figli o di suo fratello o degli amici di tutti questi.
In ogni regione d’Italia, in ogni provincia, in ogni comune ci sia il partito dell’ometto reuccio di Arcore si fanno conti e si fanno affari. e tutti i conti e gli affari si fanno seguendo la stessa logica imprenditoriale: io progetto, creo, organizzo, festeggio, inauguro, bandisco gare, elargisco appalti, invento programmi con i soldi pubblici con il solo ed unico scopo di crearmi un sottobosco di clientela politico-affaristica che mi vengo in soccorso quando dovesse servirmi. E quando? Per esempio al momento di un’elezione, del rinnovo di un consiglio di amministrazione, quando si debbano nominare consiglieri di un ente pubblico, quando si debba costruire una strada davanti a casa mia, o una chiesa davanti alla casa del prete che ha benedetto le mie nozze o una casa nuova all’avvocato che ha consacrato la mia separazione senza eccessivo esborso.
E’ una rete inestricabile di fattura infinitamente peggiore di quella che a suo tempo fu costruita da Craxi (un altro statista – sic!)
Berlusconi passerà. Nonostante tutto non ha ancora comprato le azioni dell’ultraterreno… Credo.
Purtroppo i sorci scappano ma la lezione l’hanno imparata e sono certo che il berlusconissmo troverà altra linfa e nuova vita prima o poi in forma più virulenta e cattiva.
A meno che non si crei un cortocircuito e venga spazzata via l’ignoranza e la dabbenaggine italica in poche (pochissime) generazioni.
Un augurio che faccio a tutti quelli che verranno.