Il Crepuscolo degli Dei 14


ore 13.35

Sono chiuso in una squallida sala riunione in un tetro palazzone alla periferia di Lussemburgo. E’ ora di pranzo, quando ci siamo alzati per scendere alla “canteen“, la nostra ospite, una funzionarie della Comunità Europea di cui si vociferano stipendi favolosi, ci ha detto di portarci dietro cellulari, portafogli e computer perché non è riuscita a trovare la chiave della porta della sala riunioni.

C’è stato un attimo di gelo. Siamo in Lussemburgo, in una sede scientifica della comunità europea, è una riunione di ricercatori, professori universitari e scienziati, tutto ti viene da pensare tranne che qualcuno si possa infilare nella stanza e ciularsi uno degli ormai onnipresenti tablet.
Comunque, la scusa è buona e io colgo la palla al balzo. Non si ha mica un q.i. come il mio per niente. Mi avvicino alla funzionaria e le dico che rimango io in stanza, non ho fame, non è il primo turno di guardia della mia vita e ho paura che non sarà nemmeno l’ultimo.

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nobody steals nothing here

In realtà ho fame eccome. Mi verso un’altra tazza di caffè che somiglia a tè e mi metto a scrivere qualcosa, giusto per cercare di scrollarmi la rabbia e la delusione che lentamente sento montarmi dentro.
Questo progetto vale milioni di euro che stiamo dissipando con allegra noncuranza in anticipo si quanto la BCE riuscirà a sfilare dalle tasche dei ciprioti adesso e di tutti noi nell’immediato futuro. Il tecnico che ancora sopravvive in me dopo anni di disillusione  lo ha già classificato come l’ennesima chimera accademica buona solo per alimentare l’inflazionatissimo mercato delle pubblicazioni scientifiche, generare migliaia e migliaia di slide, fare meeting multinazionali in giro per l’Europa e partorire, ma giusto in fondo al tunnel, un paio di applicazioni carine che, comunque, se fossero state veramente valide, avrebbero trovato la loro strada da sé.

Un giorno, prima o poi, qualcuno troverà il tempo di studiare e capire dove si è arenata la vecchia balena europea. Su quale spiaggia ha tirato le cuoia l’intraprendenza e l’energia di gente che ha sangue antico nelle vene, che ora va in crisi alla minima difficoltà e che non sa far altro che produrre chiacchiere, polemiche e riunioni il cui unico risultato è quello di prendere un appuntamento per la prossima riunione.

Ha ragione Vittorio, devo tenere quello che rimane del mio giovane partigiano ben chiuso nel mio corpaccione deforme, sotto la pelle che mi è diventata grigia e dura. Chiudere occhi, bocca e naso e non pensarci. Prima si capisce che il pezzo di strada che resta da fare lo si deve fare da soli e prima ci si concilia con la vita, cercando di godersi quello che è ancora in grado di offrirti.

Così alla fine mi fermo e penso a mia figlia, alle lettere che mi scrive dettando il testo alla madre

papa ti voglio bene
ti voglio dare un abbraccio
perche sei mio papa preferito
ti coccolerò quando sei arrivato
sono una bimba bellissima ed esperta

Alla fine è uscito un bel sole. Lo vedo clamorosamente annunciarsi dietro i vetri sporchi. Dopo due giorni di pioggia, ho la prova materiale che anche qui, di tanto in tanto, le nubi la notte si schiudono e aprono il cielo alla vista di cento milioni di stelle.


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