Il Coraggio di Essere Minoranza
18 febbraio, 2009 di MrWolf
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Veltroni se ne va per salvare il partito. Che buono.
La storia di un uomo senza spina dorsale che per mesi è stato capace di non prendere nessuna decisione, di non assumere alcuna posizione, espressione di quell’intellettualismo di facciata sterile ed aristocratico al punto di sfociare nel dandysmo, la vicenda del figlio di papà a cui sono state concesse mille occasioni e che è stato capace di fallirle tutte, si conclude con l’ennesimo atto di vigliaccheria. Se ne va per salvare il Partito e non perché ha fallito. “Mi assumo le responsabilità mie e non“. Che buono. Manca solo che risorga tre giorni dopo la morte.

Sul progetto del partito democratico e sull’inconsistenza del leader che si era scelto, era stato fin troppo semplice atteggiarsi ad infallibili profeti.
Partito DemOmeopatico, era stato definito qui in tempi non sospetti, mentre la figura ecumenica e pastorale di Veltroni era stata disegnata con precisione già prima della sua elezione. Il suo decisionismo ad intermittenza, probabilmente frutto delle critiche ricevute durante il tè pomeridiano al Circolo della Caccia, avevano fornito più di una ispirazione.
Il problema di fondo è che il Partito Democratico ha cercato di fare la Democrazia Cristiana senza aver studiato dai Gesuiti e che Veltroni ha tentato di indossare i panni di Aldo Moro incurante del fatto che gli andavano larghissimi.
E’ da tempo che il consenso non si crea più nelle segreterie. Ora va di moda la politica marketing: dai alla gente quello che vuole e fregatene.
L’ha capito per primo Berlusconi. C’è una gran parte d’Italia che vuole culi, tette, ronde, ergastoli, esercito per le strade e a cui piace pensare che i romeni facciano stupri perché ce l’hanno nel codice genetico. Berlusconi non entra nel merito della richiesta, lui si limita a vendere quello che il mercato gli chiede.

Poi è arrivato Di Pietro con il suo populismo d’opposizione. C’è un altro pezzo d’Italia che si esalta quando Di Pietro fa le sue uscite roboanti e non si preoccupa del fatto che l’IDV è un partito “proprietà privata” del bell’Antonio, ne più ne meno di Berlusconi con Forza Italia e PDL.
Veltroni e il Partito democratico, con la loro politica aposizionale, hanno cercato di dare una risposta positiva a tutti senza pensare che esiste un altro pezzo d’Italia, magari una minoranza, a cui piacerebbe sentire parlare di diritti per le coppie omosessuali, di divorzio breve, di procreazione responsabile, di leggi civili sulla fecondazione assistita, di sviluppo sostenibile, di libera chiesa in libero stato, di servizi sociali, di flessibilità (non di precariato) e di leggi elettorali democratiche. Tutto questo, possibilmente, senza diventare preda dell’esibizionismo spettacolarista dell’ultrasinistra dei vari Caruso il fanfarone o Diliberto, l’importatore di mummie e senza bruciare bandiere americane per le strade.
Nell’ansia di dire sì a tutti, di conciliare il salato con il dolce, la notte con il giorno il diavolo con l’acqua santa, Walter e il Partito democratico hanno dimenticato che questi consumatori della politica sono rimasti senza rappresentanza, senza nessuno che gli dicesse quello che vogliono sentire.
Probabilmente non si è voluti entrare in questo mercato di nicchia perché questi italiani sono pochi e si è puntato al bersaglio grosso, senza capire che quello, da tempo, è un gruppo di consumatori fidelizzato alla merce zuccherosa ed appiccicosa che arriva da Arcore.

In un paese come il nostro bisogna avere il coraggio di essere minoranza e lottare per crescere facendo apostolato sui contenuti e non sperando di ottenere consenso dando ragione a tutti e torto a nessuno.
Se alla maggioranza degli italiani piacciono culi, tette, ronde, ergastoli, esercito per le strade ed è convinta che i romeni facciano stupri perché ce l’hanno nel codice genetico, bisogna prenderne atto ed accettarlo.
E’ la democrazia baby. Quando ho scritto che era un fallimento molti non sono stati d’accordo.
Bene. Ora è l’ora di dimostrare con i fatti e non con le chiacchiere che avevo torto.
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L’articolo è sostanzialmente corretto, ma Veltroni paga anche colpe non sue…eppoi il PD è un partito nato dalle ceneri di 2 pugnalate nella schiena al proprio leader, non è che con questi natali si potesse andare chissà dove.
Come giustamente fa notare Giannini nel suo editoriale su repubblica, è arrivato il momento che l’anima cattolica e quella riformista (preferirei dire progressista) prendano atto della rispettiva incompatibilità e vadano ognuno per la propria strada.
Personalmente, da elettore progressista, ho giurato a me stesso che non darò mai più il voto a un partito pieno di leccapiedi della curia come i rutelli di turno.
Il PD non mi rappresenta, non ha fatto nessuna delle battaglie che pretendo dal mio partito, e il PD, o qualsivoglia suo succedaneo, NON avrà mai più il mio voto, men che meno fino a che imbarcherà a piene mani nelle proprie fila i rutelli contrari al testamento biologico perchè senza i cattolici non si vince…’fanculo i cattolici, vadano per la loro strada, io voglio un partito che si batta per uno stato laico, non per questa teocrazia mafioso-massonica del quale il PD è parte a pieno titolo.
Hai perfettamente ragione su Veltroni.
L’unica gesto positivo che ha fatto sono le dimissioni: concediamogli almeno quello !!!!!!!
In un mondo dove mai nessuno si dimette nemmeno se lo beccano con le “mani in pasta” almeno un gesto onorevole.
Il partito fantasma s’è volatilizzato del tutto. Che non abbia mai fatto o detto qualcosa di opposizione seria è vero. Che abbia cercato in tutti i modi di conciliare incompatibilità insanabili è vero.
E anche vero che il suo leader na ha mai trovatola forza, o il coraggio, o l’intelligenza, o l’acume istintivo del politico di razza per creare i presupposti di un’opposizione indiscutibilmente forte e seria. Così come inconfutabilmente vero è il fatto che nessuno mai abbia fatto o detto qualcosa che potesse aiutarlo. In un partito raccogliticcio e approssimativo in cui si è cercato di far coesistere tutto e il contrario di tutto, ognuno per la sua strada sotto la stessa tessera per accedere agli stessi fondi… Ma in realtà tutti disinteressati a progettare qualcosa di veramente nuovo.
Tutto vero.
Ma esistono delle cose che vanno fatte prima e altre che vanno fatte dopo.
Prima si sistema la struttura e poi si pensa all’abito. Prima si prendono le misure dei piedi e dopo si va a comprare le scarpe.
Gli italiani vogliono culi, tette, facile ricchezza, romeni impalati, nonpagare le tasse e non fare le code per fottere il prossimo? Bene. Perse le misure si va a comprare l’abito. Ma se le misure sono queste sarà sempre un abito che assicureraà lunga vita al re e una sana dose di peste nera a tutti gli sfigati. Non è questa la democrazia.
Una sana minoranza va benissimo. In democrazia. Ma tra tette e culi, esercito per le vie e romeni impalati perchè sporchi brutti e cattivi, di democrazia non c’è traccia e allora di che stiamo parlando?
Imputare al Veltroni immobilismo e aristocratico distacco va bene. MA cercare in lui il sapro espiatorio di un fallimento mi sembra fuori posto soprattutto quando tutti quelli che l’hanno circondato l’hanno fatto con il solo scopo di fargli sgambetti e tirargli sassi dietro le orecchie.
Infine una nota a margine. Francy68 scrive: “…Il PD non mi rappresenta, non ha fatto nessuna delle battaglie che pretendo dal mio partito, e il PD, o qualsivoglia suo succedaneo…” Va bene anche questo. Apparenetmente è logico e condivisibile. Ma nella pratica c’é quel “mi” che rovina ogni logica.
QUle potrebbe essere il partito che “rappresenti” tutti? E se ogni singola persona dicesse “mi” per questo e quel motivo? come potrebbe configurarsi una base comune? Non è forse proprio questo il germe che impedisce alla società civile “di sinistra” di trovare una base comune e un filo conduttore unico?
Quel “mi” rappresenta la scriminante fondamentale di ogni tipo di pretesa personale la più nobile e anche la più sciocca e come conciliarle?
A destra più o meno si riconoscono tutti in un meccanismo semplice: Bisogna esere un po’ fascisti, un po’ razzisti e un po’ affaristi e i lgioco è fatto. A sinistra cosa?
Gunnar
un partito dovrebbe aggregare persone sulla base di un interesse comune, ecco il “mi”.
Io trovo, su basi assolutamente egoistiche, che una società laica, più sana, più giusta, popolata di cittadini e non di sudditi, dove si riconosca l’utilità di regole a presidio di una civile convivenza…ebbene trovo che ciò corrisponda al mio interesse egoistico.
Attualmente sono un elettore senza rappresentanza parlamentare, se qualcuno è interessato, deve fare queste battaglie, sennò vai coi culi, le tette, i romeni impalati, gli strafatti alla guida che falciano le persone in totale allegria (la mattina dopo si può sempre chiedere scusa, no?), gli studenti che accoltellano i professori…
D’accordo. Capisco bene e l’avevo capito anche prima. quelloc he volevo sottolineare non era il “tuo” perticolare senso della civiltà o il “tuo” particolare spirito di aggragazione.
Volevo sottolineare che ci si è cacciati in un “cul de sac” assolutamente stretto e buio. Sembra che il “comune interesse” anche quando sembra evidente che si debba perseguire passa sempre e solo attraverso la lente deformante del proprio individuale e particolarissimo orizzonte percettivo.
Quella società che ti auguri si realizzi è la stessa che auguro a me stesso e a mia figlia e credo che siano veramente moltissimi a farsi il medesimo augurio. MA poi quando è il momento di trarre le somme, di pasasre del desiderio alla realizzazione, dal progetto alla costruzione ecco che improvvisamente si scoprono nervi sensibili, la tua visione differisce di un tanto dalla mia, e la mia di un tanto dalla sua e di poco da quella di un altro e di meno di niente da quella di altri ancora e via differenziando.
Quel particolare granello di differenza diventa palla e poi slavina e poi valanga fino a travolgere tutto.
Desiderare qualcosa non significa realizzare qualcosa. Credo che in una società democratica ed evoluta ci debba essere spazio anche per la rinuncia a qualcosa di personale per un più alto bene comune e questo lo si può realizzare, anche attraverso una rappresentanza politica talvolta. Ma non si può, perché non ha alcun senso farlo, concedere a qualcuno la rappresentanza politica dei nostri desideri e poi sparargli addosso appena sorgono difficoltà o appena ci sono sconfitte.
Se delego qualcuno a fare le cose al posto mio non è lui il responsabile vero ma sono io ed io soltanto il responsabile, perché ho commesso un errore di valutazione.
Se vado a votare e implicitamente dico a Veltroni (il riferimento è puramente esemplificativo) di farmi una società a misura umana e dopo quello sbaglia (per volontà sua o per caso non importa) vuol dire che “devo” riconoscere la mia incapacità di scegliere e la mia inerzia a comprendere.
Solo questo volevo sottolineare.
sì in parte volevo “difendermi” in parte volevo spiegare quello che ritengo potrebbe essere un buon senso comune, fondato scientemente sull’egoismo…
quanto al tuo post, condivido al 99%, ma segnalo dei problemi su questo pezzo “non si può, perché non ha alcun senso farlo, concedere a qualcuno la rappresentanza politica dei nostri desideri e poi sparargli addosso appena sorgono difficoltà o appena ci sono sconfitte.
Se delego qualcuno a fare le cose al posto mio non è lui il responsabile vero ma sono io ed io soltanto il responsabile, perché ho commesso un errore di valutazione”.
Qui non concordo perchè mi sembra che, stante l’impossibilità di una democrazia diretta (anche se forse oggi Internet…magari un giorno, chissà), dobbiamo accontentarci di quella rappresentativa e quindi siamo costretti a delegare qualcuno perchè porti avanti le nostre battaglie.
Un politico questo deve fare, ricordarsi di essere un rappresentante di interessi altrui, interessi diffusi e comuni a tanti, magari non a tutti, ma a tanti, e difendere questi interessi.
E’, naturalmente, un principio pericoloso -tanto più pericoloso quanto più sono settari e non generali questi interessi- ma i partiti a questo servono e a questo devono servire; oggi, fra i tanti problemi che abbiamo c’è proprio che, in qualche modo, i partiti italiani non rispondono più agli interessi degli elettori ma anzi avviene l’esatto contrario.
Questi i doveri di un politico (portare avanti gli interessi a tutela dei quali gli è stato dato mandato di rappresentare qualcuno), quelli di un cittadino consistono essenzialmentre nell’informarsi bene su chi sta per scegliere (e, magari, come tu giustamente hai sottolineato “rinuncia(re) a qualcosa di personale per un più alto bene comune”).
Ma cosa succede quando una legge mi impedisce di scegliere e la scelta la fanno le segreterie di partito? Veltroni stesso fu designato candidato attraverso una consultazione della base non del tutto libera, in quanto alcuni candidati scomodi furono tenuti fuori…
E poi, e soprattutto, come diavolo faccio a scegliere bene se non posso ottenere un’informazione onesta sui possibili candidati?
La risposta è evidente, un paese, come l’Italia attuale, non è un paese democratico e sinceramente non so come potremo riavere una democrazia sino a che gli organi di informazione saranno così schierati col governo e in parlamento ci andranno direttamente i lacchè designati dalle segreterie di partito.
Nel frattempo, oltre a non essere liberi, siamo costretti a convivere con dei concittadini che molto, troppo, spesso non hanno più nemmeno diritto al titolo onorifico di cittadino, ridotti come sono ad uno stato di abbrutimento semiferino dalla televisione e dal totale disprezzo per la scuola e per lo studio…
Sottoscrivo. E’ quello che dovrebbe fare chiunque (non solo i leader di partito) abbia minimamente a cuore il futuro.
Non posso concordare con francy68, che afferma qualcosa che io ritengo gravissimo: che l’eletto debba rispondere ai suoi elettori. Ciò non è corretto, una volta eletta, una persona assume un ruolo istituzionale che lo dovrebbe costringere a dimenticare chi l’ha eletto. Ciò vale a tutti i livelli. Anche il Presidente della Repubblica deve dimenticare chi l’ha eletto. In caso contrario, a chi non avesse rappresentanza, si potrebbe fare di tutto. E’ davvero allarmante che dei fondamenti della democrazia apparentemente si ricordi solo il principio maggioritario, come fa Berlusconi. Anche l’elettorato di sinistra sembra quindi soffrire della stessa amnesia. La democrazia è molto di più del principio maggioritario. Del resto, molte dittature, fascismo incluso, godevano di ampia popolarità e consenso, ma non per questo erano sistemi democratici. Sarebbe saggio non dimenticarlo!
l’eletto è un rappresentante (si chiama democrazia rappresentativa apposta); nei paesi di solida tradizione gli eletti sanno di essere costantemente chiamati a rispondere ai propri elettori di ciò che fanno o non fanno…da noi fanno il cazzo che gli pare nel proprio esclusivo interesse.
Il principio maggioritario non c’entra nulla (ne ho sempre scritto peste e corna peraltro), la questione qui è la cd. responsabilità politica, che in italia non esiste e che funziona, grosso modo, così: io ti dò il voto e mi aspetto che tu metta in pratica il programma che hai annunciato e sulla base del quale ti ho eletto; e se sgarri sei fuori.
Ovvio che l’interesse generale dovrebbe essere sempre un limite invalicabile, ma questo è implicito…quando il goevrnatore dell’Illinois è stato beccato a mettere in vendita il seggio di Obama, non c’è stato bisogno di fiatare perchè si levasse dalle palle: beccato a fare qualcosa di non etico se n’è dovuto andare, punto.
Da noi invece c’è bisogno di puntualizzare che gli interessi da perseguire devono essere “presentabili”, mi sa che è questo il problema…
Ma la “responsabilità” politica è uno dei cardini della politica anglosassone: si viene eletti perchè si persegua un certo programma e se non si è bravi a metterlo in pratica non si viene rieletti, tutto lì (vi ricordate il famoso patto con gli italiani? se non faccio tutto questo non mi ricandido…).
E sicuramente fanno tante porcherie anche loro, ma chi si fa beccare non chiede, per ottenerla, la solidarietà del parlamento…se ne va con la coda fra le gambe e chiede scusa agli elettori.
Quindi, non ricordare gli interessi di chi l’ha eletto, ma il programma che ha promesso: è tutta un’altra storia, mi pare.
E comunque, in Italia, il problema della fedeltà al programma non si pone proprio: gli elettori sono apparentemente tanto stupidi, da votare senza neanche chiedere nulla ai candidati. Se chiedessero, si scontrerebbero subito col vuoto mentale dei candidati e dei partiti: soprattutto direi a sinistra. Dopo tutto, la lega sa bene cosa vuole portare avanti, ad esempio.
Il principale programma del PD mi parrebbe garantire la carriera poltiica di questi professionisti della politica: il resto è per loro irrilevante. Il tragico di tutta la situazione, è che non hanno neanche bisogno di dissimulare: gli elettori votano secondo logiche diverse. Qui in meridione, è prevalentemente un voto di scambio, altrove l’espressione forse di un sentimento, non saprei.
c’è molto di vero in quel che dici…ma ricordiamoci che tutto è aggravato dalla legislativamente sancita impossibilità di scegliere i candidati; non è un blocco antidemocratico da poco.
wolf, ma…
non avevi torto