Il complotto che ti mangerà il cervello 103


Colpito dal dilagare di scemenze complottistiche sulla Rete, ho deciso di ragionarci in termini politici (che senso abbia il complottismo, a chi giovi e che risultati produca). Il testo originario è diventato necessariamente lungo ma potete stare tranquilli: per non ammorbare il lettore di MenteCritica ho diviso il testo in questo modo:

  • alcune premesse “tecniche” e concettuali (cos’è da intendersi con ‘complotto’, come funziona quella deriva un po’ paranoica che chiamiamo ‘complottismo’ etc.), le ho stralciate e pubblicate su Tumblr; naturalmente tali premesse sono comunque importanti e vi prego di leggerle, per meglio capire, in particolare se vorrete rispondere con dei commenti;
  • qui di seguito, invece, tratterò solo delle conseguenze sociali e politiche di una forma di complottismo meno paranoica delle scie chimiche e della congiura rettiliana ma estremamente diffusa, che pensa che tutto ciò che di brutto succede sia opera consapevole di poteri politici ed economici maligni. Se andate di fretta potete ovviamente leggere solo questa parte.

Fuori dalla patologia – e dal ridicolo – trattata altrove il complottismo vive una forma “bassa” certamente meno ossessiva ma – vedremo – con conseguenze sociali più gravi. Un esempio di questo complottismo diffuso ha riguardato, in questi mesi, la questione della decadenza di Silvio Berlusconi. Chi frequenta i social network è stato inondato per mesi da post, tweet, etc. in cui si sosteneva, risolutamente, che Napolitano avrebbe concesso la grazia a Berlusconi. Non si vedeva la logica di questa presunta concessione, e le parole di Napolitano parevano chiare nell’indicare che non sarebbe stata concessa alcuna grazia; eppure si sono sprecate a migliaia le dichiarazioni indignate di chi vedeva, nella grazia che Napolitano avrebbe sicuramente concesso, una sorta di “pagamento” del favore ricevuto da Berlusconi del secondo mandato. Un’idea infondata che ha trovato nuova linfa col messaggio alle Camere – assolutamente improvvido sotto questo profilo – col quale il Presidente sollecitava provvedimenti a favore dei carcerati: c’è stato in quel periodo una corposissima ripresa dell’indignazione, dove i più confondevano grazia con indulto e ignoravano le prerogative del Capo dello Stato. Intanto si soffiava anche sul fuoco dell’inciucio PD-PDL, per il quale il primo avrebbe salvato Berlusconi in commissione poi – non essendo avvenuto ciò – lo avrebbe salvato in aula, perché avevano pur già tradito Prodi i famosi 101 (come se queste vicende avessero qualcosa in comune, e quindi rivelando un’assoluta incapacità di analisi), perché PiDiElle e PiDiMenoElle sono “ovviamente uguali” (e basta dire che sono ovviamente uguali affinché molti ritengano senza altro onere di argomentazione che lo siano effettivamente), perché… perché… Nulla di ciò è avvenuto, Berlusconi è decaduto ma non uno, dico: UNO, ha scritto un tweet dicendo “ho scritto per settimane delle stupidate, mi scuso”. Nessuno si pente non già perché manchi il sentimento del ridicolo, ma semplicemente perché il complottismo vive di una continua indignazione, e i bersagli sui quali esercitarsi sono infiniti, sempre nuovi, e senza memoria.

Senza memoria, senza necessità logica, senza riscontri, il complottismo non patologico vive e prospera grazie a pochi e semplici elementi:

  1. ha un’apparenza di ovvietà e trasparenza: qui non sto parlando di rettiliani e scie chimiche, ma di decadenza di Berlusconi in un Paese dove, va detto, l’impudenza dei politici e la solidarietà mascalzona della casta hanno mostrato un’insopportabile evidenza per decenni; di Bilderberg ed egemonia tedesca nell’economia europea in un’epoca dove la povertà cresce a ritmi spaventosi dentro un sistema economico-finanziario malato e oscuro ai più; di Stamina a pazienti spaventati e disperati, e abbondantemente subornati dal cliché della mala sanità, che pure ha molti aspetti di verità… Ecco: il complottismo popolare è la muffa di un albero vigoroso, visibile, noto a tutti;
  2. si alimenta di ignoranza; ma veramente siamo diventati tutti così esperti di economia e finanza, di politica e regole istituzionali, tanto da avere argomenti solidi al nostro arco di complottisti indignati? Una ricerca superficiale nei social mostra che no, tali argomenti non sussistono se non raramente, che nella stragrande parte dei casi ci si nutre di parole d’ordine, immagini retoriche, fonti non dichiarate, concetti vaghi e informazioni false che vengono riprese un’infinità di volte dal popolo dei social contribuendo a irrobustire l’idea del noi che sappiamo e che siamo solidali contro un loro sempre abbastanza generico (la casta, la finanza internazionale…);
  3. è artatamente alimentato da politici che cavalcano l’insicurezza; Berlusconi e Grillo in grandissima parte (coi loro collaboratori e seguaci), ma in misura minore anche gli altri quando conviene loro, cavalcano ad arte il complottismo piegandolo alle loro esigenze, supportati dai loro blog, dai loro giornali, dai loro epigoni e – senza dubbio – da intellettuali schierati a supporto delle tesi più improbabili (anche perché la stupidità – come ci ha insegnato il compianto Cipolla – è equanimemente diffusa in tutti i ceti, intellettuali e docenti universitari inclusi); l’insicurezza e la cultura emergenziale sono i migliori assi nelle maniche della politica populista, in epoche di crisi…
  4. è inclusiva; nel senso che quando il nostro gruppo di riferimento dichiara con vigore, addirittura con violenza, che una certa cosa funziona nel tale modo, è difficile dire “No, io non sono d’accordo!”. Il gruppo ci dà forza e identità, ci salva in un certo senso dai mali del mondo, e se dicono tutti quella tale cosa deve essere vera, e io che li amo, e loro che mi amano, dobbiamo pensarla allo stesso modo.

Il complottismo si alimenta della complessità sociale. Capire il mondo, oggi, è incommensurabilmente più difficile di vent’anni fa, per non dire poi di trenta o quaranta. Il mondo è infinito, succedono cose incomprensibili, si soffre per questioni che colpiscono ma non si controllano (questioni materiali concrete ma anche solo simboliche, etiche…) e la risposta che si trova a portata di mano (a portata di informazione, istruzione, cultura, capacità di adattamento al mondo…) è il complotto. La causa è quella complessità sociale di cui ho parlato anche in altri post, che possiamo sintetizzare nel fatto che gli scambi sociali (reali, virtuali, ipotetici; economici, relazionali, affettivi…) sono moltiplicati in maniera esponenziale (e del tutto incomparabile anche col recente passato) rendendo enormemente vasto il mondo (non il pianeta, che è sempre più piccolo, ma “il mondo” inteso come luogo in cui costruiamo il senso del nostro vivere). Oggi siamo circondati da innumerevoli situazioni ciascuna delle quali agisce con pressioni differenti su di noi: dalla vita familiare a quella – oggi complicatissima – del lavoro, della partecipazione sociale a un mondo condiviso con molti altri, per lo più sconosciuti. Sopra a tutto ciò ci sono cose come la globalizzazione, la crisi finanziaria, la bolla speculativa americana, la potenziale pandemia cinese, Internet e i grandi disastri climatici in diretta TV… Siamo tutti schiacciati da questa mirabolante matassa di questioni angoscianti di cui è difficile capire qualcosa… Non si capisce, non si controlla, ma si subisce e soffre. Qualcuno ci vuole male. Qualcuno ordisce tutto questo contro di noi.

Il pericolo del complottismo per la democrazia. Perché questo complottismo diffuso è pericoloso? Perché non appare stupido come la credenza nei rettiliani e dà una risposta semplice ad argomenti complessi altrimenti insopportabili e incomprensibili. Tutto è finalmente chiaro: non c’è bisogno di studiare economia per capire che la crisi è voluta dalla Merkel per affamarci e dominare l’Europa! Non c’è bisogno di comprendere i complicati protocolli sanitari per capire che non ci vogliono lasciare curare col metodo Stamina perché la lobby delle cause farmaceutiche non vuole! Non occorre addentrarsi nel politichese della casta per capire che sono tutti d’accordo, PiDiElle e PiDiMenoElle, per affamare il popolo e mantenere il potere dei magna-magna! È tutto semplice e chiaro, e se qualcuno si mette di mezzo cercando di intontirci con complicati discorsi per spiegare, chiarire e argomentare è un servo, un complice, un mascalzone. Il populismo è sempre stato chiaro nella sua semplificazione dei problemi, nelle ricette semplici a questioni complesse che tanto raramente sono messe alla prova. In questo modo si perpetua la menzogna e l’ignoranza. E si allontanano le soluzioni. Se milioni di cittadini credono che basterebbe decidere oggi di uscire dall’Euro per iniziare a star meglio domani stesso, e che questo non si fa perché un pugno di potenti ha interessi personali nel continuare ad affamarci, questi cittadini illusi e nutriti di demagogia sono di fatto sottratti al capitale sociale della Democrazia, che invece si nutre di faticosa costruzione di percorsi attraverso la complessità.

Se lo dicono tutti, strillando, forse non è vero. Ecco che la morale, se la vogliamo trovare, è che occorre sempre, assolutamente sempre, immancabilmente sempre, esercitare il faticoso esercizio della critica. Il Web diffonde una quantità di informazioni senza renderci più competenti, e anzi confondendoci le idee e contribuendo alla nostra omologazione. E i leader sui quali facciamo affidamento potrebbero non avere sempre la risposta giusta, e qualche volta potrebbero avere quella sbagliata… Noi non possiamo sapere tutto; la maggioranza di noi non può passare ore e ore a cercare fonti e compararle; ma possiamo allestire un facile sistema mentale anti-truffa e anti-complotto:

  1. diffidare degli slogan e delle semplificazioni. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e chi vi dice il contrario mente;
  2. non prendere in considerazione le notizie eclatanti, atte a suscitare indignazione, prive di fonti; su Twitter girano in continuazione tweet di denuncia di situazioni le più assurde senza che si possa capire chi è il protagonista, cos’abbia veramente fatto, dove si possa trovare una documentazione minima sul fatto in questione;
  3. nessuno è obbligato a pensare che tutto ciò che proviene dalla propria parte (politica, morale…) sia sempre necessariamente vero, e tutto ciò che previene dagli altri sia sempre necessariamente falso.

E adesso, caro lettore, devo salutarti. Il microchip che ho sottopelle è difettoso e Numero Uno mi ha imposto di andare a farmi revisionare.

Questo post ha avuto una lunga gestazione ed è stato reso migliore grazie al contributo di Alba, Teo Neri (@TeoNeri), Filippo Ottonieri (@ottonieri) e Signor Spok (@SignorSpok). Il fatto che sia rimasto un mattone indigesto è ovviamente solo mia responsabilità.


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