Over and Out 39


Chiamando il Nulla

Negli ultimi tempi, un po’ anche per colpa della crisi, ho dovuto riprendere un vecchio lavoro che mi porta a stare lontano dalla famiglia e vicino al male della Terra. Capita che per qualche giorno io non stia a casa e non possa vedere la mia bambina. Mi hanno raccontato che, durante una di queste assenze, chi ha provato a giocare con lei chiedendole:”Dov’è papà?”, dopo un po’ l’ha vista sparire. L”ha cercata e l’ha trovata seduta vicino al telefono, con la cornetta in mano, mentre, a voce bassa, ripeteva: “Papà, papà, papà”.
Non ho mai sentito quella telefonata. E’ ovvio, non posso dolermene perché il mio telefono non ha mai squillato. Eppure, anche se non è ragionevole, mi sento in colpa. I bambini fanno grandi magie e se ne infischiano delle leggi del mondo.

Le Mille Verità

Sono seduto qui nella mia stanza silenziosa. Di là, mia figlia dorme. E’ già scuro, piove leggermente e per strada il semaforo si accende e si spegne al centro di un incrocio deserto.
E’ fine anno. Per quanto sappia benissimo che questi sono giorni uguali agli altri, non riesco ancora a sfuggire alla suggestione della fine e dell’inizio. Evidentemente non sono ancora cresciuto abbastanza.
E’ superfluo fare bilanci. Sono molto severo con me stesso e porto una contabilità quotidiana al cui passivo non cerco di sfuggire. Se vale la pena di fare qualche valutazione, è solo per cercare di capire se la mia propensione alla solitudine da attitudine sia passata a patologia.
Il fatto stesso che stia qui a farmi queste domande è indicativo. Oltre alla mia famiglia  e qualche inevitabile ed essenziale contatto di lavoro, l’unica relazione sociale che ho con il mondo sono queste pagine.
Ciascuno ha la sua verità. Ho imparato che è inutile e forse anche ingiusto cercare di imporne una comune. Eppure, per stabilire una comunicazione, bisogna trovare un canale condiviso. L’unico che mi convince è la lealtà e la coerenza con le proprie idee.
Credo che quello che mi stia isolando sempre più, sia la facilità con la quale si tradisce ciò in cui si crede o ciò che si dice di credere. Delle volte non mi sembra di avere a che fare con esseri animati da pulsioni elementari. E’ come se il governo del Mondo Razionale, fosse nelle mani del sistema nervoso limbico.
E’ sicuramente un mio problema. Il mondo è questo, la gente è questa e quello sbagliato sono io. Un proposito per l’anno che verrà: comprendere e cambiare.

Hanged Pals

Hanged Pals

Il Parco dei Divertimenti

L’ultima, volta che mi sono divertito ad un parco dei divertimenti era il 1992. Ero stato in Nevada per un corso di addestramento. Mi ero lasciato qualche giorno libero prima di tornare. A Las Vegas mi ero annoiato a morte con i Casinò ed avevo finito per affittare una macchina e raggiungere Los Angeles per vedere il Sunset Boulevard. Allora pensavo ancora al’europea, mai avrei immaginato che un Boulevard potesse essere lungo 40 chilometri di totale anonimato. Di Los Angeles ricordo solo le autostrade e il manifesto di “Passenger 57” giusto di fronte al balcone della mia camera, con il faccione corrucciato di Wesley Snipes che sembrava rimproverarmi perché ero in giro a cazzeggiare dopo che le migliori risorse del mondo libero mi avevano insegnato i letali segreti della difesa dell’Occidente.  Mi sono ritrovato così agli Universal Studios, pensando di fare un giro dove si facevano i film e trovandomi catapultato in una stazione di metropolitana, a bordo di un pulmanino, mentre i vagoni si scontravano, prendevano fuoco e l’acqua invadeva tutto fra le scintille dei cavi dell’alta tensione. Tutto realistico al massimo, ma comunque una giostra. Mentre il nostro pulmanino usciva, ne ho visto un altro rientrare. Scontro, alluvione, scariche elettriche e incendio resettati in meno di cinque minuti.  Allora, per fare i film, si usava poca computer graphics e tanti trucchi di scena.

Poi, qualche anno dopo, sono stato a Edenlandia. Ero con Valeria, la mia Valeria per la quale non ho più parole, solo amarezza per le occasioni perdute. Fu una serata di tristezza assoluta, tra i nostri mutismi e lo squallore fatiscente di un parco abbandonato a se stesso e il “braccialetto dell’allegria” che ci avevano messo al polso all’ingresso e che era finito per suonare come una specie di presa per il culo.

Oggi, per l’ultimo dell’anno, siamo stati a un grande e parco, io e la mia bambina. Una giornata spossante, fatta di file, lunghe camminate e stanchezza, ma anche delle stelline che, in qualche momento, ho visto brillare nei suoi occhi. Credo che si sia divertita, ma qualche volta ho capito che lo stava quasi facendo per me, per farmi contento per l’impegno che ci avevo messo a farla divertire, come se la cosa non le interessasse veramente. E’ da un po’ che incomincio a leggerle negli atteggiamenti quella consegna alterna alla luce all’ombra che mi fa temere che una parte corrotta del mio corpo si sia insinuata in lei.

Io, del parco che ho visto oggi ho notato solo che Topolino e Paperino, due grandissimi eroi della mia vita,  sono finiti impiccati come delinquenti qualunque. Niente più della totale indifferenza che ho provato, può segnare con maggiore nettezza il confine del deserto che si è esteso là dove una volta c’era il mare.

Il Compagno Segreto

E’ da quando ero un bambino che so di portarmi dietro un compagno segreto. In molte situazioni mi è successo di tirarmi indietro e di lasciar fare a lui, rimanendo a guardare e prendendomi la responsabilità delle sue azioni. Il mio compagno segreto è freddo, razionale, preciso. Se occorre tagliare lui lo fa, nella maniera più rapida e pulita possibile. A me tocca solo decidere se sia legittimo o no lasciargli il controllo. Nient’altro.
Mi sono chiesto più volte se sia giusto far conoscere alla mia bambina il compagno di suo padre. Potrei aprire il cassetto dove custodisco la sua spada e raccontare di come è stata usata. Oppure potrei tenerla nascosta per sempre, dicendole che suo padre è un uomo pacifico che non ha mai fatto del male a nessuno e che mai lo farebbe.
Vorrei che lei mi conoscesse per quello che sono, ma nello stesso tempo ho paura del suo giudizio.
Io la amo e vorrei fare la cosa più giusta per lei. Il mio compagno segreto tace, perché l’amore non è materia di sua cognizione.

Stavolta devo fare da solo.

E’ notte.

Over and Out.


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