Il Caso STMicroelectronics e Numonyx

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La multinazionale Italo Francese STMicroelectronics, società controllata dallo Stato italiano e dallo Stato francese, ha attuato una politica di esternalizzazione che ha coinvolto 1923 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. L’operazione di cessione è legata al progetto di realizzazione di un mega stabilimento denominato M6 (anno 2000), destinato all’attività di sviluppo e industrializzazione di memorie FLASH, per il cui svolgimento sarebbe stato necessario assumere oltre 1500 lavoratori più l’indotto.

L’attività non è mai realmente iniziata, nonostante tale progetto sia stato finanziato con soldi pubblici per circa 500 milioni di euro. Nel 2004, il personale assegnato al progetto M6 è stato comunque avviato ad un percorso di formazione, finalizzato all’acquisizione del Know how sui  FAB a 300 mm, necessario per l’avvio dell’attività.

Sempre nello stesso anno, si attua un cambiamento dei vertici aziendali, che per certi versi è riconducibile al “fenomeno” Etna Valley.

A fine 2005, la STMicroelectronics sospende le attività legate allo start-up di M6, ed effettua il ricollocamento dei 100 dipendenti che erano già stati assegnati al progetto M6. Nel maggio del 2007, la STMicroelectronics Srl partecipa ad una joint venture con la Intel e il fondo di investimento Francisco Partner.

Il 6 luglio 2007, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la STMicroelectronics stipula con le OOSS (Fiom Cgil nazionale, Fim Cisl nazionale, Uilm, Rsu) un protocollo di intesa sui piani industriali di sviluppo dell’attività di produzione delle memorie flash attuando, di fatto, una cessione di ramo d’azienda in favore di una società costituenda (NewCo), poi STMicroelectronics M6 Srl, che sarà inizialmente detenuta dalla capogruppo olandese STMicroelectronics NV, che a sua volta controlla anche STMicroelectronics Srl. Tale trasferimento di attività non ha un valore in sé, ma rappresenta una fase strumentale ai fini della realizzazione della partnership sopra citata tra STMicroelectronics, Intel e Francisco Partners. La suddetta operazione si realizza, in concreto, attraverso la costituzione di una società di diritto olandese, successivamente denominata Numonyx (costituita l’1 agosto 2007), partecipata per il 48,6% da STMicroelectronics, per il 45,1% da Intel e per il 6,3% da Francisco Partners.

Pochi giorni dopo, e precisamente il 25 luglio 2007, viene siglato il verbale di accordo relativo alla procedura obbligatoria di informazione e consultazione sindacale prevista in materia di trasferimento di azienda ex art. 47 l. n. 428/1990. Il trasferimento coinvolge 1923 lavoratori: 552 a Catania (115 relativi allo stabilimento M6); 123 ad Arzano; 43 a Palermo; 1 a Comaredo; 1204 ad Agrate.

Nonostante i lavoratori dello stabilimento di Catania abbiano portato a termine il piano di realizzazione del progetto M6, nel maggio del 2008, un mese dopo la presentazione della NewCo Numonyx, il Ministero dello Sviluppo Economico convoca un incontro con i rappresentanti delle due società (STMicroelectronics Srl e Numonyx) e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali ai fini della verifica dei piani industriali, date che Numonyx dichiara che lo stabilimento acquisito poco tempo prima non rientra nei suoi piani di attività.

Il 2 marzo 2009 STMicroelectronics Srl e Numonyx dichiarano di voler ricorrere alla CIGO (bocciata dai lavoratori) per un totale di 2667 lavoratori (2200 per STMicroelectronics Srl e 477 per Numonyx).

Il 16 marzo 2009, le parti attuano un’operazione inversa rispetto a quella inizialmente attuata con STMicroelectronics M6 Srl, ossia un passaggio di ramo d’azienda da Numonyx (cedente) a STMicroelectronics Srl (cessionario) che ha riguardato 71 lavoratori addetti allo svolgimento delle attività EWS presso lo stabilimento M5 di Catania.

L’inversione di tendenza delle strategie aziendali di  STMicroelectronics Srl si manifesta anche attraverso la reinternalizzazione dello stabilimento M6, che, si ricorda, è stato finanziato con soldi pubblici per la realizzazione di attività legate al settore dell’elettronica e rappresenta, inoltre, parte integrante degli elementi patrimoniali che hanno caratterizzato (e giustificato) l’esternalizzazione dei lavoratori da STMicroelectronics a STMicroelectronics M6 Srl (poi Numonyx).

Si consideri che il Ministero della Attività Produttive era pronto a firmare un contratto di programma con 463 milioni di euro di investimenti pubblici in favore di Numonyx per il completamento dello stabilimento M6. Numonyx, tuttavia, ha rinunciato a tali fondi dichiarando che lo stabilimento M6 non rientra nei piani aziendali.

Lo stabilimento M6 è attualmente destinato all’attività di costruzione di pannelli fotovoltaici, e, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, il Ministero delle Attività Produttive sembra pronto a dirottare parte dei fondi pubblici al nuovo progetto per il fotovoltaico della Sharp. Lo stabilimento M6 rappresenta, infatti, il contributo di STMicroelectronics Srl nell’ambito della Joint Venture con Sharp e Enel Green Power.

L’ambiguità delle operazioni poste in essere dalle parti, evidente anche in ragione dei collegamenti societari che sfociano, di fatto, in un unico centro di governo che fa capo alle società in discussione (STMicroelectronics NV controlla STMicroelectronics Srl e STMicroelectronics M6, Numonyx controllata al 48,6% da STMicroelectronics), si tradurrà, a quanto pare, in un ulteriore passaggio di attività, dato che le parti hanno annunciato di cedere Numonyx alla società Micron.

Analizzando le suddette operazioni societarie nel loro complesso, emergono una serie di anomalie che, in quanto causa del disastro occupazionale che sta coinvolgendo i lavoratori esternalizzati da STMicroelectronics, dovrebbe comportare la sospensione del finanziamento da parte del Ministero delle Attività Produttive.

In particolare:

-         pare siano state violate le disposizioni di legge in materia di tutela dei lavoratori nel trasferimento di azienda (art. 2112 c.c. e art. 47 l. n. 428/1990) sotto diverso profili: requisiti di legittimità del trasferimento di ramo d’azienda, dato che il rientro in brevissimo tempo dello stabilimento M6 in STMicroelectronics Srl ha sostanzialmente disatteso la cessione di attività che ha giustificato il trasferimento dei dipendenti. Ciò che è rimasto in Numonyx a seguito della reinternalizzazione dello stabilimento M6 in STMicroelectronics Srl è sostanzialmente un gruppo di lavoratori che di per sé non legittima il ricorso alla fattispecie di trasferimento di azienda di cui all’art. 2112 c.c. Nella procedura di informazione e consultazione sindacale ex art. 47 relativa alla cessione di ramo d’azienda da STMicroelectronics Srl a STMicroelectronics M6 Srl, la società cessionaria (STMicroelectronics M6 Srl) nemmeno esisteva, e l’accordo è stato firmato dal cedente (STMicroelectronics Srl) anche in nome e per conto del cessionario, nonostante la legge preveda che le parti (di cui si presuppone l’esistenza) debbano obbligatoriamente effettuare la procedura. Addirittura, nell’accordo sindacale si dichiara che tale esternalizzazione è finalizzata ad una ulteriore cessione in favore di un’altra società (poi Numonyx) anch’essa ancora da costituire. I lavoratori trasferiti in STMicroelectronics M6 Srl sono poi diventati dipendenti di Numonyx, e, poiché si è avuto un mutamento soggettivo del datore di lavoro/imprenditore, indipendentemente dallo strumento giuridico utilizzato per effettuare il passaggio, si configura trasferimento di azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c. Tuttavia, pare che su questo secondo passaggio non siano state applicate le tutele (anche sindacali ex art. 47) disposte dall’ordinamento giuridico italiano. Ferma restando la possibilità per i lavoratori di agire legalmente contro la suddetta operazione di esternalizzazione per un rientro in STMicroelectronics Srl, si tratta comunque di un grave disagio sociale.

-         Lo stabilimento M6 è stato trasferito in più società per poi ritornare in STMicroelectronics Srl con l’obiettivo di essere impiegato nelle attività legate alla produzione di pannelli solari, senza tenere conto del fatto che tale bene è stato finanziato con soldi pubblici per lo sviluppo di un’altra attività, e cioè l’elettronica. Dal quadro complessivo della vicenda, tenendo anche conto dei tempi rapidi di attuazione dei trasferimenti, pare che al di là delle dichiarazioni formali, l’intenzione delle parti sia stata quella di dirottare ingenti somme di denaro pubblico verso i progetti di sviluppo del fotovoltaico, utilizzando gli strumenti giuridici del trasferimento di attività e dei collegamenti societari al di fuori dei casi consentiti dalla legge, e comunque generando gravi problemi occupazionali. L’attività dell’elettronica legata allo stabilimento M6 non è mai iniziata, e non si riesce a comprendere quali altri interessi abbiano perseguito STMicroelectronics M6 e Numonyx a parte quelli di STMicroelectronics Srl, dato che tali società risultano essere direttamente e/o indirettamente controllate da STMicroelectronics NV. All’atto della stipulazione del primo accordo sindacale STMicroelectronics M6 e Numonyx nemmeno esistevano, e ad agire in nome e per conto loro è stata proprio STMicroelectronics Srl!

-         La multinazionale STMicroelectronics ha già contribuito alla creazione di gravi problemi occupazionali nell’ambito dell’operazione di delocalizzazione produttiva dell’attività di SAT, i cui mezzi di produzione, finanziati anch’essi con soldi pubblici, sono destinati al mercato asiatico attraverso una vendita “fallimentare”.

Lo stato italiano risulta essere uno dei più importanti azionisti di STMicroelectronics, e per tale ragione il primo interesse di questa società dovrebbe essere quello di salvaguardare gli interessi della collettività.

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