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Il business della precarietà nel regno del Ministero della (In)Giustizia: la situazione dei verbalizzatori in Italia




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I verbalizzatori operanti presso i tribunali d’Italia, così come i lavoratori precari e disoccupati dell’Assistenza Tecnica Unificata (ATU), sono costretti a subire una condizione di costante precarietà e talvolta perdita definitiva del posto di lavoro, a causa del solito dannoso sistema di appalti costituiti prevalentemente da prestazioni di lavoro, con il rischio che si tratti di veri e propri appalti illeciti di manodopera. Si consideri infatti che, a quanto pare, il principale mezzo di produzione del servizio, l’impianto di registrazione, è un bene appartenente alla pubblica amministrazione. Gli altri strumenti di lavoro, pc e macchinette per la stenotipia, hanno natura meramente accessoria ed è per questo che, in alcuni casi, i dipendenti possono lavorare da casa “a cottimo”, attraverso un pc messo a disposizione della ditta o addirittura dallo stesso lavoratore.

Come già messo in evidenza in alcuni miei scritti sul caso Eutelia, dovrebbe essere proprio la pubblica amministrazione a dare il buon esempio attraverso l’attuazione di buone pratiche idonee a contrastare tali meccanismi, che si traducono, di fatto, in sfruttamento del lavoro. E’ chiaro che anche in questo caso la crisi economica, la Cina e la globalizzazione non c’entrano assolutamente nulla. Si tratta, infatti, di una precisa scelta politica da parte del Governo, che anziché assumere tramite procedure concorsuali lavoratori che svolgono funzioni pubbliche, nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, affida a ditte esterne la gestione dei rapporti di lavoro. Ancora una volta, inoltre, si mettono nelle mani dei privati dati giudiziari, dato che le registrazioni dei tribunali passano agli appaltatori per poi ritornare sotto forma di trascrizioni all’operatore pubblico. In questo senso, è evidente che l’operazione, oltre ad essere socialmente ingiusta per i lavoratori ed antieconomica per la collettività, potrebbe anche risultare pericolosa per i cittadini.

La soluzione? Semplice, la pubblica amministrazione assume il personale con concorso pubblico mettendo a disposizione pc e macchinette per la stenotipia. In questo modo, la collettività risparmia i soldi pubblici impiegati negli appalti (profitto delle ditte private, costi derivanti dall’attuazione di bandi di gara, ecc.) e non c’è alcun rischio legato al passaggio di informazioni legate a dati giudiziari in favore dei privati.

Perché il Ministero non attua una politica di gestione dell’attività di verbalizzazione orientata a tutelare se stessa, i lavoratori e il sistema giudiziario?

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