Il Bestiario di Anna Frank


Andavo allo stadio da bambino. Mi ci portava mio zio. Crescendo, nonostante il ricordo di quella persona che ora è morta, mi sono progressivamente dissociato dal calcio. Prima di tutto è ovunque. Nove su dieci, se fai un giro dei canali in TV c’è una partita. Poi ha troppe pause: ogni minuto un tizio tatuato cade a terra e si rotola tra atroci tormenti. Deve entrare la barella, gli devono spruzzare lo spray, poi deve allontanarsi zoppicante e poi, appena fuori campo, si deve sbracciare per rientrare. Poi non capisco più il tifo. Da bambini, quando uno non capisce un cazzo, ci può stare. Ma ad una certa età, col mondo a disposizione, tante donne di cui innamorarsi e tante cose da vedere, che cazzo ci fa uno in uno stadio o davanti alla televisione a dannarsi l’anima per qualcosa che non gli porta alcun vantaggio e per il quale, udite udite, ha pure pagato per assistere?

Comunque, non voglio giudicare. Anche a me piacciono cose che lasciano indifferenti altri, per cui mi faccio i cazzi miei e guardo, in silenzio, frotte di coglioni, gente in gamba, delinquenti e persone per bene travasate nello stesso contenitore a disposizione di chi su questa industria ci ha messo su un business colossale a base di scommesse, diritti televisivi, riviste e programmoni con “opinionisti” con la terza media e giovannone coscialunga.
La cosa che però non sopporto del calcio è questa zona di compiacente tolleranza che lo avvolge. Se picchi qualcuno per strada ti arrestano. Se lo fai allo stadio ti danno il DASPO. Le città, oltre che gli stadi, sono terreno di battaglia tollerato tra le varie fazioni. Ogni maledetta partita, migliaia di uomini della forze dell’ordine pagati con soldi pubblici prestano servizio per un business che produce profitti privati. Intorno al calcio è nata un’industria del gioco d’azzardo tollerata e favorita dalla legge. L’ignoranza totale che impera in questo ambiente di tristi tizi senza nessuna tradizione, cultura popolare o scolastica, al limite dell’analfabetismo, porta ad episodi come quello di ieri dove più che la dissacrazione di un ricordo, quello che colpisce è la stupidità immensa che c’è dietro un progetto così cretino.Tra parentesi, questa che segue, che dovrebbe essere un’immagine “di riparazione” mi sembra ancora più dissacrante ed offensiva soprattutto perché prodotta dai “buoni”. Il viso di quella povera bambina non meritava di essere associato a quelle magliette di merda.

E dietro questa massa di inconsapevoli burattini che agitano bandierine, insaccati in magliette colorate e con la faccia dipinta come delle gigantesche teste di cazzo, la nostra illustre classe dirigente:politi ed intellettuali. Sempre pronta a lisciare “i tifosi”, a comparire nei programmoni con le giovannone coscialunga a parlare di fuorigioco, arbitrochenonhavisto e palle del cazzo, salvo poi dissociarsi quando succedono cose del genere, ma pronti a rientrare appena le acque si calmano.
No. Il calcio non mi piace. Mi annoia. E da quando gli arbitri vanno in giro con la bomboletta di schiuma da barba mi sembra, oggettivamente, una stronzata.
Mia opinione. Voi guardate e tifate per che cazzo vi pare.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.