Il Bene del Mondo
3 dicembre, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra, Il Futuro è nei Giovani, latest
“Secondo le accuse le due donne maltrattavano i bambini, sotto i quattro anni a loro affidati, in particolare – ha spiega la Mobile – «costringevano i bambini a mangiare stringendo loro la mandibola per fargli aprire la bocca e a volte, quando avevano fretta, porgevano loro la minestra ancora calda, in particolare in un’occasione avevano preteso che un bambino rimangiasse quello che aveva vomitato»; e ancora «lasciavano i piccoli soli nella stanza dove dormivano, senza vigilanza, e per non sentire il loro pianto alzavano il volume della radio». Oppure «punivano i bambini chiudendoli nel bagno da soli e lasciandoli al buio per lungo tempo». «Le due operatrici di abitudine – proseguono gli investigatori – strattonavano violentemente i bambini, tirandoli per un braccio, per farsi ubbidire, tanto che in un caso hanno provocato la lussatura alla spalla di un bambino. Picchiavano i piccoli in modo violento – sottolineano gli agenti – quasi sempre in faccia o in testa, e quando li spostavano li tiravano per un braccio e, in alcuni casi, li alzavano e poi li sbattevano a sedere a terra. E ancora costringevano i bambini a stare fermi e in silenzio per lungo tempo, non prevedendo per loro nessun tipo di gioco». L’aggressività delle maestre – spiegano gli investigatori – ha provocato nei bambini rifiuto per il cibo, regressione nella parola, atteggiamenti aggressivi ed insonnia.”
fonte

Alcuni pensano che i bambini siano degli adulti in miniatura, specie di uomini e donne più bassi e con la vocina sottile, ma per il resto uguali a tutte le altre persone che incrociamo per strada, con le quali litighiamo quando siamo alla guida o dalle quali subiamo angherie e vessazioni.
In realtà, e ormai posso dirlo per esperienza diretta, i bambini, almeno nei loro primissimi anni di vita, sono una specie diversa. Non sono esserei umani come noi. Sono qualcosa di indefinibile sospeso tra la dolcezza, l’innocenza, lo stupore, la grazia, il profumo e la magia.
Chi ha la fortuna di dividere questi giorni con un bambino sa di cosa sto parlando. Guardandolo, non si vede la persona che sarà, ma una sorta di piccolo miracolo che bisogna godersi per quello che è in quel momento, senza farsi domande e ripetendo intimamente un grazie al destino per aver avuto la fortuna di rivedere quella parte cristallina e pura della vita che, dopo averla lasciata, abbiamo dimenticato fino al punto di non sapere nemmeno più cosa fosse. I bambini sono il Bene del mondo.
Se volete la prova che la società che abbiamo creato è disumana ed inutile, pensate al fatto che molti di noi non desiderano vivere questa esperienza spirituale perché la ritengono limitativa, bambini muoiono in nome delle leggi di mercato e padri e madri amorevoli sono costretti a staccarsi dai loro figli ed ad affidarli a persone mai viste, con il rischio che accada quello che, purtroppo, accade.
Se c’è una speranza, se c’è una luce, questa non può che balenare negli occhi dei bambini. E’ per questo che, se non riusciamo a cambiare il mondo, bisogna fare di tutto per proteggerli da questo, almeno fino a quando da vittime non si trasformeranno, inevitabilmente, in potenziali carnefici.

Io credo che sia tempo perché si pretenda che, per legge, in ogni luogo dove vengano assistiti bambini ancora incapaci di raccontare compiutamente ciò che accade, siano installate telecamere che registrino ogni attività, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Asili nido, asili d’infanzia, ospedali, orfanotrofi. Ovunque. Al minimo sospetto di violenze, le registrazioni devono essere rese disponibili agli inquirenti e, comunque, controlli campione a sorpresa devono essere effettuati come normale attività di sorveglianza.
Non mi si venga a parlare di privacy. Le telecamere sono ovunque: banche, supermercati, uffici postali. Se siamo al punto di convincerci che il danaro è più importante dei figli e merita più attenzioni è tempo che ci sia dia una regolata.
Vediamo se questa idea raccoglie un minimo di sostegno. Vi prego di farla girare, magari mandando il link di questo post via email ai vostri amici.
Se la nostra classe dirigente ha tempo per occuparsi dell’abolizione della pausa mensa, può anche pensare a questo. Sarebbe una di quelle battaglie demagogiche e populiste che, una volta tanto, potremmo volentieri sostenere.
Articoli collegati:
- L’Egoismo e la Difficoltà di Essere Genitori: Il Sorriso dei Bambini Il Dio biblico, presentato da certa pubblicistica come un giudice...
- Il Seme Amaro A me stanno a cuore i bambini. Chiunque abbia passato i dodici...
- Verba Volant I bambini parlano, parlano e ancora parlano: ti raccontano, raccontano,...
You might also like
| Il Grande Paese Felice Piove oggi nel Grande Paese Felice. Tenui nubi grigie coprono il cielo Sempre Azzurro del Grande Paese... | Pedofili, che Dio vi Maledica Attenzione, si avvertono i signori lettori che questo post conterrà toni molto incazzati e violenti... | Alta Cucina: La Ricetta di Rutelli Contro la Violenza sulle Donne E' l'ultima trovata di Rutelli, il braccialetto elettronico antistupro. Sarei proprio curioso di sapere... | Il Bullismo e i Disagi Adolescenziali: il Pensiero di Pier Paolo Pasolini "Caro Gennariello, i tuoi coetanei, in questo momento della tua vita (quindici anni) sono i tuoi più... |







Beh, l’idea è giusta… anche se ormai ho una pseudo-fobia delle telecamere!
E perché? Tu credi che il controllo si eserciti con le telecamere?
1984 è un romanzo bello, ma superato. Oggi il controllo si impone attraverso il conformismo sparso dai sistemi di comunicazione. Chi non si allinea è come se girasse con una lampadina in testa.
E’ fahrenheit 451 che descrive meglio ciò che accade, non più 1984.
Già, ma l’idea rimane fastidiosa…
Quello che dici è vero, oramai, il controllo si è evoluto. Le menti umane sono controllate fin dalla nascita, di rado riesco a parlare con qualcuno che non sia un completo idiota.
Ad ogni modo la citazione del romanzo di Orwell è dovuta principalmente all’argomento telecamere nelle scuole introdotto da gilda.
E’ orribile, ci si porta dietro quegli schiaffi, si portano dietro le offese, i pugni le violenze.
Ho lottato per poterle ingoiare e dimenticare, ho avuto bisogno di aiuto che in un modo o nell’altro ho chiesto a qualcuno, ma alcune volte riemengono ed è orribile.
Prima che potessi chiedere aiuto, ormai in età adulta, mi resi conto che in ogni mia scelta c’erano le voci, i pugni e le intimidazioni, e puntualmente per paura di non sentire tutto questo, le scelte alla fine erano sempre sbagliate.
Purtroppo a me è successo tra le mura domestiche con una madre, forse lasciata sola, forse dopo i due figli cresciuti dai nonni, forse il mio arrivo orami senza queste figure presenti, l’ha presa alla sprovvista, per poter continuare la mia vita il mio percorso da genitore, ho cercato, ho dovuto capire cosa fosse capitato a lei e perchè.
Ma se ciò lo scegli come lavoro, e non ci si rende conto di come si esercita tale lavoro continuando ad infliggere tutto ciò, non c’è giustificazione che tenga.
Grazie per la tua testimonianza.
Sollevi un problema serio, quello della violenza fra le mura domestiche.
Lì le telecamere non hanno diritto di entrare. La soluzione è più difficile e passa attraverso l’evoluzione culturale della nostra società.
Ci rivediamo tra 1000 anni, almeno.
Non ho esperienza di violenza fisica, appena qualche strattone, qualche spintone e qualche manata vagante; ma quelle, occasionali, non mi hanno lasciato il segno. Insulti, urla ringhiose, intimidazioni, ritorsioni, perfino vendette trasversali; sono queste, sistematiche, che hanno minato il mio sviluppo e mi costringono a spendere soldi dallo psicologo.
(In proposito mi è tornato in mente per analogia il pezzo “Fisica del Manganello”, uscito su MC il 27 maggio 2008, laddove indica che è possibile “provocare gravi danni senza evidenze esterne”.)
Caro Silvio,
ho l’impressione che una persona così intelligente come te, debba esigere i crediti che vanta dalla vita, piuttosto che concentrarsi sui pochi debiti.
Comunque, non conosco i fatti e mi astengo dall’andare oltre.
Peccato che questo blog non sia la sede opportuna per approfondire il discorso.
picchiare o usare violenza (di qualsiasi tipo) contro una persona è una azione vergognosa, che merita di essere punita. Quando poi una simile azione è compiuta contro dei bambini è davvero orribile.
Per quanto riguarda l’idea di mettere le telecamere sembra all’apparenza un idea buona, ma ho comeil timore che permettendo una cosa del genere finiremo come i personaggi di 1984.
vedi la risposta che ho dato a Gilda
http://www.mentecritica.net/il-bene-del-mondo/meccanica-delle-cose/il-futuro-e-nei-giovani/comandante-nebbia/15509/comment-page-1/#comment-53628
Io appoggio l’idea, assolutamente!
Grazie Laura
La storia letta in questi giorni sui giornali è agghiacciante. Appoggio la tua idea su doxalog.
Grazie Sasà.
Conoscendoti, capisco che non ti deve essere venuto automatico.
No, infatti ho valutato molto a fondo l’idea.
Magari saranno d’accordo tutti quelli (o quasi) che sono costretti ad affidare i propri bambini alle cure altrui. Tanto per stare più tranquilli.
Mentre probabilmente non lo saranno affatto quelli che i figli altrui, per mestiere, li devono accudire.
Per lo meno io, se facessi quel mestiere, non lo sarei. Anche se normalmente non vado in giro a picchiare i bambini.
Come cittadino bypartisan mi chiedo: cosa impedirebbe in seguito, se la proposta passasse, di estendere la telesorveglianza a qualsiasi altra attività umana?
Pericolosissimo!
Addirittura!
Non capisco che differenza ci sia tra chi lavora in banca o nell’ufficio smistamento bagagli di un aeroporto e le maestre di asilo.
A noi sembra automatico pensare che danaro e beni siano sottoposti a stretta sorveglianza, poi quando si parla dei nostri bambini viene fuori la privacy.
E se pure fosse, tra i diritti dei bambini e quelli degli adulti io non ho un solo secondo di esitazione.
Per quanto riguarda la paura del controllo, invito anche te a leggere quanto ho scritto per Gilda.
http://www.mentecritica.net/il-bene-del-mondo/meccanica-delle-cose/il-futuro-e-nei-giovani/comandante-nebbia/15509/comment-page-1/#comment-53628
E i diritti dei vecchi che non possono difendersi?
E quelli degli ammalati parimenti indifesi, in balia di personale medico e paramedico di cui ogni giorno si scoprono nuove magagne?
E quelli delle casalinghe malmenate da mariti abbietti?
E quelli dei ragazzi e delle ragazze stuprati da padri infami?
Dove ci fermiamo?
Resto della mia idea
Liberissimo, ci mancherebbe.
Forse non consideri che, a differenza delle categorie che hai citato, qui parliamo di persone che non sono in grado di denunziare angherie, soprusi e violenze.
Ogni caso va trattato secondo la sua specificità.
Riconosco, con tutta la bonomia possibile e senza la menoma intenzione di offendere, una vecchia scoria: il massimalismo.
Le telecamere non educano. Non fanno progredire di un micron l’umanità. Consentono ad alcuni – che si autocertificano come tutori di un bene o di un interesse – di intervenire a difesa di quel bene o di quell’interesse.
Se vedessi picchiare un bambino, o un qualsiasi altro individuo indifeso, interverrei. Sono intervenuto. Ne ho pagato le conseguenze. Ma interverrei ancora.
Se vedessi qualcuno che per una ragione qualsiasi picchiasse mio figlio potrei anche farlo secco! e senza alcun problema morale. Senza pentimento alcuno. Senza chiedere la comprensione di alcuno e certo non andrei a perorare la mia causa davanti a telecamere e microfoni.
Quello che cerco di dire è che l’essere sotto osservazione non mi fa sentire più tranquillo. Sapere di mio figlio o di mia figlia sotto osservazione non farebbe stare a mio agio e neppure mi darebbe sicurezza.
Un danno resta tale anche dopo che è stato filmato.
Il problema vero non consiste nella sorveglianza. Consiste nell’etica della cultura sociale di riferimento.
Se i figli sono un “bene aggiuntivo” di colorazione sociologica in una società in cui tutto si deve consumare essi sono poco più di un “bene di consumo che dura il tempo dell’affrancamento dalla famiglia. Nel frattempo restano più o meno un oggetto di conversazione e in alcuni casi diventano strumento che alimenta un mercato indotto (asili nido, nursery, vendita di prodotti per bambini, fabbriche di biancheria e di cappellini formato mignon, comunioni, eucaristie, festini, merendine, giocattoli, play station, libri e libricini -spesso scemi o diseducativi – fumetti, televisioni e altro e altro ancora…) Una vera tragedia. Tutto tranne che un vero e significativo legame affettivo e un legame strutturale tra due culture che si sugellano all’intersezione di due generazioni. Nulla viene lasciato e nulla viene ereditato. Alla generazione che segue gli si lascia un mondo sempre più fatto di pezzi di plastica e sempre meno di parole portatrici di significato.
Ma, volendo, gli si lascia anche un lungometraggio fatto di spezzoni di filmati ripresi di nascosto in ogni luogo da proteggere…
Vi prego di perdonarmi ma non mi sembra un gran ché come passo in avanti sulla strada dell’evoluzione…
Qui non si parla di educazione, ma di prevenzione e, al limite, repressione.
E’ logico che la prevenzione dovrebbe spostarsi ancora più a monte, formando personale in grado di fare il suo lavoro senza violenza o, ancora meglio, facendo in modo che i genitori non abbiano bisogno di mandare i bambini all’asilo nido.
Però, mentre lavoriamo socialmente, filosoficamente e culturalmente per far progredire la società succede questo:
Io direi che sarebbe il caso di prevenirlo, limitarlo e, se necessario, reprimerlo con la massima severità.
Ricordo strattoni, pizzicate, schiaffi sulle mani, sulle mani tutto e di più, sulla testa, il sangue dal naso, lividi sulle gambe, Risvegli da incubo con urla e sfrattoni, perchè non mi svegliavo al suo primo svegliati per andare all’asilo dalle suore che a loro volta avevano una educazione ferrea ed anche se in minor entità, usavano i classici schiaffetti al popo’ per attirare l’attenzione.
Poi si trovò un lavoro e quando facevo le elementari, erano i pomeriggi più belli quelli passati in solitudine, ma il paese e ruffiano e o non capisce oppure capisce ma si diverte a mettere zizzania con la speranze che il problema di un altro, sia , diventi più grande del proprio, per poter dire a me va meglio.
Raccontavano quanto di più delle cose che magari da ragazzina combinavo in casa da sola.
Ricordo solo un vicino, una volta, volevo cucinare qualcosa, ma il pentolino con l’olio, mi andò a fuoco, spensi il pentolino buttandolo nel lavandino, avevo la porta d’ingresso socchiusa, quel vicino mi venne a chiedere se era tutto a posto, aveva visto tutto, poi mi disse, rimetti in ordine se no, lo sai che la mamma si arrabbia. Mia madre, almeno di questo, non seppe mai!
Non ha mai voluto riconoscere, anche adesso che ha una bella età il suo fare, è ancora convinta che tutto accadeva per mia disobbedienza ecc.
Ma se le dico la mia fatica per non aver preso, nonstante tutto e tutti i miei fallimenti strade sbagliate e irreversibili, lei si da il riconoscimento, con la convinsione che se non avesse fatto quello che ha fatto, chissa dove sarei adesso! Nemmeno io lo so, ma nemmeno lei dovrebbe avere tale certezza e così nessun altro. Grazie per lo spazio.
dimenticare è impossibile, ne convengo.
credo che tu debba cercare nella tua capacità di perdonare la prova di essere riuscito, nonostante tutto, a diventare una persona matura e per bene.
Sono d’accordo con il comandante.
Le telecamere non educano (non ne sono del tutto convinta…)taluni ma salvano talaltri!
e quando i talaltri sono bambini incapaci di denunciare, non vedo altra soluzione.
Un giovane universitario, socio del Centro Studi esoterici “Rapporto K” chiede: desidero che sviluppi questi argomenti:
l’uomo nella società per una sua migliore evoluzione spirituale,
e il concetto di violenza.
Ciò è buona memoria ma non intendimento pieno.
Ora io ti dico che questo è argomento importante. E come tale va trattato. Io ora dico ascolta.
Che forse l’uomo nei millenni ha saputo organizzare e strutturare la società secondo le leggi di Dio?
Voi uomini troppo spesso ignorate Dio.
Ecco perché Dio vi lascia al vostro cammino. Ecco perché Dio non si cura spesso di guidare i vostri passi.
Ma in fondo è vostro compito andare avanti e secondo ciò che la vostra intelligenza vi detta.
Io dico che l’uomo è creatura ben assortita e complessa.
Esso e una creatura ben strana. L’uomo rinnega spesso quei valori che potrebbero portarlo sulla giusta via.
Ma perché l’uomo fa questo?
La società umana di ieri e di oggi ha ed è malata, il male la porta al caos ma non alla degenerazione perché – rammenta – dai caos tutto si aggiusta.
E sai tu perché?
Perché l’uomo ha in sé la buona semenza. Ecco, la buona semenza porta frutti buoni e frutti non buoni che Dio apprezza poiché i primi vanno bene per il bene, mentre i secondi van male ma per la concordia e per l’armonia – che viene dopo – con i primi.
La società offre ciò che in sé è di meglio, con ciò ti dico che il male va curato nel nome e nei trionfo di questo meglio che è quanto serve. Il resto è poca cosa.
Ma l’uomo erra. Ed errando, l’uomo non sa che rallenta la sua stessa evoluzione. Perché egli agisce così?
Io dico che l’uomo è ciò che direste un isola. Ebbene, chi è un isola non è legato all’altro uomo.
Ecco l’errore.
Il rispetto dell’individuo per l’individuo sì, ma il rispetto non deve rivolgersi a danno degli altri, della collettività.
Gli interessi personali dettati dall’egoismo non devono emergere sul tutto e travolgere gli altri uomini poiché ognuno è un mondo a sé ed ognuno vuoi essere il primo.
Ecco l’errore.
Ma l’uomo predica il bene e vive nel male. L’uomo cede alle passioni perché l’uomo è immaturo. Egli è come un bimbo. Egli ha bisogno di essere guidato. Ma che forse un cieco può guidare un bimbo.
Ecco l’errore.
I ciechi son coloro che hanno in mano il potere. Coloro che hanno i frutti migliori e che rinnegano i fratelli affamati.
Cristo disse: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.
Ecco come Cristo non era nell’errore.
Ed ecco come gli uomini lo inchiodarono alla croce.
Ed ecco come l’uomo nei secoli e nei millenni vaga cieco e accecato nell’errore.
Io vi dico che l’uomo è un bimbo. Quando egli crescerà saprà vedere bene e soprattutto non guarderà ai ciechi come a delle guide.
Soprattutto non si nutrirà di oppio, ma di Luce.
Soprattutto vedrà se medesimo oltre la vita corporea e agirà in funzione e di ciò che vede e sente: in funzione della verità.
Ma quando? Ecco il grande interrogativo.
Io dico: voi siete nel tempo. Ebbene il tempo sanerà i vostri mali. Ma intanto non cedete all’ignominia, intanto non state lì ad aspettare il miracolo.
Il miracolo – io dico – siete voi, è la vostra volontà.
Dunque operate a ciò che tale volontà cambi il mondo in bene. Ma non con la violenza, non con gli uni contro gli altri. Io dico tollera uomo e vivi nel bene e vivi nella scienza e vivi nella rettitudine secondo coscienza e secondo ciò che gli altri chiedono a te.
Uomo sappi essere degno di Dio.
Violenza? Cosa credi che sia ciò che chiami violenza se non il fratello contro il fratello?
Tu credi che l’uomo sia in diritto di offendere l’altro uomo sol perché l’altro uomo sia appunto un’altro, cioè non in te?
No, egli è fuori di te ma è in te poiché è la parte che a te manca per essere uomo.
Se tu fossi l’unico al mondo cosa diresti di te?
Non diresti certo che sei un uomo perché non avresti la misura della tua umanità.
Io questo dico:
Un uomo è tale quando può paragonarsi ad un uomo.
Non avendo la pietra di paragone cosa penseresti di te?
Ecco ciò che dovrebbe far l’uomo migliore.
K
Interessante, ma sposta l’attenzione ad altro. Come ogni fonomenologia interpretativa a sfondo religioso.
Vivere secondo “dogma” che sia religioso di religione riconosciuta o di religione sotterranea, animnista, non convenzionale pseudolaica, e via dogmatizzando, non cambia. Anzi peggiora le cose.
Sarebbe appena sufficiente riconscere il diritto all’autodeterminazione degli individui nel constesto storico sociale in cui essi vivono, sarebbe sufficiente riconoscere l’elemento di legittimità che fa di ogni membro di una società una persona portatrice di significato per sé stesso e per il fatto stesso che esiste.
La materia non ha alcun dovere di dimostrare la propria esistenza. Essa esiste che piaccia o che non piaccia. Essa esiste e basta.
Le persone esitono come materia e noncome ipotesi di realizzazione.
I bambini sono solo uno stadio della materia umana. Sono un progetto in costruzione e sono il futuro ancora da realizzare. Essi non devono dimostrare il loro diritto ad esistere. Esistono e basta. Sono gli adulti che devono invece avere il coraggio di dimostrare ai loro figli di esserseli meritati.
Sono gli adulti (padri e madri sena connotazioni giuridiche) che devono dimostrare ai loro figli che sono in dovere di estinguere i debiti che vorrebbero lasciare in eredità: essendo essi incapaci di far ciò, soprattutto per stupida arroganza e insulsa presunzione, ritengono sufficiente riempirli di promesse, anche solo sotto forma di denaro da spendere.
In realtà dimostrano solo la loro impotenza.
E poi, sempre più frequentemente, trasformano la loro frustrazione in raccapricciante dimostrazione di bestialità.
Invece a me sembra abbastanza off topic.
Qui parliamo di un problema reale e contingente.
Le soluzioni, alla lunga, arrivano sempre dalla riflessione profonda, ma nell’immediato bisogna fare in modo che i bambini non subiscano violenza e che i padri non siano costretti ad uccidere per placare il bisogno di vendetta.
Poi, quando il dibattito alto avrà raggiunto i primi risultati, mi chiamate e me li spiegate.
@ Gunnar,
rispondo brevemente al tuo primo commento e al commento al mio commento.
Sul primo sono d’accordo e lo sottoscrivo tranne la parte riguardante la violenza estrema sulla violenza.
Per quanto attiene invece lo “spostamento dell’attenzione … come ogni fonomenologia interpretativa a sfondo religioso”, ti prego di rileggerlo dopo aver sostituito le parole, Dio, Cristo e Luce con me stesso, te stesso, esperienza ed evoluzione e sono certo che lo vedrai sotto una nuova “luce”, anche da ateo che crede di essere senza Dio.
Mio buon amico di tastiera. Ci risiamo. Non si tratta di essere ateo”che crede di essere senza dio”. Non”credo”. Così, semplicemente.
Per il semplicissimo motivo che non ho bisogno di farlo e non mi viene nemmeno voglia di desiderarlo.
In quanto alla “sostituzione” di significanti con appropriati significati mi va bene. Anzi è sicuro che si vedono nuovi orizzonti. Tuttavia, se me lo permetti, vorrei fare una breve considerazione.
Tutto il “nostro mondo occidentale e i derivati che vi si allignano” vivono di una cultura che si rallegra più dei significanti che dei significati. E’ un luogo in cui le parole hanno un peso che è variabile; passando di mano in mano, o di bocca in bocca, assume valori diversi. Ma è un gioco che fa molto male. Occorrerebbe prima identificare il vero valore delle parole e poi giocarci su come si vuole e per i motivi che si vuole.
In fatto di bambini poi la cosa assume un tono davvero drammatico.
Ad essi si insegnano parole, in modo più o meno volontario, di cui non si conosce il vero significato e nemmeno lo si cerca. Si assume la parola “bene” nei contenuti i più vari, la parola amore nelle declinazioni tonali più inconsuete e fuorvianti, e vale per tutte le parole da pochi giorni di vita in poi. Senza parlare della scuola che distrugge molto e costruisce poco.
E senza parlare delle metafore mitologiche che insegnano a credere nell’esistenza di luoghi inesistenti ma infinitamente desiderabili alimentando speranze insostenibili e creando fin da piccoli i scrigni mentali destinati all’illusione e alla delusione più profonda.
Quei piccoli presi a sberle e malmenati possono persino essersi convinti inconsciamente che “amare” significhi prendere a schiaffi il prossimo… magari con l’aggiunta “lo faccio per il tuo bene”.
Chiamare le cose con il proprio nome e rendere questo significato assoluto per distinguerlo, con le dovute cautele dalle sue possibili varianti non credo sarebbe cosa sbagliata.
Potrebbe anche essere la via per isolare o neutralizzare tanta ipocrisia.
Le parole che vorresti io sostituissi hanno un significato proprio e una valenza propria che non coincide affatto con il “te stesso”, il “me stesso”, “esperienza” ed “evoluzione” i cui valori semantici sono lontani assai dalle connotazioni che chiunque attribuirebbe alle altre parole.
E credo che il “peso” di tali connotazioni sia la linea di demarcazione tra un sistema in evoluzione e un sistema statico. Il primo prevede infinite possibilità e variabili. Il secondo esiste solo in una forma cristallizzata, fissa, immutabile.
Ritengo che il percorso da seguire sia sempre il frutto di una scelta e le scelte sono solo umane.
“Ritengo che il percorso da seguire sia sempre il frutto di una scelta e le scelte sono solo umane”.
Sono daccordissimo, mio buon amico, ma le scelte sia nel bene che nel male, portano i n e l u t t a b i l m e n t e all’evoluzione.
Ho scritto, tanti anni fa, un saggio che ancora sostengo – farneticante per chi si asserva alla logica del senso comune – “il divino ragionato”.
E’ nel mio blog e se avrai il tempo e la pazienza di leggerlo mi piacerebbe tantissimo un tuo commento. Anche se apparentemente siamo su due sponde opposte abbiamo la certezza di far parte dello stesso mare.