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Il Balletto Elettorale

14 marzo, 2007 di mc  
Archiviato in Il Bello della Politica



Finalmente questo governo, dopo aver normato questioni epocali quali i giorni di chiusura dei barbieri, i costi di ricarica dei cellulari, le licenze dei taxi e dopo il “vorrei ma non posso” dei DICO, ritenendo il Paese immaturo per questioni quali la regolamentazione del taglio dei pantaloni (a zampa di elefante o a sigaretta) o decidere se era meglio Pelé o Maradona, ha deciso di affrontare la questione della legge elettorale, anche per distrarre un pò D’Alema, casomai gli venisse il ghiribizzo di andare di nuovo in senato a fare lo spaccone. L’opposizione, che questa legge l’ha concepita (e spero che il verbo concepire non mi faccia causa), non avendo un premier per il quale predisporre leggi su misura, si è detta in massima parte d’accordo, anche se con dei distinguo che combinati con l’andatura di bolina della maggioranza, rendono il futuro politico immediato di questo paese un processo stocastico di grande interesse per gli amanti della probabilità e per il mago di Arcella.
La democrazia, come tutte le cose belle, ha un costo. Quando vado al bar e incontro un amico della Corea del Nord, se lui si vanta del fatto che il suo paese è una potenza nucleare, io posso buffoniare dicendo che il mio è una grande democrazia. Questo, però, lo pago tenendomi a Roma, gente del calibro di Mastella e Calderoli, giusto per citare due grandissimi gatti silvestro. Insomma, per fare in modo che a Roma ci sia anche il mio di gatto silvestro, mi devo cibare anche quelli degli altri. Questa è la “democrazia“.
Ma cosa succede quando non sono io a decidere quale gatto silvestro delegare ma sono i gatti silvestro stessi a decidere chi deve andare a Roma? Non vorrei fare il puntiglioso, ma questa non è democrazia, si chiama “oligarchia” o, se non odiassi l’idea di essere associato a lui, “plutocrazia“. Quindi al bar, con i miei amici cinesi e coreani, mi devo stare zitto. Non ho nemmeno la bomba atomica, che con certi capuzzielli sarebbe un piacere poterla agitare a mo’ di minaccia.
Tutto questo vaniloquio per dire che la differenza tra proporzionale e maggioritario è importante, ma la cosa fondamentale è ripristinare il concetto di preferenza. Tutti dobbiamo indicare un gatto silvestro che ci rappresenti. A questo punto il gatto silvestro in questione si può definire investito di un mandato. Questo lo autorizza a votare secondo coscienza e, al limite, cambiare schieramento visto che ha ottenuto un’investitura nominale. I conti si faranno, poi, alle successive elezioni, quando gli elettori potranno rinnovare o meno l’investitura.
Se gli elettori devono solo tracciare una croce su un simbolo e non possono esprimere preferenze nominali, quello che si ottiene è che i parlamenti sono composti nelle segreterie di partito e non hanno nessuna valenza democratica.
Nel caos di questi giorni la guardia va tenuta alta. Se dovessi scegliere tra proporzionale e maggioritario propenderei per il secondo, che obbliga la creazione di coalizioni intorno ad un programma al posto dell’accordo fluido post-elettorale tipico del sistema proporzionale. In ogni caso il punto centrale rimane la preferenza nominale per il candidato. In assenza di una possibilità di questo tipo siamo sicuri di una sola cosa: che siano neri , che siano rossi, che siano verdi o che siano azzurri i gatti silvestro di Roma sono tutti d’accordo per privarci di un diritto fondamentale. E questo ricordatevelo, sempre.

Aggiungo una postilla. In questi giorni il dibattito politico intorno alla legge elettorale sembra imperniato su chi otterrà più o meno vantaggi di posizione da un’eventuale riformulazione della legge o da un referendum.  Anche nell’articolo “dissidente” che ospitiamo anche oggi su MC si fa qualche considerazione di questo tipo. La mia opinione è che, almeno in occasione della formulazione della legge elttorale, le considerazioni speculative siano sospese o quantomeno attenuate. Non è possibile ripetere l’errore fatto nella passata legislatura quando si è promulgata una legge abominevole in funzione delle imminenti elezioni. Questo vuol dire attingere a piene mani dalla scarsa riserva democratica di questo paese che, quando sarà esaurita, potrebbe indurre conseguenze sanguinose. Per tutti.

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Comments

16 Risposte a “Il Balletto Elettorale”
  1. miriam scrive:

    Concordo pienamente con te MC: al di là della scelta tra proporzionale e maggioritario, essenziale è il ripristino della possibilità di scegliere nominalmente il proprio candidato. Mi chiedo se ciò potrebbe far sì che le persone si sentano e siano più partecipi e se la distanza tra la piazza ed il palazzo potrebbe, in tal modo, ridursi di qualche metro. Con grande giovamento del paese.

  2. dario scrive:

    Ma veramente la legge elettorale è sentita come una priorità dall’opinione pubblica? Non ho mai sentito nessuno parlare di organizzare una grande manifestazione pubblica per manifestare contro l’attuale legge e richiederne un’altra.
    Io temo che:
    se non c’è un partito o un sindacato a organizzare una manifestazione e a far scendere la gente in piazza nessuno si muove. E dai partiti in realtà non ho sentito nulla in proposito.
    La maggior parte degli elettori non si rende conto dell’importanza di un sistema elettorale rispetto un altro. Lo vedo nella mia famiglia, dove l’interesse politico è oscurato dalla necessità quotidiane. e dove alla fine il commento più comune è: tanto sono sempre i soliti e fanno quello che vogliono. E credo che veramente il mio nucleo famigliare rispecchi la maggioranza in questo paese.
    L’idea è che si arrivi ad una mediazione tra partiti che favorisca i politici piuttosto che i cittadini, com’è stato fatto in molte operazioni del precedente e del corrente governo,senza destare alcuno scandalo se non nei radicali, che tanto no gli va mai bene nulla.

    Un ultimo appunto. La necessità di affrontare adesso la questione della legge elettorale con tale urgenza, crea un’aria di sfiducia in questo governo. Come la vecchina che prima di morire da disposizioni per il suo funerale, questo governo piuttosto che impegnarsi per risolvere questioni urgenti e necessarie sceglie il proprio requiem, e se la legge elettorale viene sentita come un’urgenza vuol dire avere le ore contate. Non mi sembra un’iniezione di fiducia.

    Bentornati, tutti!

  3. Gatto Assassino scrive:

    @Dario

    Penso che la nuova legge elettorale doveva essere fatta ben prima. Probabilmente la prima cosa da fare subito dopo le elezioni. E’ chiaro che, allo stato attuale, il concentrarsi improvvisamente sulla legge elettorale, dia la sensazione che la barca sta affondando (in realtà il buco nello scafo c’è sempre stato).
    Con l’unica differenza che ora bisogna scendere a patti con il nemico (anche interno).

    Ancora una volta si è perso di vista l’obiettivo.

  4. Emanuele scrive:

    direi che la possibilità di scegliere il gatto silvestro da spedire in parlamento sia fondamentale e credo che la maggior parte delle forze politiche sia d’accordo su questo.
    Quindi credo che almeno su questo punto ci saranno novità (positive si spera).
    Per tutto il resto non nutro una gran fiducia…i gatti silvestro riusciranno in qualche modo a farsi una nuova legge elettorale cazzara che salvaguarderà i propri interessi. Lo stesso berluscazzo ha detto che c’è si l’esigenza di modificare la legge elettorale (fatta da lui un anno fa…manco fossero passate ere geologiche) ma si faranno solo dei piccoli aggiustamenti.
    E lui si sa…ha potere e ne ha anche dall’altra parte…vero d’alema?

  5. MenteCritica scrive:

    Ciao Dario,
    ben ritrovato.
    Allora. Secondo me tutti sono indifferenti a tutto, almeno politicamente. Altrimenti qui saremmo gia’ alle barricate.
    Non e’ importante che tutti siano sensibilizzati. L’opinione politica e il diritto non si misurano in termini di audience. Noi crediamo, anzi sappiamo che e’ giusto cambiare la legge e quindi lo gridiamo.
    Che poi il nostro vicino sia piu’ interessato alle zizze della Marcuzzi non sorprende e non stupisce (ci mancherebbe). Dopo l’astensione indecente al referendum sulla procreazione assistita credo che il 90% dei cittadini di questo paese si muovano come pecore dietro il resto del 10%. E con quel 10% che tocca giocarsela. Gli altri verranno dietro. E meglio dietro a noi che dietro a quelli che gestiscono le zizze della Marcuzzi.

  6. Davide scrive:

    “Tutti dobbiamo indicare un gatto silvestro che ci rappresenti. A questo punto il gatto silvestro in questione si può definire investito di un mandato Questo lo autorizza a votare secondo coscienza e, al limite, cambiare schieramento visto che ha ottenuto un’investitura nominale”.

    - Costituzione della Repubblica, art. 67: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

    Non mi stancherò mai di ripeterlo. Con buona pace di chi dice che i senatori a vita non possono fare maggioranza.

    Se i gatti silvestro si sentono investiti di un mandato è perché glielo lasciamo credere. Se invece li mandiamo tutti su Canna Island (http://www.scotland-inverness.co.uk/small-is.htm) in modo che chi arriva dopo di loro capisca che il mestiere di legislatore non è una stronzata e inizi a vederlo davvero come una professione, allora forse le cose cambierebbero.
    Problema: per eliminare il parlamento serve un’azione…ehm…come dire…tipizzata nel Codice Penale (artt. 280-bis e 585). Vero è che non possiamo però sempre contare sull’age-factor, anche perché pare che godano di ottima salute, i gatti silvestro.

    Al momento non trovo altra soluzione. Se però mi si chiede della legge elettorale, e poi si inizia il “valzer delle priorità” allora sarò sempre dell’idea che cambiare la legge vigente è e resta un’emergenza democratica di questo ridicolo paese.

    “Gli altri verranno dietro”.
    - Speriamo non vengano DA dietro!

    Au Revoir

  7. sandokan scrive:

    Articolo impegnativo. Affronta molti problemi: l’attuale crisi politica, in generale la legge elettorale ed in particolare il sistema di rappresentanza parlamentare (maggioritario o proporzionale), l’elezione diretta dei parlamentari e, magari, anche quella del primo ministro. Sintetizzando si potrebbe dire che stiamo parlando della possibilità di governare un paese onestamente, nell’interesse del paese stesso. Ci sarebbe molto da dire, pertanto cercherò di essere schematico.
    A monte.
    A mio parere questo paese vive in uno stato di crisi o difficoltà politica – che si traduce in una difficoltà di governo – da decenni (dal pentapartito, più o meno, in giù). Si sono seguiti, negli anni, tentativi sempre più maldestri e disgraziati di mettere insieme partiti, partitini e ruffiani per salire al potere, starci il più possibile . . . e poi si vedrà. Qualcuno lo ha capito, bene o male (intendiamoci persone in gamba e che sanno fare il loro mestiere ci sono), e in qualche modo ha cercato e cerca tuttora di intervenire. La discesa in campo di Berlusconi e dei suoi accoliti, che non solo hanno cercato di ripristinare lo status quo ma hanno addirittura spinto l’acceleratore verso quei cambiamenti che molti potenti auspicavano, non ha fatto altro che peggiorare le cose (non sto qui a dilungarmi: andate a leggervi il Progetto di Rinascita Nazionale di Gelli e soci. Leggetelo attentamente, però. Senza preconcetti, con la mente libera e capirete molte cose della politica, dell’economia, della finanza e del potere in questo disgraziato paese). Dimenticavo: non aiuta certo una sinistra non abituata a governare, o perlomeno a governare nell’emergenza.
    In poche parole: mantenere ed alimentare questo casino serve a molti. Il nostro sistema è una bella commistione di pseudodemocrazia indiretta (il potere del parlamento è ormai quasi svilito), plutocrazia e oligarchia: non dovrebbero coesistere ma in qualche modo ci sono riusciti, soprattutto da quando il potere economico è diventato anche il potere politico.
    Tutto questo non è successo per caso. E qui entro ancor di più nella valutazione assolutamente personale, di pelle (nel senso che non sono né uno storico, né uno studioso del settore). La classe politica, il sistema politico di questo paese sono espressione del paese, e il nostro è, da molto tempo, un paese diviso in due. Lo siamo per le cazzate (Coppi o Bartali, Baggio in nazionale oppure no, innocentisti o colpevolisti – vedi Cogne per dirne una), lo siamo anche per le cose serie.Viviamo in uno spazio comune ma siamo divisi da distanze enormi. Da qui la dialettica esasperata, rabbiosa, insofferente, intollerante, indisponente e anche offensiva. Io ho ragione – tutta – e tu hai torto – tutto.

    A valle.
    La nuova legge elettorale a cosa servirà se non cambieranno i presupposti? Poco importa se ci sarà il premio di maggioranza, perché la parte che perderà non accetterà mai tale sconfitta (vedi i brogli!), non riterrà mai la parte avversa capace di decidere per tutti e appena possibile salirà al potere per rifare tutto e così via. Se non troviamo una via comune, costruttiva, semplice ma condivisa, continueremo a rimbalzare da una parte all’altra, senza arrivare da nessuna parte. La soluzione dove sta’? Nel grande centro, cioè il terzo polo? Nella Grossa Coalizione, cioè un governo tecnico di vasta rappresentanza? Va tutto bene, purché chi ne fa parte agisca nell’interesse del paese (cioè, non dimenticatelo, nel nostro interesse, quello degli “inculati” – se DFC mi permette).
    L’ho già scritto: persone oneste con il senso dello stato. E basta.

    In particolare. Non mi interessa molto sapere chi viene eletto, tanto poi non mi renderà mai conto di quello che ha fatto. Preferisco votare per un programma, anche perché ritengo che non sia necessaria una rappresentanza parlamentare così vasta, e che, infine, basti un ramo del parlamento. L’altro deve diventare il luogo della rappresentanza regionale (se non sbaglio già lo prevede la costituzione). Ricordiamoci che oggi le leggi le fa l’Europa, per la maggior parte almeno.
    Mi rendo conto che queste ultime righe sono un po’ troppo sintetiche, ma ora devo andare.

  8. MenteCritica scrive:

    Davide
    l’amore che hai per la costituzione mi consola. Sapere che un ragazzo la studia con tanta attenzione mi conforta.

    Sandokan,
    risposta impegnativa. Visto che per colpa tua, nella redazione sono ufficialmente “vecchio cazzone criticatutto”, perche’ non paghi pegno organizzando meglio il tuo pensiero e proponendolo come articolo?

  9. Davide scrive:

    Esatto sandokan, più o meno è così:
    Art. 57: Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale [...]. La ripartizione dei seggi tra le Regioni [...] si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni.

    Ma bisogna tener conto che:
    Art. 70: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

    “Ricordiamoci che oggi le leggi le fa l’Europa, per la maggior parte almeno.”

    - Esattissimo, il Parlamento non fa che recepire (in ritardo, nove volte su dieci) direttive dell’UE.
    Quelle normative cioè che si appoggiano alla legislazione interna per essere attuate, al contrario dei regolamenti che sono direttamente applicabili.
    Però, sandokan, questo vale per tutti i membri dell’UE, la melma nella quale ci ritroviamo invece non ha eguali in Europa, forse perché mancano le “persone oneste con il senso dello stato. E basta.”

    O no?

  10. sandokan scrive:

    Mentecritica,
    spero che la redazione ti consideri un “vecchio cazzone criticatutto” con lo stesso rispetto con cui io l’ho scritto. Per quanto riguarda l’articolo, mi lusinghi. Ci sono due problemi, però. Primo: manco di sintesi. Ho scritto due pagine solo per fare un commento e l’ultimo periodo fa cagare. Fai i tuoi conti; mi sa che i lettori si addormentano a metà lettura. Secondo: riorganizzare il mio pensiero. Ci sto provando da molto tempo, ma faccio un po’ fatica (starò già sclerando?).In ogni caso mi piacerebbe, anche se – almeno in questo periodo – sono incasinatissimo.

    Davide,
    hai detto bene, la nostra melma (chiamamola così, che è meglio) è unica.
    “Italian do it better” o se preferisci “Italiani, brava gente”: ’sti cazzi!

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