Il 5G fa Male? 2


Capita spesso che chi conosce le mie competenze specialistiche mi chieda se il dispiegamento del 5G sarà pericoloso per la salute. Ci sono vari livelli di risposta a questa domanda. Partiamo dal più semplice: se il dispiegamento avviene secondo i limiti di legge e le regole definite, non esistono ancora evidenze scientifiche inconfutabili che l’esposizione a radiazioni elettromagnetiche nelle bande attualmente utilizzate per lo scambio di dati wireless sia nociva per la salute. E non potrebbe essere altrimenti. Se no, la diffusione e l’utilizzo di questa tecnologia sarebbe definito inquinante e sottoposto a rigide limitazioni (ambito militare, sicurezza, ecc.).

Bene, passiamo al secondo livello di risposta. Attribuire un’origine certa a delle malattie complesse come il cancro, è operazione incredibilmente lunga e difficile. Raramente si stabilisce un rapporto causa ed effetto in termini inequivocabili. Esiste un enorme quantità di fattori da considerare che si estendono ai comportamenti di vita e alle caratteristiche genetiche dei singoli. Dare risposte certe è scientificamente impossibile. Pensiamo solo al tempo che è stato necessario per stabilire un collegamento tra fumo di tabacco, malattie cardiovascolari e cancro ai polmoni. Oggi ci appare evidente e tutti lo diamo per scontato, ma ancora fino a qualche anno fa esistevano studi scientifici (anche non finanziati dalle multinazionali del tabacco) che negavano l’associazione certa. Nonostante questo, c’è gente che ha fumato per 90 anni e si è spenta per vecchiaia e persone in perfetta forma fisica, che non hanno mai fumato una sigaretta e che sono morte giovanissime per cancro ai polmoni. Questo per dire che il massimo a cui si può aspirare è stabilire una correlazione affidabile. Quindi, bisogna non solo fare esperimenti diretti (bene possibilmente, senza scambiare frequenze con intensità del segnale), ma anche integrarli con l’osservazione statistica a lungo termine. L’utilizzo intensivo delle alte frequenze per le telecomunicazioni si può datare ai primi anni del terzo millennio. Per le altissime frequenze, (4G e 4G+), ancora più tardi. In conclusione, è presto per avere dei dati concreti su cui ragionare.

Passiamo al terzo livello di risposta. La tecnologia uccide? La risposta è “sì”: l’inquinamento, i mezzi di trasporto, la pigrizia indotta dalla diminuzione del lavoro fisico, ecc, fanno milioni di morti all’anno. D’altra parte, la tecnologia e la ricerca scientifica in campo biomedico, hanno contribuito ad allungare la vita media della specie. Questo vuol dire che il rapporto costi/benefici della tecnologia ha un saldo positivo. Non è un’opinione, è matematica. Nel nostro mondo non esistono soluzioni perfette. Vantaggi comportano sempre costi.

Bere acqua distillata non provoca contaminazione, ma non serve a idratarsi. Bere acqua non distillata per idratarsi comporta inevitabilmente l’assunzione di batteri e contaminanti. E’ una questione di trovare il giusto compromesso che assicuri la funzione riducendo al minimo gli svantaggi. E a questo lavorano, quotidianamente, milioni di tecnici, scienziati e ricercatori. E’ uno degli aspetti più nobili della nostra specie che si caratterizza proprio nella sua capacità di individuare soluzioni che aumentino l’efficienza e la sicurezza dei processi.

Ora, però, non mi voglio sottrarre, alla domanda diretta: penso io che prima o poi verrà individuata una correlazione tra l’esposizione alle altissime frequenze in ambito di telecomunicazione e qualche malattia?

Sì, io penso di sì. E’ inevitabile proprio per quello che ho detto prima. Non esistono tecnologie innocue. E d’altra parte, la vita senza tecnologia non è innocua perché nessuno sfugge vivo alla vita. Ma prima di poterlo affermare con cognizione di causa, servono dati inconfutabili che oggi non esistono e chi vi dice il contrario mente. Per cui, decidete. O vi fidate dei santoni che dicono che il 5G uccide e poi curano il cancro col bicarbonato o cercate di convincervi che ogni cosa che facciamo su questo pianeta ha un costo. Spesso in vite umane. E che la misura del beneficio è: quante vite ho salvato rispetto a quelle che che ho soppresso. E’ una considerazione cinica, perché ogni vita ha valore per sé stessa, ma se non usassimo questo approccio chi sarebbe delegato a decidere chi deve essere sommerso e chi deve essere salvato?

P.S. ho scritto questo post in una sala d’aspetto mentre aspetto che una donna giovanissima, in piena forma, che conduceva una vita regolare e sana faccia i suoi controlli per una malattia terribile, Potrei aver fatto errori di battitura e lasciata qualche frase in sospeso perché ancora non riesco a rassegnarmi alla cecità del destino Mi scuso.

Nota originariamente redatta il 23 maggio 2019. Il mio amore era vivo e anche io lo ero. Ora del 5G non me ne fotte più nulla.


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