Idrusa 52


Ero giunto a metà del mio cammino, percorrendo le strade della vita con calma disperazione. Intorno a me la guerra aveva portato fame e distruzione ed ero sempre indeciso se continuare a  fuggire o attendere i barbari che venivano dal Nord.

Nell’incertezza avevo scelto una classica soluzione di compromesso, ripiegare verso sud ed aggregarmi a piccoli nuclei di uomini che si dicevano pronti a resistere, ma che, al momento, si limitavano a fuggire in silenzio nella notte.

Attraversare il Mediterraneo sarebbe stato superiore alle mie forze; decisi di andare verso est in direzione della Torre del Serpe, il punto più orientale d’Italia, per fare quel percorso che molti  anni prima tante persone effettuavano in senso inverso; sapevo dove trovare un’imbarcazione.

foto di emmebi

Le campagne del sud mantengono ancora intatto il loro profumo, di mare e di infinito; eppure quella terra che percorrevo era stata considerata in passato il limite de finibus terrae, correndo sulle sue antiche mappe la linea del fronte che separava Bisanzio da Roma, Oriente da Occidente.

Iniziavo a sentire un odore, prima di libertà, poi direttamente di vita, e mi accorsi che davanti a me c’era un mare di fiori, che prima non avevo notato, impegnato tra  polvere e sangue.

 

Scoprii che uno di quei fiori aveva il nome di Idrusa, come quello di una donna che aveva offerto la sua vita in cambio di quella di un cucciolo di  uomo. Come tanti altri uomini, sino a quel momento avevo pensato solo alle mie armi, e al modo di sfuggire ad un nemico fatto di uomini e mi fermai.

Ho visto un mare di fiori ondeggiare al vento come placide onde di un oceano di colori, e ho capito che sia noi che fuggivamo che quelli che ci inseguivano, non sapevamo dove andare e che tutti fuggivamo come impazziti in una direzione sconosciuta, ormai lontani dalla vita.

Mi fermai, perché i miei anfibi non calpestassero nessuno di quei fiori, ed iniziai a capire che dovevo ritrovare Idrusa, perché lei mi indicasse la strada.

Ed era una strada più lunga ma, finalmente, avevo una direzione che avesse un senso.

Per gentile concessione dell'autore

Per gentile concessione dell’autore

Ero sceso in campo per fare prima una rivoluzione e poi una guerra che non avrei mai vinto, che nessun uomo e nessuna parte avrebbe vinto; mosso solo dal desiderio di vendetta ad ogni costo..

Vendicare 70 anni di vergogna e umiliazioni meritava qualsiasi sacrificio. Ma iniziai a pensare a vecchi concetti, a cose risapute, alle persistenze storiche, alla necessità di un’evoluzione sociale più che di una  rivoluzione, al fatto che la democrazia non si può imporre o esportare come un qualsiasi prodotto di mercato ad un popolo che non la merita, o che non ha imparato a meritarsela.

E di sicuro l’Italia non ha saputo meritare il sacrificio di quanti sono morti per una speranza di cambiamento.

Un popolo ottuso, diviso,  privo di coscienza storica, di identità, con un’etica approssimativa e soprattutto giustificativa di qualsiasi bassezza e sotterfugio. Un popolo che indossava alla perfezione la camicia nera. Una nera ed uniforme camicia, completamente diversa dal mare di fiori che avevo davanti ai miei occhi.

Iniziai a capire che ci sono due vie da percorrere, ma una strada è senza uscita, ed è la via maschile della fuga rabbiosa e nevrotica da sé stessi; un’altra strada, la via femminile parte dalla vita solo per essere vita e per generare altra vita.

Un mondo diverso, ignorato non solo dagli uomini, ma dalle stesse donne che sono state costrette a dimenticare e a rinnegare la propria natura. Una strada antica, ma che si può ancora percorrere a ritroso, fino all’alba della nostra civiltà maschilista, quando le donne persero la guerra contro gli uomini, quando la cultura delle Grandi Madri fu sopraffatta dal culto delle armi, della  violenza, delle macchine, della schiavitù.

La prima forma di preclusione sociale è stata quella sessista; la riduzione della donna, prima  al silenzio e, dopo, alla segregazione, era necessaria e propedeutica alle successive automutilazioni che le società maschili imponevano a sé stesse.

Da millenni soffochiamo la voce di Antìgone, ed è assolutamente necessario abbandonare questo atteggiamento consentendo a quante di noi sono nate di sesso femminile di riscoprire sé stesse al di là sia degli orrendi stereotipi macchiettistici visti in questi ultimi anni, sia dalla semplice e disutile imitazione di ruoli maschili.

 

“Vedevo un gran cielo rosso sopra la mia testa e tutti i rumori si allontanavano; anzi scese una grande calma sotto il peso di quel cielo rosso” Maria Corti – L’Ora di Tutti

 

Nota: L’Ora di Tutti è un romanzo della scrittrice italiana Maria Corti, pubblicato nel 1962, ispirato alle vicende della battaglia di Otranto, con la quale i Turchi espugnarono nel 1480 la città salentina, che all’epoca era uno dei porti più importanti della regione.
Il romanzo segue, con gli occhi e le parole di cinque personaggi coinvolti nella storia, il dipanarsi delle varie fasi della battaglia, dall’assalto alla valorosa resistenza alla resa finale. Il personaggio di Idrusa, è quello di una donna forte e coraggiosa,vedova di un uomo non amato e che si era uccisa mentre cercava di salvare un bambino catturato da un soldato turco.

Di @AdriMCMLXI



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