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I Venti Minuti Buoni

12 marzo, 2007 di mc  
Archiviato in Media Mente Critica



Non è importante esserci sempre. Giusto per citare un vecchio film, è fondamentale esserci nei venti minuti buoni. Quelli giusti.
Sabato 27 febbraio 2007, ore 20,50, primo canale RAI. Quella che segue è una cronaca fedele e distaccata di venti minuti di televisione italiana. Un fenomeno che lo scienziato che c’è in me ha osservato con la stessa attonita meraviglia che in genere riserva ai fenomeni naturali più complessi e stupefacenti.
In onda c’è il programma dei pacchi. Siamo alle battute finali. In palio ai sono i quattrini. I quattrini veri, non quelli potenziali.
Il concorrente è uno del Nord, lo si capisce dalla parlata. Su un banchetto, alla sua sinistra, lievemente arretrati, sono seduti la moglie e i genitori. A rendere mistica l’atmosfera ci pensa una statuetta azzurra rappresentante il conduttore che, come la Madonna con il bambinello, regge in braccio un pacco da 500.000 euro. Il concorrente, prima di ogni scelta, carezza la statuetta, la bacia. Non recita il rosario per mancanza di tempo. Se la scelta si rivela giusta, altri baci e carezze alla statuetta, che non viene portata in processione per mancanza di spazio.
Ormai siamo alla stretta finale, c’è da scegliere se aprire il pacco o accettare l’offerta del “dottore” che deve essere un illustre clinico che ha il compito di verificare la tenuta nervosa dei concorrenti mettendoli di fronte a scelte stressanti. Il conduttore afferra al volo il momento e, dopo aver lasciato partire la toccante colonna sonora di “C’era una volta in America” lascia il proscenio al concorrente. Costui con l’esperienza di una consumata soubrette, capisce al volo cosa si vuole da lui e non si nega alla chiamata. Morricone sale di tono e il concorrente dà fondo a tutte le conoscenze filosofiche che ha accumulato grazie alla collezione di Bignami che ha a casa. Mentre il tapino si diffonde sulla virtù morale della temperanza, la regia alterna immagini del conduttore che annuisce pensoso e della mogliettina che si commuove. Ora che le lacrime hanno fatto la loro comparsa, lo spettacolo è al climax.
Nel giro di pochi minuti ci sono stati presentati quelli che la televisione italiana ritiene siano i grandi protagonisti della società civile di questo paese. Il danaro, che grazie alla statuetta azzurra e all’adorazione che ne viene fatta assurge a valore sacrale, la filosofia da Bar dello Sport e le onnipresenti e immarcescibili  lacrime, che ormai possono vantare più apparizioni televisive di Baudo, Bongiorno e Carrà messi insieme.
E come evocato, pochi minuti dopo l’apertura del pacco fatale, sullo schermo appare Pippo Baudo a presentare l’ennesimo festival di Sanremo.
Io non ho nulla contro Pippo Baudo, anzi. La caduta del Muro di Berlino,  Internet, i cellulari e i computer  hanno completamente sconvolto il mondo nel quale sono nato e mi hanno disorientato. Baudo è sempre lo stesso dai tempi di Settevoci ed è una delle poche cose della mia infanzia che esistono ancora. Una costante universale come l’accelerazione di gravità. Meglio anche di Mike Bongiorno che si è scimunito e della Carrà le cui attrattive, con l’età, hanno subito colpi letali.
Anche il festival di Sanremo è rimasto surgelato nel tempo oltre che nello spazio. Se si togliesse il colore alle riprese televisive, sarebbe esattamente uguale a quello di quaranta anni fa. Stessa gente con l’abito della festa, stessi fiori, stesso presentatore.
Per completare l’opera manca solo lei, Michelle Hunziker, l’unica svizzera che è immigrata in Italia per lavorare. Quando appare sulla scalinata per il suo ingresso alla Wanda Osiris, ha già le lacrime in canna. Il faccino, più truccato del solito, sovrasta corrucciato un abito dorato il cui costo è già leggenda.  Ed ecco che il denaro (comprese le polemiche sul cachet dell’artista che hanno preceduto la rappresentazione)  e le lacrime riprendono il controllo del segnale televisivo. Manca solo la filosofia da Bar dello Sport per fare in modo che la sacra trinità ritrovi la sua unità.
Bisogna attendere poco. Sacrificando allo spettacolo qualsiasi regola di bon ton, la conduttrice trascina gli spettatori in una serie di considerazioni sulla sua vita e sugli obiettivi raggiunti, rimarcando i valori della famiglia e il bene prezioso dei figli. Il panegirico si conclude con l’esecuzione (pessima) di una canzone dell’uomo che, a quanto pare, può vantare come unico merito quello di averla fecondata. Roba da Discovery Channel.

Ora provate ad immaginare il vostro commentatore mentre con un sorriso ebete e la mano paralizzata ad artiglio sul telecomando, con l’occhio clinico del fisico, cerca di valutare la distanza che separa la televisione di questo Paese dalla realtà dei fatti. E la distanza è tanta, veramente tanta.
Mentre la sacra trinità celebra con cadenza quotidiana la propria santità, a dispetto del denaro, delle lacrime e della filosofia da bar erogati dalla televisione, i giorni si succedono implacabili e occorre rendersi conto che il sogno è finito da tempo, che i soldi non si trovano nei pacchi, che parlare non vuol dire sparare banalità  e che le lacrime, quelle vere, corriamo il rischio di trovarle dietro l’angolo.

In memoria di Sergio Saviane, che tutto questo lo aveva già intuito in tempi lontanissimi.

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Comments

6 Risposte a “I Venti Minuti Buoni”
  1. Emanuele scrive:

    Ahahah!
    fantastico!!
    Mi mancavano questi post…
    La distanza dalla realtà di cui parli credo sia il diametro stesso dell’universo: 27 miliardi e rotti di anni luce. La massima distanza concepibile? Si. Che si sta espandendo ancora? Purtroppo si.
    Attendo la nuova edizione di amici

  2. Davide scrive:

    MITICO Sergio. Non c’è altro termine: mi-ti-co. Punto

  3. MenteCritica scrive:

    Siete due allegrissimi e simpaticissimi ragazzoni

  4. rokkok scrive:

    pare che a chiunque arrivi al vertice della TV (sia snx, o dx o centro o alieno) prema solo una cosa: perpetuare l’immobilità dello status… sì, possono variare, con cautela, qualche aspettuccio formale, ma i contenuti base che sono all’interno di quel PACCO sono sempre i medesimi
    il guaio è che, a continuare quest’andazzo, la distanza che separa la televisione dalla realtà dei fatti, dalla società reale, si andrà via via colmando, fino ad aversi non più cittadini, ma individui che al posto della testa (e della mente) avranno PACCHI VUOTI
    quando ciò avverrà, non avrà senso nemmeno più la scrittura… :(

  5. MenteCritica scrive:

    rokkok
    ce ne vuole, ce ne vuole. Altrimenti non saremmo qui.

Trackbacks

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  1. [...] I pacchi glieli farei rimanere tutti sullo stomaco, tanto senza cazzoni che sbraitano in giro campo lo stesso.Ma come al solito questa gente è un bel po’ avanti a noi. Voi credete che il pericolo [...]



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