I Tre Postulati Indefettibili dell’Amore


Nelle notti più profonde, quelle dove l’indaco del cielo era screziato di algidi puntini brillanti e nulla sembrava più lontano del nuovo giorno, scosso dal gelo, bagnato fino alle ossa e sotto il fuoco di un nemico invisibile e micidiale, quando una ferita grave sarebbe stata accolta come un sollievo, anche allora non ho mai pensato di aver fatto un errore. Alcuni nascono per inventare, altri per mettere insieme le cose e rappresentarne la grazia, alcuni solo per essere dimenticati. Io sono un’altra specie di formica: quella che ha talmente orrore dell’oscurità da diventare una spugna che l’assorbe per fare posto alla luce. E così, mi porto dietro questo cuore invecchiato che nasconde tutto il male del mondo, nelle tasche tengo le mie mani assassine e negli occhi la luce spenta di una vita dissipata in nome di un amore che nessuno potrà mai comprendere.

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Da questo istante a quello nel quale ci siamo toccati per l’ultima volta ci sono cento miliardi di giorni invalicabili. La distanza è tale che nemmeno le grandi energie che covano nel buio silente nel quale sono infisse le stelle potrebbe mai invertire il flusso, ricondurci nello stesso spazio, nello stesso tempo e con lo stesso anelito. Viaggiamo come impulsi di massa infinitesima, sospesi tra materia e energia, lungo direttrici geometricamente divergenti e non condividiamo nulla, nemmeno il ricordo perché ciascuno di noi due ha vissuto una storia diversa illudendosi di essere parte di qualcosa che ha scintillato così brevemente da non lasciare alcuna traccia sulla trama serica che tempo e spazio, indifferenti, tessono.

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Chiudi gli occhi e vai figlia mia. Senza timore. E’ tempo che tu lasci la mia mano e ti parta per quello che io spero sarà un lungo viaggio. Ciascuno di noi due ha potere su due vite. La propria e quella dell’altro. il tuo piccolo petto è il fragile forziere che custodisce la mia ragione di sopravvivenza e io sono il diaframma che ti separa, per ora, dal male del mondo. Ma è tempo che tu vada amore mio, perché solo lasciandoti andare compirò l’atto estremo del mio fedele servizio.

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