I Sogni di Greta 3


Il confronto di opinioni sulla figura di Greta è comprensibile. La sua età, il modo con cui si esprime, la sua malattia (di cui siamo liberi di parlare visto che è lei stessa o chi cura la sua immagine a presentarla come una sorta di credenziale nelle bio sui twitter e facebook), infine l’espressione, il corpo, la fisicità. La grande invenzione di una religione nata perdente come il cristianesimo che attraverso il martirio del corpo è diventata universalmente credibile sulla base di presupposti che oggi appaiono indiscutibili, ma che ai tempi dell’apostolato suonavano come pericolose idee eversive.
Oggi più che allora, il corpo è l’unica vera forma di comunicazione universale che va aldilà delle opinioni, delle posizioni politiche e di quanto si dice o si scrive. Il corpo è il presupposto stesso per comunicare. Chi rinuncia all’esposizione del suo corpo, alla sua consumazione pubblica, rinuncia implicitamente a una comunicazione completa e si chiude in una nicchia inevitabilmente ristretta.
La somma di queste singole considerazioni è un combustibile puro per i media, sempre a caccia di fenomeni intorno ai quali scatenare polemiche e a creare icone con la stessa velocità con la quale poi le mettono da parte.

In realtà Greta c’entra veramente poco con le problematiche ambientali. Quello che viene veicolato attraverso il suo corpo è un messaggio parziale, per molti versi ingannatore. Non tanto nei contenuti, che rispondono a leggi fisiche e non ad opinioni, ma nelle soluzioni che vengono prospettate. Nel libro dei sogni (rubati) di Greta cosa c’è scritto? Provo a fare delle ipotesi.

  • Che nel mondo del futuro, tutti abbiano diritto ad una casa pulita, dove non si soffra freddo o caldo e si possa curare la propria igiene personale in maniera ragionevole.
  • Che a tutti sia data la possibilità di alimentarsi, secondo le proprie tradizioni culturali e nel rispetto delle tradizioni culturali altrui, che sulle tavole giungano cibi sani, privi di contaminazione, dosati correttamente dal punto di vista nutrizionale e che tutti possano bere acqua pulita secondo le proprie necessità.
  • Che tutti possano accedere a cure mediche adeguate, con gli ultimi ritrovati scientifici e che negli ospedali siano disponibili strumenti diagnostici e chirurgici all’avanguardia.
  • Che a tutti sia data la possibilità di istruirsi e connettersi al resto del mondo attraverso le reti di informazione per accedere ai contenuti disponibili e proporne nuovi.
  • Che la gente possa spostarsi liberamente e agevolmente, per raggiungere il proprio posto di lavoro o semplicemente per conoscere il mondo o altre popolazioni.
  • Che le merci siano libere di circolare per preservare la concorrenza verso prodotti sempre migliori e meno inquinanti e che l’industria e i servizi siano espletati ad impatto ambientale prossimo allo zero.
  • Che la ricerca scientifica proceda libera e finanziata per trovare cure alle malattie tutelando la salute mentale e fisica delle persone e proporre strumenti sempre più efficienti che consentano la produzione salvaguardando l’ambiente e il clima.
  • Che il suolo del pianeta non sia eccessivamente antropizzato e che le specie viventi tutte siano tutelate prevenendone l’estinzione e conservando gli l’integrità degli ecosistemi.

Ora, io non so se nel libro dei sogni di Greta ci sia scritto proprio questo. Potrebbe essere, perché a 16 anni si ha il diritto di sognare qualsiasi cosa, ma forse sottovaluto la persona e anche lei si rende conto che non è possibile, almeno nell’arco di visibilità storica che ci è dato immaginare, raggiungere la totalità di questi obiettivi senza intervenire su quello che è un fattore chiave del pianeta: la sua energia potenziale. Ciascuno dei punti che ho elencato in precedenza presuppone il dispendio di energia per via di trasformazioni più varie: erosione di risorse naturali insostituibili, lavoro, passaggi di stato termico inevitabili dal punto di vista fisico.

Qualsiasi sistema, anche dove il riciclo delle risorse sia al massimo dei livelli e l’efficienza delle macchine la più prossima all’uno, deve tener conto del fatto che nessuna trasformazione è esente da un costo. L’ho spiegato in un pezzo apposito che ho intitolato Il Dazio. Chi vuole approfondire lo trova qui. Ognuno di noi può sognare quello che vuole, ma su tutto vige una regola superiore, il limite fisico dell’universo in cui viviamo, che in questo caso specifico si esplicita attraverso il secondo principio della termodinamica.

Ora che abbiamo fatto pace con l’idea che, qualsiasi cosa si faccia, questo pianeta è destinato, a prescindere, ad esaurire il suo potenziale, vediamo quali sistemi si possono adottare per preservarlo e dilazionare il più possibile l’inevitabile morte.

Sull’ambiente si fanno molte proposte: riduzione della plastica, consumo consapevole, adozione di alimentazione vegana, utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti, eccetera. Sono tutte pratiche indispensabili ma imprescindibili dal vero sistema per non esasperare l’uso di risorse: il controllo delle nascite. Il libro dei sogni di Greta si può realizzare, magari non tutto, se e solo se la popolazione di questo pianeta non raggiunge numeri tali da rendere inutile ogni buona pratica per la preservazione dell’ambiente e del clima.

La discussione sul controllo delle nascite è pericolosa. Prima di tutto perché è asimmetrica su vari livelli. I non nati non possono dire la loro e viene percepita diversamente in funzione della zona del mondo in cui la si discute a causa delle sue implicazioni religiose. Inoltre, il “controllo delle nascite” condivide una linea di confine con “eugenetica”, argomento indiscutibile, almeno per ora, per moltissime ragioni, prima fa tutte la terzietà ideologica e morale che richiederebbe per essere semplicemente accostato. Però, insieme alle riduzione delle bottiglie di plastica, un’azione sul controllo delle nascite è indispensabile perché anche se beviamo acqua nelle mani a coppa, quando su questo pianeta saremo quattordici miliardi a voler bere e lavarsi, il problema si presenterà comunque.

Per questo, se veramente si volesse attaccare il problema, andrebbe finanziato e portato a termine uno studio per calcolare esattamente tasso di fecondità totale adeguato per portare il pianeta ad un livello di popolazione compatibile con le aspettative prefissate e mantenerlo. Ovviamente, un indicatore di questo tipo non può essere riferito a nazionalità o comunità religiose specifiche. Andrebbe forzosamente computato su scala globale. Per cui se una nazione non riesce a raggiungere il target calcolato, questo va compensato con altre nazioni dove il tasso risulta più alto. Per esempio, nel quinquennio 2005-2010, in Italia si sono avuti 1,38 figli per ogni donna mentre in Niger, nello stesso periodo di osservazione, questo valore è 7,19. Si consideri che per garantire il semplice ricambio generazionale, il fatto cioè che la popolazione rimanga costante equilibrando le nascite con le morti, il valore attualmente richiesto è 2,1 (suscettibile di diminuzione in funzione della riduzione delle morti precoci e dell’allungamento della vita media delle persone).

Ora, proviamo a fermarci un attimo e a riflettere su quello che abbiamo appena scritto. Voi pensate che con l’attuale condizione storica sia veramente possibile mettere in atto una politica di controllo demografico su scala mondiale? Io credo che sia impossibile. E voi pensate che se non si metterà mano ad una politica di controllo demografico serio questo pianeta avrà risorse sufficienti per un numero infinito di abitanti rispettando, nello stesso tempo, l’integrità degli ecosistemi, azzerando le emissioni e tutelando tutte le forme di vita? La mia opinione è “no è impossibile”.

Come ho già avuto modo di scrivere spesso, presi singolarmente o come comunità umana, siamo delle frecce già scagliate. Una freccia scagliata poco può fare sulla traiettoria sulla quale è stata indirizzata. Certo, possono intervenire forze estranee come il vento, il calore, ma il punto d’impatto rimane soggetto a fattori esterni alla freccia stessa.

Comunque, tutti hanno il diritto di sognare e di impegnarsi per le cause che ritengono giuste, indipendentemente dai risultati. L’impegno e l’ideale sono, secondo la mia visione, totalmente disconnessi dai risultati. Forniscono una gratificazione nel momento stesso in cui vengono adottati e, se non servono operativamente a cambiare il mondo, almeno ci rendono la vita più piacevole.

Quindi auguro a tutti grandi sogni e, se capita, anche grandi successi.


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3 commenti su “I Sogni di Greta

  • Emilio

    … eppure, si sta ben attenti a non toccare mai l’argomento. Che pure é sotto i nostri occhi da sempre: l’equilibrio delle popolazioni viventi, non solo umane.

  • emilio

    Aggiungo, come sempre stimolato dalle considerazioni dell’Autore, che ciò che riusciamo a creare rasenta persino la bellezza, la bellezza del paradosso realizzato. Abbiamo creato le condizioni per cui il problema, la nostra accettabile sopravvivenza nei termini auspicati dal Comandante, ha contemporaneamente due aspetti : siamo troppi ma anche troppo pochi. E ancora, il paradosso della fuga di milioni di persone da fame, guerre e carestie che ne hanno a dismisura moltiplicato il numero nei paesi di provenienza.

  • Antonello Puggioni

    Incontrai un viaggiatore che
    veniva via da un paese antico, e disse:
    “Due grandi gambe di pietra, senza tronco,
    stanno nel deserto. Vicino, sulla sabbia,
    mezzo sepolto, c’è un volto consumato,
    ma le sue ciglia aggrottate, e il labbro corrucciato,
    e il sorriso obliquo come una ferita, freddo di comando
    dicono che il suo scultore lesse bene le passioni
    che calcate dallo scalpello sulla materia inerte
    sopravvivono ancora alla mente che le finse
    e al cuore che le nutrì.”
    Sul piedistallo queste parole risuonano potenti:
    “Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re,
    guardatele le mie opere, voi Potenti,
    e piangete. Niente qui resta.
    Intorno al consumarsi di questo colossale relitto.
    infinite, nude,
    le solitarie e uniformi sabbie vanno
    stendendosi lontano per sempre.
    (P.B.Shelley)

    Letta nell’introduzione di Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere (J.Diamond)….lettura che consiglierei a tutte le Greta del mondo. E non solo.
    Ovviamente, senza smettere di sognare.