I sindaci con i botti in testa


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Ispirati dall’appello di una piccola associazione per la difesa degli animali, numerosi sindaci hanno vietato i fuochi d’artificio a capodanno. Un provvedimento che desta molte perplessità,  a partire proprio dalla pretesa dell’associazione animalista, preoccupata del benessere degli animali domestici.

Animali che prima di qualsiasi altra considerazione non dovrebbero passare la vita rinchiusi in appartamenti, pratica che invece non raccoglie alcuna critica o stigmatizzazione da parte della stessa associazione promotrice o di altre, piuttosto inclini invece a celebrare “l’amore per gli animali” che condanna milioni di esemplari a una vita da reclusi tra quattro mura o in una gabbia.

I più sensibili ai rumorosi scoppi sono i volatili, ma è evidente la terribile crudeltà di rinchiuderli in piccole gabbie, per non parlare di quanto sia barbaro alimentare un mercato che porta questi uccelli dai loro remoti paesi d’origine fin dentro agli appartamenti degli italiani. Non ci sono galline negli appartamenti, così come non ci sono cavalli in città, ci sono invece cani, gatti e animali esotici che non ci dovrebbero essere, costretti a vite recluse e innaturali all’interno degli appartamenti dal grande “amore per gli animali” di persone che li acquistano e detengono in spazi angusti, principalmente per soddisfare esigenze proprie, non certo per il bene degli animali.

Ma per questo genere di animalisti è perfettamente normale castrare o sterilizzare un gatto e costringerlo per tutta la sua vita all’interno delle pareti domestiche, così com’è perfettamente normale tenere negli stessi appartamenti i cani, anche di grossa taglia, ai quali concedere di uscire solo per espletare i bisogni fisiologici condotti al guinzaglio intorno a casa o, quando capita, per una sgambata più lunga. Così come non desta loro preoccupazione l’uccisione di milioni animali in più del solito per soddisfare la gola dei festeggianti.

Quest’anno, a differenza di altri anni, l’appello è stato accolto da numerosi sindaci, anche se non tutti con le stesse motivazioni, che hanno vietato i fuochi d’artificio. Ad aprire le danze tra le grandi città è stata Torino, dove Fassino ha sposato la causa “animalista”. Meglio Venezia, dove la motivazione ufficiale è stata la salvaguardia della quiete pubblica, che in una città d’anziani che vanno a letto presto è plausibile, ma che cozza un po’ con una tradizione cittadina come quella della festa del Redentore, per la quale è il comune stesso ad organizzare maestosi fuochi d’artificio senza che nessuno si sia mai detto disturbato.

Decisamente più buffi e meno credibili altri sindaci arrivati sull’onda dell’esempio, alcuni fuori tempo massimo. Decisamente il peggiore è stato il sindaco di Bari Emiliano che, dopo aver assistito indifferente al frastuono dei botti del trascorso Natale (usanza locale), per non dire di quelli degli anni scorsi, passati nella più soave indifferenza, a due giorni da capodanno ha emesso un’ordinanza di divieto, promettendo controlli e sanzioni draconiane. Subito imitato da altri comuni minori pugliesi.

C’è ovviamente una discreta differenza tra i tradizionali festeggiamenti pirotecnici nelle varie città. Se al Nord il fenomeno è tutto sommato contenuto, in alcune città del Sud come Napoli, o appunto Bari, capodanno trasforma per qualche decina di minuti  il paesaggio sonoro in qualcosa che assomiglia molto a una guerra furibonda. Una guerra che reclama le sue vittime ogni anno e non si capisce proprio perché si dovrebbe intervenire ora a difesa degli animali, se fino a ieri non si è provato ad aver cura degli uomini.

Si tratta certamente di un problema d’educazione alla misura, perché ogni anno da decenni milioni di persone usano i fuochi d’artificio senza ferirsi o senza provocare disastri o il putiferio che si materializza in particolare in alcune città. Un problema che non si risolve certo con decreti estemporanei o vietando del tutto la breve follia pirotecnica che tradizionalmente saluta il nuovo anno. Farlo poi nell’immediatezza dell’evento, evidentemente per motivi elettorali e imitando provvedimenti presi altrove solo perché sono stati bene accolti e hanno giovato all’immagine dei sindaci che li hanno varati, puzza molto di populismo, come puzzano di populismo e d’ignoranza quei sindaci che hanno affermato di procedere in nome della salvaguardia degli animali.

Una volta all’anno è lecito impazzire, dicevano i latini, ma non si riferivano ai sindaci, che invece nel loro agire sembrano voler reprimere persino i festeggiamenti di capodanno pur di rincorrere il plauso di una popolazione anziana, che sempre meno sopporta i fastidi legati agli spettacoli e alle manifestazioni ludiche, e degli animalisti da sbarco che temono lo spavento degli animali detenuti in schiavitù negli appartamenti.

È fin troppo ovvio che certi eccessi siano da reprimere, ma è altrettanto ovvio che farlo in una maniera del genere sia davvero poco educativo e lasci in bocca l’amaro sapore di un opportunismo elettorale che domina su qualsiasi altra considerazione. E non solo perché in tutto il resto del mondo questa notte si stanno già godendo i fuochi d’artificio alla faccia di chi ha la sfortuna di avere amministratori del genere.

Come al solito, nel nostro paese il populismo fa premio su razionalità e buonsenso.

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