I Problemi della Scuola? E se Tornassimo a Cuore? 12


E se tornassimo indietro? Indietro di cent’anni, ai tempi di De Amicis e del libro “Cuore”? Se non esistesse più l’obbligo scolastico e a frequentare le scuole fossero ammessi solo quei ragazzi che sentono davvero il bisogno di educarsi, di istruirsi o che a questo bisogno sono già stati indotti dalle proprie famiglie?

Dico questo perché ormai un giorno sì e l’altro pure si legge di episodi di goliardia privi persino di un minimo gusto, quando non si arriva a vere e proprie bischerate da codice penale che vengono sbattute su YouTube. E poi se qualcuno prova a reagire, gli danno pure torto.

E’ di qualche tempo fa l’episodio di quella professoressa condannata ad una pena detentiva per aver imposto ad un bulletto recidivo di scrivere 100 volte “Io sono un deficiente” (e pare che il bel tomo l’abbia pure scritto senza la seconda “i”). Poi leggo che anche le pubbliche scuse pretese da un professore su YouTube da due ragazzi per così dire “intemperanti” sono state stigmatizzate.

Ma insomma, la funzione educativa della scuola esiste ancora? E dove, e come?

No, l’idea di rendere la scuola un “premio” anziché un diritto non mi dispiacerebbe affatto. Non ti interessa la scuola? Non ti va di studiare? Oppure ti va, ma non accetti una convivenza civile con compagni di classe e professori (quella che una volta si chiamava “disciplina”)?
Bene, quella è la porta, fuori!

Vogliamo scommettere che la nostra scuola si rivaluterebbe un po’ rispetto al livello infimo che ha raggiunto oggi? Se non altro perché si modificherebbe il rapporto tra domanda e offerta: si sa, alle cose “dovute” si attribuisce meno valore che a quelle “sudate”.


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12 commenti su “I Problemi della Scuola? E se Tornassimo a Cuore?

  • tusaichi

    Penso Sarebbe un errore dire ad un ragazzo "se ti va vai a scuola, sennò no", perchè a tredici, quattordici, quindici anni, non può sentire il bisogno di educarsi.

    O meglio, lo potrebbe sentire se avesse alle spalle due genitori degni di questo nome, che già da piccolo lo hanno instradato verso l'educazione, l'istruzione e la curiosità.

    Genitori così oggi non ce ne sono. Quindi sempre più l'imberbe sentirà la scuola come edificio di pausa tra una playstation e una partita di calcio.

    Non penso la tua provacazione possa essere una soluzione al problema del bullismo (è a questo che ti riferisci, no?).

    Credo invece bisogna agire sui genitori, poi sul ragazzo.

    Ma è solo un'opinione. Ce ne sarà sicuramente qualcuna migliore.

  • Keyser Soze

    Per me la soluzione non sarebbe così complicata: i professori e i maestri dovrebbero semplicemente essere più severi e ricominciare a bocciare chi non merita davvero di raggiungere l'anno successivo (sia per demeriti accademici che disciplinari).

  • Temple

    "Per me la soluzione non sarebbe così complicata: i professori e i maestri dovrebbero semplicemente essere più severi e ricominciare a bocciare chi non merita davvero di raggiungere l’anno successivo (sia per demeriti accademici che disciplinari)."

    Concordo a pieno.

    La scuola è andata giù quando è incominciata ad entrarci troppa psicologia spicciola "la punizione troppo severa potrebbe creare nel ragazzo la volontà di …".

    Abbiamo troppa paura che qualsiasi cosa turbi i nostri figli: una cazziata a voce troppo alta, una punizione bella tosta (scrivere 100 volte etc. etc.)

    I genitori sono troppo lassisti e lo devono essere anche i professori e parliamoci chiaro se verso il professore non c'è rispetto (ed il rispetto si guadagna con "mazz' e panelle" ovvero rigore, severità e preparazione stemperati di tanto in tanto con sana goliardia!), la scuola fallisce in tutto e non solo per quanto riguarda la preparazione nelle singole discipline!

    Io per i miei figli avrei molto più paura della playstation che non di un professore che "bacchetta le mani"…

  • Atena

    La provocazione di questo pezzo di Fully mi piace. Perché illustra molto efficacemente il baratro in cui sta precipitando la scuola italiana.

    Uscendo dalla provocazione, però, è secondo me importante soffermarsi su alcuni aspetti.

    La scuola dell'obbligo è una conquista. Aprire la scuola a tutti i ragazzi, anche quelli che provengono da contesti socio-economici o culturali depressi; offrire a tutti le stesse (o simili) opportunità contribuisce a fare di noi un paese civile.

    Tutto questo ha davvero senso, però, solo se la scuola non rinuncia alla sua funzione educativa: se non rinuncia ad insegnare il rispetto, il senso del dovere e anche, oggi si dimentica troppo spesso!, le conoscenze.

    Oggi invece, fatte salve eccezioni sempre meno numerose, si va nella direzione inversa, da parte della scuola come delle famiglie. È questa la ragione della decadenza, non solo della scuola, ma naturalmente della società intera.

  • leo

    Io non regalo Playstation alle mie figlie, né telefonini, nè gadget vari. Sto meditando di annullare l'abbonamento alla televisione e comunque ho fatto in modo di ridurre al minimo la loro esposizione alle pericolose radiazioni televisive.

    Ma vi assicuro che è dura. I falsi miti di questa stupida nostra società rientrano purtroppo dalla finestra portati dal vento delle amicizie e della scuola. E diventa sempre piu' difficile spiegare che determinati consumi o comportamenti vengono indotti e non rappresentano né uno status né il valore di una persona.

  • fully53

    Ringrazio tutti per aver accolto la mia provocazione per quello che é.

    Concordo con coloro che pensano che la chiave della rinascita della scuola sia nella funzione educativa (anche pre-scolare) dei genitori.

    Forse il problema dei genitori però è che sono stati a loro volta dis-educati al rispetto degli altri, e tra gli "altri" metterei anche i docenti.

    Negli anni della contestazione il ruolo-guida dei docenti venne messo fortemente in discussione, ed oggi ne scontiamo le conseguenze: l'autorevolezza del docente è ormai un pallido ricordo, ed i primi a metterla in discussione mi pare siano proprio i genitori degli studenti.

    A rischio di far la figura del Giurassico, ricordo che quando portavo a casa una nota o un brutto voto in condotta (un'altra epoca… me ne rendo conto) mio padre mi metteva "in punizione", ossia niente uscite a giocare o niente cinema. Oggi, quando i loro ragazzi vengono ripresi dai docenti, i genitori vanno a difendere con aria bellicosa il "povero pargolo innocente", dando per scontato che sia il docente ad aver sbagliato.

    A quel punto… addio autorevolezza del docente (e forse anche del genitore) !

  • silvio

    La provocazione di Fully è tutt'altro che stupida.

    Sono convinto che di fronte all'alternativa CONCRETA tra studiare e spaccarsi la schiena nei campi o in fabbrica, molti rivaluterebbero l'istruzione nel giro di poco tempo.

    Non per nulla, fino a pochi decenni fa (forse anche meno) la possibilità di studiare era una fortuna, una porta aperta sul futuro. Oggi è solo un modo come un altro per ammazzare la giornata.

    Sono d'accordo col commento di leo "la scuola deve rimanere un diritto, ma la promozione deve essere un merito".

  • ross

    parliamo del dovere degli alunni, ma quando si ha a che fare con professori incoscienti? che magari, siccome prossimi al pensionamento, si assentano da scuola per vari giorni non mettendo il Dirigente in condizioni di poterli sostituire con un supplente e quindi continuare a fare lezione?

  • Mirco

    Il punto di arrivo alla situazione critica della scuola statale (detta erroneamente dell’obbligo – ma obbligatoria è solo l’istruzione) è l’home schooling (in Italia, “Scuola Paterna”).
    Un genitore (neanche tutti e due) riuscirà a dare un’ora di attenzione ai suoi figli, al giorno? Un maestro da anche meno, visto che deve dividere la sua attenzione tra più studenti e, necessariamente, ne darà di più a chi ha più problemi.
    Arthur B. Robinson (uno scienziato di fama mondiale) ha fatto homeschooling ai suoi sei figli (è rimasto vedovo dalla sera alla mattina) dedicando circa 15 minuti di tempo a testa ad ogni figlio. E sono tutti laureati con lode, con due anni di anticipo.

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