I nobili e gli ignobili. 106


Il meccanismo democratico risulta ontologicamente rischioso: tra i rischi ad esso connessi primeggia quello di errore da parte della maggioranza. E’ la maggioranza a scegliere anche per chi maggioranza non è. E, come accade da anni in Italia, se la maggioranza si è lasciata abbagliare, per pigrizia mentale (a voler essere buoni), consentendo a certi soggetti di entrare in Parlamento, fare il proprio comodo e, dopo, ricandidarsi a testa alta, per essere nuovamente eletti, c’è poco da dire. La democrazia è nobile concetto e importante conquista; ma non è gratuita. Questo, tra gli altri, è il caro prezzo da pagare. Forse perché il voto è un “atto”, diritto-dovere, esso stesso gratuito. E viene da chiedersi se, magari, non sarebbe giusto poter votare solo quando si è “preparati” e “formati” per farlo, chiedendosi poi, a quel punto, quanti sarebbero disposti a “meritarselo”, profondendo un minimo di impegno, quel diritto. Arrivando, forse, legittimamente a dire che il voto non è un diritto per tutti.

La disperazione che, a causa della mala gestio della politica degli ultimi decenni, dilaga tra le gente comune ha consentito, recentemente, l’emergere dei tanti che vivono nell’ombra, che hanno deciso di propria sponte di parlare o a cui è stata data voce (con piena soddisfazione della vena speculatoria di certi giornalisti alla costante ricerca del dramma). Mai come ora, è facile sentire e leggere testimonianze di cittadini, ridotti sul lastrico o sul punto di esserlo, che, a prescindere dal titolo che ne precede il nome, dal mestiere svolto o perso, dal “prestigio sociale” dello stesso, non solo si esprimono correttamente, ma dimostrano una nobiltà di “sentire” che è superiore (sebbene sarebbe bello se potesse definirsi “normale”). Sono portatori, cioè, di quella cultura che è anche educazione, che non viene tanto e soltanto dai libri e/o titoli di studio, quanto piuttosto da una erudizione che è frutto di una serie di regole comportamentali, assimilate, messe in pratica, sgorgate da buon insegnamento e da buoni esempi, nonché dalla curiosità, dalla ricerca continua, dalla voglia di sapere, conoscere, ingredienti ed elementi che conducono a quell’apertura ed elasticità mentale che si traduce, poi, nel vivere nobilmente la vita, improntandola a principi quali dignità, rispetto, solidarietà e che rende propensi, tra l’altro, all’ascolto e al confronto, alla comprensione di ciò che è l’altro, di ciò che è “diverso”. L’affiorare di queste persone e delle loro esperienze ha coinciso con l’acuirsi ed il palesarsi della ignoranza, della grettezza della classe politica. Quotidianamente, ormai, ci vengono sbattute in faccia le massicce dosi di ignoranza che circola ai “piani alti”. Un’ignoranza spesso a tutto tondo, dalle lunghe braccia capaci di avvolgere un “tutto” che va dagli strafalcioni (concettuali e grammaticali) che sono all’ordine del giorno alla pochezza di contenuti, che potrebbero indicarsi, in chiave semplicistica, con la mancanza di nobiltà d’animo, di considerazione e di rispetto. Basti pensare, nell’un senso, al senatore Razzi, impegnato in un incontro di boxe con la lingua italiana tutte le volte in cui apre bocca, e, nell’altro, alle tematiche di somma e indiscussa caratura (vertenti su argomenti quali “fica”, “scopate gratis e a pagamento”, et similia) che hanno visto impegnati politici e giornalisti ultimamente, portate anche in piazza sotto slogan improbabili come “siamo tutti puttane”. E non si tratta solo e soltanto della ignoranza della grammatica italiana o delle buone maniere (ricordo Gasparri che alla gente in piazza che urlava una propria richiesta, rispose mostrando il dito medio), è una forma di ignoranza peggiore e, se possibile, più grave. L’ignoranza di chi, pur avendo magari studiato (perché tra i parlamentari qualcuno una laurea ce l’ha), è privo di quei valori indefettibili per “stare al mondo”. Eppure, trattandosi di persone chiamate ad operare in ragione dei più alti interessi collettivi,  dei sempre citati e mai protetti “interessi dei cittadini”, il loro agire dovrebbe essere mosso dallo spirito di servizio, in nome del quale vengono, appunto, eletti e lautamente retribuiti.

Nell’attuale momento storico-politico, che può tranquillamente definirsi drammatico, la dicotomia ignoranza/cultura, nell’accezione precisata, (insieme a tante altre “dualità”, come onestà/disonestà) è emersa in tutta la sua gravità, stridendo ai limiti della sopportazione. E allora, riflettendo su quante menti belle e pulite abitano l’Italia, non c’è da chiedersi come sia possibile che queste debbano sottostare alle decisioni di menti che tanto belle e pulite non sono. No, perché la risposta risiede, appunto, nel concetto stesso di democrazia. C’è, forse, piuttosto da chiedersi come mai questo paradossale meccanismo possa continuare a “funzionare” senza apparenti intoppi. Se, applicando il meccanismo democratico, il popolo elegge a maggioranza i propri rappresentanti, per il caso in cui l’operato degli eletti risulti inadeguato, in misura inaccettabile, rispetto alle esigenze di chi li ha votati, il nostro ordinamento non offre uno strumento ufficiale di risposta e, dunque, di contestazione, non contempla, cioè, il “diritto di rivolta”.  Sicuramente, scendere in piazza per contestare rientra tra i nostri diritti, ma parlando di qualcosa di più incisivo e più forte, visto che le varie manifestazioni hanno sortito pochi effetti, data la mancanza di considerazione da parte di chi viene contestato, criticato, questo non avviene. E’ un po’ come se l’operatività concreta di quello stesso principio democratico (che vede la maggioranza a decidere per tutti) si estendesse ben oltre il momento del voto, arrivando a dispiegarsi sul piano “reazionario”. A fare la differenza, probabilmente, anche in tal senso sono i numeri, la maggioranza.  Seppure non possa escludersi che la contestazione (vera) di qualcuno si espanderebbe a macchia d’olio. Non avendo prove in tal senso, non possiamo affermarlo, se non in via ipotetica.

In Italia è lampante come, sebbene il voto, democraticamente espresso, non autorizzi alla discrezionalità tout court colui che lo riceve, “qualcuno”(forse più d’uno), una volta eletto, si sente investito di un super-potere che gli consente ogni tipo di azione, financo quelle illecite (che vengono concretizzate senza timore alcuno). La vera fortuna (o, meglio, il gran “culo”) dei signori che abitano i palazzi del potere si annida, allora, proprio in questo passaggio: manca la reazione “plateale”. E, così, gli eletti e mai-contestati, se per essere stati votati possono ringraziare una parte cospicua, ma non totalitaria del popolo, per il fatto di poter agire pressoché indisturbati devono essere riconoscenti ad una sommatoria eterogenea di soggetti: a quelli che (beati loro) sono mentalmente passivi e, dunque, insensibili; ad altri che, tutto sommato, ancora riescono ad arrivare a fine mese e, poi, “non si sa mai che si vada a stare peggio”; ad altri ancora che riescono a sperare che le cose possano cambiare (confidando con intima e ferma convinzione in questo o in quel partito). E, infine, a quelle persone che stiamo imparando a conoscere che, seppur ridotte a vivere una vita priva di dignità, perché spogliate del lavoro e, conseguentemente, di altri diritti basilari, si limitano a “resistere” silenziosamente, stringendo i denti senza fare troppo rumore, o, all’opposto, cedendo alla disperazione, privandosi deliberatamente della vita. Levando, sempre silenziosamente, il disturbo. Gente che, nemmeno la rabbia, magari per essere stati ingiustamente privati di quanto accumulato in una vita di sacrifici, riesce ad accecare al punto di impedirle di perdere di vista il proprio patrimonio interiore, fatto di elementi sani e puri quali la dignità. Gente che, seppur “rovinata” da soggetti meno nobili d’animo, rimane superiore e nobile dentro, superiore a chi nelle scale di potere la guarda (ignorandola) dall’alto.

Permane soltanto una sempre più flebile speranza che, prima o poi, le denunciate storture si raddrizzino, con una nuova e più giusta “collocazione” degli onesti e dei disonesti, dei nobili (d’animo) e degli ignobili.

Di Rosanna Simonetta



Questo lettore ha risposto all’appello di MC che cerca nuovi autori

106 commenti su “I nobili e gli ignobili.

I commenti sono chiusi.