Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "I luoghi comuni non mentono" è stato scritto da Laura Costantini
Andrebbero superati. Lo sappiamo tutti. Ma i luoghi comuni non mentono. Anzi. Fotografano ciò che siamo e la direzione che stiamo prendendo. Partiamo dalla televisione. Ormai da qualche anno Aldo, Giovanni e Giacomo, il noto trio di comici, ha legato il proprio nome a un gestore telefonico mettendo in scena spot che rimandano alla tradizione di Carosello. Piccoli film, spesso a puntate, che raccontano e ci raccontano. L’ultimo in ordine di tempo vede Giacomo nei panni di un cittadino rampante che arriva in un agriturismo gestito da Giovanni e Aldo, rispettivamente nonno e nipote. I due vestono camicione a scacchi e cappelli di paglia. Hanno le espressioni argute e la parlata grezza che rimandano direttamente al vecchio detto: contadino, scarpe grosse e cervello fino. Giacomo, invece, è il classico cumenda milanese che, smartphone alla mano, si aggira tra animali e pozze di letame senza avere alcuna consapevolezza della natura che lo circonda. Con le comiche conseguenze che tutti sappiamo.
La settimana scorsa un imprenditore agricolo ha scritto una piccata lettera di protesta a un quotidiano nazionale, lamentandosi del modo superficiale con cui viene presentata la figura del contadino. Un luogo comune, appunto, che il lettore voleva sfatato citando il suo stesso esempio di persona di cultura, anche tecnica, e perfettamente in grado di accedere a internet e alla tecnologia degli smartphone. Si è guadagnato la risposta dello stesso Giacomo che, invece, difendeva la scelta autorale, affermando che vittima del luogo comune sarebbe stato il cittadino (cioè il suo personaggio), presentato come incapace di rapportarsi alla campagna e preoccupato della presenza di connessione wi-fi. Inutile chiedersi chi abbia ragione, perché ce l’hanno tutti e due.La pubblicità è il regno incontrastato del luogo comune perché gioca su meccanismi di identificazione.
Passiamo alla radio. Se in tv si può giocare con la suggestione delle immagini, in radio sono le parole le contano. Così gli spot di questa o quella macchina sportiva, che sul piccolo schermo campano di desolati nastri d’asfalto da percorrere a manetta nella campagna islandese, in radio puntano sul sesso. Il motore è performante. La personalità (stiamo parlando di un’auto) è scolpita. La città (che ha una suadente voce femminile) chiede di essere posseduta. La strada (che sempre femmina è) vuole essere dominata. L’immagine che ne deriva è quella dell’auto come propaggine della virilità del conducente. Maschio, ovviamente. Così come per forza maschio deve essere l’acquirente dei biglietti di una compagnia di traghetti che collega Napoli, messa in cartellone come una biondona in abitino bianco, a Catania, un’erotica vedovella in gramaglie e cosce a vista. In mezzo, a confermare il luogo comune imperante, un popeye in carne, baffi e pipa che le abbranca tutte e due alla vita. Perché i marinai, si sa, ne hanno una in ogni porto.


Per quanto riguarda le pubblicità delle auto, direi che una buona sia per la radio che la tv, è decisamente questa:"Guardami, toccami, accarezzami, sussurrami, prendimi, scuotimi, incitami, venerami, esaltami, sentimi, proteggimi, criticami, lasciami, amami, rilassati… io sono Giulietta: prima di parlare di me provami…" Oh, e mai che nessuna associazione femminista interviene a dovere: forse perchè in tv la donna non ha il seno scoperto? Chissà?
)))
Per quanto riguarda la pubblicità di Aldo, Giovanni e Giacomo, penso che l'unica categoria che dovrebbe intervenire è quella degli animali che troppo spesso è semplicemente usata senza che nessuno, nè attori nè produttori e nemmeno, poi, tutti gli eventuali spettatori ne conoscono la vera natura e le vere esigenze…
Ma forse, anche questo sugli animali è semplicemente un luogo comune…
P.S. ed O.T. E' un tucano blu quello di twitter? Ne approfitto per dirgli che non è brutto, ma personalmente, non sono su twitter… non ancora…
Aldo Giovanni e Giacomo hanno smesso di farmi ridere quando hanno iniziato a fare le pubblicità, prima non trattavano luoghi comuni (non cosi’ comunemente, almeno).
Hai dimenticato la pubblicità dell’uncinetto in cui la donna più matura dice “a me piace farlo di notte” e quella più giovane risponde “ah no io lo faccio di giorno con la luce del sole”
I luoghi comuni sono i mattoni della pubblicità. Non credo si possa fare pubblicità o propaganda a prescindere da essi. E poi il richiamo sessuale del simbolo è universale, non è rivolto solo ai maschi ma anche alle femmine.
Un bell’articolo, mi è piaciuto l’accostamento tra la scena e il luogo comune evocato.
Descrive un filmato destinato a un pubblico piuttosto “semplice”, quindi io ritengo logico che i luoghi comuni non più attuali continuino a funzionare bene. Riescono a dare concretezza a situazioni attraverso una composizione di piccoli dettagli che rispondono all’immaginario comune.
A meno di offese al buongusto, quindi, se fossi contadino non mi farebbe alcun effetto essere rappresentato come un contadino degli anni ’20.
Intendiamoci: la causa dell’imprenditore agricolo ha senso, ma lo ha nella misura in cui il luogo comune manca il proprio bersaglio. E qui direi che, al momento e sul tema della pubblicità in TV, l’imprenditore ha torto marcio.
Un modo per venirgli incontro, a dirla tutta, ci sarebbe. I luoghi comuni sono un’invenzione. Perché non ne inventiamo altri, maggiormente aderenti alla nostra società?