I Giornali Italiani Hanno Perso la Guerra Contro il Terrorismo
2 febbraio, 2008 - 9:13 di Giovanni Grobo
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Ieri l’ennesimo attentato a Baghdad. Il numero dei morti è imprecisato, da 60 a 90, ma si tratta comunque di un episodio grave che, se fosse accaduto in una città europea, avrebbe tracciato un altro cerchietto sul calendario dopo quello dell’11 settembre, quello del 7 luglio e quello dell’11 marzo. Il calendario iracheno, invece, ha talmente tanti cerchietti rossi che nessuno si prende più il fastidio di farne altri.
Io non voglio parlare di questo. A differenza della grande testata televisiva, non ho informazioni specifiche sulla consistenza degli effettivi di Al Qaeda. Voglio parlare dei condizionali che ho usato nell’incipit di questa nota. Vediamo come viene riportata la notizia stamattina:
Il Corriere della Sera on line non ha dubbi. In home page il titolo è questo:

Coerentemente, , l’ipotesi viene abbondantemente sviscerata.

Repubblica on Line, invece, lancia un richiamo in prima pagina:

Ma poi, , le donne down scompaiono.

Sulla Stampa on Line, tornano le donne down sia nel titolo:

che :

Il New York Times, invece, non parla di donne down nei titoli. , la faccenda viene liquidata in una riga:
“Iraqi security officials said the women were mentally disabled, but offered no conclusive evidence.“.
Che tradotto vuol dire: “La polizia irachena dice che le due donne erano disabili mentali, ma non ha presentato nessuna prova conclusiva.”

Il senso di questo piccolo confronto è questo: nel corso degli anni, la credibilità dell’informazione italiana sulle vicende che riguardano l’Iraq e la guerra al terrorismo, è sensibilmente diminuita.
Mi piacerebbe che, invece di compiacersi nell’orrore di in un’, qualcuno cercasse di farmi capire per quale motivo l’Iraq è stato invaso, perché in Afghanistan ci sono ancora i militari e quale norma del diritto internazionale giustifica e .
Sono anni che cerco informazioni in merito, ma non mi sembra di aver ancora trovato un pezzo con qualche spiegazione ragionevole.
Intendiamoci, non esiste alcuna giustificazione al terrorismo. Chiunque usi le armi contro civili indifesi per far valere il proprio punto di vista è un criminale e va perseguito senza incertezze.
Il problema è distinguersi dai terroristi. Se e la loro stessa tecnica di disinformazione, indipendentemente dal risultato del campo, la partita è irrimediabilmente persa.
I Giornali Italiani Hanno Perso la Guerra Contro il Terrorismo è di Giovanni Grobo

dieci più, grobo.
inquietante come nemmeno internet, quand'è griffato dalle testate nostrane, sia più veritiero come dovrebbe essere