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I Funerali di Eluana Englaro




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Si Invita la S.V. a partecipare ai miei funerali che si svolgeranno, mi auguro il più tardi possibile, per volontà di mio padre il giorno , bontà sua, che lui sceglierà. Ne’ fiori e ne’ opere di bene.




Ma che bravi questi Radicali!
Se un Radicale è l’uomo che sostiene tutte le libertà e lotta contro tutte le ingiustizie, io sono un Radicale.
Se un Radicale è colui che lotta contro la pena di morte, io sono un Radicale. Se il Radicale dice non uccidete Saddam, io sono Radicale. Ma se un Radicale sostiene il diritto di morire, io non lo condivido pur rimanendo sempre un Radicale che sostiene un suo diritto.
Sempre secondo me i Radicali hanno mille ragioni ed un solo torto: di avere inventato il diritto di morire.
E solo in questo hanno vinto.
Licenza di uccidere; chiedila alla cassazione.

Ciò che l’uomo non conosce è la cosa più preziosa che ha: la mente profonda.
In quella “domus magna” non esiste il suicidio, nè l’eutanasia e men che meno la licenza di uccidere concessa ai genitori dalla cassazione.
La morte è un evento naturale e sacro come la vita.
L’arroganza dell’uomo – figlia dell’ignoranza – ne ha fatto un diritto.

Il diritto di morire – l’eutanasia.
Il diritto di uccidere – la pena di morte.
Il diritto della morte dignitosa – sofferenza e pietà.
Il diritto del farsi suicidare – Welby.
Ora il diritto della volontà dei congiunti – per non soffrire loro.
Il diritto di vivere è inconciliabile col diritto di morire.
Il primo è sacro il secondo un delitto.
E la Chiesa non c’entra niente con queste riflessioni.
Su 100 commenti 99 sono a favore della la “cassazione”, così come su 100 persone 99 disconoscono la cosa più preziosa che hanno.
Come può un cieco guidare altri ciechi?
Diritto o delitto che l’uomo rifletta.

IL DIRITTO DI UCCIDERE

Si spara al cavallo azzoppato – tanto non serve più.
Si prendono i polipi con le mani – tanto al mercato ce ne sono a quintali.
Si avvelenano gli orsi – forse perché azzannano qualche pecora.
Il cacciatore spara con tanto di licenza – per scaricare le sue “tensioni”
Ora l’uomo per continuare il suo atavico istinto s’è inventato il diritto di morire, la morte dignitosa,il testamento biologico, dando diritto di uccidere ai medici, quanto prima alle istituzioni e persino ai familiari.
Siamo passati dalla fobia della razza ariana (Hitler) alla follia della “razza sana”.
Ma che bravo quest’uomo del 21° secolo

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I Funerali di Eluana Englaro è di Michelangelo

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Comments

19 Risposte a “I Funerali di Eluana Englaro”
  1. diabolicomarco scrive:

    Per Eluana è scorretto parlare di eutanasia. Mi sembra, piuttosto, che l'uomo voglia giocare a fare Dio mantenendola in vita, contro la sua volontà.

    Non sei d'accordo? Pazienza. Nessuno vuole istituire l'eutanasia obbligatoria! Invece, oggi, è obbligatorio sottostare a delle regole etiche che sono proprie della Chiesa Cattolica (in primis ma non solo).

    E questo non mi sembra affatto giusto.

    Il diritto di sulla vita degli altri è una cosa. Il diritto di disporre della propria vita è un altro.

    Se dovessi trovarmi in una situazione del genere vorrei essere libero di decidere, se permetti.

    E' come se, domani, il mio dentista dovesse dirmi:"ti trapano una gengiva senza anestesia, perché il dio Manitù pensa che sia peccato. Devi soffrire. "

    Ma che stiamo scherzando?

    Come mai si passa, poi, dall'eutanasia all'eugenetica? (l'ultima frase ammicca in quella direzione, o no?).

    Io, uomo del 21mo secolo, che pretende di vivere finalmente in un'Italia laica devo essere paragonato nientemeno che a Hitler?

  2. Silent Enigma scrive:

    Appunto, non ho mica capito

  3. tusaichi scrive:

    Dovresti domandarti, caro Michelangelo, che vita sia quella di una persona ridotta in stato vegetativo permanente.

    Immagino che chi vede l'eutanasia come una negazione del diritto alla vita, sia più che altro motivato dall'uso distorto che se ne farebbe una volta passato il "diritto a morire".

    Penso tuttavia che come ogni cosa in questo mondo, nulla sia buono o cattivo a prescindere dall'uso che poi in pratica se ne fa.

    sic.

  4. GdA scrive:

    Diabolicomarco,

    premesso che sono d'accordo con le tue "due prime righe"…

    Mi piacerebbe tanto sapere se ci sono delle regole etiche proprie della chiesa cattolica (noto con piacere che usi la C maiuscola..in segno di rispetto immagino..:):)) che tu potresti condividere?

    Pour parler!

    Luna

  5. Silent Enigma scrive:

    Immagino il divieto di contraccezione :mrgreen:

    Quotone per tusaichi-san. Non è "diritto a morire", è il diritto all'autodeterminazione che viene attaccato senza neanche una seria riflessione sulla condizione del malato (che evidentemente non è più "paziente")

  6. Francesco scrive:

    La critica di Michelangelo è corretta.

    Sono con te Michelangelo.

    Non hai usato sofismi. Forse perchè, più di altri, alla morte ci pensi.

  7. nino scrive:

    Io credo che ci dovremmo attenere alla volontà di chi si trova in determinate condizioni, se un malato terminale nella sua coscienza decide di non voler più continuare a vivere in quel modo, nella sofferenza sua e di chi gli sta intorno, penso che c'è poco da ridire, quella persona e libera di fa fare quello che vuole della sua vita, è libera di dire credo di aver vissuto abbastanza, oppure non voglio continuare a vivere in questa condizioni magari per non essere un peso sui propri cari.

  8. teknux scrive:

    credo che ci sia una bella differenza tra "uccidere" e "decidere di morire", è una di quelle faccende personali che non possono essere stabilite a tavolino da una legge. ci sono troppi fattori in gioco, dal diritto di autodeterminazione all'analisi delle condizioni di salute.

    Non posso che quotare tusachi, nino e gli altri.

    Quanto alla Chiesa, penso tratti di morale, più che di etica. meglio non confondere i due concetti.

  9. Silent Enigma scrive:

    Altro punto essenziale. C'è confusione, come dice teknux, e la confusione è data anche, imho, dal fatto che la CCAR si autoelegge portatrice di valori universali e morale assoluta. Viva il relativismo

  10. diabolicomarco scrive:

    Non mi sembra di aver usato il termine etica a sproposito, ma forse mi sbaglio.

    La morale cattolica impone delle sacrosante regole di condotta agli aderenti a questa religione. In uno Stato laico e libero devono essere rispettate e tutelate.

    Fondare le regole di uno stato laico basandosi su un'etica cattolica che impone una morale cattolica anche a chi cattolico non è mi sembra scorretto. Non si può dire che l'Italia sia una repubblica teocratica cattolica, ma poco ci manca.

    Se guardiamo solo ad un palmo dal nostro naso rischiamo di dimenticare la storia di questo Paese.

    Roma, la mia città, è in mano all'Italia da alcuni decenni. In mano al Papa da secoli.

  11. teknux scrive:

    scusa diabolicomarco, forse interpreto male io i due concetti, ma quando si parla di Chiesa, non riesco ad affiancare "regole" con "etica". normalmente associo le regole con una morale stabilita esternamente, e l'etica con un sentimento personale.

    ad ogni modo, concordo perfettamente con quanto dici.

  12. roberto scrive:

    Carissimo Michelangelo, mi chiamo Roberto, sono un quasi medico, sicuramente ignorante, probabilmente arrogante e rivendico il mio e altrui diritto a morire.

    Sostiene che l'uomo del XXI secolo "per continuare il suo atavico istinto s’è inventato il diritto di morire, la morte dignitosa,il testamento biologico, dando diritto di uccidere ai medici, quanto prima alle istituzioni e persino ai familiari", io dico era ora.

    Ad un tale di nome Ippocrate che a naso non mi pare essere nostro coetaneo fu attribuito tale precetto "non darò a nessuno farmaci mortali, neppure se richiesto, né mai suggerirò di prenderne"; evidentemente la richiesta di eutanasia esiste e viene disattesa da qualche millennio. Tuttavia fino a poco tempo fa la rianimazione non esisteva e non vi era una dissociazione temporale tra morte e causa di morte.

    Oggi invece miliardi di persone riescono a nascere, vivere e riprodursi grazie al progresso tecnologico senza il quale non sarebbero neppure esistite (non parlo di fecondazione assistita ma di vaccini antibiotici etc) ci sono moltissime persone che grazie a questo stesso progresso hanno allungato la propria aspettativa di vita.

    Anche questo può essere ciò che lei definisce follia della razza sana?

    Esistono però persone che vivono solo grazie ed esclusivamente a dei macchinari senza i quali sarebbero morte da tempo e persone costrette a subire sofferenze indicibili senza alcun motivo poiché destinate a morire.

    In virtù di questo io rivendico il mio e altrui diritto a morire, così come Giovanni Paolo II ha rivendicato il suo diritto a morire.

    Detto questo la saluto con un pensiero del Prof. Umberto Veronesi:

    “Si, forse è vero che si può dare un valore spirituale alla sofferenza, e perfino concepire una sorta di eroismo del dolore, ma come uomo e come medico io sento un solo dovere: quello di un appello alla pietà. E la pietà non è ideologica, è un sentimento che appartiene a tutti e che fa parte dell’onore di dirsi uomo.”

    • Mary scrive:

      Caro Roberto,
      parole sante le tue. Sono pienamente daccordo.
      E’ disumano far soffrire sia animali sia persone umane e questo anche
      la Chiesa dovrebbe approvarlo.

  13. GdA scrive:

    DiabolicoMarco?

    Va bene!! :)

    Luna

  14. michelangelo scrive:

    Ai lettori di M.C. e in risposta ai commenti su Eluana Englaro e il suo funerale.

    IL DIVINO RAGIONATO

    Arrabbiatevi quanto volete, ma io sono, in questo momento che leggete, in rispettoso silenzio accanto a Eluana, e quel che scrivo non è per lei, che già sa, ma per me e per voi:

    "piccola Eluana, indifesa, persa nell'oscuro labirinto della sorte, là dove sono i confini della vita terrena, e dove l'oscuro mistero trasmuta i mali della carne in gioie supreme, ed esse gioie sciolgono la mente in Spirito che involar si deve quando il tempo è reso, non figlia ma Sorella, nella Luce".

    Rammenta: "QUANDO IL TEMPO E' RESO" E vale anche per l'ateo che crede di essere senza Dio.

    Tutte Le mie riflessioni sono legate al concetto della immensa ed infinita capacità della " mente dell'uomo" che io definisco mente profonda, laddove in uno spazio infinitesimale si colloca la mente cosciente – punta dell'icerbeg -, mai esente da condizionamenti che quasi sempre turbano e inficiano l'uso del libero arbitrio. Da una parte quindi convinzioni filosofiche – esoteriche – animistiche che si contrappongono con concetti di rigorismi analitici – metodiche scientifiche – risultati di laboratorio, e dall'altra una istanza profonda di un incontro per una profusione d'intenti.

    L'umanità, con la sua fatica evolutiva, è un serpente che si morde la coda. Se invece rinunciasse l'uomo, per un istante, se ne trovasse la forza, alla propria fatica, se si FERMASSE a meditare in nuova guisa, esterna at corollario di mansioni da lui e per lui confezionati nel "laboratorio delle discriminazioni", separato dai sé delle oscure tradizioni, in quell'istante – congelata ogni "esperienza" – gli apparirebbe chiaro tutto ciò che ora sta aldilà dei proprio orizzonte, aldilà di tutto. Allora scoprirebbe di essere egli stesso aldilà.

    Ed ora la mia lunga riflessione con la presunzione di ragionare sul "Divino”.

    Il Divino ragionato è la premessa al successivo saggio sul " travaglio dello Spirito nel periodo pre e post- mortem", che vorrei portare in discussione.

    Chi si pone all'ascolto o alla lettura di un saggio, sa a priori che dovrà prestare la massima attenzione per poter comprendere e recepire, quali che siano le opinioni ed i giudizi, un vasto numero di concetti, di teorie e persino di nuovi valori, che a volte sfiorano, a volte sembrano esulare anche dal tema proposto, ma che sono necessarie al completamento di quel quadro d'insieme che l'autore intende esporre.

    Di contro, l'autore sa che ogni singolo punto, per essere pienamente inteso, dovrebbe venire ampliato fino a costituire un intero capitolo di un trattato. Pur tuttavia, l'interesse dei lettori, e per il tema, e per la conoscenza più o meno profonda del problema, fa si che i ristretti confini della sintesi espositiva dell'autore, vengano massimamente superati, anche perché difficilmente l'autore si esime dall'avvalersi di presupposti scientifici, di documenti, leggi, conoscenze e realtà inconfutabili.

    Affrontare il problema della morte, ed ancor più, esaminare dall'interno il processo psichico e spirituale del pre e post-mortem è impresa estremamente difficile, in quanto venendo a mancare tutti i su citati presupposti scientifici, non potendo avvalersi di dogmatiche religiose, ne di disquisizioni filosofiche, si rischia facilmente di essere fraintesi, derisi o nella migliore delle ipotesi, tollerati.

    Un discorso sulla problematica della morte, tenuto in un centro di studi esoterici, ad un gruppo di persone interessate alla fenomenologia paranormale, per quanto negli ascoltatori ci possa essere una certa disponibilità ai problemi dello spirito, risulta anche in quella sede difficile per via delle divergenze di base degli studiosi stessi che credono o non credono alla sopravvivenza dello spirito, che ammettono o non ammettono la possibilità dello spirito di dare testimonianza di se.

    Scrivere, infine, della certezza di un post-mortem e del travaglio dello spirito, ad un più vasto pubblico, che si accosta per la prima volta, timoroso e diffidente, affascinato ed incuriosito, a questa irreversibile e misteriosa realtà, si è certi di non venire, in nessuna misura, compresi. Ciò nonostante, è proprio questi lettori che intendo sensibilizzare, allo studio ed alla accettazione dello spirito e dei suoi alti valori.

    Riconoscere allo spirito origine divina, eterna vibrazione, qualità spirituali in assoluto sono le premesse che mi propongo di dimostrare, per linee generali, al fine di costruire delle solide fondamenta per l'accettazione, poi, del discorso sulla morte.

    Dimostrare l'origine divina dello spirito, vuol dire, anzitutto, riconoscerne l'esistenza stessa. Posto, però, che ogni esistenza ha una causa, è proprio questa causa prima, allora, che ha diritto di priorità di esame.

    Esame sostenuto da una ferrea logica, spero, al di fuori, comunque, da qualsiasi apodittica prolusione fideistica.

    Ragione e fede oggi più che mai, non possono più coesistere. L'uomo maturo al passo con il suo progresso e con la sua evoluzione, sia tecnologica che spirituale, non è più disposto ad accettare supinamente per fede, nulla. La fede è un limite alla ragione, è una violazione di quel diritto di valutazione e di giudizio che l'uomo intelligente con propri mezzi, razionali o empirici, intuitivi o paranormali, intende ed ha il dovere di dare.

    Anche l'idea e l'esistenza di Dio, l'uomo ha il dovere di spiegarsi – e l'ha fatto – con la ragione. Infatti ritornando alla tesi dell'origine, l'effetto uomo, terra, universo, cosmo non può non scaturire che da una causa prima esistente, preesistente e coesistente.

    E questa causa assoluta, principio di tutti i principi, è Dio, al quale vi si riscontrano tutti gli attributi immaginabili ed inimmaginabili. Se invece, questa causa prima volessimo indicarla come "caos", o ancor più, "nulla" pur esasperando questi termini in assoluto, non potremmo ad essi riconoscere gli attributi di somma intelligenza, di infinita bontà, nè tanto meno di esistenza, di preesistenza e di coesistenza.

    Ancora, dal caos è impossibile poter immaginare la scaturigine di un universo infinito e strutturato, dal macrocosmo al microcosmo, da elementi in perfetto equilibrio ed assoluta armonia. Ne è possibile immaginare sempre dal caos la nascita di un essere vivente dotato di facoltà spirituali ove risiedono le più alte spiritualità.

    Ma, anche se, per assurdo, concedessimo al "caos" la possibilità di quanto sopra gli abbiamo negato, non avremmo, infine, risolto il problema della origine o perché se per caos intendiamo l'infinito costituito da elementi scomposti, avremmo sempre l'interrogativo della causa prima, in quanto il caos stesso sarebbe sempre un effetto.

    Nè la causa prima può essere il nulla". Questo termine in assoluto non esiste. Dal nulla niente può scaturire, niente può essere creato. Per il fatto che noi esistiamo, che tutto è, non può assolutamente essere stato generato dal nulla.

    Ecco dunque, che la ragione ci riporta alla matrice, al creatore della creazione, al principio intelligente e coordinatore di tutte le cose, a Dio causa prima.

    E prima di Dio? Non esiste un prima di Dio. Dio preesiste perché è infinito passato, esiste come infinito presente e infinito futuro e coesiste in quanto è in tutte le Sue manifestazioni.

    Una volta accettata, o per questa o per altra via, l'esistenza di una causa prima, che noi chiamiamo Dio, il discorso diventa consequenziale e prosegue diritto su un unico binario.

    La parola creare, considerata in assoluto, è anch'essa un termine improprio. Creare dal nulla è una illogicità. Dio non poteva prendere alcunché dal nulla, poiché il nulla non esiste. Per creare doveva per forza attingere da Se stesso. Dunque, non più creazione, ma più propriamente emanazione. E da qui l'emanazione del cosmo, dello spirito, dell'universo, della vita nei mondi materiali. Il tutto in un infinito senza tempo, in uno spazio di infinite dimensioni.

    Qual è in sintesi la risultanza logica di questo discorso? La immanenza divina in tutte le Sue emanazioni. Da un Ente infinito, non può scaturire alcun elemento finito, in quanto la fine è sempre una limitazione, in questo caso della potenza divina. Dunque da un Dio infinito, un universo infinito, da un Dio eterno, uno spirito eterno, eterna vibrazione divina.

    Per dimostrare le qualità spirituali in assoluto, occorrerebbe obbligatoriamente una lunghissima trattazione sul problema del bene e del male, valori questi che, nella contingenza della nostra vita sulla terra, presentano infinite sfumature di non facile interpretazione, in quanto facilmente si sovrappongono, si intrecciano e persino si sostituiscono tra di loro, ma che a livello di Spirito, libero dalla carne e quindi dalla materialità, questi valori, ripeto, esaminati in assoluto non si presentano più come elementi in lotta, ma come necessarie esperienze spirituali tutte rivolte ad acquisire conoscenze e conoscenze che portano a capire la Legge di Dio.

    Contrariamente però, la religione cristiana, vuol farci credere che il bene e il male, e dunque lo spirito buono e lo spirito cattivo, in eterno contrasto trovano soluzione, soltanto, alla presenza di Dio e nel Suo inderogabile giudizio universale. Vale a dire che uno Spirito, o un'anima, come vogliamo chiamarla per ora, al cospetto del creatore riceverebbe un premio o un castigo di valore eterno, in misura delle azioni liberamente scelte nel corso di una sola esistenza sulla terra.

    Esaminiamo il concetto dell'eternità. L'eternità è infinita. Non esiste il tempo, anche perché tutto il tempo umanamente immaginabile, miliardi e miliardi di anni, costituirebbero appena un trattino della immaginaria ma interminabile linea della eternità.

    Ma che cos'è la vita di un uomo (settanta o cento anni) nei confronti della eternità? meno di un lampo. Pensate. Può un uomo, per come ha vissuto l'attimo della sua esistenza terrena, essere giudicato e quindi ricevere un premio o un castigo eterno? Se così fosse, lo spirito dell'uomo andrebbe inesorabilmente incontro alla sua fine o annullandosi in Dio per premio (siederai alla destra del padre) o dannandosi all'inferno per castigo: comunque sarebbe la sua vera morte.

    Ecco dunque, che sfiorando appena il problema del bene e del male, ci induce a porre serie riserve sulla dogmatica asserzione di un giudizio universale, mentre altre ne scioglie sull''accettazione di una possibilità reincarnativa dello spirito.

    Riscoprire e credere nello spirito, invece, l'attributo dell'eternità, ridimensiona conseguentemente il concetto della morte, intendendolo, non più come un terrificante traguardo di una breve corsa, ma una tappa obbligata di esperienze in una esistenza senza fine.

    Un breve cenno sul libero arbitrio.

    Il libero arbitrio non è la "possibilità di scegliere" della mente dell'uomo, quasi sempre condizionata da giudizi e pregiudizi, da situazioni legati alla vita materiale, ma "LA SCELTA" della mente profonda, di quell'individualità nella quale risiedono attributi e qualità che nessuno potrà mai giudicare e quindi punire o premiare, perché già programmate dallo Spirito libero dalla carne, unico Arbitro in assoluto di tutte le Scelte. E le scelte dello Spirito hanno un'unica finalità: il ritorno alla matrice dalla quale proviene e dalla quale è stata emanata, attraverso una scala infinita di valori, di esperienze e quindi di EVOLUZIONE.

    Il calarsi nella materia per lo Spirito è una delle infinite esperienze che dovrà fare, per avvicinarsi alla "Luce" dalla quale proviene.

    Ma perché lo Spirito deve fare tutte queste esperienze?

    Perché emanazione divina ha tutti gli attributi divini, ma, in potenza. E' come colui che possiede centomila libri e ne ha letti qualche decina.

    Non solo la biblioteca del sapere nel mondo, o meglio nella dimensione, dello Spirito ha infiniti volumi, ma lì vi sono infinite biblioteche.

    Solo un folle può pensare di leggere infiniti libri per tutta l'eternità. Me ne strafrego delle esperienze, dell'evoluzione, di tutti questi stramaledetti attributi che non so che farmene e non voglio avere. Con i mille problemi e preoccupazioni che ho sarei un folle se dovessi aggiungere anche questi.

    Ecco, questa è la condizione della mente cosciente.

    La mente profonda, ora è il momento di chiamarla Spirito, sa invece che programmerà di reincarnarsi anche mille volte se necessario, fino a quando non si sarà impadronito, mangiato, fagocitato, sperimentato tutti gli aspetti e tutte le esperienze, della e nella materia, nel bene e nel male, acquisendone piena conoscenza e potere.

    Spesso, in misura del suo grado di evoluzione, lo Spirito sceglie di reincarnarsi in una vita di sofferenza, di dolore, di miseria, di egoismo, di cattiveria, di vivere un giorno o cento anni, di fare solo l'esperienza del parto, del delinquente, dell'assassino,o della vittima, ma anche del poeta, del medico, dello scienziato o del santo. Sceglie persino di essere ricchissimo e potentissimo.

    Ora nell'attimo (uno o cento anni) di ogni sua esistenza sulla terra, lo Spirito sa

    perfettamente il grado di evoluzione raggiunta o i libri che ha letto, o i gradini che ha salito di quella infinita scala di valori che l'avvicinano alla matrice, alla luce, a Dio.

    ( Fuori testo – Mi chiedo: quanti "gradini" avrà salito Piergiorgio Welby, e quanti ne salirà l'uomo più ricco della terra?)

    Superata l'esperienza della materia nella terra, lo Spirito, magari si avventurerà nell'esperienza della materia dell'universo, e poi altre esperienze, altre evoluzioni e poi ancora e ancora.

    E' come una legge divina.

    Lo Spirito non subisce, ma SCEGLIE, e non può sottrarsi.

    Come la vita non può sottrarsi dalla morte, la contrazione dall'espansione, la notte dal giorno, il macrocosmo dal microcosmo, il caldo dal freddo, il bene dal male, il caos dall'ordine, l'esplosione ( il big ben) dall'implosione ( i buchi neri) e così all'infinito e per l'eternità nell'armonia, nel sostentamento, nell'equilibrio e per l'equilibrio, nella potenza e per la potenza, nel divino e per il divino, tutto ci conduce ineluttabilmente a DIO.

    Cari lettori questo è il mio pensiero e anche se la verità è … sempre oltre, spero tanto di non essermi allontanato troppo.

    In rispetto al mio nome io sono l’Arcangelo di quell’angelo indifeso che sta aspettando, con ansia credetei? No, con terrore, dico io, la sua esecuzione.

    Eluana da quindici anni ferma e immobile certamente lo è, ma sorda, cieca e priva di mente non possiamo saperlo e nessun medico, scienziato può confermarlo.

    Una cosa è certa: è viva. Ti rendi conto? E’ VIVA per Dio!

    L’uomo ha il sacrosanto dovere di tenerla in vita, con ogni mezzo. Senza considerare il dolore o la pietà che reca, a chi? Ai familiari, agli altri? Non certamente a lei che interiormente potrebbe avere (io dico ha) tanta vitalità nella mente quando gliene manca nel fisico, e tanta lucidità da riempire e travasare le menti di tutti coloro che per incolpevole motivo son convinti del contrario.

    E non ho finito. Se non mi fermate scriverò ancora.

    Un saluto affettuoso

  15. federica scrive:

    viva, sei sicuro di poterla definire viva? In virtù di cosa… di speculazioni filosofiche??, non è una buona ragione. Come puoi giudicare parenti e genitori che si vedono una figlia in coma da 17 anni??? Hai figli in coma?? hai mai visto soffrire qualcuno dei tuoi cari per esempio di un cancro allo stadio terminale? Lo so, rispetto alle tue speculazioni sullo “Spirito” la mia è cultura nazional-popolare, ma per me lo spirito è dignità e libero arbitrio.

  16. Nerella scrive:

    Niente filosofia.
    Fatti.
    Moira come Eluana è viva, beve attraverso un sondino, mangia il pollo che sua madre frulla, certo non è più la bella e solare parrucchiera che aspettava una bambina, un embolia placentare l’ha resa in coma vegetativo e le ha ucciso la sua bambina. Ma io non posso dire che non sia viva, io non posso dire che la sua vita sia inutile, non è come la vorremmo noi è la sua vita… e leggete il racconto di Depuis che parla della sua esperienza su wwww.ilsussidiario.net come un figlio “inutile” possa educare e dare vita a molte cose incredibili
    Nerella

  17. lauretta scrive:

    ma insomma io o tre figli e spero che io non debba mai trovarmi in una situazione del genere cmnq per quanto sia duro e giusto quello che a fatto il papa di eluana perche vedere una figlia in quello stato non e vita almeno lassu eluana e serena ciao eluana

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