I Did It For The LULZ
18 aprile, 2008 - 13:00 di harlot
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“Salve, Scientology. Siamo Anonymous”. Gennaio 2008: su Youtube dà il via ad un progetto senza precedenti nella storia di Internet e, più in generale, nel mondo dei media. Il gruppo di (un collettivo ovviamente anonimo formatosi in rete) chiama a sè i figli di Internet, e dichiara guerra all’organizzazione religiosa di Scientology. Nulla sarà più come prima.
Hackers on steroids
In principio erano solamente un paio di siti, a malapena collegati tra di loro. Da questi nacque una comunità virtuale gravitante intorno al noto e, soprattutto, a 4chan.org, sito di image posting nato e cresciuto in parallelo a Something Awful. All’interno di 4chan si trovava (e si trova ancora) la sezione , una bacheca piena di foto ritoccate, porno e scherzi. L’obiettivo primario era diffondere il ““, in qualsiasi modo: hackando siti, devastando profili Myspace, invadendo giochi online ritenuti da loro inutili, scherzando coloro che avevano infranto “teh Rules of teh Internet”, cioè i (loro) comandamenti del web.

I “raids”, come li chiamava la community, erano organizzati prevalentemente in un di dominio pubblico: la proposta più votata dalla collettività, infatti, veniva messa in pratica. Il tutto senza un capo, senza una struttura di vertice. Ad un certo punto, il gruppo si ribattezzò “Anonymous”, incominciando a ricevere le prime attenzioni del mondo mediatico. Memorabile un della Fox di Los Angeles (in cui Anonymous veniva definito un gruppo di “hackers on steroids” e di “terroristi”), fatto subito circolare in rete, ovviamente parodiato e storpiato, con i relativi autori . Alla fine, il servizio suddetto si era rivelato un’ottima opportunità per consolidare l’immagine autoironica del gruppo, tutta fatta di zingarate virtuali e di un inglese bastardo, figlio dei videogiochi e delle storpiature sarcastiche di Internet.
Xenu is my homeboy
“Negli anni vi abbiamo osservato. Le vostre campagne di disinformazione, soppressione del dissenso, la vostra natura riottosa, tutte queste cose hanno catturato la nostra attenzione [...] Per il bene dei vostri seguaci, per il bene dell’umanità – e anche per ridere – vi cacceremo da internet e smantelleremo la Chiesa di Scientology nella sua forma attuale. Vi riconosciamo come un avversario pericoloso e siamo pronti per una lunga battaglia. Voi non prevarrete per sempre contro le masse arrabbiate del popolo. I vostri metodi, l’ipocrisia e l’ingenuità della vostra organizzazione ne hanno decretato la fine.” (Traduzione da )
Che Scientology sia un culto estremamente pericoloso, è sempre stato pacifico. Un , soldi per avanzare di grado, , un’assurda esenzione dalle tasse (anche in Italia), Tom Cruise, uno studio legale agguerritissimo, un mediocre scrittore di sci-fi ubriacone come , una tecnica spietata (chiamata ) di aggressione dell’avversario – in realtà chiunque non sia d’accordo con il credo della chiesa: hai voglia a lamentarti del Vaticano.
Scientology, inoltre, non ha mai visto di buon occhio Internet. Quando spuntò fuori (una dozzina di anni fa) nei meandri della rete la storiella di Xenu (il dio alieno padrone della Terra), Scientology scatenò una di proporzioni immani, che ebbe anche ripercussioni legali piuttosto serie. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, comunque, è stata la rimozione di un apparso su ad uno spiritato Tom Cruise, tutto intento a decantare le lodi del suo culto.
Anonymous ha fatto due calcoli, ed ha deciso che poteva bastare così. Dopo le prime azioni online, il progetto ha preso una svolta davvero interessante, per non dire rivoluzionaria, quando si è deciso di portare la protesta fuori dal web, direttamente sulla strada, di fronte alle sezioni locali della chiesa. Il primo appuntamento fissato è il 10 febbraio. Il luogo: il mondo. La manifestazione è un successo; migliaia di persone con in volto la maschera di Guy Fawkes (tratta da V per Vendetta) esprimono il loro dissenso al grido di “tassa il culto” e “perchè è morta?” Un’altra manifestazione si tiene il 15 marzo (nome del progetto: “le Idi di marzo”), data di nascita di Ron Hubbard, ed è un altro successo. L’ultima protesta si è tenuta il 12 aprile, stando al wiki di .

Scientology, come da manuale, sin dall’inizio fa di tutto per reprimere il dissenso. Prima in rete: testimonianze di appartenenti alla setta che si dicono minacciati, in cui si accusa Anonymous di ogni nefandezza. Poi è il turno degli avvocati. Per scaldare i muscoli, il team chiede ad un giudice l’ingiunzione per la manifestazione di Clearwater (città roccaforte del culto): richiesta respinta. Seguono le prime intimidazioni legali: è il caso di , presente alle proteste del 15 marzo e dunque rintracciato dalla Chiesa; la polizia di Los Angeles lo ha poi dalle accuse di minacce di morte.
Freakout
Scientology, ad ogni modo, si trova di fronte a qualcosa a cui non era mai stata abituata prima d’ora: una protesta capillare, organizzata e, soprattutto, completamente anonima. Anni fa era molto più facile spazzare via chi criticava l’organizzazione. Ne sa qualcosa Paulette Cooper, autrice de “Lo scandalo Scientology”, bestseller uscito nel 1971: per lei i fedeli hubbardiani avevano in serbo uno squisito piano, chiamato in codice ““, scoperto dall’FBI nel 1977. L’obiettivo primario era quello di “far rinchiudere P.C. in un istituto psichiatrico o in carcere, o quantomeno colpirla in modo così forte da farle cessare i suoi attacchi”.
E’ praticamente impossibile, invece, colpire Anonymous. O, almeno, questo Anonymous. Non più – o non solo – una banda di ragazzi che si divertivano a spese di altri, sovente ai confini della legalità. Non più rozzi divertimenti digitali, ma rinnovata entità astratta, digitale, collettiva ma comunque (o forse proprio per questo) in grado di portare in piazza delle persone. Identità multiuso flessibile, certo, ma che sta iniziando ad avere una certa scala di valori condivisa, quasi in ottemperanza all’incidenza sempre maggiore che sta assumendo la rete nei confronti del cosiddetto mondo reale.

Un cambiamento radicale, ma buttato là, come la frase lasciata da un membro di Anon in una discussione online: “è arrivato il momento di essere non solo gli eroi di Internet, ma anche i suoi guardiani”. Come per dire: se te ne sei accorto, bene. Se non te ne sei accorto, tanto peggio: il lulz non fa prigionieri. Perchè noi “siamo Legione. Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo. Stiamo arrivando”.
I Did It For The LULZ è di

L’avevo già letto sul tuo blog, un piacere rivederlo qui
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