Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "I Buoni Padri" è stato scritto da Marina Garaventa
Ognuno, nella vita, ha i suoi idoli che coltiva con amore, che fa crescere nel proprio cuore e nella propria testa e che, spesso, ammanta dello splendore del mito. E, proprio qui sta il pericolo, nel “culto della personalità” del leader, sia esso politico, religioso o militare, che finisce per sostituire se stesso alla divinità divenendo icona e simbolo di una “religione” a lui dedicata. Gli esempi di tale pratica di “sostituzione” sono molteplici nella storia antica: dai Faraoni, ritenuti incarnazione delle divinità egizie, agli imperatori romani e oltre ancora, in un’enumerazione tanto inutile quanto ripetitiva. Del resto, non occorre spingersi così lontano nel tempo: il XX secolo offre esempi validissimi che, qualcuno può addirittura ricordare per esperienza vissuta.
Restringendo il campo al mondo “civile” occidentale, non si faticano a ricordare alcuni nomi illustri: da Mussolini a Hitler, fino ad arrivare a Stalin, non si fatica a scorgere il velenoso seme del “culto della personalità” che, per grandi linee, poggia su una metodologia ben precisa e, paradossalmente, ben riconoscibile. Tralasciando di analizzare l’ambiente e il momento storico in cui il “culto” nasce e si sviluppa, innanzi tutto, la “nuova divinità” deve essere dotata di carisma e di grande capacità comunicativa: tale dote, già presenti nel Duce e in Hitler, caratterizzati da un’oratoria violenta e incisiva, fu invece affinata, grazie alle lezioni di un attore, da Stalin, che preferì uno stile più pacato e suadente. Tale capacità persuasiva, tende a rivestire il personaggio di un’aurea di potenza e di capacità protettiva fino ad arrivare all’identificazione dello stesso con la figura del padre: da “Padre della Patria” a vero e proprio “Dio” il passo è breve!
L’iconografia, la cinematografia e l’arte di regime fanno il resto: le nazioni dedite al culto, pullulano di statue, spesso ben lontane dal vero, di manifesti e di film, completamente privi di fondamento storico, inneggianti alla personalità del capo. Ogni soggetto si rifà ad una filosofia e ad una mitologia del passato che ha i suoi fondamenti su “Patria, razza e storia”: Mussolini riscopre il mito dell’Impero romano, Hitler la purezza della razza e Stalin la forza purificatrice della Rivoluzione russa.
E’ naturale che, questa tensione alla “deificazione” porti ad un inevitabile scontro con gli apparati religiosi che, infatti, in misura diversa, subirono, anche tragicamente come in Russia, un evidente tentativo di repressione e, nel migliore dei casi, d’assimilazione. Inutile soffermarsi sui “metodi di convincimento” messi in atto per massificare il culto, radicarlo ed, eventualmente, estirpare le eresie: dall’indottrinamento dei bambini, alla militarizzazione dei giovani, dall’eliminazione dei soggetti malati, si arriva fino alla deportazione nei lager e nei gulag.
I metodi di “persuasione” o d’annientamento sono noti e variano dai più “goliardici” (olio di ricino) ai più efferati (camere a gas), e hanno come unico scopo lo sfinimento e l’annientamento, sia morale sia fisico” del dissidente. Unica nota rosea da non dimenticare? Il nuovo “Dio”, evidentemente non privo di fascino, è un grande amatore, osannato e ricercato dalle donne che, a quanto pare, lo trovano irresistibile.
© Marina Garaventa
“…Anche in piena epidemia di arresti, quando ognuno dava l’addio alla famiglia uscendo di casa per recarsi al lavoro, perché‚ non poteva avere la certezza di tornare la sera, anche allora quasi nessuno fuggiva (e rari erano i suicidi). Era quanto si voleva ottenere. Al lupo fa comodo la pecora docile…”
Da “ARCIPELAGO GULAG” ( qui in versione pdf) di Aleksandr Solgenicyn
http://www.ristretti.it/areestudio/cultura/libri/arcipelago_gulag.pdf






Il bisogno di risposte definitive, l’incapacità di accettare il reale per quel che è, l’inclinazione a sentirsi figli di Dio, della Razza, della Storia, ma anche membri della Chiesa, del Partito, della Classe, sono i presupposti affinchè i Buoni Padri possano ascendere al soglio.
In buona sostanza la tendenza a guardare le cose con la pancia, piuttosto che con la testa.
Una moda che non passa mai, trasversale alla destra e alla sinistra, alimentata dalla convinzione diffusa che la capacità di calcolare sia prerogativa degli animi meschini, dunque che sia preferibile affidarsi ai poeti piuttosto che agli ingegneri…
Se per pancia intendi l’emotività(in contrapposizione all’intelletto),allora mi sembra che tu cada nel solco del conflitto mente-corpo moderno in maniera piuttosto banale.
Non è forse ” a pancia” che danno fastidio cose come le ingiustizie e la crudeltà,tipiche dei regimi?
Molto interessante l’articolo.
Sempre su questo tema,E. Fromm nel suo libro “Fuga dalla Libertà”,analizza proprio la dinamica che porta alcuni(la maggior parte in realtà..) esseri umani,in specifiche condizioni,a volersi “liberare” della propria libertà,mettendola nelle mani di figure paternalistiche..
Io per pancia intendo quel che ho detto sopra: il bisogno… l’incapacità…l’inclinazione.
Domanda: perché ingiustizia e crudeltà si dovrebbero percepire a pancia?
@PandaEstinto,
Fromm con quel libro aveva capito tutto della vita a mio parere
Ad esempio nel capitolo dedicato ad Hitler dice che lui aveva finito per far identificare se stesso con la Germania. Messaggio: chi è contro di Hitler è contro la Germania, contro la tradizione stessa del popolo tedesco. Pochi furono in grado di accettare di sentirsi così tagliati fuori dalla propria comunità di appartenenza allo scopo di manifestare liberamente le proprie opinioni o protestare, perché la paura dell’isolamento era troppo radicata dentro di loro.
Ci sarebbe da fare un discorso lungo svariati metri di HTML in merito, ma uscirei troppo dal seminato.
Un saluto!
Pezzo molto interessante.
Grazie Marina. Mai banale.
Grazie a tutti di questo bellissimo scambio di idee, e grazie allo staff di MC che ha arricchito il pezzo con queste immagini.